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Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Arjuna, coloro che mangiano troppo o troppo poco, che dormono troppo
o troppo poco, non riusciranno a meditare. Ma coloro che sono temperanti
nel cibo e nel sonno, nel lavoro e nel riposo, arriveranno alla fine dei
dispiaceri tramite la meditazione. Con l'impegno costante imparano a ritrarre
la mente dagli attaccamenti dell'ego e ad assorbirla nel sé. In questo modo
raggiungono lo stato d'unione.
Bhagavad Gita, 6:16-18
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Fluisci con qualunque cosa possa accadere e lascia libera la mente. Rimani
centrato, accettando qualsiasi cosa tu faccia. È tutto qui.
Zhuangzi
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Lo scopo della meditazione (yoga) è l'arresto intenzionale delle fluttuazioni
spontanee della coscienza (in modo che il praticante possa vedere che cosa
c'è oltre le superficiali apparenze).
Patañjali
Un breve excursus orientativo tra le molteplici opportunità
per diversificare il proprio training che le pratiche meditative offrono.
Se non sei impedito da problemi fisici tipo mal di schiena o qualsiasi
altro vero motivo è mille volte preferibile, per ragioni che non sto qui
ad elencarti, meditare in posizione seduta. Cuscino, sgabello, come preferisci,
ma solo e sempre con la spina dorsale dritta, forse un po' arcuata all'indietro,
comunque in posizione anatomicamente corretta.
La posizione seduta, come dicevo prima, è importante, ma non soffermarti
più di tanto sulle sensazioni. Osservale e procedi oltre senza tensioni
o sforzi eccessivi, con naturalezza. Tra le tante spiegazioni pensa che
equilibrando la postura sarai più
efficiente e misurato anche nella vita quotidiana. Tanto per avere uno schema
di riferimento considera che serve sempre più pazienza. Anche se ora non
comprendi appieno, cerca di essere gentile, rispettoso e riguardoso con
te stesso come con tutte le creature viventi.
La visione meditativa profonda è inevitabilmente correlata all'osservazione della realtà, sia quella più intima e recondita che l'oggettività estrinseca. Non c'è spazio per la fantasia, noi funzioniamo in un modo ben preciso. La consapevolezza è una ed è la stessa che osserva i pensieri. Quando i pensieri non sono abbastanza evidenti la mente sembra quiescente, inattiva. Che cercare, cosa scoprire? Quella pura sensazione di essere. Ciò che ti permette, appunto, di osservare il prodotto del tuo stesso intelletto, ma senza la necessità di seguirne i volteggi, i mutamenti improvvisi, i bizantini meandri, come le contraddittorie tortuosità emotive.

Allorché le onde pensiero si manifestano lasciale fluire, vedrai che
pian piano si calmano e troverai dei momenti di silenzio. Il tuo sé cogitabondo
deflette, rinuncia, si allontana. Oppure rivela la sua natura più esclusiva
e profonda, il vuoto, che costituisce la somma di tutta la tua vitalità.
Ovviamente l'energia non è unicamente pensiero, non concentrarti solo sull'essenza,
mantieni i sensi ben aperti. Presto riuscirai a muoverti con maggior sicurezza.
Rumori, sapori, suoni, giudizi, convincimenti, teorie, conclusioni, concetti,
ricordi, opinioni, dottrine, progetti, inquietudini, angosce ... tutto scorre
.... ma quel pacifico centro rimane sempre immobile.
Ascolta il suono di un gong. Prestagli viva attenzione. Dapprima percepisci
l'effetto acustico come un fenomeno esterno dal quale ti senti ovviamente
separato. La meditazione inizia quando "diventi" la vibrazione
che produce la nota. Oppure quando ne rilevi l'assenza. Ascolta sin dal
principio con una buona dose di perseverante attenzione finché la nota si
attutisce gradualmente per divenire sempre più fievole. Ma tu continua a
seguirla sino alla sua estinzione, ovvero fin quando l'orecchio non riesce
più a percepirla. Quando la nota diventa fievole c'è bisogno di un'attenzione
e di una presenza di spirito sempre più pervicace. Il silenzio finale non
sarà più vera assenza o distacco, bensì prossimità spirituale, vicinanza
a se stessi.
La meditazione che consiste nell'immaginare la luce è un'antica tecnica
indiana. Tu puoi immaginare un tavolo, una sedia, che sono concreti, ma
la luce è di fatto impossibile in quanto noi la vediamo sempre di riflesso.
Cioè vediamo gli oggetti che tange o da cui emana. Nel vuoto è impossibile
vedere la luce, infatti lo spazio cosmico è nero. Quindi rappresentarsi
mentalmente la luce si chiama immaginazione negativa in quanto ti conduce
piano piano a smettere d'immaginare. Invece, se poi la vedi davvero, allora
si tratta di una luce interiore, veramente positiva e che ti aiuta a rilassarti,
a star meglio con se stessi come con gli altri, a provar compassione. E'
una luce che rigenera.
Vi sarebbe un'altra alternativa che personalmente trovo utilissima. E'
la cosiddetta meditazione camminata. Si tratta di una passeggiata all'aperto,
consapevoli sia di se stessi che del contesto, ma comunque distensiva. Se
si pratica tutti i giorni per un'oretta almeno, tempo meteorologico o eventuale
smog permettendo, dopo qualche mese ci sentiremo più integri, completi e
adeguati. Riscontreremo più ordine e percepiremo soddisfazione anche dalle
piccole cose. E' importante che la camminata non sia finalizzata per recarsi
in un luogo. Dovrebbe essere una semplicissima passeggiata consapevole fine
a se stessa. Quindi a noi la scelta se rimanere immobili, camminare, fare
ambedue le cose o non praticare nulla e preferire la
spontaneità.
Spero che per oggi ne abbiate abbastanza. Dato il contesto mi sono limitato
all'essenziale. Ma prima di accomiatarmi vorrei proporvi un'ultima considerazione
riguardo i risvolti concreti di queste pratiche.
Non bisogna confondere la presenza di spirito, che potrebbe per l'appunto
discendere da talune di queste "meditazioni", con l'assenza di
obbiettivi. Il fatto di essere qui e ora, presenti al proprio presente,
nuovi nel nuovo istante, non implica che ciascuno non abbia già programmato
i suoi, pur piccoli e modesti traguardi in anticipo. Essere qui e ora, aperti,
ricettivi, non significa vivere come ebeti, altrimenti non ci sarebbe nessuna
differenza tra noi ed un sasso.
(last update: 01-09-11) - nick.salius
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