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Devi comprendere in prima persona, direttamente, la verità su di te e
non puoi realizzarla tramite un altro, per quanto grande sia. Non c'è autorità
che possa rivelarla.
Jiddu Krishnamurti
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Nel momento in cui credi non sei più unito all'umanità: sei un cristiano,
un hindu o un mussulmano. Ti deformi, ti avveleni! Cominci a lottare, una
lotta senza quartiere, per sostenere il tuo credo. E tutta questa gente
che lotta per il proprio credo, sono persone cieche che lottano per sostenere
ciò che credono sia la luce - e nessuno sa che cosa sia la luce.
Osho, L'arte di ricrearsi, p. 40, Mondadori, 2003
§
Sarebbe meglio ingoiare una sfera di ferro rovente, ardente come il fuoco,
piuttosto che come monaco immorale e incontrollato mangiare le offerte della
gente.
Dhammapada 308
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«L'assoluto senza forma è mio padre e il dio con una forma è mia madre».
Dio si rivela nella forma che il devoto predilige. Il suo amore per il devoto
non conosce limiti.
Ramakrishna
§
«Io sono» è un fatto concreto, mentre «io sono stato creato» è un'idea.
Né Dio né l'universo sono venuti a dirvi che vi hanno creato. La mente,
ossessionata dall'idea di causalità, inventa la creazione e poi si domanda:
«Chi è il Creatore?». La mente stessa è il Creatore, ma neppure questo è
del tutto vero, dato che la creazione e il creatore sono una cosa sola.
La mente e il mondo non sono separati. Comprendi che tutto ciò che pensi
che il mondo sia è la tua stessa mente. Tutto lo spazio e il tempo sono
nella mente.
Nisargadatta Maharaj
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Guardate dentro voi stessi. Ricordate che l'Infinito è dovunque. Tuffandovi
profondamente nella supercoscienza, voi potete lanciare la vostra mente
attraverso l'eternità. Il potere della mente può portarvi più lontano della
più remota stella. Il faro della mente è perfettamente attrezzato per lanciare
i suoi raggi supercoscienti nell'intimo cuore della Verità. Usatelo!
Paramahansa Yogananda (Man's Eternal Quest)
§
La mente rivolta all'interno è il Sé, rivolta all'esterno diventa l'ego
e il mondo. La mente non esiste separatamente dal Sé, cioè non ha un'esistenza
indipendente. Il Sé esiste senza la mente, mai la mente senza il Sé.
Ramana Maharshi, Detti
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«Non esiste un altro mondo, e non esiste alcuna pratica religiosa per
raggiungerlo [...] e i comandamenti sul culto degli dei, dei sacrifici,
dei doni e delle penitenze sono stati posti negli Shastra da persone astute,
solo per controllare altre persone».
Râmâyana, citato da Amartya Sen
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Ridiamo degli sforzi che il fa il cervo muschiato per trovare la fonte
del profumo che promana dal suo stesso corpo e ci disperiamo per l'inanità
dei nostri sforzi di trovare la pace che è la nostra stessa natura.
Ramakrishna
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Se una persona è sola in mezzo a una folla quanto nella profondità
delle montagne, allora è davvero abile e capace di godere dell'assoluta
libertà.
Jae Woong Kim, "Lucidando Il Diamante"
§
Se vuoi comprendere te stesso, devi riuscire a farlo in mezzo a ogni
sorta di confusione e sconvolgimento. Non commettere l'errore di sederti
immobile tra le ceneri fredde d'un albero disseccato.
Emyo
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La coscienza suprema è sempre presente, dappertutto. È oltre lo spazio
e il tempo, senza un prima o un dopo. È innegabile ed evidente. Così che
cosa può dirsi di essa?
Abhinavagupta
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Pochi sono quelli che credono che la loro stessa mente sia il Buddha;
la maggior parte non prende sul serio questo insegnamento e sono perciò
impediti; restano impigliati nelle illusioni, nei desideri, nei rancori
ed in altre afflizioni, tutto perché amano la caverna dell'ignoranza.
Fen-yang (Fun'yo Zensho) 947-1024
§
Tutto è mutevole nel mondo dei sensi, ma il Brahman è immutabile. Medita
su lui, assorbiti in lui, svegliati da questo sogno di separazione. Il fuoco
non si manifesta finché l'acciarino non viene strofinato sulla pietra focaia,
benchè il fuoco sia già là, nascosto nella pietra. Così il Brahman: rimane
nascosto nel corpo finché non viene rivelato dal mistico mantra.
Shvetashvatara Upanishad
Quelli, sono venuti come meteore (o come stelle?), e come tali se ne
sono andati. Ma, se ne sono davvero andati? Riportiamo qualche breve considerazione
su alcuni grandi Maestri di meditazione del passato.
Il primo è il Buddha storico, Gautama Siddharta, il quale non ritenne mai
di essere un sant'uomo. Sollecitò chiunque a ragionare autonomamente senza
credere passivamente e, in ogni caso, rispettando tutti gli esseri senzienti.
Il Buddha storico ricordava ripetutamente alla gente che l'esperienza della
verità è originata dalla loro stessa mente. In realtà, per oltre trecento
anni dalla sua morte non fu nemmeno raffigurato.
Il secondo è Gesù. Vi
sarebbe così tanto da dire. I suoi insegnamenti, contenuti solo in parte
nei Vangeli,
coincidono molto più di quanto si possa immaginare con quelli della
Bhagavad Gita indù, cui si può far
riferimento per comprendere il messaggio spirituale del terzo Maestro,
Krishna.
Il quarto è Babaji Maharaj,
il mitico Yogi dell'Himalaya. Non se ne conosce la data di nascita che dovrebbe
risalire a molti secoli addietro. Secondo i suoi discepoli è tuttora vivente.
Egli trasmise la conoscenza del Kriya Yoga, una serie di tecniche che secondo
la tradizione hanno successo solo se impartite direttamente da un precettore
qualificato.
Il quinto è Babaji di Hairakan,
si tratterebbe sempre di Babaji Maharaj nell'ultima forma con cui apparve,
nel giugno del 1970, in una grotta sacra ai piedi del Monte Kailash. Egli
riteneva che la meditazione sia difficile senza aver ricevuto l'iniziazione
da un Guru e che per avere successo dovrebbe essere integrata da una pratica
attiva come il Karma Yoga e la devozione.
Seguono figure emblematiche i cui insegnamenti (più o meno condivisibili)
hanno lasciato tracce profonde nella "cultura religiosa" della nostra epoca.
Rammentiamo, tra i tanti altri il cui studio ci sembra particolarmente utile,
Paramahansa Yogananda
(1893-1952), Sri Yukteswar
(1855-1936), Lahiri
Mahasaya (1828-1895),
Sri Aurobindo (1872-1950),
Ramana Maharshi
(1879-1950), George
Ivanovich Gurdjieff (1869-1949),
Meher Baba (1894-1969),
Jiddu Krishnamurti
(1895-1986), Osho (Rajneesh)
(1931-1990), Tenzin
Ghiatso (Dalai Lama) (1935),
Sathya Sai Baba (1926),
Ramakrishna (1836-1886),
Swami Vivekananda
(1863-1902), Amma, ...
Che cosa dissero? Quale fu il loro messaggio? E' così complesso da non poter
essere sintetizzato in poche frasi, ... , tuttavia potremmo individuare
ciò che le diverse scuole di pensiero hanno in comune ...
Ben al di là del linguaggio usato per esprimere e comunicare le loro personali
esperienze spirituali ritroviamo, in ciascuno di essi, le medesime aspirazioni,
gli identici obbiettivi ...
Conoscere sè stessi. Trovare un modo per capire cosa sia quel vago sentore
di incompletezza o di inadeguatezza che talvolta ci segue come un'ombra
fedele. Ritrovare fiducia in noi stessi, energia e gioia di vivere. Senza,
per tutto ciò, esser costretti a compiere imprese mirabolanti. Ma nemmeno
minimamente pensare di poter "acquistare" al mercatino delle pulci spirituali
formule o preghiere miracolose.
Conoscere se stessi in modo da ri-conoscere le proprie "illusioni personali"
e annientarle mediante la consapevolezza della nostra natura essenziale.
Ma, quali sono i motivi (e qui le dolenti note) per cui sembra così difficile
raggiungere una condizione di beneficio permanente tale da poter esser considerata,
anche approssimativamente, uno stato meditativo?
Le ragioni principali di quella specie di paura, in qualche modo ritrosia,
nel volersi impegnare sinceramente almeno per pochi minuti di meditazione
quotidiana, sono l'attaccamento e l'identificazione.
Non più parlarne, quindi. Perché declamare o interloquire altro non sono
che modi per procrastinare quel minimo di impegno necessario per cogliere
a volo questa splendida opportunità. Bensì applicarsi diligentemente nell'esecuzione
di un esercizio che solo all'inizio potrà sembrare insignificante.
Che cosa sono l'attaccamento e l'identificazione? Non risponderemo direttamente.
Ricorreremo, invece, al soccorso di un antico rimedio.
In questa piccola pagina multimediale non possiamo far di meglio che dedicare,
umilmente, in memoria di questi Maestri, la trascrizione di alcuni versi
della Bhagavad Gita, uno dei libri sacri degli Indù.
In questo splendido poema epico si parla, sotto forma di metafora, di un'antica
e cruenta battaglia combattuta da due eserciti i cui componenti appartenevano
alle medesime stirpi. Lo scopo di quella lotta, in realtà, oltre che la
volontà di superare ogni idiosincrasia personale, le false soddisfazioni
di una vita dedita esclusivamente all'edonismo, cioè alla ricerca del piacere
immediato come sola ed unica virtù, rappresenta, simbolicamente, la necessità
improcrastinabile di "vincere" attaccamenti ed identificazioni psicologiche.
(I, 21) Impugnando il suo arco, Arjuna disse al dio Krishna:
"Signore della Terra! Ti prego, ferma il mio carro tra i due eserciti, o
Uno e Immutabile,
(I,22) "Che io possa osservare chi è qui, pronto e avido di battaglia, con
cui debbo scontrarmi ora che la guerra sta per scoppiare;
(I, 24) Così sollecitato da Arjuna, il dio Krishna fermò il carro lucente
tra i due eserciti.
(I, 26) Arjuna vide là ritti padri e nonni, maestri, zii, fratelli, figli
e nipoti e amici suoi;
(I, 28) il cuore di Arjuna di pietà si strusse e mestamente egli disse:
"Krishna, Signore! Quando vedo i miei stessi parenti, pronti e disposti
alla lotta,
(I,30) "le mie gambe sono fiacche e la gola è secca; il corpo trema e i
capelli sono ritti sul capo;
(I, 32) "Signore! Io non desidero vincere nè regnare; nè ardentemente bramo
il piacere. Che cosa è per noi, Krishna, un regno o il godimento o la vita
stessa?"
(I, 47) Dopo essersi espresso così, sul campo di battaglia, Arjuna, gettando
via arco e frecce, ricadde sul sedile del carro, sopraffatto dal dolore.
(II, 1) A lui così sopraffatto dalla pietà, con gli occhi rigati di pianto
e talmente depresso e avvilito, il dio Krishna si rivolse con queste parole:
(II, 2) "Arjuna! Perchè in questo momento così critico questo scoraggiamento,
indegno di un Ariano, foriero solo di disgrazia e tale da chiudere le porte
del cielo?"
(II, 3) Non cedere alla debolezza, Arjuna! Non ti si addice. Liberati da
questo spregevole senso di viltà e alzati, o conquistatore di nemici".
(II, 4) Arjuna rispose: "Signore! Come posso attaccare Bhisma e Drona saettandoli
in battaglia - loro che sono degni di rispetto e di onore, o Distruttore
del nemico?"
(II,9) Rivoltosi così al dio Krishna, il conquistatore di nemici disse.
"Non combatterò", e restò in silenzio.
(II, 10) E poi, in mezzo ai due eserciti, il dio Krishna, con sorriso comprensivo,
gli parlò mentre era così depresso.
(II,11) Ti affliggi e peni per chi non merita questa tua pena e poi parli
di saggezza. Il saggio non si affligge per i morti nè per i vivi".
(II,12) "Non c'è mai stato un tempo in cui Io non esistevo nè tu, nè quei
principi, e non ci sarà mai un tempo in cui cesseremo di essere".
(II, 16) "Quello che non è, non sarà mai; quello che è, non cesserà mai
di essere. Per il veggente, queste verità sono evidenti".
(II, 17) "Quello che compenetra tutto, questi è immutabile. Nulla può distruggere
Quello".
(II, 22) "Esattamente come un uomo spoglia gli abiti logori e ne indossa
di nuovi, così Quello getta via i corpi ormai logori e entra in altri corpi,
i nuovi corpi".
(II, 23) "Le armi non Lo feriscono, il fuoco non Lo brucia; l'acqua non
riesce a bagnarLo e il vento non sa asciugarLo".
(II, 30) "Colui-che-abita nel corpo di tutti, Principe, non è mai vulnerabile.
E quindi non dovresti tormentarti per le creature".
(II, 37) "Se cadrai in battaglia, conquisterai il cielo; se vincitore godrai
la terra. Quindi, Principe, alzati e combatti".
Come superare l'attaccamento e l'identificazione in modo da riuscire
a meditare senza il timore inconscio di perdere se stessi? E' molto difficile
che accada a seguito dei soli buoni propositi. Un sistema efficace è quello
di cominciare a meditare comunque. La paura del "nuovo" e inconsueto modo
di percepire il mondo, le nostre relazioni e noi stessi, svanirà come neve
al sole perché di per se stessa è assolutamente inconsistente.
Gli ostacoli alla meditazione, tuttavia, sono di natura eterogenea. L'esecuzione
del metodo basilare di cui parliamo in questo sito, cioè l'attenzione
al flusso del respiro, necessita, pur sempre, di una modesta curiosità
intellettuale. Tale, comunque, da consentire l'esplorazione di ambiti conosciuti
solo in virtù delle descrizioni di coloro che si sono già avventurati "nella
selva oscura" della propria interiorità.
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