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Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Che tutti siano felici! Che tutti, forti o deboli, magri, grassi o normali,
bassi, minuti o slanciati, quelli che vediamo e quelli che non vediamo,
quelli che abitano vicino a noi e quelli che abitano lontano, quelli che
già sono nati e quelli che nasceranno in futuro, che tutti, senza eccezione,
siano felici.
Preghiera attribuita al Buddha Gautama Siddharta
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"Possano tutti gli esseri non lasciare mai la via del risveglio,
che è la loro vera natura ed è priva di un'esistenza egoica separata".
Prajnaparamita
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Che tutte le creature, tutte le cose che hanno vita, tutti gli esseri
viventi senza eccezioni, sperimentino solo la buona sorte. Possano non patire
mai il dolore.
Anguttara Nikaya II, 72
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Non chiedo di essere esentato dai pericoli, chiedo il coraggio per affrontarli.
Non prego che il mio dolore sia alleviato, prego di avere il coraggio per
affrontarlo. Non cerco alleati sul campo di battaglia della vita, cerco
la mia forza. Non prego con ansiosa paura di essere salvato, ma spero di
avere la pazienza per conquistare la mia liberta'.
Preghiera tradizionale buddista
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Possa la pioggia cadere a tempo debito in modo che i raccolti siano abbondanti:
possa il mondo essere prospero; possano i governanti esser giusti.
Preghiera per il Vesak
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Agni
O dio del Fuoco,
guidaci sulla retta via alla gioia eterna.
Tu conosci tutte le nostre azioni.
Liberaci dal male,
noi che ti adoriamo
e preghiamo ripetutamente.
Isha Upanishad
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Possa la strada venirti incontro, possa il vento sospingerti dolcemente,
possa il mare lambire la tua terra e il cielo coprirti di benedizioni. Possa
il sole illuminare il tuo volto e la pioggia scendere lieve sul tuo tempo.
Possa Iddio tenerti sul palmo della Sua mano fino al nostro prossimo incontro.
Preghiera celtica
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Le preghiere, nonché le altre pratiche, anche se prolungate, quando il
pensiero è altrove, quando il pensiero è tardo, sono tutte vane, ha dichiarato
l'Onnisciente.
Shantideva, "Bodhicaryavatara", V, 16
La preghiera non è un passatempo ozioso da vecchiette; correttamente
capita e applicata è lo strumento d'azione più potente. (Mohandas
Karamchand Gandhi)
La meditazione, la preghiera, sono pratiche contrapposte o possono esser
considerate, in qualche modo, complementari? Si tratta, cioè, di esercizi
spirituali alternativi, o si rivolgono a persone caratterialmente molto
differenti? Quando parliamo di tecniche intendiamo – beninteso – il ricorso
a stratagemmi che favoriscono il rilassamento, la calma, il raccoglimento
(interiorizzazione dell'attenzione), il silenzio. I pensieri indisciplinati
si attenuano consentendo una chiarezza altrimenti impossibile. Osserviamo
– brevemente – alcune peculiarità – tra le più salienti – di meditazione
e preghiera.
Uno dei più grandi errori commessi sovente da coloro che si avvicinano
alla meditazione attratti da qualche libro o articolo è credere che meditare
sia, sin dal principio, un esercizio passivo.
Il tranello è, forse, causato dall'associare, più o meno consapevolmente,
il relax alla meditazione. In effetti il relax è solo una delle conseguenze
più evidenti del raggiungimento di uno stato meditativo. Il problema, ma
solo apparente, consiste, per l'appunto, nel tentativo di applicare le categorie
del mondo fisico all'universo metafisico.
Meditare è oltrepassare temporaneamente la soglia del conosciuto per favorire
l'esplorazione di un ambito soggettivo. Ma è proprio questa l'esitazione
più ricorrente: lambire le rive infinite di un mare turchino temendo di
avventurarsi sulla sua superficie inconsistente per paura di non riuscire
a nuotare, di affogare come pesci pivelli.
Quell'ampia distesa opalina o, se preferite, quel vuoto infinito, l'eterno
nulla attraverso cui si tenta di scorgere uno scoglio qualunque che possa
fungere da utile approdo salvifico, o da ultima meta alternativa, è solo
una percezione apparente, virtuale, inconsistente, ingannevole.
Si, giacché in realtà non v'é mare su cui navigare, né scoglio cui poter
approdare, non v'é proprio nulla, nemmeno una meta fittizia o sfuggente.
Cos'é, dunque, questo oceano pseudoalieno cui il vento della meditazione
ci sospinge con infinita dolcezza e provvida sensibilità? Quegli è il mondo
dell'informale, laddove tempo e spazio cedono il passo ai criteri dell'eternità.

Una bellissima "preghiera" buddista, il
"Sutra del cuore",
afferma: "... il vuoto è forma, la forma è vuoto ...". Potremmo
aggiungere che l'essenza della ricerca è il senza-forma. Speculazioni, metafore
vane? Sarà, ma allorquando ci renderemo finalmente conto che la meditazione
non consiste nel raggiungere una meta, avremo intuito un segreto tale da
consentirci di percorrere vie e concepire aspirazioni ritenute impossibili.
La via per attingere un po' di acqua fresca dal pozzo della vita è la meta
di riuscire a essere straordinariamente normali. Un tale approccio non si
contrappone affatto allo sforzo attivo, solerte e costante che esige giustamente
la vita per affermarsi. Semmai ne è il complemento inseparabile, l'origine
dell'energia a sostegno della vita medesima. Non più, pertanto, il consueto
pozzo cui attingere per i propri bisogni essenziali, ma una sorgente che
trabocca secondo necessità, esuberanza, calma silente, giusto o equanime
distacco, vitalità.
In questa sede preferisco sorvolare sui suoi aspetti di supplica o proponimento.
Forse, le vere preghiere non sono richieste di soccorso, bensì tranquille
e silenti profferte di ringraziamento. Quindi accennerò ad un consiglio
pratico che il mio insegnante di meditazione si prodigò di suggerirmi e
che può essere utile, nell'esercizio di attenzione al flusso naturale del
respiro, per quei temperamenti naturalmente predisposti ad una religiosità
deferente, centrata innanzitutto sulle ragioni del cuore, ricolma di pietà
e devozione. Riporto una sintesi del suo ragionamento:
"La preghiera è una tecnica di meditazione. La ripetizione ritmica, periodica,
cadenzata, monotona di una certa formula favorisce l'insorgere di uno stato
di coscienza alternativo. Qualora vengano ulteriormente soddisfatte o rispettate
determinate condizioni particolari o contingenti, la preghiera così recitata
diventa un esercizio meditativo.
I più importanti requisiti specifici sono un'attenzione vigile e puntuale
ai propri pronunciamenti o pensieri, nonché l'assunzione di una postura
consona, flessuosa e naturalmente eretta. L'attenzione vigile è indispensabile
perché altrimenti la ripetitività della formula rituale potrebbe generare
autoipnosi. Una posizione seduta, equilibrata, con la spina dorsale eretta,
interferisce ben poco con i normali processi fisiologici.
Il mio suggerimento, pertanto, è il seguente: se l'idea ti aiuta considera
la tua tecnica meditativa – ad esempio quella da noi preliminarmente adottata
– l'attenzione continua al flusso del respiro, come una preghiera silente,
priva di parole e senza pensieri. Il cielo che si dischiude quando il dominio
costante della mente si attenua è ... una preghiera dove le parole si sono
esaurite o dissolte e la mente ha raggiunto una tranquillità tale da rendere
vani i pensieri inutili o molesti."
Non ho più nulla da dire. Ancora una volta sempre e solo chiacchiere.
La spiritualità è soprattutto un fenomeno lineare. Se tenti di contraffarla
t'inventi le più miserabili idiozie spacciandole per sacre. In realtà non
esistono elementi specificatamente sacri se non la totalità, l'intero. O
l'integro? Giochi verbali. Più sei totale e maggiori sono le possibilità
di percepire l'intangibile. Mi riferisco a tutto ciò che viene indicato
come divino. Tuttavia lo ammetto. Per quante arie possa darmi, nel tentativo
di apparire razionale e obbiettivo, talvolta preferisco pregare.
04-12-09 (last update: 01-10-11) - nick.salius
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