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Meditazione nel Web » Immagini per la meditazione (la foto è © dreamstime.com)

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«Quando, prima, ci si siede per meditare — e poi quando si torna al cuscino —, possiamo riconoscere che non si parte da zero. Qualunque cosa il giorno precedente, settimana, mese, anno, decennio abbiano portato, è subito chiaro che le nostre menti sono già in movimento, hanno già un moto e uno slancio verso una particolare direzione, prima ancora di sedersi. L'esperienza, quando ci sediamo a meditare, sia che siamo stati seduti per 30 minuti o per 30 anni, spesso riflette la nostra precedente "formazione" fisica e mentale»

(Gaylon Ferguson)

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Metta (l'amorevolezza) va estesa a tutti gli esseri e a tutte le manifestazioni, tuttavia con le persone incontriamo difficoltà. È molto più facile amare gli uccelli, i cani, i gatti e gli alberi che non le persone. Gli alberi e gli animali non rispondono, ma le persone sì, così questo è il punto in cui comincia il nostro lavoro. Alcuni studenti, a volte, non provano niente mentre praticano la meditazione di benevolenza. Non è cosa di cui ci si debba preoccupare; il pensiero indirizzato abbastanza spesso nella giusta direzione alla fine produrrà il sentimento. Ogni contatto con gli organi di senso produce sensazioni: il pensiero è il sesto senso e anche se stiamo soltanto pensando all'amore, il sentimento alla fine si manifesterà.

(Ayya Khema - © copyleft perle.risveglio.net)

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«Nel complesso, la pratica della meditazione è un lavoro approssimativo. Bisogna accettare di essere stupidi e cominciare essendo stupidi. All'inizio, decidere di provare la pratica della meditazione è solo un saltare a qualche conclusione sul da farsi. All'inizio della pratica, piuttosto che meditare, si immagina di meditare. Quindi, per cominciare, tutta la pratica si basa sulla confusione. E la confusione si accetta come parte del percorso. Dal momento che la situazione è molto sciolta e disorganizzata, è come piombare in un territorio sconosciuto. Un sacco di persone lo trova spaventoso. Non siete abbastanza sicuri di ciò in cui vi siete coinvolti. Ma questo è l'unico modo per entrare nella pratica»

(Chögyam Trungpa)

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«È importante sedersi con la chiara intenzione di esser presenti. Nello stesso tempo bisogna lasciar andare le aspettative. In un senso molto reale, ciò che succede quando ci sediamo non è affar nostro. La pratica - della meditazione, ndr - consiste nell'accettare qualunque cosa sorga invece di cercare di controllare l'esperienza. Ciò che possiamo controllare è lo sforzo saggio di essere presenti a ciò che è»

(Narayan Liebenson Grady)

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«La pratica della mettā bhāvanā è la coltivazione della nostra amichevolezza. Non implica il pensiero positivo né l'autoimposizione di un artificiale atteggiamento positivo. Non c'è bisogno di sentirsi amorevoli o gentili durante la pratica della mettā bhāvanā. Piuttosto, meditiamo sulle nostre buone intenzioni, per quanto deboli o forti esse siano e annaffiamo i semi di queste intenzioni. Annaffiando le intenzioni salutari, invece di esprimere quelle non salutari, sviluppiamo quelle sane tendenze in noi stessi».

(Gil Fronsdal)

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«La meditazione non è sempre la stessa cosa; potrete sperimentare momenti di pace, momenti di tristezza, momenti di gioia, momenti di rabbia, momenti di sonnolenza. Il terreno cambia continuamente, ma si tende a focalizzarsi sul negativo: "Quest'esperienza dolorosa è destinata a durare per il resto della mia vita". La tendenza a fissarsi sul negativo è qualcosa cui possiamo avvicinarci consapevolmente, possiamo notarla, darle un nome, osservarla, testarla e dissolverla, usando le capacità apprese con la pratica».

(Sharon Salzberg)

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"Solo la meditazione può rendere civilizzata l’umanità, perché solo la meditazione permette di sprigionare la creatività che ogni essere umano possiede, sottraendogli al tempo stesso la distruttività. La meditazione porterà alla luce la tua compassione, e si porterà via la tua crudeltà. La meditazione ti renderà responsabile di fronte al tuo stesso essere, per cui non potrai più agire come un criminale. Per essere un criminale occorre avere una profonda inconsapevolezza. La meditazione distrugge la tua inconsapevolezza e apre le porte alla luce: all’improvviso tutto ciò che stavi facendo, mosso dalle tue tenebre interiori, inizia a dissolversi come neve al sole."

(Da: Meditazione: La Soglia Interiore - Osho)

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Una forte determinazione di essere felici vi aiuterà. Non aspettate le circostanze per cambiare, credendo erroneamente che in esse stanno le difficoltà. Non fate dell'infelicità un'abitudine cronica, con la quale affliggete voi stessi e i vostri associati. E' una benedizione per voi stessi e per gli altri se siete felici. Se possedete la felicità voi possedete ogni cosa; essere felici significa essere in sintonia con Dio. Quella forza di essere felici ci viene attraverso la meditazione.

(Paramahansa Yogananda)

Ipse Dixit » Meditazioni quotidiane

Dopo la meditazione del mattino – che, beninteso, non considero un rito, ma solo una semplice opportunità per sentirmi, successivamente, più calmo e concentrato – il mio maestro di meditazione declamava una breve, improvvisa, estemporanea riflessione. I temi non concernevano sempre la pratica vera e propria. Si trattava, semmai, di considerazioni del tutto occasionali suscitate dal rinnovato spirito o clima di consapevolezza che si era via via affermato tra gli astanti. Ne riporto alcune con l'intento di dimostrare che la spiritualità non è quel fenomeno retrogrado e fatiscente diffuso e propagandato negli ultimi secoli tra le masse innocenti da furbi, quanto infidi, speculatori dello spirito. La spiritualità non è quell'oppio mentale sprigionato per salvaguardare specifici quanto ben circoscritti tornaconti. Ma all'occorrenza può aiutare a comprendere la vera natura delle peripezie e delle sofferenze che – salvo rari intervalli – ci attanagliano alquanto ciclicamente.

- Bisogna fare silenzio. Occorre permettere che la voce dell'esistenza si faccia strada, si affermi, emerga o s'imponga sul fragore e il tumulto della vita con l'esercizio della meditazione quotidiana. Non si tratta, peraltro, di una scelta religiosa, ma di un'esigenza indispensabile per rivitalizzare, dinamizzare e rigenerare la propria realtà. Il dialogo interiore dovrà – ovviamente in via episodica – essere interrotto per dar spazio alla saggia voce del cuore che discende, soprattutto, dalla consapevolezza. Che tu viva ai margini di un bosco o nel tramestio pressoché impetuoso di un'immensa metropoli sarà di certo opportuno dedicare una piccola parte del proprio tempo alla ricerca dell'essenza.

- Riscoprire lo spazio interiore in cui regnano e predominano l'amicizia per se stessi che si riflette sugli altri, l'autostima.

- Il silenzio mi rilassa. Qual'é il motivo? Mi riporta al presente, mi aiuta a ri-centrarmi meglio.

- Il ruolo di un insegnante di meditazione è quello di un catalizzatore ... aiutare ad espandere, cioè, la peculiare attitudine alla consapevolezza.

- Pratiche per la meditazione? Siedi, ma senza adagiarti. Osserva, ma senza sognare. Ascolta il silenzio. Visualizza, ma non vagheggiare. Stai fermo, ma senza indugiare. Rimani lì senza attenderti nulla, non obbiettare, non rifiutare, non ricercare, in uno spazio di pura ricezione. Poi reitera.

- Colui che medita non non pensa più né al mondo interiore né al mondo esteriore. Non li ricorda, ma non significa che si sia isolato. Una delle chiavi più utili per accedere all'empireo della meditazione è il sentimento, ma investigheremo quest'ulteriore argomento più in là.

- Considera il frammento come fosse il fondamento ... In quanto alla meditazione non è affatto vero che debba star seduto, puoi meditare anche prodigandoti – con i mezzi che ti sono che più congeniali – per chiunque soffra.

- Cos'ho da dirti? Nulla! Posso rimanere solo in silenzio. Come aiutarti? Se mi segui ... : "Chiudi gli occhi e rimani lì fermo senza pensare finché le circostanze non ti costringano a riprendere le attività di sempre. Non esiste un dentro dove tu debba inoltrarti. Quindi non c'è nemmeno un fuori. Ma solo coscienza che si astiene o, al massimo, riflette come uno specchio. Se non v'è un dentro, né un fuori, tutto è uno. Prova subito."

- Quo vadis? Ovverosia: dove stai andando? Da nessuna parte. Se mi stessi recando in qualche luogo, se stessi tentando di raggiungere uno scopo, conseguire una meta, mirare a un obbiettivo spirituale, come ad esempio realizzare il risveglio, l'illuminazione, perderei il mio tempo. Dissiperei il tempo di chiunque legga o sia alla ricerca della chiave di volta esistenziale, del mistero celato, dell'enigma che sta dietro la vita, dell'arcano che la rappresenta.

- Sono cauto. Per quanto tenti di essere razionale ho vissuto eventi relativamente inspiegabili. Se t'incammini al di là della mente – animato da uno spirito compassionevole e positivo – prima o poi t'imbatterai anche tu in circostanze che sorprendono.

- Il tempo non si ferma mai. In una mia vita precedente – sempre che l'avessi vissuta veramente – avrei detto: sembra un destriero con le ali dispiegate. La versione odierna sarebbe invece quella di un bimotore che fende le nuvole.

- Perché adottare una nuova religione, seguire un altro stile di vita, illudersi di cambiare per non cambiare nulla? Non sarebbe meglio prendere atto delle proprie radici e proiettarsi verso il futuro, ma esercitandosi, soprattutto, ad essere se stessi, qui, ora, nell'adesso, nel presente?

- Gli sfoghi del discepolo: - "Maestro, mi sento in trappola, è come se mi trovassi in un corridoio senza fine, o in un ambiente senza via d'uscita, una vera e propria prigione. Che mi succede?" - "Hai troppi appigli, figliolo."

- Esiste un ipotetico centro della consapevolezza? Non sto parlando di chakra o altro. Ebbene, la meditazione lo risveglia. ... Il segreto della spiritualità e, quindi, della meditazione – ovverosia il fatto che tu riesca a percepire determinate realtà – è tutto nello stato di coscienza. Quanto più elevato, tanto più sarai in sintonia con la fragranza della consapevolezza.

- Rivolgersi al padre o alla madre – in caso di bisogno d'aiuto – è naturale. Sennonché nasce D'io, che forse non è altro se non un Io nobilitato. Gioco di parole a parte, Dio non è né dentro né fuori, né immanente, né trascendente, ma ambedue. Com'è possibile? Beh, in teoria mi sembra semplice: è l'Uno, che poi è il fine della meditazione e dello yoga.

- Il multiverso della spiritualità. Se dapprincipio la meditazione ti appare come una serie di dimensioni astratte e parallele, in un  secondo momento ti renderai conto che schiude un livello di coscienza essenzialmente unificato. Le religioni organizzate – al contrario – sono, quanto mai, spesso e volentieri, il buco nero della consapevolezza.

Epilogo

Maestro, ci incontreremo? No, potrei influenzarti sul serio. Potresti cominciare a credere nelle sciocchezze che la mia mente, in vena di burle, racconta  e perdere di vista l'essenziale, il tuo benessere, che coincide inevitabilmente con quello della società nel suo complesso. Quindi meglio limitarsi a qualche chiacchiera informatica.

04-03-12 - nick.salius