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Come si fa a raggiungere la
consapevolezza? Com'è possibile
guardarsi con distacco, essendo consapevoli delle varie emozioni, stimoli,
pensieri senza che questi possano turbare la quiete interna?
Per quanto mi riguarda rivolgo l'attenzione al flusso spontaneo del
respiro. Dopo un po' di tempo,
è individuale, ma diciamo settimane o mesi, ti accorgerai che dalla
consapevolezza del tuo respiro sarai passato spontaneamente ad uno stato
di consapevolezza più
diffuso, generalizzato. Comincerai a nutrire più fiducia in te stesso.
Ti accenno un rudimento che sono riuscito ad assimilare solo dopo tanto.
Non cercare mai i risultati durante l'esercizio.
La mia risposta si basa su un'esperienza soggettiva. Nessuna pretesa
d'insegnare, ma solo il desiderio di comunicare.
Gli occhi possono esser mantenuti sia aperti che chiusi o socchiusi.
Non ha importanza. Fai come preferisci, come ti sembra più utile. Personalmente
li chiudo.
Quando ti rendi conto di esserti distratto riprendi l'osservazione.
Non devi sacrificarti affatto. Nella maniera più assoluta! Assumi una
posizione confortevole, anatomicamente corretta. Se ti è impossibile
o difficile adopera uno sgabello con lo schienale.
Non esagerare nemmeno nella durata per il semplice motivo che non appena
sarai entrato in sintonia con l'esercizio, e quindi con te stesso, ti
sarà facile trovare il giusto raccoglimento e stabilire quanto tempo
riservargli. D'altra parte un ritaglio durante il corso della giornata
c'è quasi sempre. Puoi benissimo meditare dinanzi il PC (spento).
Per il momento posso ribadire unicamente questo suggerimento: rammenta
che non servono affatto sforzi, bensì pazienza.
E se il respiro divenisse sempre più flebile sino a sembrare quasi impercettibile?
Può accadere. E non solo osservando palesemente il respiro, ma pure
pregando in silenzio, oppure contemplando soggetti religiosi, ... Le
possibilità sono tante. Personalmente non sono attratto dal misticismo,
via che d'altra parte implicherebbe inevitabilmente cure, attenzioni
e circostanze ben diverse da una semplice e solitaria seduta meditativa.
In questa società bisognerebbe propendere alla presenza di spirito come
all'efficienza. Quando mi ritrovai in stati d'animo particolarmente
contemplativi, il mio insegnante mi richiamò alla realtà sollecitandomi
a reagire camminando e lavorando consapevolmente. Esiste anche la possibilità
di continuare ad osservare il respiro fin nei minimi dettagli risalendo
all'impulso della mente che determina il movimento fisico. A questi
livelli di pratica l'attenzione diventa consapevolezza che si riflette
sulla chiarezza della percezione ristabilendo i giusti rapporti tra
le cose, noi stessi ed il mondo che ci circonda, ricreando equilibrio,
equidistanza, una distensione sostanziale dovuta quindi alla presenza
di spirito e non al protrarsi dell'esercizio.
Controllo del respiro
Di tanto in tanto — per approfondire meglio determinati argomenti
— mi servo dei quesiti, inoltrati dai visitatori, cui via via mi capita
di rispondere.
Name: John
Subject: Controllo del respiro
Quesito
Ciao, è qualche giorno che ho trovato questo sito e ho fatto alcuni
primi esercizi e tentativi di meditazione. Ho provato la tecnica della
consapevolezza del respiro, e ho letto l'articolo di approfondimento
dell'Anapana-sati.
Ho tuttavia notato che mi è difficile non influenzare il respiro mentre
mi concentro su di esso. Infatti, non appena divento cosciente del mio
respiro, subito ho l'impressione che il suo controllo passi dall'involontario
al volontario, ragion per cui non segue più il suo ritmo naturale, ma
quello che gli imprimo consciamente. E' solo una mia impressione? O
devo cercare di lasciare che ritorni al ritmo involontario?
Risposta
Gent.mo, ti ringrazio per il quesito. Tieni presente che il sito ha
solo finalità culturali. Non forniamo supporto alla pratica individuale.
Qualunque risposta sarà, quindi, per forza di cose approssimativa e
generica.
Come giustamente consideri, l'atto stesso di osservare il respiro lo
influenza comunque. Purtroppo durante le prime fasi è necessaria una
qual certa applicazione. Una sorta di acclimatazione. In un secondo
momento la pratica diverrà più spontanea. Per evitare d'influenzarne
eccessivamente il ritmo alcune tradizioni consigliano di assumere la
posizione di un testimone distaccato e imparziale. Suggeriscono, cioè,
osservare il respiro come se stesse accadendo a qualcun altro.
La chiave dell'esercizio non consiste nel controllo, ma nell'attenzione.
Meditare è come galleggiare nell'acqua in posizione supina. Solo che
nel nostro caso l'elemento acqua è rappresentato dalla coscienza. Osservare
il respiro è come cavalcare il flusso della coscienza.
Nessuna imposizione. In realtà si tratta solo di un approccio amichevole
verso se stessi cui dovrebbe seguire un opportuno, quanto spontaneo
rilassamento. Il fatto curioso è che la concentrazione subentrerà proprio
a seguito di questa calma. Ci si sentirà, quindi, più sensibili, svegli
e attivi.
Gli sforzi deliberati non fanno altro che distoglierci dal nostro vero
obbiettivo. L'esperienza che non esiste obbiettivo. E' tutto un gioco.
Ci stiamo muovendo in circolo rincorrendo le proiezioni della nostra
stessa ombra. Tuttavia un conto è leggerlo, capirlo ed eventualmente
dissentirne o condividerlo, ben altro esperire. Meditare serve solo
a scoprire direttamente, in prima persona, che la coscienza non è esclusivamente
individuale.
Spero tanto di averti confuso le idee sino al punto da rinunciare alla
meditazione. A che pro trastullarsi con siffatti balocchi quando la
realtà è già, di per sé, così semplice?
Interferenze
Ricorro ancora all'aiuto di un altro lettore che ci pone un quesito
indubbiamente stimolante. Noi non offriamo risposte esaustive, come
d'altronde non pretende di esserlo nemmeno l'articolo. Bensì spunti
per familiarizzare ulteriormente con il tema proposto, ovverosia eccepire,
in prospettiva critica, quanto illustrato.
Name: Marco
Subject: effetti collaterali
Quesito
Buon giorno, vorrei alcuni chiarimenti su cose che mi accadono da quando
cerco di meditare. Quando pongo attenzione al respiro, in qualunque
posizione, inizio a sbadigliare, a intervalli regolari e ravvicinati,
e ciò interrompe e disturba la mia applicazione. E' come se il corpo
tentasse di contrastare la pratica. Altra cosa fastidiosa, quando chiudo
gli occhi, anche nel dormiveglia, vedo pensieri e situazioni attraverso
i disegnini di un giochino che faccio sul pc. Grazie per la tua attenzione
ai miei stupidi problemi, un abbraccio Marco.
Risposta
I problemi che hai menzionato sono molto comuni. Purtroppo i miei suggerimenti
sono per forza di cose superficiali. Non accettarli supinamente, ma
discrimina sempre. Valuta, cioè, secondo le circostanze, le tue preferenze,
e scegli quello che ti rende, al contempo, sia più calmo che attivo.
Giustamente fai notare che l'esercizio si basa sull'attenzione. La tradizione
della meditazione Vipassana suggerisce di rivolgerla a qualunque cosa
si presenti dinanzi lo specchio della mente. Senza verbalizzare o privilegiare
o soffermarsi su alcunché. Quindi, nonostante l'oggetto primario sia
il respiro, anche uno sbadiglio, eventuali immagini, ecc., son più che
degne di nota. Da questo punto di vista non v'è nulla che possa disturbarci.
I contenuti estranei, come ad esempio determinati ricordi, sopraggiungono,
permangono, e se non li alimenti andranno via da soli. Se siedi per
un'ora, cammina, come minimo, per due. Ad ogni modo leggi un buon libro,
oppure cerca un insegnante noto e qualificato.
Epilogo
La meditazione, come la spiritualità, è un viaggio verso l'interiorità.
Ma l'interiorità non è un luogo fisico. Comincia dove finisce la mente
personale e fa capolino l'essere-uno con tutti. Assurdo, ve l'immaginate?
Il cammino è irto d'ostacoli. Chi ve la fa fare? Non è meglio dedicarsi
a festeggiare — magari senza motivo — questa splendida — così sembra
— quanto mai limpida giornata in ottobre?
07-10-08 - nick.salius
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Articoli sulla meditazione
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
Midi
"eyes of blue" is
used with permission
and is copyright © 2007 Bruce DeBoer
http://www.brucedeboer.net
§
Seduto con la spina dorsale dritta, i sensi e la mente rivolti al
corpo, con il mantra che riverbera nel cuore, attraversa il mare spaventoso
di nascita-e-morte.
Educa i sensi all'obbedienza. Regola le tue attività in modo che siano
allineate con la meta. Tieni salde le redini della tua mente, come terresti
quelle d'irrequieti corsieri.
Scegli per la meditazione un luogo pulito, fresco e tranquillo, una
caverna col fondo di terra battuta, senza pietre o polvere protetta
dal vento e dalla pioggia e piacevole alla vista.
Shvetashvatara Upanishad
§
Se addestriamo il respiro, riusciamo a controllare le emozioni: ossia
riusciamo ad affrontare la felicità e il dolore delle nostre vite. Dovremmo
esercitarci finché non arriviamo a tanto; la nostra pratica non sarà
completa finché non riusciremo a vedere chiaramente questa cosa.
Buddhadasa Bhikkhu
§
Io sono colui che tiene il corpo, tu sei colui che tiene il respiro.
Tu conosci il segreto del mio corpo, io conosco il segreto del tuo respiro.
Ecco perché il tuo corpo è nel mio. Tu conosci e io conosco, Ramanatha,
il miracolo del tuo respiro nel mio corpo.
Devara Dasimayya
§
Una volta individuato con chiarezza il vostro punto di contatto del
respiro, non muovetevi da quel punto. Usate quest'unico punto per mantenere
fissa l'attenzione. Senza scegliere un punto, vi troverete a muovervi
dentro e fuori dal naso, ad andare su e giù per la trachea, inseguendo
senza posa il respiro che non riuscite mai ad afferrare perché continua
a cambiare, muoversi e fluire. Se avete segato del legno conoscete già
il trucco. Come carpentieri, non state là in piedi a guardare la lama
della sega andare su e giù, vi girerebbe la testa; ma mettete l'attenzione
sul punto in cui i denti della sega mordono il legno. È l'unico modo
per poter procedere in linea retta. Come meditanti, mettete a fuoco
l'attenzione su quell'unico punto di contatto alla base del naso. Da
questa posizione di vantaggio, guardate l'intero movimento del respiro
con chiara e raccolta attenzione.
Henepola Gunaratana
§
Non aggrapparti al passato e non rincorrere il futuro, perché il
passato non c'è più e il futuro non è ancora arrivato. Vedendo con chiarezza
le cose così come sono, in questo momento, qui e ora, chi pratica la
vipassana vive la vita nella calma e nella libertà. Bisogna stare attenti
oggi; attendere domani potrebbe essere troppo tardi. La morte può arrivare
e coglierci di sorpresa, chi può dirlo? Colui che sa come vivere con
attenzione giorno e notte è colui che conosce il modo migliore per essere
indipendente.
Bhaddekaratta-sutta
§
«Se faccio un inspiro lungo sono cosciente di fare un inspiro lungo.
Se faccio un espiro lungo sono cosciente di fare un espiro lungo. Se
faccio un inspiro breve sono cosciente di fare un inspiro breve. Se
faccio un espiro breve sono cosciente di fare un espiro breve. Inspirando
sono sensibile a tutto il corpo, espirando sono sensibile a tutto il
corpo. Inspirando tranquillizzo le formazioni corporee, espirando tranquillizzo
le formazioni corporee». Così ci si esercita.
Anapanasati Sutta
§
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