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Tantra e meditazione
Vi suggeriamo la lettura di un ottimo libro:
Elmar e Michaela Zadra, Tantra e meditazione - Rizzoli - 299
pagine, illustrato.
Segue la presentazione, nonchè un esauriente brano. Per sapere di più:
www.maithuna.it
La meditazione tantrica libera la testa da tutti i pensieri, capovolge
verità e principi, sradica le convinzioni su noi stessi e sul mondo.
Meditare è così semplice che molti non ci riescono e passano ore seduti
su un cuscino a fare cose complicate. In questo libro trovi dei metodi
tantrici per il tuo viaggio interiore: dalle micro-meditazioni durante
la giornata, alla meditazione unita all’atto sessuale, fino al ritiro
nell’oscurità.
Meditare e trasgredire
Si pensa comunemente che meditare sia sedersi a gambe incrociate
su un cuscino, respirare in modo rilassato, guardarsi dentro, diventare
tranquilli e arrivare a una pace interiore che si manifesta nel leggendario
sorriso di Buddha.
Questo è vero, ma solo per la metà. E’ sorprendente che molti testi
sulla meditazione e anche diversi maestri moderni descrivono la meditazione
ancora nei termini di questo stereotipo fiabesco.
Se mediti sul serio e per periodi prolungati invece incontri tutt’altro,
esperienze terrificanti o dolorose che spesso nei testi sacri vengono
dimenticate. Forse i santi, quando hanno raggiunto la meta e scrivono
le loro memorie, per non togliere la speranza ai loro discepoli o per
l’innata capacità della memoria umana di cancellare gli episodi brutti
ricordandosi solo quelli belli, tendono a tralasciare le descrizioni
degli inferni interiori che hanno vissuto.
E’ vero che nella pratica della meditazione si può aprire il cielo e
si possono vivere stati di tranquillità, di beatitudine e di libertà
mentale come in nessun altro momento della vita, che si possono trascendere
tutte le divisioni interiori, tutti i blocchi corporei per arrivare
a una fluidità che pervade l’intero essere, dandoci un sapore così intenso
del momento che non serve più alcuna ricerca della felicità, perché
è già lì, davanti a noi, o meglio: dentro di noi. E’ vero che ci possiamo
immergere in un flusso talmente scorrevole del respiro che la mente
si pacifica in un vasto spazio senza essere più disturbata da alcun
pensiero. Ma è altrettanto vero che durante la meditazione si possono
vivere dolori infernali, che la schiena, le gambe, il petto, la testa
possono dolere come raramente una persona che non è stata torturata
e che non è stata afflitta da patologie distruttive, ha avuto occasione
di sperimentare. E’ anche vero che la sofferenza emozionale della completa
perdita di orientamento, della scissione interiore, della lotta con
se stessi, del litigio tra mente e corpo, delle energie bloccate ovunque,
può assumere un’intensità che ci fa quasi uscire dalla pelle. Come può
accadere che per ore o giorni cadiamo in una noia, dove nulla succede,
nulla cambia, nulla si trasforma, peggio delle lezioni più noiose che
abbiamo subito durante la nostra educazione scolastica.
Insomma la meditazione non è nient’altro che la vita stessa. Ci offre
gli stessi sentimenti, le stesse percezioni fisiche, gli stessi meccanismi
del pensiero, con una differenza: siccome siamo rivolti esclusivamente
verso l’interno, viviamo tutto in modo amplificato e diventiamo consapevoli
che la nostra esperienza di vita non dipende dal mondo esterno, ma che
lo creiamo e lo ricreiamo continuamente attraverso i nostri modi schematici
di pensare e di sentire.
Se i maestri e i libri di questi aspetti difficili della meditazione
qualche volta parlano indicando anche l’atteggiamento migliore per continuare
l’esplorazione del sé, cioè l’osservazione continua con equanimità,
di una cosa non parlano quasi mai: delle fantasie erotiche che emergono
durante la meditazione. Anche molti buddhisti che a differenza dei cristiani
non sono contrari al sesso, evitano di toccare questo argomento.
Nel tantrismo, che sin dall’inizio riconosceva l’importanza del corpo,
dei suoi desideri e delle passioni, l’idea di dover separare lo spirito
dal corpo, la meditazione dal sesso, non è mai esistita. I tantrici
da 3.000 anni considerano la passione sessuale non un ostacolo alla
meditazione, ma un veicolo per la scoperta del vero sé. Mentre tutte
le grandi religioni di matrice patriarcale cercano con affanno di escludere
il sesso dalla vita spirituale, il Tantra che è di matrice matriarcale,
lo include nelle sue pratiche, partendo da un semplice principio: un’energia
repressa non può mai, e mai, essere trasformata nello spazio di pura
coscienza, se non è stata prima liberata. In altri termini: finché non
riconosci e accetti la tua sessualità, la tua rabbia, il tuo pianto,
ecc. queste energie ti possiedono e ti controllano, sei tentato di proiettarle
sul mondo esterno come San Girolamo, Yeshe Tsogyal e altri, che vedono
demoni all’esterno senza riconoscerli per quello che sono: fantasie
sessuali e perciò frutti della loro mente. In questo preciso momento
il sottile filo della coscienza meditativa viene interrotto e ritornano
all’ordinaria mente dualistica.
Quando l’energia passionale del corpo è maggiore della stabilità di
una mente equanime e non trova sbocco nel corpo sottile, meditare diventa
un’impresa ardua. Allora conviene cambiare metodo e passare dall’osservazione
all’espressione. Liberare la sessualità con giochi erotici come quelli
descritti in precedenza abbrevia il percorso, perché un corpo soddisfatto
è più disposto a rilassarsi e ad aprirsi a quelle vibrazioni energetiche
sottili, che sono caratteristiche per gli stati profondi della meditazione,
di un corpo teso per l’energia sessuale trattenuta.
E siccome la gran parte delle persone vive la sessualità con vergogna,
timore, eccesso di desiderio, ansia di prestazione o altre tensioni
che la rendono meno spontanea di altri sentimenti, questo principio
si può applicare quasi a tutti: prima la liberazione, poi la meditazione!
Evitare il samsara non porta automaticamente al nirvana, piuttosto ci
conduce nel limbo grigio di una “inavvertita depressione spirituale”.
Perciò la scelta di chi desidera avviarsi sulla via spirituale non è
un o-o: o il piacere o lo spirito; ma un e-e: il piacere e lo spirito.
(…)
Il tantrismo lascia a ognuno scegliere il suo stile di vita e adatta
i metodi di ricerca alla sua scelta personale. Se preferisce stare da
solo nella natura e in celibato, se gradisce includere l’attrazione
magica verso l’altro sesso nel suo percorso spirituale, se vuole crescere
insieme al suo partner e meditare in unione sessuale, o se desidera
altre pratiche che espandono la consapevolezza. A chi sceglie la via
dell’unione sessuale, il tantrismo lascia anche aperto se farlo nella
forma visualizzata o con un partner vero. Nel Vajrayana (Buddhismo
tantrico tibetano) esistono meditazioni in unione che i praticanti fanno
con una consorte immaginata e altre che fanno con una donna reale.
Se vuoi provare una pratica in forma visualizzata, puoi fare la seguente
meditazione che abbiamo imparato da Neel Fasting, una maestra tantrica
danese. Ti può aiutare a integrare i sentimenti suscitati dalla lettura
dei capitoli precedenti:
Seduto su un cuscino o su una sedia puoi chiudere gli occhi e lasciar
emergere nella tua mente diversi simboli chiusi, per esempio tutte le
tue fantasie erotiche, specialmente quelle che non hai ancora messo
in pratica o per timore o per mancanza di tempo o di un vero interesse.
Respira durante questa visualizzazione in modo consapevole per poter
sentire gli effetti delle tue fantasie nel corpo.
In tutto questo panorama di vari episodi immaginati lascia ora emergere
come prima quella fantasia che ti mette più paura: vedi la scena, i
visi e i corpi delle persone coinvolte, gli odori, le luci dell’ambiente
dove si gioca, lasciati sentire i sentimenti che provi mentre ti immagini
di partecipare. Prendi alcuni respiri profondi e lascia ora emergere
una seconda fantasia: quella che fisicamente ed emozionalmente ti immagini
come la più bella, la più allettante. Respirala mentre vedi di
nuovo questa scena davanti al tuo occhio interiore e senti certe emozioni
sulla pelle.
Prendi una serie di respiri profondi e, sempre nell’immaginario, visualizza
ora la scena che ti fa più paura sulla tua sinistra e la scena più bella
sulla tua destra. Ora alzati in piedi e con un passo consapevole entri
nella scena alla tua sinistra e quando sei arrivato lì, assumi anche
la postura nella quale ti sei visto prima mentre te la sei immaginata,
fai i gesti associati al tuo ruolo, l’espressione mimica ed entri con
tutto il tuo corpo nel ruolo che ti sei assegnato nella tua fantasia
più difficile. Puoi anche, come un attore, dire le parole che fanno
parte della scena per immedesimarti ancora meglio. Respira la tua postura
con tutto il corpo e lasciatela sentire fino in fondo. Dopo alcuni minuti
lasci finire la scena naturalmente ed esci con un passo consapevole
ritornando sul tuo cuscino o la sedia in mezzo. Rimani lì per un po’
con un respiro naturale e osserva cosa avviene nel tuo corpo e nella
mente.
Poi con un altro passo consapevole entri nella scena della tua più bella
fantasia a destra, assumendo la postura, provando i sentimenti e pronunciando
le parole di quello che ti eri immaginato prima. Respira anche queste
sensazioni attraverso tutto il tuo corpo per alcuni minuti e poi ritorna
sul posto centrale, che è la sede dell’osservatore che non è coinvolto
in nessuno dei due vissuti. Respira naturalmente e rivolgi lo sguardo
all’una e all’altra esperienza riconoscendo: tutti e due sono prodotti
della mia mente.
Prendi ora una posizione confortevole chiudendo gli occhi per sentire
tutte e due le scene accanto a te, forse ti danno la sensazione
di un’asse tra l’affascinante e il temibile, sulla quale sei seduto
giusto al centro. Respira in maniera morbida, rilassata, centrata, con
un ritmo di respirazione che include il petto e l’addome, dove la colonna
vertebrale e il bacino sono flessibili, le spalle sono rilassate e le
mascelle sciolte. E inizia ora a respirare tutti e due le esperienze
insieme. Focalizza la tua attenzione sul primo chakra e immaginati di
portare con l’ispirazione le sensazioni di queste due scene nel
primo chakra e con l’espirazione le lasci ritornare al loro posto. Fai
alcuni respiri in questo modo finché vibrano davvero nel tuo centro
sessuale. Con i prossimi respiri inspiri la loro emozione nel tuo primo
chakra, ma poi la porti anche verso il secondo al centro della tua pancia
ed espirando la lasci tornare in dietro sul posto dove visualizzi le
due scene. Così fai con tutti gli altri chakra: inspiri l’emozione della
scena verso il primo chakra e da lì al centro del tuo corpo in su fino
al chakra sul quale stai focalizzando. Con l’espirazione la lasci tornare
da quest’ultimo verso il posto dove visualizzi le scene.
Quando arriverai ai chakra più alti, ti potresti accorgere che le sensazioni
diventano più delicate, più fini. Una volta arrivato a inspirarle fino
al settimo chakra, prendi solo l’energia e non l’emozione delle due
esperienze. Con il prossimo ciclo di respirazioni ti puoi immaginare
che con l’ispirazione l’energia entra nel primo chakra attraversa il
centro del corpo e con l’espirazione esce dal settimo per espandersi
nello spazio.
Alla fine dissolvi la visualizzazione e il movimento energetico e torna
a un respiro normale. Con il prossimo ciclo prendi tutta l’energia dell’universo
ispirandola attraverso il settimo chakra e con l’espirazione la fai
fluire in tutto il corpo. Senti come si diffonde nel tuo corpo fisico
e puoi sentire come questo ti ridà i confini al tuo corpo energetico
e alla percezione del corpo fisico. Dopo alcuni minuti puoi tornare
a una respirazione normale, rilassata.
Sia che si mediti durante un atto sessuale visualizzato, che su uno
vero e proprio, in entrambi i casi all’unione tra il maschile e il femminile
viene data questa grande importanza, perché ci aiuta a superare due
tra gli ultimi bastioni dell’ego. La prima è l’identità di genere, cioè
di identificare se stessi o come uomo o come donna, escludendo comunque
l’altro sesso e proiettandolo esclusivamente all’esterno. Nell’unione
profonda questo limite si dissolve e la dualità uomo-donna cessa di
esistere. Quando l’uomo “si ricorda della propria femminilità repressa,
questa si innalza come un fulmine fiammeggiante. Diventa il simbolo
della separazione tra “io” e “il mondo”. Essa è mahamudra, il gesto
illimitato, che non conosce distinzione tra me e altri, è la luce
che rende tutto visibile e vedente.” (Peter Gäng, Tantrischer Buddhismus,
p. 263)
Per la donna vale la stessa cosa al contrario. Una traccia di questo principio
esisteva anche nel Cristianesimo, ma purtroppo non è sopravvissuta ai
secoli. Leggiamo per esempio nel Vangelo di Tommaso: “Gesù rispose loro.
‘Allorché di due farete uno, allorché farete la parte interna come l’esterna,
la parte esterna come l’interna e la parte superiore come l’inferiore,
allorché del maschio e della femmina farete un unico essere sicché non
vi sia più né maschio né femmina,.... allora entrerete nel Regno." (Vangelo
di Tomaso, 22)
Il secondo bastione è appunto quello di dissolvere il confine tra l’io
e l’esterno, tra il corpo e lo spazio. La percezione di espandere la
proprio coscienza oltre il proprio corpo, anche se soltanto per brevi
momenti, è un’esperienza folgorante: annulla la sensazione di un ego
separato e ci dà un sapore dell’unione totale, che è il desiderio più
grande di tutti noi e che al contempo ci fa altrettanta paura. Per accedere
a questo stato di coscienza, la presenza di un partner intimo può assumere
la funzione di ponte verso il non-io. L’atto sessuale meditativo diventa
un veicolo: l’unione con il partner prepara all’unione con lo spazio.
Tratto da: Elmar e Michaela Zadra, Tantra e meditazione - Rizzoli -
299 pagine, illustrato
Per sapere di più:
www.maithuna.it
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(Articolo del 20-01-10)
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