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Un tale chiese al Buddha: «Vorrei sapere qualcosa sullo stato di pace
di cui parli, quello stato di solitudine e di quieto distacco. Come fa una
persona a diventare calma e indipendente senza desiderare di aggrapparsi
a nulla?». «Una persona arriva a questo - rispose il Buddha - sradicando
l'illusione "io sono". Stando sveglio e attento, comincia a lasciar andare
gli appigli mentre si presentano. Ma qualunque risultato riesca a raggiungere,
deve guardarsi dall'orgoglio interiore. Deve evitare di ritenersi migliore
degli altri, o peggiore o uguale, dato che i paragoni danno risalto all'io.
Dovrebbe cercare la pace dentro e non dipendere da essa in nessun altro
posto. Perché quando una persona è calma dentro, l'io non si trova più.
Nelle profondità dell'oceano non ci sono onde; è calmo e immoto. È lo stesso
per la persona pacificata; è tranquilla, senza alcun desiderio da afferrare.
Ha lasciato andare i fondamenti dell'io e non ricrea più l'orgoglio né il
desiderio».
Sutta Nipata
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In un mattino nebbioso, un uomo remava controcorrente; all'improvviso
vide un'altra barca che veniva verso di lui, senza cercare di evitarlo;
gli stava venendo proprio addosso! Gridò: «Attento! Attento!», ma la collisione
ci fu lo stesso e la sua barca quasi affondò. L'uomo s'arrabbiò molto e
cominciò a inveire contro l'altro barcaiolo, dicendogliene di tutti i colori.
Ma, guardando meglio, si avvide che sull'altra barca non c'era nessuno.
La barca s'era semplicemente sciolta dall'ormeggio ed era stata portata
a valle dalla corrente. Tutta la sua rabbia svanì e si mise a ridere di
cuore.
Thich Nhat Nanh
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Se non seguite qualcuno vi sentite molto soli. E allora siate soli! Perché
avete paura di star soli? Perché siete a faccia a faccia con voi stessi
così come siete e vi trovate vuoti, ottusi, stupidi, sgradevoli, colpevoli,
ansiosi - un'entità secondaria, scadente, di seconda mano. Affrontate questa
realtà: guardatela, non fuggitela. Nel momento in cui fuggite comincia la
paura.
Jiddhu Krishnamurti
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Un guru è uno che ti dice di gettar via tutte le grucce che t'hanno indotto
a credere essenziali per la tua sopravvivenza. Il vero guru ti dice: «Gettale
via e non le sostituire con altre grucce di fantasia o magari computerizzate.
Tu puoi camminare; e se cadi, puoi rialzarti e camminare di nuovo». Questo
è quello che noi consideriamo — e che persino la tradizione considera —
come il vero guru; non quelli che al giorno d'oggi vendono merci scadenti
al mercato della spiritualità. È un commercio; s'è trasformato in un mercato
popolare del sacro. Non sto condannando nulla. Ma finché dipenderai da qualcun
altro per risolvere i tuoi problemi, sarai impotente. E quest'impotenza
viene sfruttata da gente che in realtà non ha affatto le risposte ai tuoi
problemi, ma ti danno un certo tipo di palliativo. La gente si accontenta
di questi palliativi e si adagia in questo genere di cose, invece di occuparsi
da sé dei propri problemi.
Uppaluri Gopala Krishnamurti
Non fatevi suggestionare da mirabolanti racconti, né dalla
tradizione, né dal sentito dire. Non fatevi convincere dall'autorità dei
testi religiosi, né dalla mera logica o dalle supposizioni, né dal piacere
della speculazione intellettuale, né dalla plausibilità, né dall'idea "questo
è il mio maestro". Invece, Kalama, dopo averle attentamente esaminate, accettate
soltanto quelle cose che avete sperimentato e trovato giovevoli e lasciate
perdere, invece, le cose che presentano caratteristiche insane. (Anguttara
Nikaya, III, 65)
E' un po' che non scrivo sulla figura del maestro spirituale. Tento sempre
di evitare che qualcheduno si confonda e creda che il maestro sia un soggetto
infallibile, o sia privilegiato – non sorridete per favore – nei rapporti
con la divinità, con un Buddha, con Dio, con il Brahman, con l'assoluto.
Certo che in passato ne ascoltammo e ne leggemmo scempiaggini!
Il maestro di cui vi parlo fu un tizio reale che conobbi e frequentai diversi
anni fa. M'insegnò soprattutto a tacere quando non serviva che parlassi,
che non chiedessi, – tranne l'indispensabile – e a smettere di costruire
castelli se non occorreva che pensassi. Mi chiese di non citarlo mai. Altrimenti
ne avrei fatto un idolo e ciò avrebbe nuociuto o illuso tanti suoi simpatizzanti.
Ciò non toglie, tuttavia, che non possa accennare – rielaborandone il ricordo
– a qualche sua opinione.
La cosiddetta illuminazione non è un qualcosa che si debba ricevere.
Noi tutti siamo già illuminati, solo che ci ritroviamo quasi sempre abbacinati
dallo sfavillio esterno senza riuscire ad ambientarci a sufficienza alla
nostra interiorità. Ciò che sembra una discontinuità tra lo stato di consapevolezza
usuale e quello di una persona che ha iniziato a esplorare se stesso, percependo
i nuovi chiari iridescenti albori, è dovuto al fatto che, non appena intravista
la propria luce interiore, cominceremo a proiettare le nuove scoperte, realizzazioni,
all'esterno, riproducendo lo stesso gioco di sempre. Quindi divenire consapevoli
delle nostre proiezioni è, oltremodo, fondamentale.
Ci sono due concetti ricorrenti, impermanenza e interdipendenza che non
possono esser compresi appieno intellettualmente, ma bisogna intuirli esistenzialmente.
In realtà, così come ben pochi pregano davvero seguendo la propria ideologia
religiosa, ancor meno sono propensi a meditare. Per rendere un po' più soft
l'approccio diciamo spesso: vita consapevole come processo meditativo. Ma
chi è che si sforza di diventare un po' più consapevole, di distinguere
tra i condizionamenti pregressi e ciò che è? Davvero pochi! D'altra parte,
specialmente durante i primi approcci spirituali, esser più consapevoli
equivale a divenire empatici e condividere le sofferenze altrui, comprenderle
tentando di lenirle. La via non è duplice, e non esistono progressi se non
nella propria fervida fantasia.
Sintetizzo alcuni appunti che lessi in un suo diario.
Un amico mi ha scritto. «Ciao, leggo spesso le tue "meditazioni", interessanti.
Il problema è che io sono a passione alternata, oppure, con un altra metafora,
amo veleggiare in superficie. Di tanto in tanto do un'occhiata all'interno,
vedo cose stupende, ma poi mi ritraggo. E per ritornarci devo affrontare
ogni volta le medesime difficoltà. Sempre come se fosse la prima volta,
o quasi. Forse perché gli attaccamenti hanno la meglio? No! Semplicemente
perché l'abitudine a "soffrire" è così forte che non riesco a scrollarmela
di dosso. Cosa ne pensi, amico, hai qualche suggerimento a proposito dell'abitudine?
Ho smesso di fumare, quello si, ma non sono andato oltre. Grazie mille.»
Sei proprio fantastico. Ti sei posto le domande, e mi suggerisci pure le
risposte. Ambientati alla dimensione interiore – o se preferisci al silenzio
– e lo stupore iniziale diverrà serenità, compassione, ma anche energia,
celebrazione. Quindi ti basterà chiudere gli occhi per un breve periodo
e rinvenire ... la calma! Cosa pensavi di trovare? L'abitudine può essere
positiva o negativa, dipende dai casi, ma rifuggi sempre dalla disattenzione.
Solo pochi fortunati riescono a concepire realmente e quindi a intuire
e percepire l'assoluto subito. In genere avviene solo alla fine di un certo
percorso. Tuttavia mi chiedo. Parlare dell'assoluto serve davvero a ri-scoprirlo?
Quanto può essere utile cantarne le lodi senza conoscerlo davvero, ma solo
per esaltarsi emotivamente immaginando e credendo di esserne partecipi senza
che ciò corrisponda alla realtà dei fatti quando poi basta un nonnulla per
svegliarsi e riprecipitare nella dura realtà quotidiana? Non dipingere mai
il mondo in bianco e nero. La vita è multicolore. Sappine cogliere le incommensurabili
sfumature.
Quando devi assumere una decisione importante e non sai, sinceramente,
che pesci prendere, prova a consultare la Vita. Ritirati in disparte, osserva
il problema e le relative, eventuali o probabili soluzioni alternative sotto
tutti gli aspetti possibili. Quindi taci, cioè rimani in rispettoso silenzio
e attendi che l'esistenza o l'essenza medesima ti proponga una risposta.
Pertanto valutala opportunamente. Sarà superfluo che lo dica, ma se infine
ti sembrerà giusta mettila in pratica. Quest'ultima maniera di rapportarti
alla quotidianità ti avvicina alla meditazione.
Meditazione, che parolina magica. La pronunci e non accade nulla. Sei qui
da me, seduto letteralmente ai miei piedi, eppure sono incapace di spiegartela.
Ma posso giraci intorno, esemplificare, o nel migliore dei casi persino
trasmetterla. "Io" sono come un fiore che emana un sottile profumo. Tuttavia,
se non decidi d'annusarlo non ne trarrai giammai beneficio.
I veri maestri non chiedono mai nulla. Qualche volta ti parlano del loro
modo di vedere la vita. Prospettive che a te non gioverebbero comunque.
Non lasciare mai niente in sospeso. Per quanto in tuo potere concludi tutto
ciò che hai iniziato. Non lasciare strascici.
Mi fa piacere che mi abbia fatto visita, tuttavia se non ci fossi sarebbe
lo stesso. Amico, sei libero di scegliere come di non scegliere, d'ascoltarmi
come di voltarti dall'altra parte, ciò nondimeno finché sei qui, ai piedi
di questa sacra montagna, non dimenticare di respirare consapevolmente l'aria
rigenerante di questo splendido luogo. Lascia che la Verità raggiunga chiunque
senza cercare mai d'imporgliela. Il mio motto preferito? Vivi senza ...
(affanni, preoccupazioni eccessive, ecc.) ... e l'energia ti coglierà dovunque.
Caro maestro, suggerimenti che diedero luogo a conseguimenti piccoli
piccoli, ma così profondi e importanti che non finirò mai di ringraziarti.
01-09-09 - nick.salius
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