

Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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È cruciale per voi capire che cosa sia la meditazione. Non è una certa
speciale posizione del corpo e non è soltanto un insieme di esercizi mentali.
La meditazione è la coltivazione della consapevolezza e l'applicazione di
quella consapevolezza una volta che l'avete coltivata. Non c'è bisogno di
sedersi per meditare: potete meditare mentre lavate i piatti, mentre siete
sotto la doccia, o sui pattini a rotelle, o mentre digitate sui tasti del
computer. La meditazione è consapevolezza applicata a ogni attività della
vita. Ciò non è facile.
Henepola Gunaratana
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Durante la pratica della meditazione, non teniamo molto stretta la mente
e non la lasciamo completamente andare. Se cerchiamo di controllarla, allora
la sua energia ci rimbalzerà addosso; se la lasciamo andare del tutto, allora
diventerà molto selvaggia e caotica. Così la lasciamo andare, ma nello stesso
tempo manteniamo una certa disciplina. Le tecniche usate nella tradizione
buddista sono estremamente semplici. La consapevolezza del movimento corporeo,
del respiro e delle sensazioni del corpo sono tecniche comuni a tutte le
tradizioni. La pratica di base è essere presenti, essere proprio qui. L'obiettivo
e la tecnica sono la stessa cosa: precisamente essere qui in questo preciso
momento, senza sopprimere né lasciare sfrenatamente andare, ma essere acutamente
coscienti di ciò che è.
Chögyam Trungpa
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Tranquillamente seduto, senti quel che sta lì seduto. Esplora il corpo
in cui stai seduto. Osserva il campo sfavillante della sensazione che chiami
corpo. Nota senza parole la qualità della sensazione, il sentimento che
semplicemente ronza per il corpo. Va' dentro la sensazione fino a quella
sottile presenza da cui la sensazione è conosciuta. Senti la sensazione
dentro la sensazione. Adagiati in quel senso dell'esser vivo che vibra in
ogni cellula. Riposati nell'essere. Semplicemente siediti tranquillamente
e sappi. Lascia che la consapevolezza si immerga in te. Conosci ciò che
conosce. Sperimenta direttamenta quel sentimento per cui immagini di esistere.
Entraci di tutto cuore, senza riserve. Siediti nel mezzo di quel ronzio.
Ha un inizio? Ha una fine? O c'è soltanto un sentimento infinito di essere,
senza nascita e senza morte? Non chiederlo alla mente, che si autolimita
sempre con le definizioni; chiedilo al cuore, che non può dargli un nome,
ma è sempre quello. Riposati nell'essere.
Stephen Levine
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Il momento presente è il maestro più efficace ed esigente con cui si
possa venire a contatto nella vita. È un maestro compassionevole: non giudica,
non critica, non tiene conto dei successi né dei fallimenti. Il momento
presente è uno specchio, nel cui riflesso impariamo a vedere. Imparare a
guardare in questo specchio senza ingannarci è la fonte di tutta la saggezza.
In questo specchio vediamo che cosa contribuisce alla confusione e alla
discordia nella vita e che cosa contribuisce all'armonia e alla comprensione.
Vediamo, di momento in momento, la connessione fra il dolore e la sua causa;
vediamo il legame fra l'amore e la sua origine. Vediamo che cosa ci collega
e che cosa ci scollega.
Christina Feldman e Jack Kornfield, Stories of the Spirit, Stories of the
Heart
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Non dimenticare di portare le esperienze positive della meditazione nelle
tue attività di ogni giorno. Invece di agire e reagire compulsivamente,
inseguendo qua e là pensieri e sentimenti, osserva con cura la tua mente,
sii attentamente cosciente e cerca di trattare con perizia i problemi che
insorgono. Se riesci a comportarti così ogni giorno, la tua meditazione
sarà stata efficace.
Kathleen McDonald, "Come meditare"
La continua ed ininterrotta consapevolezza della presenza
interiore, la luce interna della coscienza, è la meditazione e devozione
suprema. (Maharamayana)
In molti, in troppi, considerano la meditazione come l'esecuzione "forzata"
di un determinato esercizio, fino a raggiungere un particolare stato di
coscienza. Ma tutto ciò è degno, al massimo, di qualche bravo fachiro. Se
un individuo si esercitasse nella pratica fisica di uno sport, diciamo settimana
dopo settimana, tutti i giorni senza tregua, che risultato otterrebbe? Quello
di sfiancarsi e poi debilitarsi.
Rivolgere l'attenzione al proprio corpo (respiro) un'ora al giorno è più
che sufficiente purché si consideri come un allenamento senza fini immediati.
Questo training rigenera. I motivi sono tanti, ma in questo articolo evidenzieremo
soprattutto i benefici della presenza di spirito ...
La meditazione non è una tecnica. Le tecniche servono solo a trastullarsi
sino a quando non avremo realizzato – esperito esistenzialmente e non solo
intellettualmente – che nulla riuscirà mai ad aiutarci se non la nostra
capacità di rilassarci e renderci disponibili.
Vorrei sottolineare l'aspetto gioioso, brioso, spensierato, festoso, con
cui ci si dovrebbe avvicinare al pianeta meditazione. La meditazione andrebbe
considerata come una pausa di relax e non un affare che implica seriosità
(la serietà serve sempre).

Lo scopo della meditazione non è fermare il pensiero, bensì di astenersi,
temporaneamente, dall'immaginare. Naturalmente ciò non vale quando occorre
progettare, ideare, creare, elaborare, concepire, ecc. Quando non sei impegnato
in tali attività dovresti, soltanto, evitare di verbalizzare. Cioè evita
di attribuire agli eventuali oggetti che osservi ed in cui t'imbatti il
loro nome. Ad esempio, stamane quando hai intravisto il cielo che da grigio
diveniva via via più azzurro (azzurro si fa per dire), hai semplicemente
osservato le circostanze senza dire: ecco il cielo, ecco il grigio plumbeo,
ecco il grigio tenue, .... , ecco l'azzurro, ecco mi sto sentendo così o
cosà, ecc. Hai osservato, hai sentito di essere, percepito l'essenza, ecc.
Astenersi dall'immaginare andrebbe inteso in questo senso:
quando si agisce ci si limita a rimanere con le cose
così come sono, senza identificarsi eccessivamente o proiettare significati
che non hanno; quando non si agisce bisognerebbe esser presenti a se stessi
in modo da non lasciarsi sedurre dal costruire futili castelli in aria (tranne,
come abbiamo già detto, il caso in cui si stia progettando qualcosa di concreto),
ma riposare "senza scegliere".
Apparentemente esisterebbero due approcci meditativi.
Il primo, cominciare con un'osservazione distaccata di tutto ciò che si
presenta, esattamente così com'è. Si parte, ad esempio dal respiro, ma pure
da qualunque altro fenomeno; lo si osserva, ma se per caso l'attenzione
si rivolge ad altro allora nulla d'irrimediabile, non appena ci s'avvede
della disattenzione si ritorna all'oggetto d'indagine iniziale. Ho parlato
del respiro, ma il criterio vale altrettanto con altri metodi.
Il secondo, diventare tutt'uno con la cosa osservata, l'oggetto, l'evento,
sino al punto in cui non subentri, e senza che sia stato per nulla richiamato
preventivamente in gioco, lo spettatore per eccellenza, il sé testimone.
Questo è, ad esempio, il caso delle meditazioni dinamiche in cui il relax
sopravviene solo dopo che si sia raggiunto un certo impegno applicativo.
Più in generale, il rilassamento si verifica come coronamento del proprio
sforzo di vigilanza. In altre parole non ci si può rilassare davvero se
prima non ci si sia relativamente applicati. Il relax comporta un riavvicinamento
spontaneo, e non forzato, a se stessi.
In un modo o nell'altro, sia che preghi, o siedi (zazen) senza far nulla,
cioè fluendo con l'esistenza e osservando con distacco senza praticare apparentemente
alcun metodo, sia che ti adoperi perché intuisci che v'è un quid da conoscere
ed esplorare, il risultato sarà sempre identico. Accadrà senza che tu l'abbia
voluto, soprattutto quando avrai smesso di desiderarlo. Non puoi partire
con la pretesa di farlo tuo, di afferrarlo, altrimenti lo mancheresti. Ti
astieni da un metodo, ma in effetti stai praticando il non-metodo. Ti applichi,
ma ti sovvieni che finché ci sarai tu a sforzarti l'esistenza si dimostrerà
riluttante. Che fare?
Nulla, ciò che conta è essere presenti a se stessi nel momento in cui compi
una determinata azione, essere qui e ora, ma con distacco, senza cercare
di assimilare mnemonicamente il sia pur incantevole flusso delle circostanze
...
L'esercizio è l'osservazione, che potremmo rivolgere alla postura o al respiro,
come a tutto ciò che subentra, anche temporaneamente nel campo di coscienza.
Un'osservazione sincera conduce immancabilmente a creare una distanza tra
l'osservatore e la cosa osservata. Tuttavia se persisti tale distanza si
annulla. Verrà il momento in cui non ci sarà differenza tra colui che osserva
e un'eventuale oggetto. Un altro punto importante è non fissarti rigidamente
su di un solo oggetto, ma lasciare che la mente sia spontanea. Nessuna costrizione,
un po' più di fiducia ed il meglio prevarrà comunque. E se la mente intende
svolazzare di continuo, ben venga. Prima o poi si stancherà e convergerà
su qualcosa, oppure persino direttamente su se stessa.
Il mio modo di osservare non è una tecnica, mi sembra quasi un'arte. La
mia qualità di osservazione non è più come agli esordi. Personalmente ne
ho ricavato innanzitutto una certa calma, ... E' il massimo cui aspiravo.
Quando sento parlare di risveglio e illuminazione sono perplesso e li intendo
in senso lato, cioè come descrizioni simboliche di sensazioni poco esprimibili,
affatto rappresentabili, ...
La meditazione, intesa come metodo, non è una panacea universale adatta
a qualunque tipo d'individuo. Io l'ho trovata soddisfacente perché mi ha
permesso di raggiungere un buon equilibrio senza sforzi e autoimposizioni
eccessive. Ho cercato il discernimento prestando maggiore attenzione e tentando
di diventare, nei limiti del possibile, più consapevole. Ho provato a capire
... Ma dapprincipio non è stato affatto bello. Infatti mi sono reso conto
ben presto della terribile ipocrisia imperante, dei condizionamenti continui
per rimaner sottomessi agli innumerevoli interessi precostituiti.
La meditazione mi sembra una possibile risposta globale alla pseudo-spiritualità
plurisecolare e violenta che ha imperversato per millenni. I frutti che
ho riscontrato nel mio intimo sono stati, innanzitutto, pacificazione interiore,
rispetto e compassione per gli esseri viventi, maggiore tolleranza, amorevolezza,
propositi costruttivi e tendenza all'operosità concreta.
Quindi, se da una parte ho smesso di credere alle favole, dall'altra ho
scoperto che la vita stessa è una favola ben degna d'esser vissuta al meglio
delle proprie possibilità. Ho scoperto che il vero valore sono le risorse
interiori e non le prediche melliflue di chi, in effetti, ti vuol possedere
per abbindolarti dichiarando, invece, di volerti salvare. Ho scoperto che
non abbiamo nessun peccato originale, ma che l'origine di tutti i peccati
consiste nella menzogna.
Comincia a rammentare che non sei tu a dover meditare, ma dovresti attendere
che la meditazione accada. In genere facciamo il possibile per predisporci
affinché un certo evento si verifichi, ma il seguito dovrà venir da sé.
Se avrai la giusta pazienza .... quindi non è questione di tecnica, ma di
saper attendere con diligenza qualcosa che potrebbe non succedere mai ...
è un rischio, potresti perdere il tuo tempo, gettarlo alle ortiche ... non
sarebbe meglio una salutare passeggiata tra il fatidico smog di qualche
insalubre italico contrado?
nick.salius
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