

Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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"La meditazione è la dissoluzione dei pensieri nella consapevolezza eterna
o pura coscienza senza oggettivazione, sapendo senza pensare, fondendo il
finito nell’infinito."
(Voltaire)
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La meditazione deve cominciare con il corpo. Esso è il veicolo
del Sé, che, se non è controllato nei suoi desideri, ostacola la vera meditazione.
(B. K. S. Iyengar)
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Se vuoi sbarazzarti di ciò che è falso e ritornare a ciò che è vero,
concentrati e acquieta la tua mente meditando rivolto verso il muro. Sé
ed altro, l'ottenebrato e il santo, sono tutti in uno.
(Bodhidharma)
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Si dice che queste due vie, la luce e l'oscurità, siano eterne e che
conducano alcuni alla liberazione e altri alla rinascita. Una volta conosciute
queste due vie, Arjuna, non puoi più ingannarti; raggiungi questa conoscenza
con la perseveranza nello yoga. Vi è merito nello studio delle scritture,
nel volontariato, nell'austerità e nella pratica della carità, ma la meditazione
ti trasporta al di là di tutto questo.
(Bhagavad Gîtâ VIII,
26-28)
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Meditare vuol dire essere totalmente nel presente, senza che la mente
sia disturbata da passato o futuro. Essere totalmente nel presente comporta
l’accettazione completa di sé stessi come siamo e, quindi, di tutto il nostro
passato, con tutti quegli eventi il cui risultato è ciò che siamo ora. Questo
vuol dire essere nel centro della nostra mente, cioè completamente accettanti.
Allora diciamo: siamo a casa, siamo arrivati.
(Karl Riedl)
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Dite che siete troppo occupati per meditare. Avete tempo per respirare?
La meditazione è il vostro respiro. Avete tempo per respirare, ma non per
meditare? Respirare è qualcosa di essenziale per la vita delle persone.
Se capite che la pratica del Dharma è essenziale per la vostra vita, allora
vi renderete conto che respirare e praticare il Dharma sono ugualmente importanti.
(Ajahn Chah)
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La pratica dello Zazen (Meditazione) non serve ad ottenere qualcosa di
mistico. Zazen è per permetterci di avere una mente chiara, chiara come
uno splendente cielo d’autunno.
(Shunryu Suzuki Roshi)
Qual'é la chiave della meditazione, il sentimento, la perseveranza?
Ti sei prefisso di praticare la consapevolezza, la presenza di spirito,
di conquistare la calma interiore, ma non sai nemmeno da dove cominciare.
Per quanto tenti di rasserenarti ti senti ancora coinvolto nella routine,
implicato nel trantran, schiavo delle cattive abitudini. Sei così immerso
nel tuo ruolo che non dismetti mai la maschera dietro cui ti nascondi. Cos'è
che cerchi, la soluzione definitiva ai tuoi problemi esistenziali, un'ulteriore
menzogna cui appigliarti per continuare a sperare senza adoperarti, senza
prodigarti? Vai via, cambia pagina, qui non troverai nulla che soddisfi
ulteriormente il tuo ego!
Gli articoli, i brani che illustrano tecniche di meditazione sono oramai
tantissimi. Ribadirli, riformularli, commentarli ulteriormente sarebbe solo
mera speculazione. Senza contare che diversi autori ne parlano senza conoscerla
o – nel migliore dei casi – ne hanno solo un'esperienza sommaria. Ma la
meditazione non può essere circoscritta in uno schema. Mentre la teoria
che l'espone sembra quasi banale, la prassi si dimostra quanto di più aleatorio
ed evanescente possa mai concepirsi. Ciò perché la meditazione non è un
argomento concettuale, generalizzabile. Se i suoi obbiettivi sono univoci
il modo per raggiungerli è quanto mai vario. I sentieri da poter seguire,
le vie da percorrere sono altrettanto multiformi, molteplici. Come districarsi?
A questo punto, se offrissi delle indicazioni dettagliate, delle
linee guida, cadrei nello stesso errore
di chi la banalizza, come di coloro che la idealizzano ed esaltano. La meditazione
oltrepassa la retorica della spiritualità, la commedia della religione,
per dischiudere scenari inimmaginabili. Ed è proprio questo il primo passo.
Quando si medita sul serio – e non si cincischia o crogiola o illude di
meditare – bisogna evitare d'immaginare alcunché. Uno dei metodi suggeriti
abitualmente è, ad esempio, quello di osservare i pensieri.

Sennonché qualunque forzatura si attui non è meditazione. Come uscirne?
In effetti l'intenzione meditativa – ad esempio il tentativo d'interiorizzare
la mente e rimanere in silenzio – non può perdurare a lungo. Dopo un lasso
di tempo soggettivo e variabile – durante cui ci si applica e prodiga nel
proprio esercizio – lo stato meditativo sopraggiunge spontaneamente. Quando
poi il sentiero è stato già tracciato entrare in meditazione è quasi immediato.
Esaminiamoci per un attimo. Cos'è che proviamo nei confronti della vita,
insoddisfazione, delusione, malcontento, disillusione, frustrazione o riconoscenza,
gratitudine? Qualunque sia il sentimento è esattamente ciò che in realtà
proviamo nei nostri stessi confronti, nonché il riflesso, la spia, l'indice,
la qualità della conoscenza di noi stessi, della propria auto-coscienza,
della consapevolezza complessiva. D'altra parte quanto più riusciremo a
conoscerci, tanto meno saremo narcisisti ed egoici. La via per essere in
pace con se stessi come con il mondo è l'autocoscienza.
Passi, tracce sul sentiero. Cos'è che li accomuna, il perseguimento di un
ideale, la perseveranza? Giorno dopo giorno, istante dopo istante, la meta
non si agguanta mai come una preda, perdonatemi se disilludo qualcuno, ma
non piove nemmeno dall'alto. La meta è simile ad un processo di edificazione
continuo. Oggi osservi il pensiero o il respiro e coltivi il silenzio interiore
per dieci minuti, domai altrettanto, più in là venti minuti e così via.
Un breve motto di antica saggezza: ciò che conta non
è la meta, ma è pietra che sulla pietra sarà piramide. E ad un certo
punto scopriremo che il fatidico uscio di consapevolezza del proprio sé
– o se preferite del non-sé – è già aperto. Lo stargate della super-coscienza
è stato sempre accessibile, solo che non riuscivamo a percepirlo o fissavamo
nella direzione sbagliata.
Questa è la meditazione "Nulla
dies sine linea": non lasciar passare giorno
senza compiere qualche passo nella direzione prestabilita. Seminare oggi
per raccogliere domani o mai o all'improvviso comunque, non ha importanza.
Dedicarsi ciclicamente alla pratica meditativa prescelta. Senza diventarne,
ovviamente, maniaci, ma perseverando quel tanto sufficiente per applicarsi,
giorno dopo giorno, con uno spirito sempre più concentrato, vieppiù determinato,
ed ogni volta sempre più nuovo. Un approccio fiammante, ma calmo. Alla ricerca
di un contatto silente con se stessi che esclude, per pochi minuti almeno,
il frastuono esteriore. Se dovessi suggerirti delle parole chiave che sintetizzino
al massimo i concetti appena appena formulati direi: tranquillità, riflessione
interiore, contemplazione, concentrazione spirituale, raccoglimento ...
Ciascuno di noi è come un laboratorio vivente all'interno del quale poter
sperimentare ogni sorta di sensazione naturale, di sentimento, di percezioni
eteriche – o astrali – come i flussi e riflussi di maree della vita che
si alternano per rincorrersi senza fine. Così come il respiro entra ed esce
e l'indifferenza lascia il posto all'amore che senza centratura può trasformarsi
in egoismo se non in odio, attrazione e repulsione s'alternano senza fine.
Diventa consapevole di questo avvicendamento.
01-06-11 - nick.salius
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