La nostra salute, di Umberto Veronesi (a cura di salvatore Giannella). Tratto dalla rivista Oggi n° 21 del 19-05-04
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Abbiamo in comune con le scimmie il 99 per cento del patrimonio genetico.
Loro sono vegetariane e dobbiamo imparare a esserlo anche noi. Come lo fu
Leonardo.
Charles Darwin personifica il desiderio di conoscere la natura, gli animali,
il mondo esistente con l'aiuto della sola ragione. Lo spirito darwiniano
non è né antireligioso né ateo; è lo spirito di curiosità, di porsi delle
domande e cercare delle risposte razionali. Ecco perché è importante che
fin dall'adolescenza, quando la mente è più fertile e si comincia a ragionare,
questa curiosità "illuministica" sia coltivata e insegnata.
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È vero che in termini evoluzionistici l'uomo è un primate, e discende dalla
scimmia. Anzi, è una scimmia modificata. La genomica ci ha permesso di constatare
che ben il 99 per cento del nostro Dna è esattamente identico a quello dello
scimpanzé, e quindi noi, dal punto di vista delle nostre funzioni di ogni
tipo, siamo uguali a lui.
Noi abbiamo mantenuto le caratteristiche metaboliche fondamentali dei primati,
che sono rimasti vegetariani, e il nostro organismo è programmato proprio
per il consumo di frutta, verdura e legumi. Ci può indebolire una dieta
priva di carne? Direi proprio di no, e lo prova il fatto che un neonato
nei primi mesi quadruplica il peso che aveva alla nascita, nutrendosi solo
di latte. Se pensiamo poi che il gorilla, così possente di statura e di
muscolatura, è vegetariano come tutte le altre scimmie, possiamo senz'altro
scartare l'idea che la carne sia indispensabile alla nostra alimentazione
di scimmie modificate.
Un terzo esempio può convincerci del tutto: basta ricordare che Leonardo
da Vinci e Michelangelo erano vegetariani, e il loro cervello, stando a
quello che hanno prodotto, si è sviluppato piuttosto bene.
Certo, se la nostra società volesse abbandonare l'uccisione degli animali
e fare la scelta vegetariana, si tratterebbe di apprendere nuovamente, in
modo culturale, ciò che i nostri antichissimi progenitori sapevano per istinto,
e che i primati sanno ancora: trarre dal mondo vegetale, sotto forma di
bacche, verdure, legumi e frutti, una dieta ricca e variata capace di fornirci
vitamine, proteine, zuccheri e grassi vegetali in modo completo e calibrato.
Ci sono ormai prove scientifiche che questi alimenti, consumati in quantità
suiffciente, permettono anche di evitare alcune carenze rinforzano la resistenza
contro le malattie infettive. I vegetariani, in genere, hanno non
soltanto una vita più lunga dei carnivori, ma evitano malattie croniche
invalidanti.
E ora vorrei tornare agli animali dal punto di vista etico. La nostra cultura
antropocentrica occidentale ci ha sempre portati a definire l'uomo il re
del creato, ma la scienza ci dà torto. Rispetto allo scimpanzé (il primate
che è più vicino all'uomo) noi abbiamo l'l per cento cervello in più, e
questo maggior numero di cellule cerebrali è quello che ha fatto la differenza.
Per cui noi siamo diversi dallo scimpanzé e abbiamo coscienza di noi stessi,
mentre lo scimpanzé non ha coscienza esistenziale, non ha coscienza della
vita né sa di dover morire. Tuttavia, lo scimpanzé ha istinti uguali a quelli
dell'uomo: protegge la propria prole, soffre se gliela portano via, prova
amicizia per i suoi consimili, esprimere la paura, la rabbia e il dolore.
Ora una corrente di nuovi filosofi sostiene questo: il fatto che gli animali
non abbiano la coscienza e la consapevolezza della propria esistenza e del
proprio futuro non autorizza a ucciderli. Se l'unica fragile barriera tra
il rimanere vivi e l'essere uccisi fosse la consapevolezza di sé, che fine
farebbero i neonati, i ritardati mentali, i cerebrolesi, i malati Alzheimer?
Note
Proprio a Darwin (1809-1882), che ha rivoluzionato la scienza, sostenendo
che tutte le forme viventi, compresa la nostra specie, discendono da un
remoto progenitore comune, è dedicato un nuovo bimestrale scientifico, edito
dalla Fondazione Veronesi.
2,9 milioni sono i nostri connazionali che seguono il vegetarianismo.
18% dei vegetariani vivono in Lombardia: è la regione più "verde". Segue
il Lazio.
2050 l'anno in cui i vegetariani saranno 30 milioni, superando il numero
dei carnivori.
300 i ristoranti vegetariani in attività dalle Alpi alla Sardegna. E risultano
essere in crescita esponenziale.
(Fonte: Indagine Eurispes, 2002).