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(Articolo del 08-05-07)
Cari amici di meditare.net, spero di cuore che gradirete questo estratto
dal risultato di tante notti e weekend di fatica e passione, mie e di Giulio
Divo cioè il nostro nuovo libro in tutte le librerie a partire dall’8 maggio
2007 “Psicofitness. Una Nuova Scienze per il Benessere della Mente”. La
meditazione è ormai una pratica non solo spirituale ma anche psicologica
e scientifica capace di aiutare tutti noi alla ricerca del benessere e della
felicità. Se siete curiosi visitate
psicofitness.com: adesso potete comprendere il progetto e nell’arco
delle prossime settimane e anni spero, un punto di riferimento per il benessere
di tutti noi.
Un Abbraccio a tutti Voi.
Giampaolo Perna
La promozione di un’emotività positiva è da millenni oggetto dell’educazione
e dell’etica delle maggiori tradizioni spirituali della storia dell’umanità
e la pratica della meditazione uno dei mezzi più raccomandati per raggiungere
uno stato emotivo positivo e, quindi, la psicofitness. La meditazione è
tradizionalmente considerata appannaggio del buddismo tibetano, orientato
allo sviluppo della consapevolezza, della concentrazione e di virtù quali
la compassione e l’altruismo per ottenere l’illuminazione. Tuttavia anche
nella tradizione cristiana si rintracciano alcuni esempi: i primi monaci
cristiani che vissero nel IV secolo d.C. nelle zone più remote del deserto
egiziano, i cosiddetti Padri del deserto, hanno sempre sostenuto l’importanza
di purificare la mente mediante la concentrazione e la preghiera come primo
passo verso la ricerca di Dio. Inoltre, la ripetizione del rosario o di
preghiere quali il Kyrie Eleison ha molto in comune con la meditazione.
Il valore della spiritualità sembrava fino a poco tempo fa un fatto soggettivo
capace di accrescere il benessere individuale in relazione alla fede e a
null’altro. Il recente sviluppo di tecniche di visualizzazione cerebrale,
quali la risonanza magnetica funzionale e la elettroencefalografia computerizzata,
ha invece fatto emergere le prime evidenze di un legame scientifico tra
benessere fisico e mentale e pratiche «spirituali» quali la meditazione.
L’affascinante legame tra meditazione e scienza è descritto mirabilmente
nel bestseller Emozioni distruttive, pubblicato nel 2003 e firmato dal Dalai
Lama e da Daniel Goleman. Nel libro si parla diffusamente di uno studio
pubblicato sulla rivista Psychosomatic Medicine nel 2003, in cui un team
di ricercatori internazionali guidati da Richard Davidson ha osservato per
la prima volta come un addestramento alla meditazione di sole otto settimane
potesse indurre modificazioni dell’equilibrio emotivo. Come? Con uno spostamento
dell’attivazione della corteccia frontale verso la parte sinistra, che abbiamo
già visto essere legata all’emotività positiva, e addirittura con un potenziamento
della risposta immunitaria, ovvero la capacità del corpo di difenderci da
aggressioni virali, batteriche e parassitarie.
Nello stesso laboratorio Davidson e altri neuroscienziati hanno studiato
la funzione cerebrale di un monaco buddista che praticava la meditazione
da moltissimi anni, scoprendo che l’asimmetria tra il lobo frontale di sinistra
e quello di destra era nettamente a favore della parte sinistra come in
nessuno degli oltre cento occidentali precedentemente esaminati. Svariate
ricerche hanno dimostrato l’efficacia anche delle tecniche yoga nell’influenzare
positivamente il funzionamento del cervello e del corpo.
Citiamone alcune, premettendo che non sono state diffuse da riviste tradizionalmente
legate a pratiche alternative, ma da pubblicazioni internazionali con una
forte credibilità nell’ambiente scientifico classico. Uno studio pubblicato
sull’European Journal of Pain da un gruppo di ricercatori giapponesi guidato
da Ryusuke Kakigi ha mostrato una modificazione nei meccanismi che regolano
il dolore durante la pratica della meditazione in un maestro yogi. Luciano
Bernardi e un gruppo di ricerca internazionale da lui guidato hanno pubblicato
nel 2001 un interessante studio sul British Medical Journal, in cui hanno
dimostrato che la recita sia di un mantra yoga sia dell’Ave Maria in lingua
latina erano in grado di rallentare la respirazione fino a 6 respiri al
minuto. Ciò portava sia la frequenza cardiaca sia la pressione sanguigna
al valore considerato ottimale. Infine, un’analisi pubblicata su Neuroreport
nel novembre del 2005 da un team di ricercatori dell’Università di Harvard
sembra suggerire che la meditazione influenzi la plasticità del cervello
aumentando lo spessore della corteccia cerebrale in due sue aree, tra cui
la corteccia prefrontale.
Un discorso a parte meritano alcuni recenti studi che hanno analizzato il
rapporto fra trasmettitori chimici, antidepressivi e meditazione. Nel 2002
la rivista specializzata Cognitive Brain Research ha pubblicato un articolo
di un gruppo di studiosi danesi guidati da Troels Kjær nel quale si evidenzia
un collegamento tra la meditazione e il tono del sistema dopaminergico,
legato alle sensazioni piacevoli e alla soddisfazione delle necessità primarie.
In un articolo intitolato «The Serotonin System and Spirituality», apparso
sull’American Journal of Psychiatry nel novembre del 2003, Jacqueline Borg
e i suoi collaboratori del famoso Karolinska Institute svedese hanno dimostrato
che il sistema serotoninergico potrebbe rappresentare la base biologica
di molte esperienze spirituali. Ma non finisce qui: nel 2003 il Journal
of Nervous and Mental Disease riportava uno studio di Robin Bitter che,
insieme ad altri colleghi, ha spiegato come l’uso di molecole antidepressive
sembra riuscire a spostare l’equilibrio emotivo verso una emotività positiva,
svolgendo un’attività sinergica con la pratica meditativa.
Questa selezione di studi dimostra come le neuroscienze stiano creando un
ponte che permette di interpretare le attività spirituali anche in chiave
biologica, raccogliendo così la voce di milioni di persone che ogni giorno
asseriscono di trovare un reale beneficio in tali pratiche. La strada verso
una scienza del benessere che implichi come asse centrale la spiritualità
appare lunga e le dimostrazioni ancora fragili, ma qualcosa di importante
e concreto sembra emergere e indica il dovere di superare la contrapposizione
tra scienza e spiritualità.
La validità della meditazione per la psicofitness ci porta inevitabilmente
a un’altra considerazione. Possibile che una pratica così importante per
il benessere psicofisico sia stata sviluppata soltanto nell’ambito delle
tradizioni religiose?
Proviamo a riflettere un istante sul significato di meditazione. Si tratta
di una strategia per autoregolare le proprie funzioni mentali e fisiche
attraverso l’esercizio dell’attenzione. In altre parole vuol dire essere
capaci di liberare la mente da pensieri disturbanti per concentrare l’attenzione
su qualcosa di specifico (un mantra, una preghiera o semplicemente la propria
respirazione) allo scopo di rilassarsi. Se pensiamo agli accorgimenti che
noi occidentali mettiamo in atto per ritrovare calma e serenità, potremmo
scoprire che stiamo inconsapevolmente applicando moltissime strategie di
meditazione.
Lavorare a maglia, giocare alla playstation, fare giardinaggio, giocare
a tennis sono tutte attività capaci di rilassare la mente perché in esse
vi è qualcosa di ripetitivo e ritmico che implica la concentrazione su un
elemento specifico: e se fossero in realtà delle forme di meditazione mascherata
che il nostro cervello ci ha condotto ad abbracciare per sentirci meglio?
E la memoria ritorna a una recente discussione sull’atto del leggere con
un amico comune, Franco, nel suo podere a Saturnia che ci ha fatto notare
come il suono delle cicale nel silenzio della Maremma lo aiutasse a concentrarsi
meglio. Forse tanti suoni e tanti ritmi della natura hanno proprio lo scopo
di favorire la nostra psicofitness, forse ognuno di noi ha la propria pratica
meditativa inconsapevolmente guidata dal suo rapporto con la natura.
(Estratto da “Psicofitness. Una Nuova Scienze per il Benessere della Mente”
a cura di Giampaolo Perna & Giulio Divo e con l’autorizzazione della
Sperling & Kupfer)
“Psicofitness. Una Nuova Scienza per il Benessere
della Mente”
Giampaolo Perna e Giulio Divo
Sperling & Kupfer
Acquista il libro on line
L'obiettivo di questo testo è quello di fornire al lettore gli elementi
base per prendere consapevolezza e responsabilità del proprio benessere
mentale e di fornirgli gli strumenti per creare il proprio cocktail ideale
di benessere a partire dagli ingredienti che la scienza ha dimostrato essere
utili per la salute della mente. Questo testo si propone come il primo testo
sul Benessere che integra le varie discipline ad esso correlate secondo
una prospettiva unitaria sotto la attenta guida di ciò che le neuroscienze
hanno dimostrato negli ultimi decenni.
Vedi anche l'articolo
relativo al libro edito su meditare.net
Giampaolo
Perna è nato ad Hartford, negli Stati Uniti d'America da padre italiano
e madre giapponese. Sviluppando molto presto l'interesse per la filosofia
e la psicologia, la sua passione è proseguita conducendolo a scegliere lo
studio della psichiatria. Attualmente è Responsabile del Centro per i Disturbi
d'Ansia e del Day Hospital Psichiatrico presso l’Ospedale San Raffaele Turro
a Milano, Professore a contratto presso l’Università Vita-Salute San Raffaele
e l’Università degli Studi dell’Aquila e Direttore Associato dell’International
Master in Affective Neuroscience dell’Università di Maastricht (Olanda).
E’ autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche internazionali essendo
uno dei massimi esperti nei disturbi d’ansia ed emotivi.
Giulio Divo, 36 anni, è giornalista freelance specializzato in temi
di scienza e salute.
È al suo secondo libro dopo che, nel 2006 ha scritto, insieme al noto virologo
Fabrizio Pregliasco Influenza aviaria per Sperling & Kupfer.
Le recensioni, i testi e i links appartengono ai rispettivi proprietari. Questo è un servizio gratuito.
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