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Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Le nostre menti sono abituate a pensare, ma se vogliamo star calmi e
in pace questo è esattamente ciò che dobbiamo smettere di fare. È più presto
detto che fatto, perché la mente continuerà a far ciò che è solita fare.
C'è un'altra ragione per cui è difficile smettere le vecchie abitudini:
il pensiero è l'unico supporto che l'ego abbia mentre meditiamo e soprattutto
quando osserviamo il silenzio nobile. «Penso, quindi sono». La filosofia
occidentale lo ritiene una verità assoluta, ma, in realtà, è una verità
relativa, che noi tutti sperimentiamo. Quando pensiamo, sappiamo che ci
siamo; quando non c'è chiacchiericcio nella mente, crediamo di perdere il
controllo. La nostra prima difficoltà è che, anche se vogliamo star calmi,
in pace e senza pensieri, la mente non ne vuole sapere. Così invece di cercare
ripetutamente di calmarci possiamo usare qualunque cosa si presenti per
acquisire una certa comprensione. Un briciolo di comprensione apporta un
briciolo di calma e un briciolo di calma apporta briciolo di comprensione.
(Ayya Khema)
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Se c'è attenzione cosciente, allora qualunque lavoro si faccia diviene
uno strumento che fa capire ciò che è giusto o sbagliato. C'è abbondanza
di tempo per meditare, solo che non si comprende bene la pratica, questo
è quanto. Mentre si dorme si respira, mentre si mangia si respira, non è
vero? Perché non dovrebbe esserci tempo per meditare? Si respira dovunque
si sia. Se si pensa che la vita valga almeno quanto il respiro, si avrà
tempo, dovunque ci si trovi.
(Ajahn Chah, Il gusto della libertà)
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La meditazione di pura consapevolezza non prescrive visualizzazioni,
mantra o mudra. Questa meditazione si basa esclusivamente sulla pura Presenza
che come uno spazio luminoso accoglie il divenire del mondo, senza esserne
influenzata. Questo spazio luminoso ha il gusto della beatitudine e della
gioia ed è il vero noi stessi che accoglie e comprende ciò che credevamo
di essere, il corpo-mente. Questa meditazione non necessita di sforzo personale
o volitività, né di elaborazione mentale. L’abbandono consapevole della
volontà personale, conscia e inconscia, e l’ascolto dal silenzio sono i
suoi fondamenti.
(Jean
Klein)
Meditazione è la scoperta che la meta dell'esistenza è sempre
raggiunta nell'istante presente. (Alan
Watts)
Quando un termine, un argomento, entra nelle nostre vite sino ad acquistarne
familiarità diamo spesso per scontato di conoscerlo. Così è avvenuto per
lo yoga, dove le dissertazioni più dotte
si sono alternate a un'incredibile frammentazione di stili. Altrettanto
sta accadendo con la meditazione, dove le citazioni di taluni, pur eccellenti,
maestri orientali, si alternano all'eccessiva semplificazione di coloro
– ce ne sono sempre – che si ritengono in qualche modo portatori, se non
fautori, di verità.
E' possibile insegnare il benessere, la
consapevolezza? Sono forse
pratiche da apprendere, training da realizzare o condurre? A che sarà servito
mai stigmatizzare prima e rifiutare poi l'egemonia culturale e la dittatura
delle varie conventicole pseudo-religiose se poi si sopperisce a quel vuoto
con invenzioni ancor più inconcludenti?
La meditazione non è un lavoro interiore di elaborazione degli stati mentali ... Questa è una svista interpretativa in cui incorrono in tanti. Quindi meditare non implica esercitare o modellare la mente, ma andare al di là della mente stessa, saltare a piè pari i meccanismi che ne perpetuano il chiacchiericcio costante per esplorare una dimensione esistenziale più profonda. La cosiddetta non-mente. Ovviamente la non-mente non esiste. E' solo una sorta di perifrasi del termine meditazione. Il problema è che la meditazione è di per sé inesprimibile. Ci si può girare intorno, indicarla, esemplificarla, dimostrarla, ma mai spiegarla compiutamente. Si può descrivere con un gesto, ad esempio con un atto d'amore, o tacendo ... Rinvenirla dovunque, ma senza riuscire comunque ad afferrarla. Ed è proprio questa la peculiarità più saliente della meditazione. E' sfuggente! Ma quando riconosci di non poterne giammai disporre, allorché ti rendi finalmente conto che non si tratta dell'ennesimo rifugio, o finzione, ovverosia conformità identitaria, ecco la sua verità, ecco la meditazione ...

La meditazione ti rivela purtroppo che la natura inerente di tutti i
fenomeni è l'insostanzialità, il vuoto. Il che ti lascerà un po' di stucco,
ma solo per poco. La perplessità svanirà non appena ti renderai conto che
stai semplicemente abbandonando la possessività, cioè gli attaccamenti,
a favore dell'armonia, della purezza di spirito e d'intenti, della bellezza
... Se condotta senza pregiudizi, la meditazione ti svela che il piccolo
sé non esiste. Oltre ad essere interdipendenti, gli uni nei confronti degli
altri, nonché della natura, concorriamo, inevitabilmente, a determinare
la nostra stessa realtà.
Meditazione è calmare la mente sino a rallentarne l'attività più frenetica.
Quando dialoghiamo sulla meditazione ci riferiamo ad un evento naturale.
Se discutessimo dell'ambiente non avremmo dubbi, sapremmo subito che il
campo del nostro interesse è l'habitat o il retroterra culturale, sociale.
Il paesaggio in cui si estende la meditazione è invece interiore. Uno scenario
ben più profondo di quello psicologico. Un ambiente la cui legge – in senso
metaforico – è soprattutto il discernimento.
Se lo ritieni utile, per qualche attimo al giorno medita, cioè smetti
di pensare. Sii consapevole, ma senza pensieri. Considera che l'oceano della
mente è molto più profondo di qualunque vastità fisica. E i pensieri che
ne perpetuano l'apparente trambusto, la superficiale babele, sono solo gocce.
Sai cosa sono le tempeste? Quelle del cuore, della mente ... Sono nugoli
di gocce anarchiche, prive del benché minimo autocontrollo, soggette ai
capricci volubili degli sbuffi di vento delle sensazioni, dei desideri spasmodici,
delle brame incontrollate, dell'incostanza. Ma tu vorresti ammansirli, vero?
Preferiresti, ovviamente, tranquillizzarti, quindi rasserenarti. E' un punto
importante – il punto d'incontro, il convegno con il prezioso gioiello della
verità è proprio nel silenzio interiore – ma non attribuirgli un peso eccessivo.
Altrimenti la meditazione, vale a dire lo stato di consapevolezza senza
pensieri, ti sfuggirà sempre. Che cerchi, sicurezza? Solo la meditazione,
la distensione profonda della mente, può offrirtela.
Se riuscissimo a metter da parte i pensieri, anche se
solo per pochi attimi ... Dapprincipio un istante, poi due, sino ad ambientarci
nell'oceano della vita, l'incommensurabile sostrato spirituale. Se vuoi
moderare il processo dei pensieri considerali come reazioni a quanto accade
intorno, siamo noi stessi a produrre i pensieri. Per un breve frangente
o per quanto sia possibile rimani con le cose così come sono senza rifletterci.
Per oggi ho concluso, quindi – se lo ritieni, se ti apporta vantaggi,
benefici – medita pure, entra cioè in uno stato di consapevolezza senza
pensieri, ma non trasformare la meditazione in un rito. Ti accorgerai così
dell'ego e della realtà di base di questa vita, cioè l'amore. Riconoscerai
il punto di contatto tra te, la realtà e la gioia ...
Grazie per la cortese attenzione.
01-06-10 (last update: 01-11-11) - nick.salius
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