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Meditare è stare nella vita così come essa accade, senza
volerla ricondurre a noi. Sintesi del capitolo 15 del libro "La
scomparsa dell’orizzonte" a cura dell'Eremo
dal silenzio.
Oggi affrontiamo tutto quello che da parte dell’uomo viene compiuto
per disporsi all’avvento della vita.
L’atto meditativo è una disposizione interiore, è un disporsi della
mente e di tutto l’essere rispetto alla realtà interiore o esteriore;
rispetto alla realtà dei pensieri, delle emozioni, delle azioni; rispetto
alla realtà dell’altro, qualunque sia l’altro con cui ci relazioniamo.
Ciò che riguarda la meditazione non è una questione di tecnica e questa
è la ragione per cui non abbiamo sviluppato nessuna tecnica particolare
e non ci importa di svilupparne. Ci importa invece molto come la persona
si dispone rispetto a ciò che accade nel suo intimo o fuori di esso.
Tu segui l’inspiro e l’espiro, nel frattempo..
Durante la meditazione la persona osserva ciò che accade: osserva, ascolta,
reagisce a tutto ciò che accade, che sia pensiero, emozione o sollecitazione
dei sensi; il meditante non si sottrae, è lì, presente.
Nell’atto meditativo non segui il processo mentale o il processo emotivo,
ma l’attenzione è costantemente focalizzata su ogni aspetto che colpisce
la mente, o che colpisce l’emozione, o che colpisce la percezione; si
osserva un pensiero e lo si lascia fluire, si osserva un’emozione e
la si lascia dissolvere; si osserva una sensazione e la si lascia svanire;
non si indugia nel pensare né nel sentire, si lascia che ogni cosa sorga
e ogni cosa tramonti.
Meditare è questo disporsi ad accogliere la vita nelle sue infinite
manifestazioni e l’attimo dopo lasciarla andare; accoglierla e lasciarla
andare, accoglierla e lasciarla andare.
E’ non trattenere; è non aspettarsi niente; è non perseguire nessuno
stato di coscienza particolare.
Meditare è stare lì, con l’attenzione posata su ogni evento che accade
nel presente, vedendo il gioco della mente che costantemente vorrebbe
portarti verso il passato o verso il futuro, vedendo quando vuole agganciare
un pensiero o un’emozione e li vuole coltivare; meditare è disconnettere
e tornare a ciò che accade.
Vedere, disconnettere, tornare; vedere, disconnettere, tornare.
La meditazione non è un processo, è la rottura di tutti i processi,
è la disarticolazione di tutti i processi perché nella meditazione l’osservatore
costantemente ritorna all’oggetto osservato, a ciò che accade nell’attimo
presente e non lo connette con il prima e con il dopo.
Tutto l’essere si manifesta nell’atto meditativo, nella sfera degli
istinti, nella sfera delle emozioni, nella sfera del pensiero; tutto
l’essere è coinvolto, tutto l’essere emerge.
Meditare non è coltivare una parte di sé, magari la parte buona, o la
parte santa, o la parte spirituale; meditare è arrendersi a ciò che
sorge dentro di sé e fuori di sé. E’ arrendersi ad un impulso sessuale,
è arrendersi al cane che abbaia fuori, è arrendersi al vicino che si
addormenta e russa.
L’atteggiamento di chi medita è privo di scopo, la meditazione di per
sé non ha scopo, non c’è una ragione, non c’è una finalità per cui la
persona si siede o si distende un attimo, all’interno della propria
giornata; non c’è una ragione precisa, c’è un qualcosa che la sospinge.
La persona si ferma, non ha importanza in che posizione, e comincia
ad osservare se stesso e la vita, quello che sorge, ed evita di apporre
etichetta, commento, giudizio.
Semplicemente osserva, e più osserva e non appone etichetta, più la
realtà sorge nelle sue mille manifestazioni, è autorizzata a sorgere,
le permettiamo di sorgere; allora la meditazione è veramente un grande
momento di conoscenza di sé, perché ogni aspetto della propria mente
e del proprio essere può emergere e lì, siccome non viene apposto giudizio,
si impara a vedere fino in fondo.
La meditazione non è uno stato trascendentale, è contatto con la realtà,
è lasciarsi attraversare dalla realtà così come essa è, di qualunque
natura sia, di qualunque portato morale sia; senza aggiungere niente,
semplicemente osservando, prendendo atto, registrando come osservatore
neutrale, ciò che accade.
Meditare è il gesto del non muoversi di fronte alle bordate del proprio
essere e della vita, è stare lì qualunque cosa sorga, qualunque fantasma
si presenti, qualunque condizione i flussi di energia nel nostro essere
producano, perché evidentemente, la meditazione porta con sé anche processi
energetici particolari, ma certo noi non cerchiamo stati alterati di
coscienza; registriamo gli stati alterati quando si verificano.
Meditare è un disporre la mente, il cuore, il corpo, l’essere su tutti
i piani, al presente che accade e lasciare che il presente ci attraversi
in tutte le sue forme, come sensazione, come emozione, come comprensione
e come processo energetico.
Quando la persona si ferma e crea uno spazio nella sua giornata perché
sente l’impellenza di quel gesto, entra in una economia di vita particolare;
il gesto stesso del fermarsi è un relativizzare tutto ciò che ha fatto
fino a quel momento, è un dire: “Ho fatto delle cose, ho vissuto intensamente,
mi sono speso in questa giornata, adesso sento l’esigenza di fermarmi;
a volte non sento nemmeno l’esigenza di fermarmi ma lo faccio lo stesso,
come atto di disciplina”. E’ importante anche questo, perché no?
A volte la mente è così eccitata che non riesce a fermarsi, allora la
fermiamo con un atto di disciplina, diciamo no, adesso basta. Ci sediamo
seguendo semplicemente l’inspiro e l’espiro e osservando magari dalla
finestra, quell’albero che sta là fuori, o quel raggio di luce, o semplicemente
stando ad occhi chiusi; ognuno sceglie la forma che più gli aggrada.
Stai qui, stai qui e comincia a lasciar andare tutto ciò che hai costituito
in questa tua giornata, stai qui; inspiro dopo espiro impari a calarti
in ciò che accade attimo dopo attimo, pensiero dopo pensiero, emozione
dopo emozione, impari a lasciar estinguere ogni pensiero ed ogni emozione;
impari ad osservare quando sorgono e a lasciarli transitare; stai qui.
Pian piano avviene un distendersi, avviene un allentarsi dell’eccitazione
della mente, il corpo diventa più presente, la realtà attorno a noi
diventa più presente, alcuni elementi che colpiscono i sensi è come
se venissero amplificati.
Naturalmente la mente si affaccia in continuazione e in alcuni momenti
riprende il sopravvento e allora scopri che sei andato dietro a un pensiero,
o a un’emozione, o a un impulso istintuale: è sorto, non ha importanza,
non c’è il modo giusto di fare meditazione, non c’è l’atteggiamento
giusto nella meditazione, c’è lo stare dentro ciò che accade attimo
dopo attimo, in quel tempo che dedichi a te stessa, in cui ti osservi
e ti vedi.
Tutto fa parte del processo meditativo, il pensare e il lasciar defluire
il pensiero. Noi siamo costantemente dentro processi e dentro dinamiche;
la meditazione è l’osservazione della realtà senza giudizio e quando
ciò che accade non viene etichettato, immediatamente muore.
Nasce e muore, nasce e muore, nasce e muore, questa è la dinamica di
fondo quando non c’è etichettatura e giudizio: tutto nasce e tutto muore.
Perché mai dovremmo impedire a qualcosa di nascere, e chi siamo noi
per impedire ad un pensiero o ad una emozione di nascere? Perché mai
dovremmo impedire alla vita di cantare se stessa attraverso un pensiero,
un’emozione o un impulso istintuale, perché mai?
Noi osserviamo la vita che canta se stessa, questo è il meditare; osservare
la vita che canta se stessa e non apporvi giudizio, ovvero scomparire
di fronte alla vita che narra di sé.
Non è che la vita canti se stessa soltanto attraverso il canto dell’uccellino,
o il volto di quella persona, o quella luce particolare; la vita canta
se stessa anche attraverso i nostri pensieri, le nostre emozioni, i
nostri turbamenti, le nostre ansie; tutto è vita.
Allora un’ansia sorge e un’ansia scompare; una preoccupazione sorge
e una preoccupazione svanisce; un sorriso sorge e un sorriso se ne va.
Meditare è stare nella vita così come essa accade, senza volerla ricondurre
a noi, ai nostri parametri, alle nostre visioni, ai nostri schemi.
Meditare è un arrendersi; io sono qui e mi arrendo. Migliaia di volte
in un’ora il gesto dell’arrendersi: io mi arrendo di fronte alla vita
che sorge, non la giudico, non la critico, non mi aspetto, io non voglio;
io sono colui che si arrende, che è disponibile ad arrendersi.
Meditare è osservarsi, ascoltare, tacere, arrendersi.
Non c’è niente di più lontano da noi delle tecniche e della ricerca
degli stati di coscienza alterati o particolari; non critico questo,
dico che appartiene ad altri approcci che non ci riguardano.
Nella meditazione siamo interpellati dalla vita che ora si presenta
in un modo, ora in un altro; ora si presenta come canto d’uccello, ora
come campana che suona, ora si presenta come ansia che sorge, non ha
importanza.
Il meditante è nudo di fronte alla vita; il meditante non lotta contro
la mente, non combatte la sua battaglia privata contro il mostro tentacolare;
il meditante vede la sua mente, accoglie la sua mente, sorride sulla
sua mente e non l’asseconda.
Come è vero che sono lontane da noi le tecniche è anche vero che è lontano
da noi questo combattere contro la mente, ritenuta il nemico; ma quando
mai! Nemico di chi? La mente è vita che si manifesta, il corpo è vita
che si manifesta, il canto dell’uccello è vita che si manifesta: tutto
osserviamo, tutto ascoltiamo, tutto lasciamo che accada; tutto dimentichiamo,
tutto lasciamo morire, tutto lasciamo andare.
Lo sguardo del meditante è vasto sulla realtà: la osserva, la vede nel
suo lievitare, nel suo manifestarsi, nel suo ribollire e non la segue;
più questo atteggiamento viene coltivato, più l’osservatore scompare;
più la mente viene contrastata, più l’osservatore si rafforza e permane
e diventa il censore di se stesso.
Meditare è arrendersi alla vita che non è mai come noi ce l’aspettiamo,
che mai ti manda quello stato che vorresti, quella condizione che vorresti;
desidereresti che la tua mente tacesse e invece si affolla di pensieri;
vorresti che la tua emozione si quietasse, invece sprizza eccitazione
e allora la mente dice: “Non sto meditando, mi sto eccitando”, invece
quell’eccitazione è vita che si manifesta e che pulsa, ma noi la giudichiamo
e consideriamo che l’eccitazione sia incompatibile con la meditazione,
e invece ciò che è incompatibile con la meditazione è il giudizio che
apponiamo sulla nostra eccitazione. L’eccitazione è quel che è, è vita
che canta; il pensiero è quel che è, ma anche il giudizio è quel che
è, anche il giudizio è natura della mente, anche il giudizio è realtà,
realtà della natura profonda della mente che si manifesta.
Se tutto è perfetto così com’è, se anche la mente nel suo manifestarsi
e nel suo agganciarsi è perfetta così com’è, anche nel suo giudicare
è perfetta così com’è.
Allora il problema non è se la mente è perfetta o non è perfetta, il
problema è lasciare che ogni cosa nasca e ogni cosa muoia, perché nel
momento in cui seguiamo qualcosa di accaduto perdiamo di vista la realtà
che di nuovo accade; la realtà è costantemente nuova e si presenta ora
in questo modo, ora in quell’altro; in una frazione di secondo in un
aspetto, in un’altra frazione in un altro aspetto e non ha nessuna importanza
se in quel momento, su quell’aspetto, la mente appone un giudizio, l’attimo
dopo tu sei già sull’altro aspetto che la vita ti ha presentato.
E’ dimenticato l’aspetto precedente ed è trascorso il giudizio che portava
con sé.
Ciò che veramente è rilevante è l’atteggiamento interiore con cui viviamo
tutto questo, e quel sorriso che ad un certo punto ci pervade osservando
lo scorrere della manifestazione umana.
Il problema non è se la mente canta se stessa e mette le sue etichette,
il problema è come io mi relaziono con quelle etichette, il giudizio
che ne do. Se io dico: “Dio mio!, la mia mente sta mettendo etichette!”,
o se invece sorrido sul suo mettere etichette allo stesso modo di come
sorrido sul mio cane che si mette a pancia per aria e si offre per una
carezza!
Sul cane sorrido, perché è nella sua natura quel gioco, e perché non
doveri sorridere sulla mia mente che etichetta? E’ nella sua natura
quella modalità!
Quindi la meditazione non è altro che un grande sorriso sulla vita che
attimo dopo attimo accade, ma per sorridere bisogna imparare a non prendersi
troppo sul serio; non solo, per sorridere bisogna non essere dei forzati
della meditazione, degli stacanovisti della meditazione o della via
interiore, o della ricerca spirituale; per poter sorridere su ciò che
la nostra mente e i nostri impulsi recitano direi che bisogna essere
un pochino scanzonati.
Le persone quando iniziano il percorso interiore sono sempre fortemente
motivate, poi, man mano che vanno avanti e vengono coinvolte nella routine,
nei processi, nel percorso stesso, imparano ad alleggerire, a diventare
più tolleranti; imparano a capire che c’è un prendere confidenza con
tanti aspetti dell’essere e della vita e un diventare meno severi, meno
arcigni, meno censori.
Da questo alleggerimento nascono poi un sorriso e un’accoglienza per
sé, nasce un lasciar andare, nasce una tenerezza e, col tempo, una profonda
compassione che è comprensione profonda dei processi e del sorriso sui
processi; che è resa alla natura intima della vita e porta in dono con
sé lo smettere di brontolare e di protestare. Della compassione parleremo
in futuro, ma è veramente il frutto più grande che sorge lungo la via
interiore.
“Come la persona si ferma nell’atto meditativo”, cosa significa questa
frase, bisogna per forza fermarsi fisicamente? Perché non è che esista
soltanto una meditazione statica, esiste anche una meditazione dinamica;
se la meditazione è semplicemente quell’ascoltare, quell’osservare,
quell’accogliere senza giudizio e senza aspettativa ciò che accade,
se la meditazione è questo arrendersi, allora questo avviene sia stando
fermi che camminando, che muovendosi, che operando. E’ certamente più
facile sedersi sulla propria seggiola o sul proprio cuscino ad osservare
i processi che accadono dentro e fuori di noi; mentre cammini, lavori
o guidi, effettivamente è più complessa l’operazione, ma è soltanto
una questione di allenamento.
Una persona che ha iniziato, ad esempio, attraverso la meditazione statica
e l’ha frequentata a lungo, pian piano ha cominciato a comprendere che
quell’atteggiamento che lì, nella sua solitudine, nella sua immobilità,
ormai gli è diventato famigliare, può portarlo anche nel camminare,
anche mentre lava i piatti, anche mentre sta sul lavoro, anche mentre
guida l’automobile; può farlo.
Meditare è un modo di stare nella vita e non è che la vita la passiamo
sopra al nostro cuscino da meditazione: c’è qualcuno che trascorre una
parte rilevante della propria vita sul cuscino, altri fanno quello e
vivono nel mondo, altri ancora vivono e basta e hanno sviluppato nel
dinamismo della loro esistenza una forte consapevolezza, una forte capacità
di osservazione di sé; quindi, per carità, ci sono tante vie per quanti
sono gli uomini, però, di certo, noi incoraggiamo la persona a sviluppare
questo sguardo e questa resa al presente, ma a farlo in ogni momento
della sua giornata, nella relazione con l’altro e con il mondo.
Si potrebbero dire tante cose, ma a me non interessa un granché prendere
in esame i vari modi di meditare, le varie scuole di pensiero; a me
interessa trasmettere questa visione della meditazione come essere vigili
e presenti sull’atto che accade, e come atto dell’arrendersi; con questa
espressione intendo, lo ripeto, quel non apporre etichetta, non proferire
giudizio, quel lasciare che una cosa nasca e subito dopo svanisca.
Quando una persona ha compreso questo, basta, è sufficiente; dopo è
solo questione di allenamento, di ritornare, ritornare, ritornare a
questa modalità..
“Eremo dal silenzio”
via Caravaggio 13
61039 San Costanzo PU
Sito web: Contemplazione.it
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Articoli sulla meditazione
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
§
Se ti concentri, entri in trance e ti siedi in meditazione concentrandoti
su un oggetto, impostando la mente sulla consapevolezza e la contemplazione,
praticando la via come un manichino meccanico, quando mai arriverai
alla meta?
Pao-Chih
§
Così non abbiate fretta e non cercate di spingere o affrettare la
pratica. Fate le vostre meditazioni delicatamente e gradualmente, passo
dopo passo. Riguardo alla pace interiore, se arriva, accettatela; se
non arriva, accettate anche questo. Così è la natura della mente: dobbiamo
trovare il nostro giusto passo e mantenerlo con costanza.
Ajahn Chah, Bodhinyana
§
In meditazione, non aggrapparti a nulla e non respingere nulla. Lascia
che venga quel che viene e accoglilo, qualunque cosa sia. Se ti vengono
belle immagini mentali, va bene. Se ti vengono brutte immagini mentali,
va bene lo stesso. Osserva tutte le cose allo stesso modo e rimani in
pace con qualunque cosa si manifesti. Non combattere con quel che sperimenti:
semplicemente osservalo attentamente.
Bhante Henepola Gunaratana, Consapevolezza in parole semplici
§
La meditazione e' un'irruzione nella realta', non un isolamento dalle
pene della vita. Vi permette, anzi, di penetrare tanto in profondita'
nella vita e nei suoi aspetti che riuscite a penetrare la barriera del
dolore e andare oltre la sofferenza.
Bhante Henepola Gunaratana, Consapevolezza in lingua corrente
§
Non dimenticate di portare le buone esperienze di meditazione nelle
vostre attività quotidiane. Invece di agire e reagire impulsivamente
e di seguire i pensieri e le sensazioni qua e là, osservate con attenzione
il vostro cuore, siate consapevoli e provate a trattare con perizia
i problemi nel momento in cui si presentano. Se riuscite a far questo
ogni giorno, la vostra meditazione sarà riuscita.
Kathleen McDonald
§
In una notte scura brancolano coloro per i quali solo il mondo esterno
è reale; in una notte ancor più scura vivono coloro per i quali solo
il mondo interiore è reale. La prima convinzione inclina a una vita
d'azione, la seconda a una vita di meditazione; ma solo coloro che uniscono
l'azione con la meditazione possono attraversare il mare della morte
con l'azione ed entrare nell'immortalità con la pratica della meditazione.
Così abbiamo udito dai saggi.
Isha Upanishad
§
È cruciale per voi capire che cosa sia la meditazione. Non è una
certa speciale posizione del corpo e non è soltanto un insieme di esercizi
mentali. La meditazione è la coltivazione della consapevolezza e l'applicazione
di quella consapevolezza una volta che l'avete coltivata. Non c'è bisogno
di sedersi per meditare: potete meditare mentre lavate i piatti, mentre
siete sotto la doccia, o sui pattini a rotelle, o mentre digitate sui
tasti del computer. La meditazione è consapevolezza applicata a ogni
attività della vita. Ciò non è facile.
Henepola Gunaratana
§
La meditazione non è ritirarsi sull'Himalaya, né isolarsi dalla vita
reale. Non è una pratica fine a sé stessa disgiunta dalla vita quotidiana.
La meditazione non è uno sforzo, non è una attività. La meditazione
non è utopia, non è fuga. Anche se si presenta come una inversione di
marcia, un rifuggire, un opporsi dagli schemi di vita in cui siamo imprigionati
e non sembra affatto in sintonia con la mentalità puramente tesa all'utilitarismo
ed al profitto. La meditazione è la fine di ogni utopia, di ogni fuga.
Osho
§
Quando pratichiamo la meditazione zen, la mente segue sempre il respiro:
quando inspiriamo, l'aria entra nel mondo interno; quando espiriamo,
l'aria esce nel mondo esterno. Il mondo interno è illimitato e il mondo
esterno è parimenti illimitato. Noi diciamo «il mondo interno» o «il
mondo esterno», ma in realtà c'è un solo mondo, indivisibile. In questo
mondo illimitato, la gola è come una porta oscillante. L'aria entra
ed esce come qualcuno che passi attraverso una porta oscillante. Se
pensi «io respiro», l'«io» è di troppo. Non c'è nessun tu che dica «io».
Ciò che chiamiamo io è solo una porta oscillante che si muove quando
inspiriamo e quando espiriamo. Si muove e basta; questo è tutto. Quando
la mente è pura e sufficientemente calma per seguire questo movimento,
non c'è niente: nessun io, nessun mondo, nessuna mente e nessun corpo:
solo una porta oscillante.
Shunryu Suzuki Roshi
§
L'amante bussò alla porta dell'amata : «Chi è?», chiese lei dall'interno.
«Sono io», disse lui. «Allora vattene! In questa casa non c'è posto
per due». L'amante, respinto, andò nel deserto a meditare per mesi,
riflettendo sul significato delle parole dell'amata. Infine tornò a
bussare alla porta: «Chi è?». «Sono te». E la porta s'aprì immediatamente.
Attar di Neishapur
§
"Ma che cosa fa sì che questi "esperti" predichino le loro convinzioni
e le chiamino verità?", chiese un visitatore. Il Buddha rispose: "A
parte la consapevolezza, non esiste alcuna verità assoluta. Secondo
il falso ragionamento, un'opinione è giusta e l'altra sbagliata. E'
la predilezione per le proprie care opinioni a far sì che si affermi
che chiunque non è d'accordo è destinato a fare una brutta fine. Ma
nessun vero cercatore si incaglia in tutto questo. Passa via in pace
e va' per la via immacolata, libero da teorie, credi e dogmi".
Majjhima Nikaya
§
Come far fronte ai pensieri ondivaghi? Volubili sono le nubi in volo,
tuttavia non sono separate dal cielo; possenti sono le onde dell'oceano,
tuttavia non sono separate dal mare; pesanti e stratificati sono i banchi
di nebbia, tuttavia non sono separati dall'aria; frenetica prilla mente
nel vuoto, tuttavia dal vuoto mai si separa.
Milarepa, dai Cento Mila Canti
§
Quando ci fidiamo con cuore aperto possiamo percepire qualunque cosa
accada, nel momento stesso in cui accade, con mente fresca e immacolata,
libera dalle contaminazioni della speranza e del timore. Chögyam Trungpa
Rinpoche usava l'espressione "primo pensiero, pensiero migliore" per
indicare il primo istante della percezione fresca, anteriore all'interpolazione
delle nuvole colorate e coloranti del giudizio e della formazione della
personale interpretazione. "Il primo pensiero" è il "pensiero migliore"
perché non è ancora stato soffocato da tutte le nostre opinioni e interpretazioni,
dalle speranze e dai timori, da simpatie e antipatie. È la percezione
diretta del mondo così com'è. A volte scopriamo il "primo pensiero,
pensiero migliore" rilassandoci nel presente in un modo molto semplice.
Jeremy Hayward
§
«[Nella pratica della meditazione ] quando si presenta un piacere
o un dolore corporeo, è molto semplice: lo percepisci e lo lasci andare.
Non devi sottoporlo ad alcun processo di alcun genere. Ogni situazione
è unica, di conseguenza accompagnala e lasciala accadere secondo la
sua natura». Domanda: «Non capisco bene che cosa voglia dire "accompagnala"».
Chögyam Trungpa: «È una questione di accettazione. Anche se l'accettazione
di ciò che ti sta accadendo può essere disorientante, semplicemente
accetta la situazione data senza cercare di trasformarla in qualcosa
d'altro; non cercare affatto di trasformarla in un processo educativo.
Semplicemente osservala, percepiscila e quindi abbandonala. Se sperimenti
qualcosa e ti disappropri dell'esperienza, allora crei uno spazio fra
te stesso e quella conoscenza, che semplicemente le consente di fare
il suo corso. La disappropriazione è come il lievito nel processo di
fermentazione. È un processo che fermenta lo stato mentale in cui cominci
ad imparare e a "sentire" correttamente».
Chogyam Trungpa
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