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La meditazione non è un modo per veder con più chiarezza
cos'è che si agita dentro di noi. La meditazione è un metodo per elevare
il proprio stato di coscienza, per rivolgere uno sguardo furtivo alle assonanze
melodiche della vita interiore.
Vi proponiamo la lettura di un ottimo libro:
Yehudi Menuhin, Musica e Vita Interiore
Prefazione Moni Ovadia
In copertina Musica, inedito di Emanuele Luzzati
Edizioni rueBallu
Musica e Vita Interiore”, pubblicato dalla piccola ma esemplare casa
editrice palermitana rueBallu,
raccoglie alcune interviste e scritti di
Yehudi
Menuhin, a cominciare da quello, straordinario, denso, metafisico dedicato
al mistero del silenzio. Segue un breve, ma esauriente estratto del primo
capitolo del volume "Musica e Vita Interiore", dal titolo:
Silenzio. Domandare a un musicista di dire qualcosa che apparentemente
è all’opposto di ciò che rappresenta, può sembrare assurdo o quantomeno
paradossale. Ma vorrei provare a spiegare cosa significa per me, musicista,
il silenzio.
Questa chiesa così bella offre un esempio di quiete e ci permette di esplorare
con cura il senso profondo di questa parola. Il silenzio non è forse «l’essenza
stessa di ciò che speriamo, di tutto ciò che ancora non è stato esaudito?».
In questo mondo terribilmente affollato, il silenzio si è trasformato in
assenza, in vuoto che tentiamo di colmare con le nostre futili chiacchiere
piuttosto che con una sostanza reale, con qualcosa di più profondo, ad esempio
con la fede. E ciò che è inesaudito non è forse una dolce e piccola voce
che non possiamo più percepire nel rumore terribile che ha riempito la nostra
vita?
Il silenzio è calma, non vuoto, è chiarezza ma non assenza di colori; è
ritmo come quello manifestato da un cuore sano; è il fondamento di ogni
pensiero, della vera creatività. Dal silenzio nasce tutto ciò che vive e
permane; colui che conserva in sé il silenzio può affrontare impassibile
il rumore esteriore, perché il silenzio ci collega all’universo, all’infinito.
È la radice stessa dell’esistenza e dà equilibrio alla vita.
Il silenzio è tangibile e intangibile al tempo stesso, ed è in questo senso
che oso definirlo musica, «musica delle sfere» di cui parla anche John Milton.
Come e perché l’abbiamo perduto? Forse è accaduto per distrazione e ora
non siamo più capaci di ritrovarlo.
Forse questo spiegherebbe il motivo per cui copriamo costantemente con spazzatura
il vuoto che ha lasciato, invece di ricercare la quiete? Non temiamo, forse,
il silenzio, come si teme un’autorità che ci biasima?
Non è stato forse cacciato dall’agitazione frenetica di cui sono intrise
le nostre giornate? E ancora: l’abbiamo perduto o ci ha abbandonato? Deve
essere la morte a far cessare il rumore? O per citare ancora Milton: «La
calma della sera arrivava, un crepuscolo grigio ricopriva ogni cosa e il
silenzio l’accompagnava …». Il silenzio porta con sé la paura o la distensione,
la calma o, al contrario, incute una spiacevole apprensione che s’impossessa
di noi inquietandoci. Poiché abbiamo perduto la fede in una concezione universale
della vita in cui il corpo, unito all’anima, è il riflesso di un’idea superiore,
abbiamo paura di questo eco vuoto che copre la nostra vita interiore. [...]
Tratto da:
Yehudi Menuhin, Musica e Vita Interiore
Prefazione Moni Ovadia
In copertina Musica, inedito di Emanuele Luzzati
Edizioni rueBallu
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Per sapere di più:
http://it.wikipedia.org/wiki/Yehudi_Menuhin
(Articolo del 07-12-10)
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