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Nel momento in cui desideriamo la felicità, cominciamo ad attaccarci
a essa con la mente. In primo luogo, ci attacchiamo alla nostra idea di
felicità. Ci rivolgiamo al mondo esterno come a una fonte di soddisfazione
e cerchiamo là fuori le cose che normalmente associamo con la felicità:
l'accumulo di ricchezza, il successo, la fama o il potere. Non appena ci
attacchiamo a qualche idea - felicità, successo o altro - c'è già un certo
stress. L'adesione è in sé uno stato stressante e tutto ciò che ne deriva
è parimenti stressante. Per esempio, provate a stringere la mano in un pugno.
Non appena cominciate a serrare le dita, dovete impiegare una certa energia
per mantenerle strette. Quando lasciate andare il pugno, la mano è di nuovo
libera. La stessa cosa accade alla mente. Finché è in uno stato di presa
non potrà mai essere libera. Non potrà mai percepire la pace o la felicità,
anche se avesse tutte le ricchezze, la fama e il potere del mondo.
(Thynn Thynn)
Non pensare nemmeno a idee come la schiavitù e la liberazione;
semplicemente lascia andare tutti i desideri e con saggezza e disidentificazione
porta a termine la cessazione della mente. La mente ritorna in vita anche
se sorge soltanto il pensiero «che io possa esser liberato». (Maharamayana)
Probabilmente lo sai già. Per meditare rimani qui e ora; presente al
presente; non proiettare l'immaginazione verso il futuro; non rievocare
nemmeno alcun ricordo del passato. Per lo meno durante il breve periodo
i cui ti dedichi al raccoglimento interiore, ovverosia alla tua pratica.
Bene, ma che significa, com'é che si traduce in concreto tutto ciò? Con
il senno di poi mi sembra semplice, ma prima che il mio insegnante di meditazione
me lo suggerisse, dubito che ci avrei pensato.
Invece d'indottrinarmi con tutte quelle proposizioni egli mi disse: «Rimani
senza desideri. Proprio così: siedi e non desiderare nulla. Accada quel
che accada – in senso metaforico – ma non desiderare nulla. Non cercare
di rilassarti. Non sperare di ottenere benefici, di raggiungere un discreto
stato meditativo, di ottenere più concentrazione, calma, chiarezza. non
ambire la compassione. non serve osservare la tua mente. Non attenderti
nessuna estasi, alcun risveglio, nessun raggiungimento. Non ... desiderare.
E, aggiunse, non sperare di conoscere te stesso.

Quindi siedi, assumi una posizione consona e pratica
la non-pratica. Entro un breve lasso di tempo – dipende dal tuo stato d'animo
iniziale – comprenderai ciò che centinaia, se non migliaia di libri o maestri,
tentano di descriverti. La consapevolezza non sarà più un genere di conoscenza
esotica, astratta o metafisica, ma comincerà a diventare realtà.»
Essere o sentirsi senza desideri per il breve periodo che concerne una
seduta di meditazione non significa affatto rinunciare al futuro, bensì
cogliere la ricchezza dell'adesso, farne tesoro per utilizzarla, in un secondo
momento, come stimolo nella progettualità del domani.
01-08-11 - nick.salius
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