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Che cos'è la vera meditazione? È fare di tutto: tossire, inghiottire,
ondeggiare le braccia, moto, quiete, parole, azione, male e bene, prosperità
e vergogna, guadagno e perdita, ragione e torto, tutto in un solo koan.
Hakuin
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Sebbene ci si possa concentrare su un aspetto particolare del cammino
per volta, è importante mantenere un generale equilibrio fra i differenti
aspetti. La meditazione dovrebbe essere portata avanti unitamente allo studio,
senza trascurare né l'uno né l'altro. Mentre chiarifichiamo i dubbi intellettualmente,
dovremmo integrare la comprensione con l'esperienza meditativa. In questo
modo la pratica sarà equilibrata e completa.
Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
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La continua ininterrotta consapevolezza della presenza a se stessi, la
luce interiore della coscienza, è la suprema meditazione e devozione.
Maharamayana
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La meditazione è superiore all'ascetismo e al sentiero della conoscenza.
Ed è anche superiore al ritualismo. Perciò pratica la meditazione, o Arjuna.
Bhagavad Gita 6:46
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"Una spina dorsale curva è la nemica della realizzazione del Sè. Nella
meditazione, tieni sempre diritta la spina dorsale, affinchè la forza vitale
possa fluire, senza ostacoli, attraverso di essa."
Paramahansa Yogananda
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A che pro meditare sulla pazienza se non tollerate gli insulti? A che
pro fare sacrifici se non superate l'attaccamento e la repulsione? A che
pro fare le elemosine se non sradicate l'egoismo? A che pro dirigere un
grande monastero se non considerare tutti gli esseri come i vostri cari
genitori?
Milarepa
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Esercitati nella meditazione, o monaco, e non essere disatttento. Non
lasciare che il tuo pensiero vaghi verso il piacere.
Dhammapada, 371
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Se voi iniziate concentrando la mente sulla calma, non otterrete che
una calma fittizia. Che significa la parola "meditazione"? In questa scuola
significa niente barriere, niente ostacoli; meditazione è al di là d'ogni
posizione oggettiva, sia buona sia cattiva. L'espressione "star seduti"
significa non suscitare pensieri nella mente.
Hui-neng
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Il momento presente è il maestro più efficace ed esigente con cui si
possa venire a contatto nella vita. È un maestro compassionevole: non giudica,
non critica, non tiene conto dei successi né dei fallimenti. Il momento
presente è uno specchio, nel cui riflesso impariamo a vedere. Imparare a
guardare in questo specchio senza ingannarci è la fonte di tutta la saggezza.
In questo specchio vediamo che cosa contribuisce alla confusione e alla
discordia nella vita e che cosa contribuisce all'armonia e alla comprensione.
Vediamo, di momento in momento, la connessione fra il dolore e la sua causa;
vediamo il legame fra l'amore e la sua origine. Vediamo che cosa ci collega
e che cosa ci scollega.
Christina Feldman e Jack Kornfield, Stories of the Spirit, Stories of the
Heart
Incontro a se stessi: la meditazione per i bambini - Capitolo
7 del libro "La
Meditazione nel Percorso Educativo" di Catia Belacchi, suggerimenti
per genitori, insegnanti, educatori, a cura dell'Eremo
dal silenzio.
La ragione per cui è necessaria la pratica della meditazione per i bambini
è la stessa per cui è necessaria per gli adulti.
I modi del meditare saranno, di necessità, diversi ma le motivazioni di
fondo sono le stesse. Scopo della meditazione non è, come qualcuno intende,
migliorare la propria concentrazione, la propria forza di volontà, la propria
resistenza allo stress per raggiungere migliori prestazioni personali e
sociali, ma trovare uno spazio interiore che ci faccia contattare noi stessi
al di là del “fare” frenetico, dell’agitarsi esteriore, del rumore di fondo
che pervade la nostra mente. Meditare permette di contattare il proprio
Sé spirituale, educa al silenzio, all’ascolto interiore, allo sviluppo della
consapevolezza.
Quando ci troviamo, quando compiamo l’atto del conoscere noi stessi, siamo
individui centrati, capaci di accettare l’accadere della vita senza emettere
giudizi, di stare in quello che la vita ci manda senza esserne travolti:
osserviamo le nostre emozioni ma non ci identifichiamo con esse, osserviamo
il nostro dolore ma non ci lasciamo sopraffare da esso, viviamo la nostra
gioia ma non siamo totalmente immersi in essa, conosciamo il chiacchiericcio
della nostra mente e ne smascheriamo i meccanismi.
Oltre la mente ci è dato sperimentare una dimensione dell’esistere più vasta,
libera, fluida. Oltre l’identificazione con noi stessi, oltre l’illusione
di credersi il centro del mondo, oltre e ancora oltre, fiorisce il nostro
essere autentico che non narra di un “io” ma vive la realtà perché è la
Realtà. Un educatore che abbia anche solo un tanto aperto gli occhi sulla
vita, sa quanto poco basta a se stesso e quanto la ricerca di senso abbia
bisogno di una trascendenza da sé per trovare appagamento.
Si capisce allora perché è necessario, a livello educativo, avvicinare i
bambini alla pratica della meditazione, soprattutto i bambini del nostro
tempo che vivono una realtà frammentata e dispersiva, alienati da se stessi.
Poiché ogni apprendimento è più facile se lo si acquisisce in giovane età,
è auspicabile insegnare la pratica della meditazione fin da piccoli; quando
il bambino è pronto per gli apprendimenti scolastici, lo è anche per acquisire
la modalità della meditazione.
Osho sostiene che bisognerebbe istruire ogni bambino a questa pratica; bisognerebbe
portarlo a sperimentare come restare calmo, sereno, silenzioso, come raggiungere
lo stato di non-mente. E’ necessario, egli sostiene, che la pratica della
meditazione venga insegnata al bambino per aprire in lui il percorso della
forza vitale, prima che questa venga impegnata da forze più istintuali,
come quella preponderante della sessualità. Una volta che nell’individuo
la forza vitale viene occupata dall’istinto sessuale, risulterà più difficile
il percorso verso la via spirituale [1]. Con questo non
si sostiene che sesso e meditazione siano in contrapposizione, ma semplicemente
che, essendo la mente fatta del suo contenuto, più un contenuto si radica
attraverso la frequentazione, più pervade l’essere di una persona.
Quali sono le forme della meditazione per bambini?
La meditazione col corpo usando le tecniche della respirazione, del
rilassamento, del modellaggio dell’argilla.
La meditazione attraverso la presa di contatto con le emozioni con
l’ausilio di un brano musicale, di un testo poetico, della pittura.
La meditazione che calma la mente attraverso la coloritura di mandala.
La sostanza dell’atto meditativo, nel bambino come nell’adulto, è costituita
dal gesto dell’abbandonare: ogni pensiero, ogni emozione, ogni sensazione,
prima vissuti consapevolmente sono poi abbandonati. Non si seguono i pensieri,
né le emozioni, né le sensazioni, ma si porta la propria consapevolezza
su ciò che si sta vivendo nel presente: sul corpo, sull’argilla, sul mandala.
Naturalmente la nostra mente si distrae in continuazione, ma questo è normale
e non è rilevante: ciò che invece è importante è che noi torniamo, incessantemente,
al presente. Quel tornare è l’atto puro del meditare, dell’abbandonare,
del lasciare che la vita si manifesti così com’è.
Cosa possono fare la famiglia e la scuola a questo proposito?
In famiglia bisognerebbe riuscire a creare momenti di pausa e di silenzio.
Ogni momento della giornata dovrebbe avere il suo valore in quanto tale
senza che niente si sovrapponga ad esso. Quando il bambino gioca, gioca
e basta, quando studia, studia e basta, quando guarda la televisione fa
quello e basta.
I genitori dovrebbero poi trovare il tempo di portare i bambini all’aperto
a contatto con i boschi, gli spazi verdi, l’acqua, dove è più facile ascoltare
le voci della natura, percepire la sensazione d’infinito, essere portati
naturalmente a tacere. Essi stessi inoltre dovrebbero coltivare queste esperienze
per essere di esempio ai propri figli e per trasmettere loro, consciamente
o inconsciamente, il proprio sentire. Sarebbe poi estremamente importante
che essi prendessero l’abitudine di regalarsi del tempo di stasi, di meditazione,
di contemplazione, in uno spazio personale della casa, e così abituarsi
a stare da soli.
Anche se inizialmente i figli potrebbero non capire e rifiutare questi comportamenti
perché ritenuti troppo diversi da quelli abituali osservati in altre famiglie,
in effetti, come ci hanno insegnato Piaget e Steiner, nulla va perduto e
da adolescenti e da adulti ciò che si è interiorizzato ritorna.
La famiglia è quindi il primo luogo dove il bambino dovrebbe entrare in
contatto con le modalità della meditazione.
La scuola, allo stesso modo, può e dovrebbe favorire attività che aiutino
il bambino a cogliere il silenzio interiore.
Contattare il proprio sé corporeo attraverso il rilassamento è un aspetto
della meditazione; il rilassamento porta all’allontanamento delle tensioni
dal corpo, calma la mente, porta il bambino a prendere coscienza di essere
corpo: egli percepisce il proprio corpo nella stasi, lo sente nelle sue
parti e nella sua totalità sotto forma di pesantezza. Sebbene infatti tutte
le nostre azioni le attuiamo col corpo, non abbiamo coscienza di esso se
non quando ci manda segni inequivocabili di stanchezza o malessere. Il rilassamento
corporeo permette al bambino, inoltre, di sperimentare la calma della mente,
l’assenza di pensieri; egli pertanto inizia a prendere coscienza del proprio
sé mentale, dei suoi contenuti, i pensieri, e di come gestirli e lasciarli
fluire.
La meditazione che coinvolge il corpo porta anche a prendere coscienza che
le nostre funzioni vitali sono regolate da due fondamentali ritmi: quello
del battito cardiaco e quello della respirazione. In particolare, seguendo
il ritmo della respirazione, il bambino si calma, si rilassa; esiste solo
l’atto del respirare: inspirazione, pausa, espirazione, pausa in un processo
circolare. La mente tace e subentra il silenzio. Il respiro è stato definito
il mantra più profondo che sia stato inventato e dai padri della chiesa
e dai mistici la preghiera era considerata il respiro dell’anima
[2].
I ritmi del proprio corpo portano il bambino a prendere coscienza che tutta
la vita, nostra e dell’Universo, è regolata da ritmi: quello del sonno e
della veglia, del giorno e della notte, dell’alternarsi delle stagioni,
della nascita e della morte, del dolore e della gioia…
Meditare colorando un mandala, porta al centro del sé, equilibra e calma
la mente; oppure lavorare la creta, in silenzio, senza obiettivi da raggiungere
se non il piacere di manipolare, abitua il bambino a stare nel presente,
nella cosa che fa in quel momento, senza un prima e senza un dopo. La mente
a poco a poco si cheta, i pensieri si indeboliscono e il bambino non li
segue, essi non lo strattonano più di qua e di là. Ancora una volta egli
acquista consapevolezza che la mente si può trascendere e che la quiete
è un’esperienza piacevole a cui desidererà tornare.
Far osservare uno spettacolo naturale, suscitando un atteggiamento di curiosità
e meraviglia, è dischiudere il bambino alla parte poetico-creativa che è
in lui e quindi al Sé. Egli si apre ad un atteggiamento di fiducia nei confronti
della bellezza che lo circonda e in questo modo contatta anche il proprio
Sé spirituale che gli trasmette la consapevolezza inconscia di non essere
separato da quanto osserva.
Leggere brevi testi poetici, ad esempio gli Haiku giapponesi, molto incisivi
per la loro brevità e la vivezza delle immagini che propongono, è insegnare
ai bambini a cogliere la bellezza insita in ogni aspetto della natura e
della giornata, a considerare importanti le cose piccole.
Coltivare l’orto, anche in vasi, se la scuola non ne possiede uno, aiuta
il bambino a stare nella cosa che fa senza usare la mente, senza essere
assillato dalla preoccupazione del giudizio dell’adulto per le sue prestazioni
intellettive; in quel momento egli semplicemente usa le mani; a poco a poco
i pensieri defluiscono e il bambino prova una sensazione di calma e di benessere.
Cosa succede, nel tempo, quando il bambino pratica la meditazione?
Egli assume consapevolezza, cioè coscienza, di quanto lo circonda e di quanto
lo riguarda.
Recupera il ritmo naturale della giornata dove si alternano momenti di attività
e momenti di sosta. La meditazione introduce una pausa nelle azioni ininterrotte
del quotidiano; porta un momento di silenzio e di stasi e il bambino impara
a stare in quel silenzio e in quella stasi e ne intuisce la necessità. Col
tempo aumenteranno i momenti in cui saprà stare da solo per dedicarsi ad
attività che calmano la mente: pittura e coloritura, modellaggio, ritaglio…
Come il corpo ha bisogno del sonno dopo la veglia, così la giornata ha bisogno
dei momenti del fare e dei momenti dello stare.
“Eremo dal silenzio” - Via Caravaggio 13 - 61039 San Costanzo PU - Sito web: Contemplazione.it - Il libro, di Catia Belacchi, è edito da: Edizioni Psiconline - www.edizioni-psiconline.it
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