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Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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«Quando ci rendiamo conto di com'è in realtà la vita umana su questo
pianeta e smettiamo di scappar via e/o di costruire muri nel cuore, allora
possiamo maturare una motivazione saggia per la vita. Così continuiamo a
svegliarci man mano che l'inevitabile sofferenza ci tocca. Ciò significa
che affiniamo la nostra attenzione al punto di riuscire ad afferrare le
nostre reazioni istintive di sentirci in colpa, di accusare i genitori o
incolpare la società; meditiamo ed entriamo in contatto con le nostre sofferenze
alla radice e, di conseguenza, impariamo ad aprirci e a star sereni nel
cuore»
(Ajahn Sucitto)
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In quest'epoca di decadimento in cui ci si imbatte in ogni sorta di problemi
e avversità, la pratica di generare pensieri positivi si rivela molto efficace.
Se qualcuno si sottrae ad essa, anche se è un meditante molto serio, finirà
per imbattersi in molte difficoltà e ostacoli.
(La
Via della Tranquillità - Dalai Lama)
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Raggiunta ... la quiete mentale, fu libero dall'angoscia e in particolare
da quella che proviene dal desiderio di oggetti dei sensi; ottenne così
il primo [livello di] meditazione … che non è sottoposto a turbamento e
in cui sussistono pensiero e riflessione.
(Le gesta del Buddha - Buddhacarita di Ashvaghosha, canto 5)
Le gesta del Buddha (Buddhacarita. Canti I-XIV) (Gli Adelphi)
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Quando ridi di gusto, in quei brevi istanti sei in uno stato di profonda
meditazione. Il pensiero si arresta. È impossibile ridere e pensare allo
stesso tempo. Sono cose diametralmente opposte: puoi o ridere o pensare!
(Osho)
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Qualsiasi forma di meditazione cosciente non è la cosa che ci vuole:
non potrà mai esserlo. Un tentativo deliberato di meditare non è meditazione.
Deve accadere; non può essere provocata. La meditazione non è un gioco della
mente e neppure del desiderio o del piacere. Tutti i tentativi di meditazione
non sono che il suo esatto diniego.
(Krishnamurti
- Questa luce in se stessi)
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Tutti i veri Maestri spirituali insegnano la meditazione in silenzio.
Un autentico Maestro non deve spiegare esteriormente come meditare, o dare
una forma specifica di meditazione. Egli può semplicemente meditare su di
te e il suo sguardo silenzioso ti insegnerà come meditare. La tua anima
entrerà nella sua anima e porterà da essa il messaggio, la conoscenza di
come meditare.
("Il
Maestro e il discepolo" di Sri Chinmoy)
Sottotitolo: dietro la facciata. Santa meditazione! Che
significa? La meditazione non è affatto santa, ma al tempo stesso ti gioca
uno scherzo terribile. Tu scruti e perscruti, osservi il respiro e ti rendi
conto di come funzionino certi meccanismi automatici della mente; poi osservi
la mente, individui i singoli pensieri, che sono pure sentimenti, li circoscrivi,
li isoli e il loro flusso via via rallenta, ti calmi; quindi cominci a vedere
te stesso così come sei realmente al di là dell'alone dorato, della corazza
magnetica dell'ego che ti fa credere, ossia aver fede, persino nella meditazione.
Ciao, sei davvero interessato alla meditazione? Il mio suggerimento,
primo, ricerca sempre l'equilibrio. Il resto verrà da sé. Beh, ma che significa
ricercare l'equilibrio? Non si tratta, ovviamente, di una dimostrazione
atletica. Comincia dalle piccole cose, sii sobrio e ponderato. Se le tue
energie sovrabbondano impegnati in uno sport agonistico, ma per il resto
segui la via di mezzo. Sia gli abusi che l'eccessiva rinuncia sono altrettanto
nocivi.
Poi, quando ti senti di meditare siedi. Osserva, dov'è che ti trovi? Qui
è la coscienza. Sii cosciente d'esser cosciente e persevera per un lasso
di tempo soggettivo. Il segreto dell'equilibrio. Se sei metodico, rispettoso
dei tuoi ritmi, anche la tua coscienza sarà centrata. Per l'esattezza, sarà
centrata su tutto ciò su cui si sofferma. Allorché la pratica meditativa
ti condurrà sino al punto di diventare consapevole – della tua coscienza medesima
– sarai centrato nella fonte del supremo benessere (è solo un modo di dire).
Cos'è la meditazione? La meditazione è equilibrio senza equilibrista. Che
significa? Risolvi questo enigma e ne conoscerai l'essenza.
Il tintinnio delle campanelline virtuali segna l'inizio di una meditazione che ti condurrà laddove persino la mente stessa non ha mai osato immaginare d'inoltrarsi. Il reame di pertinenza per questa nuova esplorazione non è quello della coscienza animale. Mentre il tuo istinto percorre e ripercorre atavici sentieri battuti e ribattuti pressoché all'infinito, l'impulso della mente che si rilassa sublima le necessità contingenti per proiettarti nell'universo della vibrazione cosmica, lo spirito.
Bene, forse hai letto, ma non ci trovi nulla. Già, ma è proprio questo
l'esercizio odierno. Un insieme di parole, direi abbastanza pertinenti,
che compongono una serie di periodi, senz'altro significativi, ma che non
ti prescrivono, cioè non ti suggeriscono alcunché, non ti conducono da nessuna
parte, non servono a nulla. Pensieri che, finalmente, cadono a iosa come
grappoli maturi. Sennonché la tua mente si ferma, e ... meditazione in itinere.
E' un gioco di parole. Da una parte c'è l'essere. Per la precisione,
se stessi! Già, e cosa potremmo essere se non noi stessi? Certo, spesso
e volentieri ciascuno s'identifica con il ruolo prevalente che ricopre,
di volta in volta, nella società. Ma il background più intimo, il sostrato
interiore in cui affondano le proprie radici è, comunque, l'essere.
Ora, in questa sede, non voglio filosofeggiare richiamando, ad esempio,
il concetto che il centro dell'essere è – a sua volta – il vuoto, il non
essere. Ti rammento, a tal proposito, il classico esempio del vaso che –
per svolgere la sua funzione – dev'essere cavo. Concetto su cui si basano
diversi esercizi di meditazione. Ovverosia, la radice del pensiero
– da cui trae origine, forza e vigore – è il silenzio, il non-pensiero.
Ed ecco il punto cui volevo giungere. E' un metodo desunto, tal quale,
dalle tradizioni del Raja Yoga. Se vuoi meditare, siedi, randella – metaforicamente
– ogni singolo pensiero; il che significa che puoi benissimo trattarlo come
un oggetto, prenderne atto, ignorarlo e sorridergli. Quindi randella l'idea
medesima di randellare ogni pensiero. A questo punto non potrai identificarti
consciamente con nulla – se non con te stesso, il tuo sé più intimo, che
tuttavia non ti appartiene, ma è identico a quello tutti gli altri esseri
senzienti – e sarai la quiete, la calma, il silenzio più benefico che tu
abbia mai conosciuto. Essere è già, di per sé, meditazione.
La gente vuole sognare, ma il risultato della meditazione è, al contrario,
un primo passo verso il risveglio della coscienza. La gente vuole sperare,
ma l'effetto della meditazione è l'abbandono dell'idea anti-religiosa quanto
mefitica che qualche ipotetico demiurgo possa soccorrerti senza la tua puntuale
e attenta partecipazione. La gente vuol sentirsi libera, ma la meditazione
ti rende così consapevole che non potrai esimerti dall'adoperarti compassionevolmente.
Ma cosa sia davvero la compassione lo ri-scopriremo senz'altro più in là.
04-03-12 - nick.salius
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