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Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Se voi iniziate concentrando la mente sulla calma, non otterrete che
una calma fittizia. Che significa la parola "meditazione"? In
questa scuola significa niente barriere, niente ostacoli; meditazione è
al di là d'ogni posizione oggettiva, sia buona sia cattiva. L'espressione "star
seduti" significa non suscitare pensieri nella mente.
Hui-neng
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Non dimenticare di portare le buone esperienze della meditazione nelle
tue faccende quotidiane; invece di agire e di reagire impulsivamente e di
farti trascinare dai pensieri e dalle sensazioni qua e là, osserva con attenzione
la tua mente, sii cosciente e prova a trattare con consapevolezza i problemi
così come si presentano. Se riesci a fare questo ogni giorno, la tua meditazione
avrà funzionato.
Kathleen McDonald
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Quando le realtà divengono evidenti al praticante intento nella meditazione,
allora tutti i suoi dubbi svaniscono perché egli comprende ogni realtà con
la sua causa.
Udana I, 1
Donde nasce il desiderio di meditare? Quel bisogno sorge
spontaneamente. Per alcuni di noi è il tentativo di sopperire o rimediare
a un senso d'insoddisfazione, incompletezza, inadeguatezza. Oppure è il
classico spirito d'avventura che si manifesta nel bisogno di esplorare territori
sconosciuti. Per altri la ricerca di una conferma alle proprie credenze.
Pensi che non ci siano vere risposte a questi quesiti, che si tratti
solo un misto di supposizioni e credenze? No, non è così, le risposte ci
sono, ma non come te le aspetteresti. Dentro ciascuno di noi c'è uno spazio
di silenzio, una sorgente di viva acqua ristoratrice – rammenti la tradizione
biblica? –; alcuni la percepiscono casualmente per un breve frammento di
tempo, si dissetano, ma dopo un fugace lasso ne perdono il contatto. Quindi
si mettono alla ricerca del come e del perché sia accaduto, nonché di un
metodo per ritornarvi. I modi sono tanti, l'amore, la compassione, la
preghiera, la recita continua del
nome del proprio Dio o qualche altra formula significativa, il porsi un
quesito profondamente esistenziale come – chi sono io? – e, infine, può
esserci anche la meditazione.
Cos'è la meditazione, un metodo? Meditare – coltivare il silenzio interiore osservando con distacco i propri pensieri ed emozioni – favorisce la consapevolezza, nonché il superamento di pregiudizi ed idiosincrasie varie. Non concepire la meditazione come una tecnica, bensì come un flusso di consapevolezza che dal particolare ti condurrà spontaneamente ad una visione e realizzazione dell'universale implicito, il più che personale ed al tempo stesso comune fondamento vitale. Una forza generatrice interiore descritta sovente come natura essenziale. La meditazione non è un esercizio, qualcosa che possa esser praticato, ma è possibile creare eventualmente le condizioni affinché accada spontaneamente, cioè favorirne l'insorgere.

La meditazione non è, come spesso si vorrebbe far credere, una metodologia
di matrice orientale; e ovviamente non è nemmeno occidentale. Il fine della
meditazione è sempre lo stesso, tranquillizzare la mente. Il pensiero discorsivo
è paragonabile ad uno specchio d'acqua agitata da un certo numero di onde
ricorrenti. Calmarsi, rilassare o rasserenare la mente consente di percepire
in modo abbastanza cristallino se stessi. Ciò può avvenire solo quando le
onde pensiero si siano placate lasciando intravedere ignote e inattese ulteriori
profondità. Ci si renderà, quindi, conto che la propria effettiva realtà
è l'interdipendenza.
Anche se le pratiche meditative sono orientamenti relativi ai bisogni individuali
e non metodi assoluti, occorre sottolineare che tutte le tecniche presuppongono
un imprescindibile elemento invariante, l'attenzione. Prestare attenzione
significa applicarsi, osservare, diventando coscienti sia d'un eventuale
oggetto d'interesse primario, come ad esempio potrebbe essere il respiro,
che di tutto quanto irrompa, se non gremisca o affolli la mente. Oggetto
d'attenzione è sia la propria interiorità (sentimenti, stati d'animo, pensieri
o idee, ...), che il mondo esterno (suoni, odori, immagini, ...).
In base ai racconti di numerosi meditanti dei quali ho ascoltato l'esperienza
pregressa provo a suggerirti un esercizio specifico. Nessuna invenzione.
Si tratta solo della riproposizione di un metodo ben noto, ma in un linguaggio
semplice, privo di tecnicismi o riferimenti religiosi di alcun genere.
Siedi in silenzio e osserva tranquillamente il flusso dei pensieri che come
nubi attraversano il campo della tua coscienza. Osservare va inteso nel
senso di prendere atto. Dapprincipio i pensieri si susseguono l'un l'altro
quasi vorticosamente. Tuttavia pazientando un po' diventano più radi e si
verificano delle pause durante cui intravedi unicamente – è una metafora
– il cielo limpido della tua consapevolezza. Non intervenire sui pensieri,
non tentare di modificarli, tanto meno di fermarli, non sostenerli o alimentarli.
Astieniti pure dal giudicarli e la mente diverrà serena e rilassata senza
che ti sia impegnato in addestramenti particolarmente difficili. Hai semplicemente
trovato il coraggio di adeguarti ad un ritmo naturale senza contrapporti
a nulla, bensì cavalcando l'onda della tua stessa amorevolezza.
Lo spazio libero e sgombro di pensieri che si rivela è pura coscienza. Il
tenue chiarore ancestrale che lo illumina è una sorta di consapevolezza
dove soggetto e oggetto sono temporaneamente uniti. Ed ecco il conoscitore,
il testimone, colui che riconosce se stesso in quanto essenza.
Esistono tanti modi per descrivere questo processo. Come dicevo, mi sono
attenuto alla tradizione richiamandomi alle indicazioni dei più noti maestri
di meditazione. Forse, per ragioni di sintesi, ho semplificato, ma tu puoi
sempre approfondire ulteriormente. Esercitati solo se ne trai beneficio.
Rammenta che il tutto si può riepilogare così: è sufficiente essere attenti!
Ti sembra meditazione? Dov'è finita l'enfasi retorica di un certo genere
di melliflua spiritualità? Tendi la mano e sorridi ... è tutto.
nick.salius
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