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La fierezza di un Buddha è umiltà unita a dignità e forza.
Se avete solo questo, e null’altro, è già sufficiente perché si produca
lo stato di meditazione. ...
Meditazione: cos’è e come praticarla
Estratto dall’omonimo testo
di Sogyal Rinpoche
Edizioni Amrita,
1991
Spesso il termine “meditazione” ci confonde: c’è chi crede sia una forma
di estrema concentrazione, c’è chi pensa significhi astrarsi dalla realtà,
c’è chi l’identifica con uno stato di preghiera o di sogno più o meno cosciente.
Sogyal Rinpoche, uno dei più acuti maestri di meditazione del nostro tempo,
con i suoi 20 anni di esperienza in Occidente, ci chiarisce definitivamente
le idee con estrema semplicità, con umorismo e talvolta con poesia, ma sempre
con la chiarezza propria dei saggi.
“Nella meditazione
ci sono una semplicità aperta e un’ordinarietà
che la rendono quasi magica;
è sana, chiara, risvegliante,
piena di senso dell’umorismo, di gioia e di
saggezza…
estremamente potente,
compassionevole e capace di elevarci”.
Piccolo ma prezioso, scritto da uno dei più grandi maestri Dzogchen del
nostro tempo, con humor e incredibile semplicità ci toglie ogni possibile
dubbio su cosa sia, a cosa serva e come si possa praticare la meditazione.
Essenziale per chi non ne sa nulla, indispensabile per chi medita da anni
e desidera confrontare i propri risultati con la più antica tradizione tibetana
e con l’insegnamento di un grande reincarnato.
Ecco come Sogyal Rinpoche spiega, fra umorismo, nozioni pratiche e accenni
storici, l’approccio ideale alla meditazione, mai dimentico di stare rivolgendosi
a un pubblico occidentale e culturalmente connotato.
Nello Dzogchen [lo Dzogchen è al tempo stesso l’insegnamento ultimo e finale,
ed il cuore degli insegnamenti di tutti i Buddha. Anche se viene generalmente
associato alla scuola di Busshismo Tibetano Nyingma, ossia l’antica scuola
fondata da Guru Rinpoche, lo Dzogchen è stato praticato nel corso dei secoli
dai maestri di tutte le diverse scuole come una delle pratiche interiori
più profonde] è molto importante tenere gli occhi aperti: si dice che il
canale della saggezza colleghi gli occhi col cuore, e che quando gli occhi
sono chiusi il collegamento si interrompa.
Una delle tecniche di meditazione Dzogchen propone di concentrare la propria
consapevolezza negli occhi, e poi puntare gli occhi al cielo.
Per cominciare, però, può essere più semplice rilassarsi tenendo gli occhi
chiusi, dal momento che ci sono meno distrazioni: in seguito, man mano che
avrete maggior familiarità con la pratica meditativa, potrete cominciare
gradualmente ad aprirli. In alternativa, potete iniziare la vostra seduta
di meditazione ad occhi chiusi, per poi riaprirli lentamente. Se nel corso
della meditazione vi sentite intontiti o assonnati, respirate profondamente
e puntate lo sguardo verso l’alto.
La vostra bocca dovrebbe essere socchiusa, come se foste sul punto di dire
“aaah”; tradizionalmente si dice che dovreste poter tenere un chicco di
riso tra i denti.
Il significato della postura è la comprensione del fatto che la natura di
Buddha è dentro di noi: la nostra natura interiore è la natura di Buddha.
Questo è il messaggio fondamentale dell’insegnamento di Buddha e di tutti
i grandi maestri.
La nostra natura buddhica vale quanto la natura buddhica dello stesso Buddha;
e anche se non siamo ancora riusciti a risvegliare completamente la nostra
natura buddhica, perlomeno possiamo confidare in essa; questa fiducia è
la base essenziale della meditazione, la ragione per la quale ci mettiamo
in postura.
Così, quando vi mettete in postura, “fate finta” con assoluta fiducia di
essere un Buddha: dovreste sentire la dignità, la “fierezza” di un Buddha.
La fierezza di un Buddha è umiltà unita a dignità e forza. Se avete solo
questo, e null’altro, è già sufficiente perché si produca lo stato di meditazione.
Che fare della mente? Lasciamola semplicemente così com’è. La vera meditazione
è una “mente sospesa nello spazio di nessun luogo”, priva di contenuti e
di ambizioni. È come se faceste levitare la vostra mente, lasciandola poi
sospesa nell’aria, nello spazio davanti a voi. Nei testi Dzogchen, la meditazione
viene descritta come una “consapevolezza pura e completa senza attaccamento”:
se riuscite a rimanere in un tale stato di presenza della mente, non avrete
bisogno di alcun metodo per meditare.
Per la maggior parte di noi, però, è difficile prendere questa strada direttamente,
ed abbiamo bisogno di un metodo di meditazione come l’osservazione del respiro.
Anche questa tecnica per molti può essere un inizio difficile, ed in questo
caso è meglio servirsi di un’immagine […]: disponete la foto a livello degli
occhi, e dirigete lievemente la vostra attenzione sul suo volto, specialmente
sull’espressione dei suoi occhi. Un detto Taoista afferma: “La più grande
rivelazione è l’immobilità”. L’immobilità è rivelata nella “presenza” del
suo sguardo, che mostra consapevolezza senza attaccamento. Sedete quietamente
[…]; lasciate la vostra mente tranquilla e rilassata: questa è meditazione.
È importante che né la meditazione né il metodo vengano presi troppo sul
serio, ma piuttosto con scioltezza, come un esercizio: dovreste avere un
atteggiamento giocoso, allegro nei confronti di questa disciplina. Per esempio,
il grande calciatore brasiliano Pelé è diventato così bravo perché fin da
bambino giocava sempre a pallone: dovreste giocare con la vostra tecnica
di meditazione come se foste Pelé, ed ogni pensiero fosse una palla; proprio
come un bambino che gioca a palla. Se agite in questo modo, la meditazione
riuscirà.
(I contenuti di questa pagina sono tratti da "Meditazione: cos’è e
come praticarla" di Sogyal Rinpoche con l’autorizzazione della
Casa Editrice
Amrita)
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