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I maestri spirituali sono bodhisattva, esseri del risveglio che trasmettono
compassione e saggezza.
La vita degli autentici maestri spirituali è, sovente, una recita consapevole
in cui fingono di essere coinvolti nel gioco delle parti. Oppure si divertono
a recitare i ruoli più stravaganti in sintonia o in contraddizione con le
aspettative dei più.
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Questi pensieri, idee o teorie sono efficaci nella misura in cui ci consentono di divenire un pochino più consapevoli, di noi stessi come degli altri, del mondo che ci circonda. Tuttavia essi non sono dottrine, principi, ideologie. Forse ci aiuteranno a percepire la vita, nel suo insieme, in un modo più puro. Cercando, cioè, di superare i filtri dei pregiudizi mentali. Rivelando ciò che siamo realmente: antichi come le montagne, in cammino lungo una via infinita e senza meta ...
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La meditazione è un metodo di ricerca spirituale le cui radici culturali sembrerebbero orientali. D'altra parte lo sono pure la maggior parte delle tradizioni religiose occidentali. Il cristianesimo, ad esempio, proviene dal Medio Oriente e Gesù il Nazareno fu perfettamente orientale: si comportò e visse come tale.
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La preghiera è uno degli espedienti per meditare. Non si contrappone
affatto alla meditazione perché essa è una tecnica di meditazione ben precisa.
Dio significa "ciò che è". Egli coincide con l'esistenza ed è
sia immanente che trascendente, sia personale che impersonale. L'esistenza
non ha ragion d'essere, semplicemente è. D'altra parte per convincersene
veramente bisognerebbe aver provato, almeno qualche volta, una sensazione
di gioia immotivata.
Per noi occidentali cosa significa avere un maestro? Che
idea ne abbiamo? Lo riteniamo indispensabile per un percorso di meditazione,
oppure pensiamo che la sua presenza e il suo aiuto siano superflui?
Bisognerebbe vedere, innanzitutto, cos'é che s'intende per maestro. Se
crediamo che il maestro spirituale sia un essere superiore che prescrive
una ricetta unica e impone dei dogmi, sarà meglio evitare persino d'incontrarlo,
subiremmo una delusione. E nel caso ci fossimo già imbattuti in un individuo
così saccente da elargire a iosa realizzazioni ad hoc o verità incommensurabili,
sarà meglio allontanarsene a gambe levate. Se invece il maestro è un soggetto
che, innanzitutto, testimonia con la sua presenza l'esistenza di una possibilità
alternativa, cioè di una vita consapevole in cui predominino, naturalmente,
la gioia, la compassione e il sorriso, senza chiedere o imporre nulla a
chicchessia, in tal caso sarà possibile anche ascoltare ciò che dirà. Senza
mai abbandonare, ovviamente, il proprio spirito critico.
La nostra fervida immaginazione diviene sete di sapere, curiosità. Non siamo scettici, ma i credenti supini ci sembrano degli ebeti. La base della saggezza è la fede che scaturisce dall'esperienza. Non si può credere a qualcosa che non si conosce. Coloro che percepiscono la propria anima, o una sua parvenza, non lo declamano, non pregano in pubblico come pappagalli. Le espressioni religiose popolari sono genuine, non altrettanto i fondamentalismi teologici di tante tristi organizzazioni pseudospirituali. Pur di non perdere il potere, che in sostanza è politico, i loro esponenti, "maestri, assistenti, insegnanti, ecc.", ciechi che pretenderebbero di guidare altri ciechi, sono disposti a diffamare, demonizzare, ecc.

Ma dov'è la loro benevolenza, quale amore diffondono? Contaminano i semplici
con sottili e striscianti paure. Si dichiarano infallibili, detentori unici
della verità. Chiunque abbia ancora, dopo le innumerevoli manipolazioni
subite, suo malgrado e sin dalla più tenera età, una qualche capacità di
pensare e riflettere autonomamente, si rende conto della follia, dell'esaltazione,
del degrado etico di tanti tra questi presunti religiosi. L'attuale livello
di civiltà è una conquista della scienza e non della teologia. E' lecito
ed auspicabile esprimere forti dubbi su tutte le posizioni irrazionali.
Qualcuno ha detto che la verità brilla di luce propria. Noi pensiamo, parafrasando, che chiunque abbia occhi appena appena discreti può intravederne subito un barlume. Basterà aprirli, ma con coraggio. Infatti, dapprima, la situazione reale sembrerà molto deludente. In seguito, la chiarezza mentale che ne deriverà sarà capace di sopperire al dolore inflitto in secoli e secoli di volgari menzogne a tutti coloro che confidarono fiduciosamente, ma ingenuamente, alle mani tese ricolme di miracolosa pietà. La pietà dei roghi, dell'oltranzismo e dell'intolleranza. Ahimè, non sono affatto cambiati. Né gli uni, né gli altri.

Il criterio per salvaguardarsi è semplice: diffidare di tutto ciò che
non può essere dimostrato.
Un visitatore chiese a tal proposito: a cosa serve la verità ultima se non
è fruibile dalla ragione? La mia risposta fu la seguente: la verità ultima
usufruibile dalla ragione? Se pensi o immagini di trovarla da qualche parte
in modo da servirtene è solo una supposizione. La verità ultima è qui, ora,
ma non riusciamo a vederla all'esterno perché ancora non l'abbiamo individuata
dentro di noi (o viceversa).
Il nostro pensiero conclusivo è il seguente: credere, innanzitutto, in
se stessi, nelle proprie capacità di autodeterminazione, non subire mai
passivamente alcuna ingiustizia. La pratica della meditazione ci fornirà
l'energia necessaria per essere creativi e reagire sempre. Ma con grande
attenzione e producendo sempre azioni costruttive.
Infine alcune parole del Buddha Gautama Siddharta: " ... perciò, Ananda,
siate un'isola a voi stessi. Siate un rifugio a voi stessi. Non ricorrete
voi stessi ad alcun rifugio esterno. La verità (Dhamma) sia la vostra isola,
la verità il vostro rifugio. Non usate altro rifugio. ... ".
(last update: 01-05-12) - nick.salius
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