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Questo è il primo libro su Joao de Deus, una vivente sfida alla scienza,
che lo studia da anni. Probabilmente il più forte guaritore del mondo, Joao,
che non sa nulla di medicina, realizza 28 tipi di operazioni in trance profonda.
Al risveglio non ricorda quasi nulla dell’accaduto. Spiega tuttavia di essere
“abitato” medianicamente da grandi santi, guaritori e medici del passato:
«Non sono io a guarire i malati – dice. – Il guaritore è Dio, e io sono
solo un suo strumento».
Le sue guarigioni vanno dall’uomo resuscitato in ospedale con un suo intervento
a distanza, a schiere di ciechi che ritrovano la vista e paralitici che
riprendono a camminare, fra cui dei medici, che non sanno spiegarsi il fenomeno.
A. Moreira de Almeida, coautore di una ricerca promossa dalla Facoltà di
Medicina dell’Università brasiliana di Juis de Fora per stabilire la natura
del fenomeno, scrive:
«Abbiamo cercato di stabilire se si trattasse di frodi [...]. Abbiamo deciso
di studiare la chirurgia visibile che si svolge di fronte alla folla in
attesa. Abbiamo filmato e fotografato una serie di operazioni, intervistato
ed esaminato i pazienti, e tutte le sostanze organiche sono state prelevate
e raccolte per le analisi all’istituto di Patologia dell’Università [...].
Le nostre conclusioni attestano formalmente che si tratta di autentica chirurgia.
Gli esami dell’Istituto di Patologia rivelano che le sostanze prelevate
sono compatibili con la loro origine, e che sono certamente tessuti umani».
La dottoressa A. Arlete Savaris, della Facoltà di Biologia, Università Bezerro
di Menezes, dopo un lungo studio condotto sul posto dichiara: «La combinazione
dei due approcci [la progredita medicina moderna e la medicina paranormale]
può dar adito ad una medicina futura, nonché alla capacità di vincere tutte
le malattie fisiche, spirituali e mentali. Speriamo di assistere, in un
prossimo avvenire, all’unirsi della fisica, della medicina e della guarigione
paranormale. Non c’è magia, non c’è mistero; in ultima analisi, si tratta
dell’energia che esiste in ciascuno di noi».
La meditazione è parte integrante del processo di guarigione, in quanto
viene utilizzata come mezzo per incentivare la corrente di energia alla
quale i malati possono attingere. Le entità stesse si incarnano nel corpo
di Joao grazie al supporto della meditazione di numerosi medium che sostengono
l’attività del guaritore.
La stessa “Casa de Dom Inacio”, il centro in cui Joao e i suoi aiutanti
volontari accolgono quotidianamente i malati, è strutturata attorno a due
sale di meditazione.
Accanto, si trova la prima delle due sale di meditazione, arredata con file
di panche su entrambi i lati di una navata centrale. Da venti a trenta medium,
tutti vestiti di bianco, vi si siedono in meditazione, creando una “corrente”
che sarà di supporto per le entità nel loro operare, e favorirà la guarigione
di chi è venuto fin qui per ottenerla. È interessante notare che, nelle
rivelazioni di Edgar Cayce circa Atlantide, si fa riferimento a questo genere
di energia combinata, usata dagli abitanti di Atlantide per sviluppare una
loro civiltà straordinariamente avanzata, una sorta di “corrente” spirituale.
Chi è in attesa di visita da parte delle entità attraversa prima di tutto
questa stanza, ricevendo così una sorta di “purificazione” spirituale. In
due angoli della stanza stanno impilate le stampelle, le sedie a rotelle
e altri sostegni abbandonati dagli invalidi guariti, silenzioso monumento
al successo di quest’uomo e delle sue entità nel loro lavoro di guarigione
(fig. 3).
Nella seconda sala da meditazione, sulle panche sono seduti cinquanta e
più medium. L’interminabile fila dei pazienti passa tra loro, e viene così
preparata spiritualmente a incontrare Joao e le entità che si servono del
suo corpo; Joao è seduto in fondo alla stanza, su una grande sedia ricoperta
da un lenzuolo bianco. Nel momento dell’incontro, le entità riconoscono,
in una frazione di secondo, lo “schema” di ciascuna persona: le sue vite
anteriori, la sua situazione attuale, la sua malattia e il suo livello di
evoluzione spirituale. Ciascuno sarà trattato in funzione di questa osservazione.
Alcuni si sentiranno prescrivere delle piante; ad altri verrà chiesto di
fare ritorno in seguito, per un’operazione chirurgica o per un trattamento.
Ad alcuni viene indicato di fare ritorno in una determinata seduta, quando
sarà presente, cioè, l’entità specificatamente preposta al loro caso. A
coloro che mancano di forza spirituale, viene chiesto di sedersi nella sala
di meditazione accanto alle persone sottoposte a una terapia invisibile;
ad altri ancora vengono consigliati, con istruzioni precise, alcuni indispensabili
cambiamenti di vita. Ogni persona viene curata in meno di venti secondi.
Le prescrizioni fitoterapeutiche vengono scritte alla velocità della luce
in una sorta di stenografia delle entità, che ricorda un groviglio di curve
e tratti, geroglifici che i farmacisti della casa hanno imparato a decifrare.
La terza stanza è la sala operatoria, che ha una duplice funzione: ospitare
sia i casi più gravi che hanno bisogno di un lungo periodo in coma terapeutico,
sia chi necessita di operazioni invisibili. Lungo il muro sono allineati
semplici letti, sui quali riposano i pazienti bisognosi di cure intensive:
paraplegici, leucemici, malati di AIDS e persone con gravi forme di cancro,
mentre le operazioni invisibili vengono effettuate. Può capitare che costoro
entrino in coma per qualche ora o per qualche giorno, a seconda della rilevanza
del trattamento richiesto. In mezzo a questa stanza si trovano file di panche
sulle quali, in meditazione, con gli occhi chiusi e le mani appoggiate sulle
ginocchia, siedono coloro che sono in attesa di un’operazione invisibile.
Nessuno, nella Casa, ha il permesso di incrociare le braccia o le gambe,
soprattutto nelle sale di meditazione. Un medium spiega loro, con calma,
qual è la procedura, e li aiuta ad elevare la loro vibrazione spirituale.
Due volte al giorno, Joao, abitato da un’entità, entra nella stanza e dichiara:
«In nome di Gesù Cristo, sarete tutti operati. Che ciò che va fatto, sia
fatto nel nome di Dio».
In quel preciso istante, tutte le operazioni necessarie avvengono dal di
dentro, senza che resti alcuna cicatrice sulla superficie del corpo (in
seguito a tali operazioni invisibili, spesso degli accertamenti clinici
hanno rilevato ai ricercatori la presenza di incisioni e suture interne.
Cfr. capitolo XI, Osservazioni scientifiche).
Alcuni medium guaritori particolari sono seduti in questa stanza.
I doni di Joao non sono legati a uno specifico credo religioso, ma fanno
appello a una spiritualità universale. Uno dei concetti che sembra meglio
in grado di spiegarli e contestualizzarli è quello di karma. In particolare,
il concetto di “debito karmico” è qualcosa con cui il guaritore deve fare
i conti con grande frequenza.
Le entità incorporate da Joao ci insegnano quotidianamente l’esistenza del
mondo spirituale; ci esortano a vivere una vita migliore, e ci avvertono
che in virtù della legge di causa-effetto un giorno o l’altro ci toccherà
pagare il debito karmico, il prezzo delle nostre devianze comportamentali,
dei nostri atti criminali o dei nostri inganni. Questo debito potrà presentarsi
sotto forma di malattie o di inspiegabili malesseri, in questa o in un’altra
vita. Bisogna infine comprendere che lo scopo vero della vita attuale e
delle prossime è elevare l’anima a un punto di perfezione; ma ci è stato
dato un solo modo per dirigere la nostra vita, ed è il libero arbitrio,
che ci consente di prendere ogni giorno una quantità di piccole decisioni,
buone o cattive, giuste o errate; possiamo allora decidere in base alle
leggi universali di carità, onestà, tolleranza e amore verso il prossimo,
oltre che verso noi stessi.
Scegliamo di portarci appresso, alla nascita, alcune malattie che abbiamo
“raccolto” in molte vite anteriori, e che restano registrate nella nostra
coscienza. Queste malattie sono note come “malattie karmiche”. Nell’archivio
della Casa è registrato un caso memorabile.
La diagnosi di Rosa era l’incubo di qualsiasi donna: aveva un enorme tumore
maligno nell’utero. Sembrava incinta di quattro mesi, e i medici le dissero
che bisognava operare subito; le avrebbero fatto un’isterectomia totale,
ma era un’operazione, per lei, davvero rischiosa. L’alto rischio di morte,
tipico dei malati in fase terminale, la fece sprofondare in un abisso di
disperazione. La donna sanguinava tantissimo, e pesava ormai meno di trentasei
chili. Seppe di Joao Teixeira da Faria da un articolo su un giornale. Senza
altra speranza di sopravvivere, intraprese il lungo viaggio di ventiquattr’ore
in autobus che la separava dalla Casa de Dom Inacio ad Abadiania. Il sole
mattutino intiepidiva l’aria fresca della montagna, quando scese dall’autobus.
La gente cominciava a riunirsi, tranquillamente, all’entrata del Centro.
La donna, in camicia e pantaloni bianchi, come le era stato detto di vestirsi,
avanzò tra la folla, mettendosi tra le prime file. Mentre era in attesa,
vedendo il guaritore che estraeva miracolosamente i tumori di altri pazienti,
si sentì piena di speranza. Ma quando infine venne il suo turno, le prime
parole di Joao la lasciarono di stucco: «Figlia mia, non posso fare granché
per te — disse con uno sguardo pieno di compassione — posso solo alleviarti
un po’ il dolore, ma il resto dipende da te. Se ti dedichi ad aiutare gli
altri, ad un’opera di carità, lavorando nel contempo per sviluppare la fede,
può darsi che tu guarisca».
Il cancro di Rosa era il risultato di un debito karmico, probabilmente contratto
in una vita precedente, a seguito di un comportamento non etico.
Rosa incominciò a “ripagare” il debito servendo i malati. Si presentò come
volontaria per lavorare nella Casa, e non appena intraprese questo compito,
ecco che il suo stato incominciò a migliorare. Più medicava ferite, più
si occupava di malati fisici o mentali, più la sua salute migliorava. Il
cancro finì per scomparire, Rosa riprese peso e oggi gode di ottima salute.
Ha scelto di rimanere ad Abadiania, e ha trascorso gli ultimi diciassette
anni a rendere servizio nella Casa de Dom Inacio. Rosa ha avuto una gran
fortuna ad incontrare Joao, e a venire a sapere, dall’entità incorporata,
come poter ripagare, in questa vita, un debito karmico.
Il debito karmico è il mezzo con cui ripaghiamo e cancelliamo i nostri errori,
in modo che la coscienza dell’anima possa poi elevarsi, dopo la morte, passando
a un tasso vibratorio maggiore. È una purificazione necessaria, affinché
l’anima possa proseguire fino alla perfezione ultima. Il karma è un processo
a cui non possiamo sfuggire, in quanto è il risultato della legge universale
di causa-effetto. Se continuiamo ad agire male, come accade ad alcune persone,
la mente può degenerare in uno stato di malattia e di disperazione; se invece
conduciamo una vita che è in armonia con i principi universali di integrità,
carità, onestà, amore, tolleranza e compassione, avremo ben pochi debiti,
o forse nessuno, e si compirà il ciclo di reincarnazioni sul piano terreno;
l’elevazione potrà poi continuare nell’altra dimensione.
La malattia mette tutti gli uomini sullo stesso piano. Poco importa chi
siamo, quanti soldi o quanto potere abbiamo: la malattia, soprattutto se
incurabile, ci riduce tutti nel medesimo stato di impotenza fisica ed emozionale.
Secondo le entità di Joao, molte sono le cause della malattia, e il debito
karmico è una di esse.
Queste malattie o afflizioni non sono specifiche, ma hanno un’origine unica:
la correzione karmica di errori commessi nelle vite precedenti o in questa
stessa vita. Questi errori restano impressi negli stati super-consci della
memoria, e trasportati nell’anima, che porta con sé, nella prossima incarnazione,
il debito e la malattia che ha scelto di affrontare. L’afflizione può essere
immediatamente visibile, come nei casi di malformazioni congenite, oppure
può svilupparsi in un momento qualsiasi del ciclo vitale. La malattia karmica
che ci si porta appresso da un’altra vita non è guaribile, se non “rimborsando”
il debito: questo può accadere adottando un comportamento speculare rispetto
a quello che l’ha causata, soffrendo di una sofferenza analoga a quella
che l’azione passata aveva procurato, oppure rendendo all’umanità un servizio
altruistico. Lo scopo ultimo resta la consapevolezza, l’apprendimento, e
quindi la purificazione dell’anima.
A prima vista il debito karmico può sembrare un concetto scoraggiante, ma
esiste un’altra legge, per cui il libero arbitrio è sempre più forte del
destino prestabilito. Non c’è nessun’anima così piena di debiti da dover
pagare in eterno; esiste il condono. Una vita intera di sacrificio altruistico,
per il bene altrui, può equivalere a cinque o sei vite sterili, durante
le quali l’anima non ha avuto alcuna evoluzione; questa è la Legge della
Grazia. Quali che siano le leggi che abbiamo trasgredito, le abbiamo trasgredite
di nostra volontà; noi soli abbiamo scelto dove trovarci in quel dato momento
e, secondo Edgar Cayce, l’aiuto non è lontano, e si manifesta appena sentiamo
l’impulso di rimettere tutto a posto: «Un’anima riconosce, con il pentimento,
il fatto d’essersi smarrita, e l’aiuto verrà, esattamente proporzionale
alla sua sincerità». È errato immaginarsi vittima di un Creatore vendicativo,
che richiede un pagamento per il più piccolo errore. È d’altronde questa
la ragione per cui dottrine quali quella del peccato originale e delle fiamme
dell’inferno non sono durate a lungo: il Creatore non è un Dio vendicativo,
e il karma non fa che riflettere la legge universale di causa-effetto. Stupisce
che, fra tutte le persone che vengono ad Abadiania per farsi curare, coloro
che sono portatori di un debito karmico incurabile siano una ristretta minoranza.
Alcune di queste persone possono trovare sollievo grazie a Joao e alle entità
che le aiuteranno ad auto-curarsi.
Nel febbraio del 1996, un giovanotto in sedia a rotelle si presentò a Joao:
«Hai scelto di eliminare un debito karmico, figlio mio — gli disse — e non
posso aiutarti ora; però possiamo lavorare insieme, e, a tempo debito, riuscirai
a camminare di nuovo». Il giovanotto si mise ad aiutare le persone, intrecciando
borse in cui i malati potessero riportare a casa le piante medicinali. Ogni
settimana riceve un trattamento dall’entità e un bel giorno il debito sarà
pagato, e il giovanotto potrà nuovamente camminare.
Immancabilmente, si pone la questione della “volontà di Dio”. È un’espressione
che sentiamo pronunciare spesso quando c’è una persona gravemente malata:
«Dev’essere la volontà di Dio, lasciatelo morire». Evidentemente, chi pronuncia
queste parole non è mai il malato. Chi dice così, di solito, ha un’immagine
di Dio terrificante, un Dio pieno di rancore e vendicativo. È più realistico
considerare Dio come amore assoluto, compassione assoluta: un vecchio detto
è “aiutati che il Ciel t’aiuta”, come a significare che Dio non farà tutto
da solo; alla Casa accade spesso che, in seguito alle operazioni eseguite
dalle entità, le persone non cambino stile di vita, e che di conseguenza
sviluppino di nuovo la stessa malattia. Ecco una storiella ben nota, che
illustra bene questo punto.
Stava letteralmente diluviando, e la polizia consigliò a un prete di lasciare
la sua chiesa. Costui rifiutò, persuaso che Dio l’avrebbe salvato. La pioggia
continuava a cadere, e il prete fu costretto a salire sul tetto. Passò una
barca di salvataggio, e fu esortato a salire a bordo, ma il prete rifiutò,
dicendo che Dio l’avrebbe protetto. Quando l’acqua salì ancora, si trovò
aggrappato alla punta del campanile; gli mandarono un’altra barca di salvataggio
con a bordo un vescovo che lo supplicò di venir via. Il prete rifiutò di
nuovo, credendo che Dio sarebbe intervenuto all’ultimo momento. Il prete
venne travolto dai flutti, e infine giunse in Paradiso; qui si trovò di
fronte a San Pietro, e si lamentò con lui per essere rimasto inutilmente
ad aspettare che Dio lo salvasse, mentre invece, con sua grande delusione,
Dio l’aveva lasciato morire. San Pietro andò subito a parlarne con Dio e,
di ritorno, disse al prete: «Abbiamo fatto tutto il possibile per salvarti;
abbiamo mandato la polizia, i soccorsi, persino un vescovo, ma non sei neppure
voluto salire sulla barca!»
La morale di questa storia è che, in fin dei conti, siamo noi i responsabili
della nostra vita, e se abusiamo del corpo, se ci allontaniamo dalle intenzioni
buone dell’anima, un giorno o l’altro ci toccherà scegliere di ristabilire
l’equilibrio. Tuttavia, suggerire che ogni sforzo messo in atto per salvare
una persona disperatamente malata debba essere abbandonato, con il pretesto
che “è la volontà di Dio”, è non solo un segno di ingenuità, ma anche di
ignoranza. Questo non vuol dire che certe malattie non abbiano un valore
“di purificazione”, e che dunque debbano seguire il loro corso, ma in questo
caso di solito si guarisce, a meno che l’anima non abbia deciso altrimenti,
in un estremo tentativo di correggere un dato squilibrio. In base alla legge
dell’autodeterminazione, il libero arbitrio prende decisioni sulla qualità
futura della vita che decidiamo di condurre.
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