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Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Seduto con la spina dorsale dritta, i sensi e la mente rivolti al corpo,
con il mantra che riverbera nel cuore, attraversa il mare spaventoso di
nascita-e-morte.
Educa i sensi all'obbedienza. Regola le tue attività in modo che siano allineate
con la meta. Tieni salde le redini della tua mente, come terresti quelle
d'irrequieti corsieri.
Scegli per la meditazione un luogo pulito, fresco e tranquillo, una caverna
col fondo di terra battuta, senza pietre o polvere protetta dal vento e
dalla pioggia e piacevole alla vista.
Shvetashvatara Upanishad
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Se addestriamo il respiro, riusciamo a controllare le emozioni: ossia
riusciamo ad affrontare la felicità e il dolore delle nostre vite. Dovremmo
esercitarci finché non arriviamo a tanto; la nostra pratica non sarà completa
finché non riusciremo a vedere chiaramente questa cosa.
Buddhadasa Bhikkhu
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Io sono colui che tiene il corpo, tu sei colui che tiene il respiro.
Tu conosci il segreto del mio corpo, io conosco il segreto del tuo respiro.
Ecco perché il tuo corpo è nel mio. Tu conosci e io conosco, Ramanatha,
il miracolo del tuo respiro nel mio corpo.
Devara Dasimayya
§
Una volta individuato con chiarezza il vostro punto di contatto del respiro,
non muovetevi da quel punto. Usate quest'unico punto per mantenere fissa
l'attenzione. Senza scegliere un punto, vi troverete a muovervi dentro e
fuori dal naso, ad andare su e giù per la trachea, inseguendo senza posa
il respiro che non riuscite mai ad afferrare perché continua a cambiare,
muoversi e fluire. Se avete segato del legno conoscete già il trucco. Come
carpentieri, non state là in piedi a guardare la lama della sega andare
su e giù, vi girerebbe la testa; ma mettete l'attenzione sul punto in cui
i denti della sega mordono il legno. È l'unico modo per poter procedere
in linea retta. Come meditanti, mettete a fuoco l'attenzione su quell'unico
punto di contatto alla base del naso. Da questa posizione di vantaggio,
guardate l'intero movimento del respiro con chiara e raccolta attenzione.
Henepola Gunaratana
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Non aggrapparti al passato e non rincorrere il futuro, perché il passato
non c'è più e il futuro non è ancora arrivato. Vedendo con chiarezza le
cose così come sono, in questo momento, qui e ora, chi pratica la vipassana
vive la vita nella calma e nella libertà. Bisogna stare attenti oggi; attendere
domani potrebbe essere troppo tardi. La morte può arrivare e coglierci di
sorpresa, chi può dirlo? Colui che sa come vivere con attenzione giorno
e notte è colui che conosce il modo migliore per essere indipendente.
Bhaddekaratta-sutta
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«Se faccio un inspiro lungo sono cosciente di fare un inspiro lungo.
Se faccio un espiro lungo sono cosciente di fare un espiro lungo. Se faccio
un inspiro breve sono cosciente di fare un inspiro breve. Se faccio un espiro
breve sono cosciente di fare un espiro breve. Inspirando sono sensibile
a tutto il corpo, espirando sono sensibile a tutto il corpo. Inspirando
tranquillizzo le formazioni corporee, espirando tranquillizzo le formazioni
corporee». Così ci si esercita.
Anapanasati Sutta
Come si fa a raggiungere la
consapevolezza? Com'è possibile
guardarsi con distacco, essendo consapevoli delle varie emozioni, stimoli,
pensieri senza che questi possano turbare la quiete interna?
Per quanto mi riguarda rivolgo l'attenzione al flusso spontaneo del
respiro. Dopo un po' di tempo,
è individuale, ma diciamo settimane o mesi, ti accorgerai che dalla consapevolezza
del tuo respiro sarai passato spontaneamente ad uno stato di
consapevolezza più diffuso,
generalizzato. Comincerai a nutrire più fiducia in te stesso. Ti accenno
un rudimento che sono riuscito ad assimilare solo dopo tanto. Non cercare
mai i risultati durante l'esercizio.
La mia risposta si basa su un'esperienza soggettiva. Nessuna pretesa d'insegnare,
ma solo il desiderio di comunicare.
Gli occhi possono esser mantenuti sia aperti che chiusi o socchiusi. Non
ha importanza. Fai come preferisci, come ti sembra più utile. Personalmente
li chiudo.
Quando ti rendi conto di esserti distratto riprendi l'osservazione.
Non devi sacrificarti affatto. Nella maniera più assoluta! Assumi una
posizione confortevole, anatomicamente
corretta. Se ti è impossibile o difficile adopera uno sgabello con lo schienale.
Non esagerare nemmeno nella durata per il semplice motivo che non appena
sarai entrato in sintonia con l'esercizio, e quindi con te stesso, ti sarà
facile trovare il giusto raccoglimento e stabilire quanto tempo riservargli.
D'altra parte un ritaglio durante il corso della giornata c'è quasi sempre.
Puoi benissimo meditare dinanzi il PC (spento).
Per il momento posso ribadire unicamente questo suggerimento: rammenta che
non servono affatto sforzi, bensì pazienza.
E se il respiro divenisse sempre più flebile sino a sembrare quasi impercettibile?
Può accadere. E non solo osservando espressamente il respiro, ma pure pregando
in silenzio, oppure contemplando soggetti religiosi, ... Le possibilità
sono tante. Personalmente non sono attratto dal misticismo, via che d'altra
parte implicherebbe inevitabilmente cure, attenzioni e circostanze ben diverse
da una semplice e solitaria seduta meditativa. In questa società bisognerebbe
propendere alla presenza di spirito come all'efficienza. Quando mi ritrovai
in stati d'animo particolarmente contemplativi, il mio insegnante mi richiamò
alla realtà sollecitandomi a reagire camminando e lavorando consapevolmente.
Esiste anche la possibilità di continuare ad osservare il respiro fin nei
minimi dettagli risalendo all'impulso della mente che determina il movimento
fisico. A questi livelli di pratica l'attenzione diventa così acuta che
la consapevolezza non è più un miraggio. Una presenza di spirito che si
riflette a sua volta sulla chiarezza della percezione.

Di tanto in tanto — per approfondire meglio determinati argomenti — mi
servo dei quesiti, inoltrati dai visitatori, cui via via mi capita di rispondere.
Nome: John
Oggetto: Controllo del respiro
Quesito
Ciao, è qualche giorno che ho trovato questo sito e ho fatto alcuni primi
esercizi e tentativi di meditazione. Ho provato la tecnica della consapevolezza
del respiro, e ho letto l'articolo di approfondimento dell'Anapana-sati.
Ho tuttavia notato che mi è difficile non influenzare il respiro mentre
mi concentro su di esso. Infatti, non appena divento cosciente del mio respiro,
subito ho l'impressione che il suo controllo passi dall'involontario al
volontario, ragion per cui non segue più il suo ritmo naturale, ma quello
che gli imprimo consciamente. E' solo una mia impressione? O devo cercare
di lasciare che ritorni al ritmo involontario?
Risposta
Gent.mo, ti ringrazio per il quesito. Tieni presente che il sito ha solo
finalità culturali. Non forniamo supporto alla pratica individuale. Qualunque
risposta sarà, quindi, per forza di cose approssimativa e generica.
Come giustamente consideri, l'atto stesso di osservare il respiro lo influenza
comunque. A volte, durante le prime fasi, è necessaria un po' di concentrazione.
In un secondo momento la pratica diverrà più spontanea. Per evitare d'influenzarne
eccessivamente il ritmo alcune tradizioni consigliano di assumere la posizione
di un testimone distaccato e imparziale. Suggeriscono, cioè, osservare il
respiro come se stesse accadendo a qualcun altro.
La chiave dell'esercizio non consiste nel controllo,
ma nell'attenzione. Meditare è come galleggiare nell'acqua in posizione
supina. Solo che nel nostro caso l'elemento acqua è rappresentato dalla
coscienza. Osservare il respiro è come cavalcare il flusso della coscienza.
Nessuna imposizione. In realtà si tratta solo di un approccio amichevole
verso se stessi cui dovrebbe seguire un opportuno, quanto spontaneo rilassamento.
Il fatto curioso è che a seguito di questa calma l'attenzione meramente
esteriore si convertirà in vera concentrazione interiore. Ci si sentirà,
quindi, più sensibili, svegli e attivi.
Gli sforzi deliberati non fanno altro che distoglierci dal nostro vero obbiettivo.
L'esperienza che non esiste obbiettivo. E' tutto un gioco. Ci stiamo muovendo
in circolo rincorrendo le proiezioni della nostra stessa ombra. Tuttavia
un conto è leggerlo, capirlo ed eventualmente dissentirne o condividerlo,
ben altro esperire. Meditare serve solo a scoprire direttamente, in prima
persona, che la coscienza non è esclusivamente individuale.br />
Spero tanto di averti confuso le idee sino al punto da rinunciare alla meditazione.
A che pro trastullarsi con siffatti balocchi quando la realtà è già, di
per sé, così semplice?

Ricorro ancora all'aiuto di un altro lettore che ci pone un quesito indubbiamente
stimolante. Noi non offriamo risposte esaustive, come d'altronde non pretende
di esserlo nemmeno l'articolo. Bensì spunti per familiarizzare ulteriormente
con il tema proposto, ovverosia eccepire, in prospettiva critica, quanto
illustrato.
Nome: Marco
Oggetto: effetti collaterali
Quesito
Buon giorno, vorrei alcuni chiarimenti su cose che mi accadono da quando
cerco di meditare. Quando pongo attenzione al respiro, in qualunque posizione,
inizio a sbadigliare, a intervalli regolari e ravvicinati, e ciò interrompe
e disturba la mia applicazione. E' come se il corpo tentasse di contrastare
la pratica. Altra cosa fastidiosa, quando chiudo gli occhi, anche nel dormiveglia,
vedo pensieri e situazioni attraverso i disegnini di un giochino che faccio
sul pc. Grazie per la tua attenzione ai miei stupidi problemi, un abbraccio
Marco.
Risposta
I problemi che hai menzionato sono molto comuni. Purtroppo i miei suggerimenti
sono per forza di cose superficiali. Non accettarli supinamente, ma discrimina
sempre. Valuta, cioè, secondo le circostanze, le tue preferenze, e scegli
quello che ti rende, al contempo, sia più calmo che attivo.
Giustamente fai notare che l'esercizio si basa sull'attenzione. La tradizione
della meditazione Vipassana suggerisce di rivolgerla a qualunque cosa si
presenti sulllo specchio della mente senza verbalizzare o privilegiare alcunché.
Quindi, nonostante l'oggetto primario sia il respiro, anche uno sbadiglio,
eventuali immagini, ecc., son più che degne di nota. Da questo punto di
vista non v'è nulla che possa disturbarci. I contenuti estranei – come ad
esempio determinati ricordi – sopraggiungono, permangono, e se non li alimenti
andranno via da soli. Se siedi per un'ora, cammina, come minimo, per due.
Ad ogni modo leggi un buon libro, oppure cerca un insegnante noto e qualificato.
La meditazione, come la spiritualità, è un viaggio verso l'interiorità.
Ma l'interiorità non è un luogo fisico. Comincia dove finisce la mente personale
e fa capolino l'essere-uno con tutti. Assurdo, ve l'immaginate? Il cammino
è irto d'ostacoli. Chi ve la fa fare? Non è meglio dedicarsi a festeggiare
— magari senza motivo — questa splendida — così sembra — quanto mai limpida
giornata in ottobre?
07-10-08 (last update: 01-09-11) - nick.salius
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