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From: "oshoba.it"
Sent: Monday, March 31, 2003
7:06 PM
Subject: News letter: AVERE UN MAESTRO, ESSERE UN DISCEPOLO
SEGNALAZIONI EDITORIALI
Autore: OSHO
Titolo dell'Opera: Avere
un maestro, essere un discepolo
Editore: Edizioni del cigno
Collana:
L'uomo nuovo I
pagine: 208
formato: 14,7 x 21
prezzo: 13,00
Osho illustra il viaggio che conduce al cuore del proprio essere. Un
percorso di vita che porta alla piena realizzazione delle proprie potenzialità,
che chiede l'assunzione di responsabilità nell'essere un discepolo, aperto
ad apprendere il mistero dell'esistenza. Avere un maestro è a sua volta
importante e Osho ne parla per aiutare a mettere a fuoco il senso reale
di questa appartenenza.
E in quella che si prospetta a volte come
una passeggiata, a volte come una scalata, a volte come un fluire, a volte
come un inabissarsi, ecco che Osho parla di tutto ciò che ritma il grande
poema della ricerca del vero.
Avere un Maestro: Il mio messaggio
è semplicemente questo: non esiste alcun messaggio! Io non sono qui per
trasmettervi un messaggio, perchè qualsiasi messaggio diventerebbe conoscenza.
Io sono qui per trasmettere qualcosa del mio essere. Non è un messaggio,
è un dono. Non è una teoria, non è una filosofia. Io voglio semplicemente
che voi prendiate parte al mio essere. Questo non può essere ridotto a un
dogma. Non potrete tornare a casa e dire alla gente cosa avete appreso stando
qui, nel mio ashram: non sarete in grado di farlo. Se avrete imparato qualcosa,
non sarete in grado di riferirlo a nessuno, ma il vostro intero essere lo
rivelerà. Non sarete in grado di parlarne, potrete solo mostrarlo: i vostri
occhi lo riveleranno, il vostro viso risplenderà, la vostra intera energia
avrà una vibrazione diversa. In questo posto, io non agisco come un insegnante.
Questa non è una comune scuola, io non vi insegno niente. Voglio semplicemente
che partecipiate con me, al mistero che in me è accaduto. Armonizzatevi
con la mia energia, vibrate, pulsate con me e conoscerete qualcosa che va
oltre le parole, e che nessun messaggio potrà mai contenere.
Essere
un discepolo: Che bisogno c'è di diventare un discepolo? Perchè mai poni
questa domanda? Senti che la tua vita non ha senso, e che hai bisogno di
un significato? Senti che la tua vita è vuota e vorresti sentirti appagato?
Senti di vivere nell'oscurità e vorresti essere luminoso? Tutto dipende
da te. Se sei soddisfatto così come sei, se così come sei non ti manca nulla,
non è necessario che tu diventi un discepolo. Perchè creare fastidi a un
Maestro, e perchè mai mettersi alla ricerca, se ne puoi fare a meno? Ma
se ti senti vuoto, insignificante, ansioso, angosciato, confuso, vittima
dell'oscurità; se senti che la tua vita non è altro che infelicità, in questo
caso diventare un discepolo è una cosa semplicissima. Vuole semplicemente
dire: entrare in contatto con qualcuno che sia appagato, a cui non sia rimasto
più un solo interrogativo, il cui essere non è altro che una risposta. Il
discepolo è un interrogativo. Il Maestro è una risposta.
Espedienti:
Una pietra posta lungo il sentiero può essere un ostacolo che frena il cammino,
oppure un trampolino di lancio che aiuta a elevarsi lungo il sentiero. La
pietra è la stessa, ma la sua funzione dipende dall'uso che ne fai tu. Gautama
il Buddha ha definito la verità "ciò che funziona"; strana definizione,
ma molto profonda. L'importante non è stabilire se una cosa è una bugia
o non lo è; bensì vedere se la bugia è una freccia che indica la verità
oppure che allontana dalla verità.
Paura: è il rischio più grande
che esista nella vita. Stando con me, prima o poi perderai te stesso. Questo
produce una paura inconscia. Tutte le storie d'amore sono pericolose, in
quanto ci si perde. Da lontano sono meravigliose. Gli amanti pensano a un'infinità
di cose da dirsi quando incontreranno l'amato. Ma quando poi si incontrano,
diventano muti di colpo! La vicinanza da sola provoca il cambiamento: il
chiacchierio della mente ammutolisce e si ha paura. Se l'amore è autentico,
è inevitabile avere paura. Quando ti avvicini a un Maestro, le cose diventano
ancora più difficili. Stare con un Maestro significa essere pronti a morire;
morire per ciò che si è, per rinascere come si dovrebbe essere. Tu non sai
cosa sarai dopo morto. Sai ciò che sei, ed è più che naturale che ti ci
aggrappi: chi può dire se rinascerai o no? Non esistono garanzie...
Responsabilità: La responsabilità è sempre il primissimo passo dell'essere
liberi. Gettare la responsabilità su qualcun altro, significa buttare via
un'occasione per essere liberi. Le due cose sono inseparabili. è vero che
la responsabilità è tutta del discepolo - il Maestro non è altro che un
agente catalitico, una scusa - ma occorre coraggio per accettare quella
responsabilità: tutti vogliono essere liberi, nessuno vuole essere responsabile.
Il guaio è che le due cose sono inseparabili. Se non vuoi essere responsabile,
in un modo o nell'altro sarai schiavo.
Libertà: Pochissima gente
ha scelto la libertà. Ma si deve capire una cosa:la libertà porta con sè
la responsabilità. Nell'istante in cui scegli di essere libero, sei responsabile
di ogni tua azione. Sei responsabile di tutta la tua vita. Sei responsabile
della tua infelicità o della tua estasi; del tuo restare addormentato o
del tuo svegliarti.
Gratitudine: La gratitudine del discepolo resta
inespressa. è uno di quei misteri che possono essere sperimentati ma non
si possono spiegare. Ti sembrerà strano che io dica che più il discepolo
si avvicina all'illuminazione, e più difficile diventa per lui esprimere
la sua gratitudine, perchè ora tocca un livello mai conosciuto in passato.
Per tutto il cammino il discepolo è stato riconoscente, ma l'illuminazione,
l'esperienza dello schiudersi del proprio essere, è travolgente. Puoi semplicemente
piangere oppure danzare, ma sono cose inutili: dimostrano la tua intenzione,
non la tua riconoscenza. L'abisso e la vastità della gratitudine sono tali
che nessuna parola può esprimerla, nè la può esprimere un'esperienza. Ma
in un certo senso, l'illuminazione si avvicina a un segno di gratitudine
verso il Maestro: hai appagato il suo sforzo, il suo sforzo privo di sforzo.
La sua presenza non è andata sprecata, hai dimostrato di che tempra sei
fatto. Meglio sarebbe dire che non sei stato ingrato, non lo hai tradito.
Tra alti e bassi, attraverso mille oscure notti dell'anima, hai continuato
ad avere fiducia, ad amare, non hai mai dubitato un istante: la tua illuminazione
è una prova.
Ma non è necessario esprimere gratitudine. La cosa importante
è diventare gratitudine; in quel caso non sarà più necessario essere riconoscenti
al Maestro. Quando tu stesso diventi gratitudine, sei grato all'intera esistenza.
Il Maestro era una semplice porta verso il cielo infinito, e verso tutte
le stelle al di là del cielo.
Cambia te stesso: Il mondo è di certo
folle, e non è impazzito all'improvviso, è sempre stato pazzo. Io non sono
un pessimista, nè sono un ottimista; sono semplicemente realista: so che
è impossibile cambiare tutto questo folle mondo. Perfino sperare di poter
cambiare la mia gente, i miei sannyasin, è già sperare troppo. Per questo,
non voglio fare il missionario e cercare di cambiare dei pazzi. Cambia te
stesso, e aiuta i tuoi compagni di viaggio, i sannyasin che si trovano sullo
stesso sentiero, impegnati nella stessa ricerca. Incoraggiali, aiutali in
ogni modo. Ci sono momenti di oscurità, momenti di sconforto, momenti in
cui si ha la sensazione che non si sarebbe dovuto scegliere questo sentiero
perchè va contro l'intera follia del mondo. Essere sani in un mondo di pazzi
creerà inevitabilmente contrasti. Aiuta la gente che è in viaggio verso
la salute dell'essere, e non chiedere mai l'impossibile. La cosa possibile
è cambiare poche migliaia di sannyasin nel mondo. E forse, se alcune migliaia
di sannyasin si trasformano, possono creare un magnetismo, una forza gravitazionale
tale da attrarre milioni di altre persone. Ma devi iniziare con te stesso.
Se riesci a trasformare te stesso, è fin troppo! E se sei in grado di aiutare
quanti sono in viaggio sul sentiero, questo è sufficiente alla tua compassione
e al tuo amore.
Un viaggio senza fine: L'illuminazione ha solo un
inizio, non finisce mai. Nessuno lo ha mai detto, in precedenza. Tutti hanno
detto che essa è perfetta, ma questo implicherebbe che non possa crescere.
Una volta accaduta, ogni crescita, ogni evoluzione, si è conclusa. Ma, in
base alla mia esperienza, posso dire, in piena autorità, che qualsiasi cosa
in cui resti bloccato per sempre, non può restare estatica, non può conservarsi
beata. Inizieresti a darla per scontata. L'illuminazione è solo un inizio,
l'inizio di un'incredibile evoluzione, che non ha limite alcuno. Solo così
puoi continuare a danzare e a cantare. E puoi restare eccitato a ogni istante,
perchè non puoi mai sapere cosa ti porterà l'istante successivo: nuove intuizioni,
nuove visioni, nuove esperienze. Non esiste limite a tutto questo. Non viene
mai il momento in cui puoi dire che il viaggio è finito. Il viaggio inizia
soltanto, non finisce mai. Noi viviamo sempre nel mezzo, cresciamo e si
tratta di una crescita eterna, in tutte le dimensioni. L'illuminazione è
la stessa cosa.
E all'interno di questo perenne evolvere, Osho parla
anche di: Il sentiero - La ricerca - Aspirazione - Disciplina - Devozione
- Quiete - Silenzio - Annullamento - Essere - Nulla - Vuoto - Amore - Pienezza
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