

Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Differenti scuole buddiste consigliano diverse posture meditative. Alcune
caldeggiano una ferma postura formale, mentre altre sono meno rigide e più
concentrate sui movimenti interni della coscienza. Le tradizioni del Tibet,
per esempio, consigliano una spina dorsale dritta, eretta ma rilassata,
le mani a riposo nel grembo, con il ventre molle, le spalle rilassate, il
mento leggermente retratto e lo sguardo abbassato, con le palpebre socchiuse;
la mandibola è molle con la lingua dietro i denti superiori, le gambe incrociate.
Un detto buddihsta Zen Soto insegna a sedere con il corpo formale e la mente
informale. Il punto essenziale comune a tutte le scuole è di rimanere equilibrati
e all'erta, al fine di squarciare il velo dell'illusione samsarica.
(Lama
Surya Das)
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Chi vuole utilizzare tecniche di meditazione deve abbandonare le vecchie
idee che la meditazione consista solo nello stare seduto sotto a un albero
in una postura yoga. Questo è solo un tipo di meditazione, e potrebbe essere
adatto solo a poche persone. Per un giovane vivo e vibrante non è meditazione
è repressione. Certe pratiche di meditazione non sono più adatte ai nostri
tempi. Correre, danzare, nuotare, qualsiasi cosa può essere meditazione:
ogni volta che il tuo corpo, la tua mente e la tua anima operano insieme
in armonia, quella è meditazione.
(Osho)
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Nella pratica della meditazione seduta esaminiamo il cuore e manteniamo
una buona postura; quando combiniamo cuore e corpo in questo modo, scopriamo
di emulare il Buddha, ossia il modo corretto di essere. Poscia cominciamo
a sviluppare compassione verso noi stessi, piuttosto che aggrapparci e basta.
(Chogyam Trungpa)
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Alzati, svegliati, Katiyana, siediti a gambe incrociate. Non esser preda
della sonnolenza: sta' sveglio e serbati vigile. Rampollo di una stirpe
distratta, non permettere che il Re della Morte con un un semplice trucco
ti sopraffaccia nell'autoindulgenza.
(Theragatha, 411)
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Cos’è la meditazione seduta? Allontanare noi stessi da tutte le distrazioni
esterne, acquietando la mente, è chiamato “sedersi”. Osservare la natura
interiore in perfetta serenità è chiamato “meditazione”.
(Patriarca Hui-neng)
Tra postura per la meditazione e meditazione sulla postura.
Un gioco di parole, ma non solo. Quando ti accingi a meditare seduto devi
prestarvi necessariamente attenzione, sia per evitare abitudini dannose,
che per stimolare l'equilibrio interiore.
L'interiorità non è un luogo, tanto meno una destinazione, non è nemmeno
un obbiettivo. Cos'è l'interiorità? Certi individui dichiarano o credono
di possedere una vita interiore ricca, interessante, dinamica. S'illudono
o sono nel giusto? Per scoprire cosa sia l'interiorità abituati a rimanere
in silenzio.
Meditare non consiste nello scendere dal palco dell'esistenza per restare
in un limbo d'equidistanza silente. Meditare è guardarsi intorno attenti,
senza giudicare o riflettere, tentando di cogliere soprattutto l'essenziale.
Meditare è soffermarsi su ciò che è, consapevoli, ma senza congetturare,
giudicare, valutare. La mente diverrà come uno specchio che riflette tutti
i pensieri, sia quelli causati da stimoli esterni, sia quelli elaborati
intenzionalmente o suscitati da ricordi, speranze, desideri. Mentre i pensieri
molesti si rifrangono sugli scogli del silenzio tu sei sempre qui.
Ora assumi una posizione consona, equilibrata, ma confortevole.
Chiudi gli occhi. Rilassati. Non è detto che ci riesca subito, ma provaci
ugualmente.
Vuoi saper quale
posizione assumere durante la meditazione? Per molti
anni sono stato piuttosto indisciplinato. meditavo supino, ma ottenevo risultati
più soddisfacenti quando alternavo quella posizione di relativa quiescenza
con la meditazione camminata. Come mai?
I motivi tecnici non mi interessano. Lascio le spiegazioni ai teorici, ai
bravi insegnanti di Hata Yoga. Preferisco soffermarmi, invece, sulla disposizione
d'animo, mentale. Se siedi diritto, come in
zazen, sarai più attento, all'erta, ma nel contempo rilassato.
Padmasana, siddhasana, gambe semplicemente incrociate, sgabelli, fai
come credi. Ora prediligo un
cuscino (zafu). O la libertà di sedere sulla sabbia, sull'erba. Chiudo
gli occhi e immagino di trovarmi dinanzi uno spazio infinito. Poi osservo
i pensieri, o il respiro.
Ciò che vale nella vita, come nella meditazione, è altrettanto importante
per la postura, l'equilibrio. La via di mezzo non è una metafora per aspiranti
buddisti, per meditatori provetti, per i simpatizzanti delle discipline
olistiche. La via di mezzo è per tutti. Quando siedi oscilla, ondeggia un
po', poi centrati. permetti che l'equilibrio accada da sé. L'equilibrio
dovrà esser tale che anche se ti lasciassi andare rimarresti dritto, non
cadresti. E non dimenticare che rilassamento e meditazione procedono sempre
di pari passo.

Uno dei maggiori errori che un meditante può commettere è quello di assuefarsi
al meccanicismo o al determinismo. La vita non è consequenziale, né tanto
meno meccanica. Noi non siamo robot. Le macchine potranno emulare, ma per
quanto sofisticate, proprio perché relativamente o statisticamente prevedibili,
non potranno mai coincidere con un essere senziente, un uomo. Se la vita
non è, dunque, meccanica, cos'è la vita? La vita è luce. Riconosco che è
una descrizione poetica, ma è proprio così, la vita è luce!
02-03-11 - nick.salius
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