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Questi articoli sulla guarigione spirituale saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Tutti i difetti della nostra mente - l'egoismo, l'ignoranza, la rabbia,
l'aggrappamento, il senso di colpa e gli altri turbamenti - sono provvisori,
non permanenti e sempiterni. E poiché le cause della sofferenza - i turbamenti
e le ostruzioni - sono provvisori, anche la sofferenza è provvisoria.
Lama Zopa Rinpoche, "Guarigione Ultima"
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La guarigione viene da un semplice senso di ragionevolezza, gentilezza
e piena umanità. Sono cose che vanno molto lontano.
Chogyam Trungpa, "La salute con cui si nasce"
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La sofferenza ed il piacere sono transitori; sopportate ogni dualità
con calma, cercando allo stesso tempo di portarvi al di là del loro potere.
L'immaginazione è la porta da cui entrano sia la malattia che la guarigione.
Rifiutate di credere alla realtà della malattia, anche quando siete ammalati;
un visitatore non accolto scappa via presto!.
Paramahansa Yogananda
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Non siamo costretti a meditare da qualche potere esteriore, dalla gente,
o da Dio. Piuttosto, proprio come noi soli siamo responsabili del nostro
malessere, così noi soli siamo responsabili della cura. Noi stessi abbiamo
creato la situazione in cui ci troviamo e spetta noi creare le circostanze
per la nostra redenzione.
Lama Thubten Yeshe, "Energia di saggezza"
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Nelle profondità della meditazione, i saggi hanno visto all'interno di
se stessi il Supremo, che abita nel cuore di ogni creatura. In profondità
nei cuori di tutti Egli abita, nascosto dietro i guna della legge, dell'energia
e dell'inerzia. Egli è uno. È lui che regna su tempo, spazio e causalità.
Shvetashvatara Upanishad
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Ciò che per compassione verso i discepoli andava fatto da parte di un
maestro amorevole che avesse a cuore il loro benessere, io l'ho già fatto
per voi. Ci sono queste radici di alberi, queste stanze vuote: meditate,
monaci, non rimandate, altrimenti più tardi potreste pentirvene. Queste
sono le mie istruzioni per voi.
Majjhimanikaya 8, 152
Che tutti gli esseri siano liberi dal dolore e dalle sue cause; che
tutti gli esseri non siano mai separati dalla sacra felicità che è l'assenza
di dolore.
(Preghiera buddista)
Chi è che soffre? Quando ego, possessività e identificazioni ci sospingono
all'oblio, alla dimenticanza e verso l'inconsapevolezza, può insorgere la
sofferenza. Se da un punto di vista oggettivo, riconoscerne le cause, curarne
i sintomi e ristabilire l'equilibrio è compito esclusivo della scienza medica
e a noi non resta che renderci disponibili e cooperare, purtuttavia rimane
la necessità d'investigare per capire le cause remote e
spirituali che hanno reso possibile
la nostra eventuale disarmonia.
Nei momenti difficili, quando sembra che tutto precipiti, che il nostro
bel mondo, così amorevolmente, se non puntigliosamente, ben costruito, stia
per crollarci addosso, ci rivolgiamo disperatamente intorno in cerca di
un qualche salvifico appiglio.
Ebbene, l'esperienza di tante vicende di vita vissuta apprese dall'ascolto
dei racconti altrui, nonché sulla propria tragicomica pelle, ci suggerisce
e dimostra come tale anelito salvifico sia pressoché irrefrenabile.
Le teorie cadono una per una sotto la scure del timore scaturito dalla precarietà.
Ma se da una parte i dubbi esistenziali si dissolvono, dall'altra si è disposti
a credere a qualunque idiozia ci venga infelicemente propinata.
Sicché le teorie vacillano, le convinzioni perdono consistenza, evaporano.
E rimaniamo soli con noi stessi in presenza di un nulla-tutto che esige
la maggior parte della nostra attenzione sino a divenire pressoché magnetico,
ma senza riuscire a risolvere l'enigma che ci attanaglia: dov'è la Verità,
perchè non ci soccorre?
Siamo semplici numeri di una massa indistinta e poliforme, o esseri dotati
di una dignità che trascende comunque la contingenza per affermarsi in modo
certo ed inequivocabile?
Le nostre orme sono semplici impronte sulla sabbia del tempo, o segni pregnanti
e granitici che permarranno e rivivranno in chiunque sia degno, o ne abbia
l'accortezza di raccoglierli?
Le nostre sono solo ipotesi. Non abbiamo risposte preconfezionate, E se
le avessimo saremmo come pappagalli presuntuosi. O, nel migliore dei casi,
come medici che invece di somministrare il rimedio ne decantassero solo
le qualità, tralasciando inopinatamente, d'indicarne la fonte.
Cos'è che cerchiamo nei momenti difficili, l'origine della saggezza, o un'essenza
divina che dispensi il suo provvidenziale rimedio? A ben vedere, qualunque
sia la formulazione con cui indichiamo il beneamato salvifico appiglio,
i concetti coincidono.
Chiudiamo gli occhi e rivolgiamoci allo splendido facitore d'illusioni perenni,
dentro di noi. Qualunque sia la preghiera che stiamo per inoltrare, il soccorso
cercato o il beneficio tanto ambito, la via dell'urgenza è sempre la medesima.
Il punto di contatto è dentro di noi! O ne è fuori?
Il luogo dell'ideale convegno è nei limpidi cieli interiori che s'intravedono
chiaramente quando la fuliggine artificiosa, l'irreale caligine creata dalle
travolgenti nubi pensiero s'è dissolta per lasciar filtrare la chiara luce
della nostra imprescindibile e immutevole essenza incondizionata. La sola
capace di sostituire l'errate credenze che comportano sofferenza con le
giuste e rinnovate prospettive consapevoli capaci di donare il sollievo
della gioia.
La libertà di una mente presente a se stessa che, ben lungi dall'opprimere
o condizionare, s'immerge nella contingenza, attende pazientemente (adottando
comunque nel contempo ogni rimedio sanitario possibile) che l'eventuale
brutto sogno di dolore fluisca e si dissolva. L'esperienza dimostra che
l'energia, apparentemente aliena, che lo nutriva e sosteneva, ha, in realtà,
la medesima natura d'ogni sommo bene. Quando la sua illusione ci sembra
così radicata da impedirne la benché minima retta e obbiettiva visione,
attendiamo che l'onda pensiero che la sostiene esaurisca l'energia di moto
intrinseco, la sua inerzia, rimirandola con il distacco consapevole di colui
che non s'identifica nemmeno con gli umori più volitivi. Così come il buio
della notte cede inevitabilmente il passo al sopraggiungere di un nuovo
giorno, .... , l'opprimente incubo si allontanerà, verrà meno di certo.
Ma siamo certi che il sogno di sofferenza si sia davvero dissolto? Un suo
riflesso, ben lungi dall'esaurirsi, potrebbe ancora persistere, ripresentarsi
di nuovo. Tuttavia, oramai, quali che siano gli accadimenti o le circostanze
che si riproporranno, sappiamo che la via è come la vita, si rinnova sempre.
nick.salius
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