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Incontro a se stessi: la meditazione per i bambini -
Capitolo 7 del libro "Lo
sviluppo dell’atteggiamento meditativo nel bambino" di Catia Belacchi,
suggerimenti per genitori, insegnanti, educatori, a cura dell'Eremo
dal silenzio.
La ragione per cui è necessaria la pratica della meditazione per
i bambini è la stessa per cui è necessaria per gli adulti. I modi
del meditare saranno, di necessità, diversi ma le motivazioni di fondo
sono le stesse. Scopo della meditazione non è, come qualcuno intende,
migliorare la propria concentrazione, la propria forza di volontà, la
propria resistenza allo stress per raggiungere migliori prestazioni
personali e sociali, ma trovare uno spazio interiore che ci faccia contattare
noi stessi al di là del “fare” frenetico, dell’agitarsi esteriore, del
rumore di fondo che pervade la nostra mente. Meditare permette di contattare
il proprio Sé spirituale, educa al silenzio, all’ascolto interiore,
allo sviluppo della consapevolezza. Quando ci troviamo, quando compiamo
l’atto del conoscere noi stessi, siamo individui centrati, capaci di
accettare l’accadere della vita senza emettere giudizi, di stare in
quello che la vita ci manda senza esserne travolti: osserviamo le nostre
emozioni ma non ci identifichiamo con esse, osserviamo il nostro dolore
ma non ci lasciamo sopraffare da esso, viviamo la nostra gioia ma non
siamo totalmente immersi in essa, conosciamo il chiacchiericcio della
nostra mente e ne smascheriamo i meccanismi. Oltre la mente ci è
dato sperimentare una dimensione dell’esistere più vasta, libera, fluida.
Oltre l’identificazione con noi stessi, oltre l’illusione di credersi
il centro del mondo, oltre e ancora oltre, fiorisce il nostro essere
autentico che non narra di un “io” ma vive la realtà perché è la Realtà.
Un educatore che abbia anche solo un tanto aperto gli occhi sulla vita,
sa quanto poco basta a se stesso e quanto la ricerca di senso abbia
bisogno di una trascendenza da sé per trovare appagamento. Si capisce
allora perché è necessario, a livello educativo, avvicinare i bambini
alla pratica della meditazione, soprattutto i bambini del nostro tempo
che vivono una realtà frammentata e dispersiva, alienati da se stessi.
Poiché ogni apprendimento è più facile se lo si acquisisce in giovane
età, è auspicabile insegnare la pratica della meditazione fin da piccoli;
quando il bambino è pronto per gli apprendimenti scolastici, lo è anche
per acquisire la modalità della meditazione. Osho sostiene che bisognerebbe
istruire ogni bambino a questa pratica; bisognerebbe portarlo a sperimentare
come restare calmo, sereno, silenzioso, come raggiungere lo stato di
non-mente. E’ necessario, egli sostiene, che la pratica della meditazione
venga insegnata al bambino per aprire in lui il percorso della forza
vitale, prima che questa venga impegnata da forze più istintuali, come
quella preponderante della sessualità. Una volta che nell’individuo
la forza vitale viene occupata dall’istinto sessuale, risulterà più
difficile il percorso verso la via spirituale [1].
Con questo non si sostiene che sesso e meditazione siano in contrapposizione,
ma semplicemente che, essendo la mente fatta del suo contenuto, più
un contenuto si radica attraverso la frequentazione, più pervade l’essere
di una persona. Quali sono le forme della meditazione per bambini?
La meditazione col corpo usando le tecniche della respirazione,
del rilassamento, del modellaggio dell’argilla. La meditazione
attraverso la presa di contatto con le emozioni con l’ausilio di
un brano musicale, di un testo poetico, della pittura. La meditazione
che calma la mente attraverso la coloritura di mandala. La sostanza
dell’atto meditativo, nel bambino come nell’adulto, è costituita dal
gesto dell’abbandonare: ogni pensiero, ogni emozione, ogni sensazione,
prima vissuti consapevolmente sono poi abbandonati. Non si seguono i
pensieri, né le emozioni, né le sensazioni, ma si porta la propria consapevolezza
su ciò che si sta vivendo nel presente: sul corpo, sull’argilla, sul
mandala. Naturalmente la nostra mente si distrae in continuazione,
ma questo è normale e non è rilevante: ciò che invece è importante è
che noi torniamo, incessantemente, al presente. Quel tornare è l’atto
puro del meditare, dell’abbandonare, del lasciare che la vita si manifesti
così com’è. Cosa possono fare la famiglia e la scuola a questo proposito?
In famiglia bisognerebbe riuscire a creare momenti di pausa e di silenzio.
Ogni momento della giornata dovrebbe avere il suo valore in quanto tale
senza che niente si sovrapponga ad esso. Quando il bambino gioca, gioca
e basta, quando studia, studia e basta, quando guarda la televisione
fa quello e basta. I genitori dovrebbero poi trovare il tempo di
portare i bambini all’aperto a contatto con i boschi, gli spazi verdi,
l’acqua, dove è più facile ascoltare le voci della natura, percepire
la sensazione d’infinito, essere portati naturalmente a tacere. Essi
stessi inoltre dovrebbero coltivare queste esperienze per essere di
esempio ai propri figli e per trasmettere loro, consciamente o inconsciamente,
il proprio sentire. Sarebbe poi estremamente importante che essi prendessero
l’abitudine di regalarsi del tempo di stasi, di meditazione, di contemplazione,
in uno spazio personale della casa, e così abituarsi a stare da soli.
Anche se inizialmente i figli potrebbero non capire e rifiutare
questi comportamenti perché ritenuti troppo diversi da quelli abituali
osservati in altre famiglie, in effetti, come ci hanno insegnato Piaget
e Steiner, nulla va perduto e da adolescenti e da adulti ciò che si
è interiorizzato ritorna. La famiglia è quindi il primo luogo dove
il bambino dovrebbe entrare in contatto con le modalità della meditazione.
La scuola, allo stesso modo, può e dovrebbe favorire attività che aiutino
il bambino a cogliere il silenzio interiore. Contattare il proprio
sé corporeo attraverso il rilassamento è un aspetto della meditazione;
il rilassamento porta all’allontanamento delle tensioni dal corpo, calma
la mente, porta il bambino a prendere coscienza di essere corpo: egli
percepisce il proprio corpo nella stasi, lo sente nelle sue parti e
nella sua totalità sotto forma di pesantezza. Sebbene infatti tutte
le nostre azioni le attuiamo col corpo, non abbiamo coscienza di esso
se non quando ci manda segni inequivocabili di stanchezza o malessere.
Il rilassamento corporeo permette al bambino, inoltre, di sperimentare
la calma della mente, l’assenza di pensieri; egli pertanto inizia a
prendere coscienza del proprio sé mentale, dei suoi contenuti, i pensieri,
e di come gestirli e lasciarli fluire. La meditazione che coinvolge
il corpo porta anche a prendere coscienza che le nostre funzioni vitali
sono regolate da due fondamentali ritmi: quello del battito cardiaco
e quello della respirazione. In particolare, seguendo il ritmo della
respirazione, il bambino si calma, si rilassa; esiste solo l’atto del
respirare: inspirazione, pausa, espirazione, pausa in un processo circolare.
La mente tace e subentra il silenzio. Il respiro è stato definito il
mantra più profondo che sia stato inventato e dai padri della chiesa
e dai mistici la preghiera era considerata il respiro dell’anima
[2]. I ritmi del proprio corpo portano il bambino
a prendere coscienza che tutta la vita, nostra e dell’Universo, è regolata
da ritmi: quello del sonno e della veglia, del giorno e della notte,
dell’alternarsi delle stagioni, della nascita e della morte, del dolore
e della gioia… Meditare colorando un mandala, porta al centro del
sé, equilibra e calma la mente; oppure lavorare la creta, in silenzio,
senza obiettivi da raggiungere se non il piacere di manipolare, abitua
il bambino a stare nel presente, nella cosa che fa in quel momento,
senza un prima e senza un dopo. La mente a poco a poco si cheta, i pensieri
si indeboliscono e il bambino non li segue, essi non lo strattonano
più di qua e di là. Ancora una volta egli acquista consapevolezza che
la mente si può trascendere e che la quiete è un’esperienza piacevole
a cui desidererà tornare. Far osservare uno spettacolo naturale,
suscitando un atteggiamento di curiosità e meraviglia, è dischiudere
il bambino alla parte poetico-creativa che è in lui e quindi al Sé.
Egli si apre ad un atteggiamento di fiducia nei confronti della bellezza
che lo circonda e in questo modo contatta anche il proprio Sé spirituale
che gli trasmette la consapevolezza inconscia di non essere separato
da quanto osserva. Leggere brevi testi poetici, ad esempio gli Haiku
giapponesi, molto incisivi per la loro brevità e la vivezza delle immagini
che propongono, è insegnare ai bambini a cogliere la bellezza insita
in ogni aspetto della natura e della giornata, a considerare importanti
le cose piccole. Coltivare l’orto, anche in vasi, se la scuola non
ne possiede uno, aiuta il bambino a stare nella cosa che fa senza usare
la mente, senza essere assillato dalla preoccupazione del giudizio dell’adulto
per le sue prestazioni intellettive; in quel momento egli semplicemente
usa le mani; a poco a poco i pensieri defluiscono e il bambino prova
una sensazione di calma e di benessere. Cosa succede, nel tempo,
quando il bambino pratica la meditazione? Egli assume consapevolezza,
cioè coscienza, di quanto lo circonda e di quanto lo riguarda. Recupera
il ritmo naturale della giornata dove si alternano momenti di attività
e momenti di sosta. La meditazione introduce una pausa nelle azioni
ininterrotte del quotidiano; porta un momento di silenzio e di stasi
e il bambino impara a stare in quel silenzio e in quella stasi e ne
intuisce la necessità. Col tempo aumenteranno i momenti in cui saprà
stare da solo per dedicarsi ad attività che calmano la mente: pittura
e coloritura, modellaggio, ritaglio… Come il corpo ha bisogno del
sonno dopo la veglia, così la giornata ha bisogno dei momenti del fare
e dei momenti dello stare.
Note
- Osho, Dal sesso all’eros cosmico, New Service
Corporation, 2000, pagg. 83 e 87
- A. Gentili, A. Schnoller, Dio nel silenzio,
Ed. Ancora,1996, pag.74
“Eremo dal silenzio” - Via Caravaggio 13 - 61039 San Costanzo
PU - Sito web:
Contemplazione.it
- Il libro, di Catia Belacchi, è in corso di stampa presso le Edizioni
Psiconline - www.edizioni-psiconline.it
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Articoli sulla meditazione
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Che cos'è la vera meditazione? È fare di tutto: tossire, inghiottire,
ondeggiare le braccia, moto, quiete, parole, azione, male e bene, prosperità
e vergogna, guadagno e perdita, ragione e torto, tutto in un solo koan.
Hakuin
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Sebbene ci si possa concentrare su un aspetto particolare del cammino
per volta, è importante mantenere un generale equilibrio fra i differenti
aspetti. La meditazione dovrebbe essere portata avanti unitamente allo
studio, senza trascurare né l'uno né l'altro. Mentre chiarifichiamo
i dubbi intellettualmente, dovremmo integrare la comprensione con l'esperienza
meditativa. In questo modo la pratica sarà equilibrata e completa.
Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
§
La continua ininterrotta consapevolezza della presenza a se stessi,
la luce interiore della coscienza, è la suprema meditazione e devozione.
Maharamayana
§
La meditazione è superiore all'ascetismo e al sentiero della conoscenza.
Ed è anche superiore al ritualismo. Perciò pratica la meditazione, o
Arjuna.
Bhagavad Gita 6:46
§
"Una spina dorsale curva è la nemica della realizzazione del Sè.
Nella meditazione, tieni sempre diritta la spina dorsale, affinchè la
forza vitale possa fluire, senza ostacoli, attraverso di essa."
Paramahansa
Yogananda
§
A che pro meditare sulla pazienza se non tollerate gli insulti? A
che pro fare sacrifici se non superate l'attaccamento e la repulsione?
A che pro fare le elemosine se non sradicate l'egoismo? A che pro dirigere
un grande monastero se non considerare tutti gli esseri come i vostri
cari genitori?
Milarepa
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Esercitati nella meditazione, o monaco, e non essere disatttento.
Non lasciare che il tuo pensiero vaghi verso il piacere.
Dhammapada, 371
§
Se voi iniziate concentrando la mente sulla calma, non otterrete
che una calma fittizia. Che significa la parola "meditazione"? In questa
scuola significa niente barriere, niente ostacoli; meditazione è al
di là d'ogni posizione oggettiva, sia buona sia cattiva. L'espressione
"star seduti" significa non suscitare pensieri nella mente.
Hui-neng
§
Il momento presente è il maestro più efficace ed esigente con cui
si possa venire a contatto nella vita. È un maestro compassionevole:
non giudica, non critica, non tiene conto dei successi né dei fallimenti.
Il momento presente è uno specchio, nel cui riflesso impariamo a vedere.
Imparare a guardare in questo specchio senza ingannarci è la fonte di
tutta la saggezza. In questo specchio vediamo che cosa contribuisce
alla confusione e alla discordia nella vita e che cosa contribuisce
all'armonia e alla comprensione. Vediamo, di momento in momento, la
connessione fra il dolore e la sua causa; vediamo il legame fra l'amore
e la sua origine. Vediamo che cosa ci collega e che cosa ci scollega.
Christina Feldman e Jack Kornfield, Stories of the Spirit, Stories
of the Heart
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