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Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Per alcuni il compito di tornare all'oggetto mille o diecimila volte
durante la meditazione può sembrare noioso o, anche, di dubbia importanza.
Ma quante volte siamo andati lontano dalla realtà della nostra vita? Forse
un milione o dieci milioni di volte! Se vogliamo risvegliarci, dobbiamo
trovare la via del ritorno qui, con tutto il nostro essere, con la nostra
piena attenzione. Così la meditazione è in un certo qual modo molto simile
all'addestramento di un cucciolo. Metti giù il cucciolo e gli dici: «Resta!».
Ma Il cucciolo ti ascolta? No. Si alza e va via. Lo fai sedere di nuovo:
«Resta!». E il cucciolo scappa di nuovo, ripetutamente. Talvolta il cucciolo
salta, corre a rotta di collo, fa la pipì in un angolo o combina qualche
altro pasticcio. Le nostre menti sono più o meno come il cucciolo, solo
che fanno ancora più danni. Nell'addestramento della mente, come in quello
del cucciolo, dobbiamo ripetutamente ricominciare più volte da capo.
(Jack Kornfield)
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Per vivere con integrità, dobbiamo smettere di spezzettare la vita e
suddividerla in compartimenti stagni. Dire bugie al lavoro e aspettarsi
grandi verità in meditazione è assurdo; impiegare l'energia sessuale facendo
del male a noi stessi e/o ad altri e attendersi di sperimentare l'amore
transcendentale in un altro contesto è insensato. Ogni funzione della nostra
vita è collegata a ogni altra funzione. Questa verità è la base per il risveglio.
(Sharon Salzberg)
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Quando praticate la meditazione, è importante non restare invischiati
nei commenti mentali, nelle analisi o nel dialogo interno. Non scambiate
per consapevolezza lo scorrere delle osservazioni nella vostra mente, quali:
“Ora sto inspirando, ora sto espirando”. La cosa veramente importante, è
l’autentica presenza.
(Rigpa Glimpse)
La meditazione è non-pensiero, ma noi possiamo avvicinarci
alla meditazione soprattutto tramite il pensiero. Se non l'ami, se non apprezzi
la tua mente, come puoi – seppur per pochi quasi impercettibili istanti
– rinunciarvi? Per rallentare l'incalzante flusso ininterrotto dei pensieri
è importante conoscersi sino in fondo. Che c'è dietro le quinte di quest'eccentrica
frenesia di ricerca. Cos'è che ti attendi dalla vita, dai libri, da questo
stesso contesto? Noi possiamo offrirti una traccia, quella dell'amore che
nasce in conseguenza del proprio silenzio. La traccia della consapevolezza
che segna il tragitto per ricondursi a se stessi, per la centratura.
Come procedere? Chiudi gli occhi e vai dentro te stesso. Adagiati nel
giaciglio interiore. Se ti sembra utile, per qualche minuto ascolta una
musica amabile e rilassante. La posizione fisica è – come sempre – quella
più consona, anatomicamente corretta, seduto, schiena dritta. Vedi, in proposito,
la foto. Tuttavia non è indispensabile mantenere le gambe incrociate. Potresti
optare per uno sgabello senza schienale. Questa meditazione, peraltro, è
molto libera. Non ci sono regole rigide. Queste non sono istruzioni, bensì
suggerimenti, possibilità. Quindi, se dopo esserti, sia pur lievemente tranquillizzato,
la tua attenzione converge – spontaneamente – sul respiro, seguilo. Considera,
invece, con scrupolo, l'esperienza dei maestri di meditazione più noti che,
in proposito, consigliano:
sii presente a te stesso; non immaginare, non pensare,
non giudicare; pazienta; non devi concentrarti, ma rimani attento; evita
di nutrire aspettative ...
Se ti sovvengono pensieri, persevera, osservali senza dargli troppa importanza.
Così come sopraggiunti, se ne andranno. Si eclisseranno senza che tu abbia
nemmeno il tempo d'afferrarli, di comprenderli, di analizzarli. Si tratta
solo di nubi che attraversano il cielo limpido della tua mente. Oppure onde
casuali che increspano la superficie della tua luminosa, oceanica coscienza.
Nel frattempo continua a immergerti nell'intimo. Se nei primi frangenti
l'ambiente più profondo ti sembrerà amorfo, in seguito ne scorgerai le qualità
reali. Caratteristiche che, però, non ti descrivo. Altrimenti potresti proiettarle
nel tuo contesto e dipingere gli eventi con i colori dell'immaginazione.
Non ti sto dicendo di non adoperare mai il pennello della fantasia. Ma di
centellinarne l'uso per impiegarlo solo quando occorre davvero. D'altra
parte, a ben vedere, la realtà sembra già, di per sé, opera del migliore
degli artisti possibili.

Tanti anni fa mi accorsi di un particolare curioso. Dopo una seduta di
lettura, ovviamente di testi che riguardavano la spiritualità zen o più
in generale la meditazione, riuscivo a meditare meglio, quasi subito. Che
accadeva? Mi sentivo più concentrato, a volte relativamente esausto e mi
rilassavo facilmente. Perché ti ho fatto questo esempio? Per spiegarti,
in modo molto rapido, quali sono le situazioni che favoriscono l'esser testimoni.
Innanzitutto devi nutrire un interesse. Se ti piace leggere - argomenti
spirituali - leggi, se preferisci correre, corri, ecc. Dopodiché siedi e
rilassati, a questo punto è facile, quasi naturale osservare, il respiro,
le circostanze ambientali, ciò che ti aggrada, o non pensare affatto. Evita
solo, per lo meno durante questo breve frangente, di lasciarti sopraffare
dai sogni, dalle chimere, dai castelli in aria. Anche i pensieri negativi
sono nuvole, magari particolarmente dense, ma sempre nuvole. Sopraggiungono,
poi si defilano, lo sai già.
Lo stato di testimonianza accade, non puoi richiamarlo a piacimento, ma
si ripresenta. Non tutti lo definiscono in questo modo. Ad alcuni appare
come una condizione di calma interiore tale da indurti ad assegnare spontaneamente
a ciascun evento il giusto valore. Lavorare o studiare quando è il caso,
svagarti o rilassarti quando sia effettivamente giunto il momento, ovverosia
la necessità di distenderti, di meditare e ... sorridere. I pensieri non
li devi afferrare, vanno e vengono, tutto qui. Anche se dopo una seduta
di meditazione ti sembra di non aver concluso nulla, non importa, prima
o poi ne trarrai benefici. Intanto ti sarai concesso qualche istante di
semplice, naturale relax.
Dov'è, dunque, l'origine? Non è speculazione teorica. La scaturigine
d'ogni individualità è, in realtà, un mistero. La meditazione è il percorso
che conduce a ri-scoprire l'essenza. Quando il pensiero indisciplinato è
stato lenito la mente diviene silente. E in quel silenzio – che a volte
può sembrare un vuoto – emerge in tutta la sua straordinaria bellezza la
verità della fonte. Non lasciatevi ingannare dagli artifici descrittivi.
Sono solo escamotage letterari per raffigurare l'impossibile. Se pensi che
la fonte sia fuori di te sei in errore, Idem se credi che sia ubicata all'interno.
La fonte, il fondamento della coscienza, è qui e ora. Ma non aggrapparti
a questi giochi di parole. Tracciano solo mappe virtuali. Non appena la
mente volubile, quella che discetta all'infinito sul nulla si ferma davvero,
la fonte si rivela da sé.
Richiamo, in proposito, la metafora classica. Solo quando le acque del ruscello
si placano o ridiventano limpide riuscirai a intravederne il fondo. E sia
il fondo che l'apice hanno la stessa identica natura. Per meditare devi
consentire ai flutti dei pensieri irrequieti di placarsi. L'unico lieve "sforzo"
iniziale cui potresti, eventualmente, sottoporti per favorire l'insorgere
di uno stato di consapevolezza meditativa è quello di respirare consapevolmente.
Prima di concludere, un richiamo alla praticità per coloro che ancora
pensano di poter cambiare il mondo rimanendo seduti. Ironico che lo dica
una persona che sostiene decisamente l'utilità della meditazione. Ma ci
sono i momenti per meditare e subito dopo quelli per adoperarsi concretamente
per se stessi come per gli altri. La meditazione aiuta, oltretutto, a riconciliarsi
con la propria interiorità. Quindi si è più disponibili a sentirsi in pace
anche con il prossimo. Per realizzarlo non si tratta di credere o meno nella
meditazione, bensì di raggiungere spontaneamente un buon equilibrio. E'
come una sorta d'interruttore segreto, una chiave per il paradiso intrinseco.
Diventar buoni e gentili con gli altri in quanto ci siamo resi conto che
la barriera che ci separa è formata solo da un sottile velo d'egoismo. Siamo
già tutto ciò a cui aspiriamo. Non appena la tempesta dei pensieri si calma,
riemerge la limpidezza della mente medesima.
16-09-10 (last update: 01-11-11) - nick.salius
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