

Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Non bisognerebbe rivangare il passato né attendere il futuro: il passato
è morto e sepolto e il futuro deve ancora venire.
(Majjhima Nikaya III, 131)
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All'inizio la consapevolezza porta via le preoccupazioni e le paure riferite
al passato e al futuro e ci mantiene ancorati al presente. Alla fine conduce
alla giusta visione del sé.
(Ayya Khema, "Sii un'isola")
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La consapevolezza dell'inspirazione e dell'espirazione, delle sensazioni
del corpo, della continua coscienza del momento presente è una nobile occasione
e una via sublime che conduce all'indipendendenza della mente e alla saggezza.
(Buddha, "Samyutta Nikaya")
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Non inseguire il passato, non crearti aspettative per il futuro. Perche'
il passato non esiste piu' e il futuro non esiste ancora. Da' attenzione
alle cose cosi' come sono in questo istante - proprio qui e proprio ora
- senza farti tirar dentro, senza vacillare. Cosi' ti devi esercitare. Devi
stare attento oggi, perche' domani, chissa', potrebbe esser troppo tardi.
La morte arriva all'improvviso e non vuol sentir ragioni. Se vivrai cosi',
con attenzione, giorno e notte, allora si' che potrai dirti saggio.
(Bhaddekaratta Sutta, Majjhima Nikaya 131)
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Qualunque atto una persona compia, non importa se laico o monaco, la
compia impiegando l'attenzione cosciente. Sia solerte e attivo e, se deve
lottare, lo faccia senza odio e senza invidia. Non viva una vita egoistica,
ma una vita vera: in questo modo la letizia pervadera' il suo cuore.
(Buddha, Majjhima Nikaya)
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Inspirando profondamente sono cosciente di inspirare profondamente.
Espirando profondamente sono cosciente di espirare profondamente.
Inspirando leggermente sono cosciente di inspirare leggermente.
Espirando leggermente sono cosciente di espirare leggermente
.
Inspirando sono sensibile a tutto il corpo,
espirando sono sensibile a tutto il corpo.
Inspirando tranquillizzo le formazioni corporee,
espirando tranquillizzo le formazioni corporee.
Così ci si esercita.
(Anapanasati Sutta)
La meditazione, ovvero l'attenzione rivolta alle circostanze
del presente, l'attenzione focalizzata in una determinata direzione, la
consapevolezza, sono un viaggio senza fine. In questo articolo parleremo
di meditazione come metodo che aiuta a superare i propri attuali condizionamenti.
Suggestioni e dipendenze culturali? Dopo aver iniziato a meditare ci
si accorge ben presto di quante e quali attività umane siano state uniformate
alle più bizzarre e fantasiose ideologie religiose e pianificate in conformità
ai relativi e stravaganti modelli dottrinali. Un metodo abbastanza ragionevole
per superare talune eventuali e ipotetiche coercizioni intellettuali che
potrebbero creare ostacoli alla meditazione è il pragmatismo della consapevolezza.
L'illusione cosmica è innanzitutto illusione terrena. Ma prima che subentri
l'inevitabile delusione per aver investito risorse ed aspettative nell'effimero,
è preferibile tentare di emanciparsi individualmente.
Liberi dal conosciuto, da tutto ciò che è pregresso o futuribile per focalizzare "ciò
che è", non implica astenersi dal progettare o programmare la propria
vita o professionalità, tutt'altro. Significa riporre gli orpelli inutili
e procedere lievi.
Un momento. Procedere dove? Ma da nessuna parte, è ovvio. Dovunque andremo
saremo sempre qui. E qualunque progetto avremo programmato lo realizzeremo
sempre ora. In realtà l'unico tempo possibile è solo qui e ora. Il resto
è tutto immaginazione, proiezione.

Qui e ora si attenua o dissolve ogni legame doloroso con il passato,
si smascherano tutte le false promesse del futuro. Soltanto qui e ora riusciremo
ad essere consapevoli. E quando un numero sufficiente di persone conquisteranno
o realizzeranno tale consapevolezza, non ci saranno più impedimenti per
espandere la libertà percepita interiormente da un ambito puramente soggettivo
sino al mondo concreto.
Direi di meglio. Il dualismo tra virtualità interiore e concretezza si affievolirà
vieppiù. Gli antichi e decrepiti mausolei della paura di cambiare si trasformeranno
in archeologia dello spirito. Rinascerà un individuo nuovo? Riscopriremo
la spiritualità? Riceveremo la grazia? Domande cui in realtà nessuno seppe
o poté mai davvero rispondere perché prive di riscontri oggettivi.
Non v'è nulla d'aggiungere a ciò che siamo. Indipendentemente dal numero
di azioni buone e virtuose che riusciremo a compiere non accumuleremo mai
benefici o ricompense spirituali. Non sto dicendo che sia giusto comportarsi
da egoisti. D'altra parte il rispetto per tutti gli esseri viventi è un
punto da cui non si potrà mai, quantunque e comunque, prescindere.
Qualunque sia l'evento in procinto di accadere o il beneficio che si potrebbe
eventualmente ricevere, avverrà, in ogni caso, qui e ora, ma non sarà nulla
che non esista già. Amorevolezza, gioia, compassione, auto-realizzazione,
soddisfazione, sono situazioni o circostanze inscindibili dal momento attuale.
Qualunque ipotetico futuro, anche se fosse trascendentale, sarà esperito,
pur sempre, come il proprio personale presente.
Essere qui e ora non significa necessariamente rimanere
con se stessi, ma con tutto ciò che accade intorno. Consentire agli innumerevoli
fenomeni che si avvicendano continuamente ed a cui via via presteremo debita
attenzione di rivelarci ciò che siamo.
Naturalmente tale atteggiamento va considerato come una disposizione d'animo
e non una tecnica di meditazione. Allora ogni momento di ciascuna peculiare
esistenza, nonostante gli episodi alterni, i mutamenti o le inevitabili
vicissitudini, testimonierà e celebrerà la sacralità della vita.
Ho sentito spesso ripetere con gran convinzione che per non essere fuorviati
dalle pratiche di consapevolezza bisognerebbe essere dei rinuncianti. Chiesi
a tal proposito al mio insegnante di meditazione se fosse mai riuscito a
rinunciare definitivamente a qualcosa per scelta volontaria e deliberata,
indipendentemente da eventuali cause esterne concomitanti. Siccome non si
trattava di una domanda aleatoria mi rispose volentieri.
Le mie rinunce furono sempre transitorie finché non
ebbi l'idea di rinunciare alla rinuncia. Chiaramente ciò non significò essermi
dedicato agli eccessi. In effetti, lì per lì, non accadde nulla e
solo il tempo e la meditazione risolsero le trame compulsive che mi costringevano
a reiterare i miei antecedenti comportamenti inadeguati. Compresi, quindi,
che l'unica vera rinuncia è il perseguimento dell'equilibrio.
Essere qui e ora non dipende da un atto volontario, tanto meno dalla rinuncia.
E' una conseguenza naturale della ricerca di un equilibrio che sopraggiungerà
senz'altro, ma unicamente quando avremo compreso che anche quello è proprio
nulla. Ci coglierà d'improvviso, talvolta spesso ancora impreparati. Sopraggiungerà
inatteso e persino sorprendente.
Un altro modo per crescere? Osserva, innanzitutto,
le reazioni che gli altri producono in te stesso.
Rigettati, qui e ora, a se stessi dallo specchio del mondo esterno. Spiritualità
piuttosto banale? Forse non esiste una disciplina più difficile da ottemperare.
nick.salius
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