Una delle scoperte più notevoli degli Yogi, che da sola giustificherebbe
la pratica e lo studio dello yoga, è che il Prâna obbedisce al pensiero.
In altre parole il pensiero concentrato consente d'assorbire una quantità
accresciuta di prâna.
Proprio come i detti e i proverbi, le locuzioni più banali celano sovente
una saggezza insospettata da quelli che se ne servono. Così, dicendo che
si va a prendere aria, si indica che si va fuori a respirare aria pura,
in contrasto con l'aria chiusa dei locali abitati. Ora, questa espressione
dovrebbe essere intesa alla lettera, poiché noi dovremmo veramente PRENDERE
aria invece di contentarci di inspirarla quasi passivamente, come è generalmente
il caso dell'"homo domesticus" (non ditemi che per caso voi conoscete esemplari
di homo sapiens!).
Noi, civilizzati sedentari, persino quando ci troviamo all'aria pura della
campagna e respiriamo, o ci sforziamo di respirare, alla maniera degli yogi,
(cioè durante respirazioni complete) inspiriamo sì l'aria, ma non la prendiamo.
Qual'è la differenza?
Per l'animale selvatico che vive nella natura, come per l'uomo primitivo,
l'aria ambientale è per noi un elemento indispensabile alla vita, ma inoltre
veicola un'infinità di informazioni e di messaggi provenienti dal mondo
esterno.
In realtà, il nostro senso olfattivo, confrontato con quello degli animali,
è atrofizzato. Per quanto riguarda gli animali, senza citare il cane poliziotto,
il cui fiuto non cessa di meravigliarci, l'aria racchiude un mondo di sensazioni
e di messaggi.
E’ tutta vibrante di effluvi: l'odore della preda nascosta nell'erba alta
della savana, o quella del nemico in agguato. Quelli che vanno a caccia
grossa in Asia o in Africa sanno perfettamente che il vento porta il loro
odore alla selvaggina e gli dà l'allarme; così, per avvicinarsi alla loro
vittima,devono tener conto della direzione del vento.
Quanto a noi, il nostro senso olfattivo ci serve solo ad annusare gli odori
di cucina o i profumi artificiali, raramente i fiori.
Certo, nella metropolitana è preferibile che il senso olfattivo non sia
ben sviluppato...
Ma torniamo al nostro "prendere aria". Inspirando, l'animale prende possesso
dell'aria tramite le narici, che, spesso, sono mobilissime.
Osservate le narici del rinoceronte allo zoo o dell'umile coniglio domestico:
esse captano attivamente l'aria. Certe popolazioni rimaste vicine alla natura
(per esempio in Africa) mostrano che l'uomo "naturale" anch'esso, CAPTA
e PALPA l'aria con le sue narici, e lo fa molto attivamente.
Le ali del naso hanno piccoli muscoli che, in noi, rimangono inattivi, ma
che possiedono una gran mobilità in quegli uomini che vengono definiti selvaggi.
A ciascuna inspirazione, le loro narici si dilatano per realizzare una vera
prensione d'aria.
Facciamo dunque la prova di questa respirazione. Cominciamo a respirare
normalmente, che ciò avvenga in respirazione ordinaria o nella respirazione
yoghica completa. Le narici rimangono praticamente immobili.
Poi, inspiriamo profondamente ed energicamente, rilasciando le ali del naso.
Constateremo che la suzione dell'inspirazione tende ad avvicinare le ali
del naso e a ridurre così il passaggio offerto dalle narici all'entrata
dell'aria. Succede persino che una narice si blocchi completamente sotto
l'effetto di questa suzione.
Proviamo ora a "prendere" aria.
Inspiriamo allargando le ali del naso mediante una trazione dei muscoli
destinati a questo scopo (nell'espirazione occorre rilasciarli).
Poche inspirazioni effettuate in questa maniera ci permetteranno di constatare
che l'aria entra assai più facilmente, in più grande quantità e in maniera
più equilibrata (quindi attraverso le due narici, cosa che dal punto di
vista dell'assorbimento del prâna è estremamente importante).
Prendere aria allargando le narici del naso facilita non soltanto l'entrata
di una accresciuta quantità di aria, ma dirige anche attivamente la corrente
d'aria, che penetra nelle conche turbinate del naso, verso le zone tappezzate
da terminazioni nervose tra le più sensibili.
Le terminazioni nervose delle conche turbinate del naso, incaricate di analizzare
e di identificare gli odori, sebbene atrofizzate rispetto a quelle dell'animale
che vive in un mondo di sensazioni olfattive diverse, rimangono nonostante
tutto di una sbalorditiva sensibilità.
Il nostro naso è una vera antenna prânica. L'allargamento delle narici modifica
la forma di imbuto costituita dalla parte inferiore della nostra appendice
nasale e guida l'aria inspirata verso le zone delle fosse nasali ove queste
terminazioni nervose sono più numerose, là dove gli yogi situano il nostro
più importante captatore di prâna.
Sembrerebbe che questa particolare disposizione delle narici scateni, per
via riflessa, una modificazione per gradi di tutto l'apparato respiratorio
a cominciare dalle narici, forse persino dei bronchi, senza escludere che
la sua influenza si estenda addirittura agli alveoli polmonari. L'apparato
respiratorio, connesso intimamente al sistema nervoso, costituisce sotto
parecchi aspetti un TUTTO organico.
Esattamente come il fatto di mordere un frutto provoca nella bocca un getto
di saliva e scatena progressivamente reazioni in tutto il tubo digerente,
persino là dove il nutrimento non è ancora direttamente penetrato (lo studio
dei riflessi condizionati della scuola di Pavlov ha dimostrato che i succhi
gastrici vengono secreti contemporaneamente alla saliva), così l'ammissione
attiva dell'aria scatena meccanismi nervosi che influenzano l'assorbimento
d'aria in tutti i livelli dell'apparato respiratorio: in questo modo, un
odore nauseabondo blocca immediatamente tutti i processi respiratori.
In mancanza di dati scientifici recenti e precisi nel campo particolare
di queste reazioni a cascata, a cominciare dalle fosse nasali, disponiamo,
per sostenere questa affermazione, di un esempio assai noto: lo starnuto.
Una irritazione di fondo minima delle terminazioni nervose delle fosse nasali
(polvere, pepe, gas irritante) provoca per via riflessa una risposta globale
di tutto l'apparato respiratorio. Il meccanismo, una volta messo in moto,
non può più essere fermato da nulla. Questa reazione (dello starnuto) implica
una brusca contrazione del diaframma e una partecipazione di certi muscoli
del volto. Ciò prova che una debole stimolazione locale può provocare una
reazione globale di tutto l'apparato respiratorio, questa reazione essendo
sproporzionata allo stimolo.
Nella prensione attiva dell'aria attraverso le narici non si tratta di una
reazione brutale, ma al contrario di una sensazione euforica di apertura
sul mondo esterno.
Tutto ciò avviene come se l'allargamento delle narici condizionasse la ricettività
di tutto il sistema respiratorio durante l'inspirazione.
Allenatevi quindi durante i vostri esercizi respiratori a respirare attivamente
allargando le ali del naso.
La percezione del passaggio di aria fresca nelle narici diviene così assai
migliore e favorisce incontestabilmente l'indispensabile processo di assorbimento
d’aria e di prâna.
Va da sé che é impossibile respirare in questo modo durante tutta la giornata,
ma esercitandosi regolarmente a prendere aria in questo modo, con l'aiuto
dell'addestramento, le ali del naso ritroveranno la loro mobilità.
Col tempo, l'abitudine ancestrale, persa nel processo di domesticazione
che noi chiamiamo pomposamente "civilizzazione", si ristabilirà almeno parzialmente
in un qualsiasi momento della giornata e persino della notte.
Anche se la modificazione è impercepibile, essa può comportare – senza voler
essere troppo ottimisti - un accrescimento del 10% della quantità d'aria
inspirata. Ora, al ritmo di 18 espirazioni al minuto, alla fine dell'anno
ciò rappresenterebbe 500.000 litri d'aria supplementari che sarebbero penetrati
nei polmoni per vivificarne le cellule.
Fate delle prove contraddittorie, alternando la maniera normale di respirare
e la respirazione con prensione attiva d'aria: prestissimo vi convincerete
dell'efficacia di questo tipo di respirazione.
Vi accorgerete anche che soltanto questa prensione attiva d'aria rende la
respirazione agevole, armoniosa ed equilibrata: ciò è augurabile in qualsiasi
circostanza, ma particolarmente durante gli esercizi di prânyâma.
Se la natura ha dotato il nostro corpo di muscoli, questo é certo perché
ce ne serviamo.
Ed è così che praticando lo yoga... si può rendere muscoloso il naso e addirittura
dire: " ho troppo respirato, mi sono stancato il naso! ".
Secondo questa prospettiva, tipicamente orientale (indiana, tibetana, cinese e giapponese) quando noi respiriamo immettiamo nell’organismo una energia vitale chiamata prana, chi o ki, senza la quale non potremmo sopravvivere e grazie alla quale potremmo sviluppare le nostre potenzialità latenti ed armonizzare la persona nel suo complesso ed in relazione all’universo. C’è da notare che questa energia non può essere identificata con l’ossigeno, in quanto possono esserci luoghi ricchi di ossigeno ma scarsi di prana (si veda in proposito Van Lysebeth, 1971, che lo fa risalire ad una sorta di ioni negativi, particelle con carica elettrica). Questo prana poi, non segue il normale percorso dell’apparato respiratorio della fisiologia occidentale, bensì una serie di 72000 canali energetici sottili, chiamati Nadi, tre canali principali, chiamati Ida Pingala e Sushumna, e sette centri o vortici chiamati Chakra. Nelle tecniche yoga basate sul respiro l’obiettivo è quello di accumulare, distribuire, veicolare e quindi controllare tale prana da cui il nome di Pranayama, ovvero “ controllo-gestione dell’energia vitale”. Nel pranayama ci sono tantissime tecniche di respirazione: lenta, veloce, addominale, toracica, clavicolare, completa, con pause o apnee più o meno lunghe, rilassante, energizzante, purificatrice ecc. dove gli obiettivi variano dal semplice rilassamento alla meditazione, al risveglio della Kundalini, l’energia vitale assopita nel chakra della base, all'illuminazione buddhista. Solo quando la respirazione diviene connessa, circolare, senza pause e senza apnee, si hanno quei fenomeni di catarsi emozionale, di perdita del controllo, di abreazione tipiche dei breathwork occidentali, rebirthing compreso.
Vivere è respirare e respirare è vivere. A. Van Lysebeth
La respirazione è la funzione fondamentale che incessantemente alimenta
la nostra vita. A dire il vero, ed è sorprendente, poco ci preoccupiamo
della sua correttezza e raramente ci rendiamo conto della forza in essa
racchiusa.
Da tempo si è colta la relazione tra respirazione e attività mentale. Anello
di congiunzione tra soma e psiche, il respiro può diventare " canale privilegiato
per l'azione e la comprensione su e di entrambi".
Preoccupazione e stress possono modificarne il fluire armonioso ed esserne
a loro volta influenzati. Paura, pianto, gioia, rabbia hanno componenti
emotive e respiratorie inseparabili. Parliamo di "fiato sospeso", "sospiro
di sollievo"; ci sentiamo soffocare... ispiriamo fiducia... temiamo una
cospirazione... Espressioni, metafore e modi di dire simili si ritrovano
in lingue ed epoche storiche diverse.
Culture disparate hanno visto nell'aria il " vitale " per eccellenza, legando
sovente la comparsa dell'uomo e del mondo materiale a un elemento aeriforme
sottostante: lo " spirito " o il " soffio ". Leggiamo nella Genesi che Dio
formò l'uomo dal fango e alitò in lui lo spirito della vita. Narra un mito
australiano che il Creatore, plasmato l'uomo dall'argilla, gli soffiò il
proprio alito nella bocca, nel naso e nell'ombelico. Negli Orphicarum Fragmenta
si legge che la Notte, fecondata dal Vento, depose un uovo d'argento contenente
il mondo intero.
Per Anassimene l'aria è il respiro del mondo: infinito e movimento perenne
sono suoi attributi. E il concetto di respirazione cosmica, di origine orfica,
viene poeticamente espresso nell'Ottocento da Hölderlin. Secondo gli Stoici
un soffio caldo e vitale, ragione seminale del mondo, tutto conserva, alimenta,
accresce, sostiene, e la respirazione unisce l'uomo allo spirito universale.
Concetti non dissimili sono presenti nel Taoismo e nello Zen.
Da millenni considerata di fondamentale importanza nei Paesi orientali,
la respirazione e i metodi di regolazione e controllo a essa associati sono
diventati oggetto di interesse e di serie ricerche e applicazioni anche
nei Paesi industrialmente avanzati. Schwartz documenta l'utilizzo di tecniche
respiratorie per la soluzione del problema della balbuzie. L'autoterapia
Zilgrei, sistema di prevenzione e cura del dolore, si basa su associazione
e coordinamento del respiro con una particolare posizione del corpo.
Alla respirazione attribuiscono grande importanza i metodi di preparazione
al parto, le tecniche di rilassamento, la cromoterapia e la Meditazione,
i cui potenziali benefici sono ormai ampiamente documentati. Attraverso
una pratica regolare si può conseguire attenuazione di disturbi legati allo
stress; accesso a ricordi e aspirazioni rimosse; aumento di creatività,
autostima, efficienza.
Nel campo della psicoterapia la respirazione occupa generalmente un posto
di primo piano nelle scuole ad approccio psicofisico che considerano insufficiente
la sola analisi verbale e, in modo particolare, nella bioenergetica, psicoterapia
messa a punto da Lowen e da lui definita "studio della personalità umana
dal punto di vista dei processi energetici del corpo". " Riscoprire la potenzialità
di autoregolazione del proprio respiro ", si è affermato, " è una delle
scoperte più belle che siano mai state fatte con la bioenergetica... Il
risultato è gioia, gioia di vivere, di respirare, di pulsare, di essere...
l'entusiasmo per avere imboccato un'avventura meravigliosa ".
Lowen è convinto che non si insista mai abbastanza sull'importanza della
respirazione, a torto trascurata da medici e terapisti, di cui illustra
ampiamente la dinamica, il nesso con i sentimenti e con i più comuni disturbi.
" Respirare profondamente ", afferma, " è sentire profondamente ". Nella
respirazione sana, che è unitaria e globale, i movimenti di espansione e
contrazione, " fondamento dell'esperienza di piacere e dolore ", coinvolgono
tutto il corpo che, privo di blocchi che impediscano il fluire delle sensazioni,
sarà vibrante, integro, " vivo ". I movimenti di un corpo libero da tensioni
croniche sono spontanei e coordinati, esprimono grazia, rispecchiano salute
mentale.
Ma per quale motivo la respirazione, funzione centrale, assieme al movimento,
per una piena e piacevole efficienza, è tanto spesso inadeguata, disturbata,
con conseguenze che vanno da facile affaticamento a irritabilità e ansia,
da incapacità di concentrazione a depressione, da mancato raggiungimento
della completa soddisfazione sessuale ad acutizzazione di sintomi quali
claustrofobia, agorafobia, panico? Perché molto presto impariamo a inibirla
per evitare sensazioni spiacevoli, per non percepire paura, collera, tristezza.
Impulsi ed emozioni represse, tensioni mai del tutto evitabili, ma estremamente
frequenti in una società orientata al potere e al successo, creano blocchi
energetici che si strutturano, con il passare del tempo, in una vera e propria
" corazza muscolare " strettamente legata alla formazione del carattere.
Un sentimento represso diventa " lo scheletro nell'armadio " che ci terrorizza
finché non decidiamo di aprire la porta.
È necessario, spesso con fatica e pazienza, eliminare blocchi e aprirsi
alle emozioni, senza dimenticare che " l'incapacità di respirare normalmente
diventa il principale ostacolo al recupero della salute emotiva ". Occorre
allora che la terapia incominci con la respirazione, la quale fornisce l'energia
necessaria e, associata al movimento e all'analisi verbale, permetterà emersione
e soluzione di quanto è stato inconsapevolmente imprigionato. Sono aspetti
rilevanti, comuni a bioenergetica e Rebirthing: la centralità della respirazione;
la necessità di integrare corpo, mente ed emozioni, eliminando i blocchi
energetici con l'aiuto di tecniche corrette; il rifiuto di rigidi determinismi
e l'attribuzione di un ruolo dinamico al presente, pur non sottovalutando
l'importanza della riconciliazione con il passato.
Nel Rebirthing c'è però, oltre a una semplificazione tecnica, un utilizzo
più intenso e più duraturo del respiro: l'accentuazione di fattori in Lowen
soltanto accennati; l'inclusione di concetti non presi in considerazione
dalla bioenergetica. Ken Wilber, noto psicologo transpersonale, che ha dato
un'interessante esposizione della multidimensionalità della coscienza, ritiene
che la bioenergetica sappia creare un " equilibrio felice tra il mentale
e il fisico ", ma che a questo livello debba seguire quello transpersonale,
mirante a un ottimale sviluppo bio-psico-spirituale, con consapevole apertura
a una visione cosmica e intuitiva, oltre che individuale e logica della
vita.
Tramite la pratica di ritmi respiratori controllati non giunge a noi soltanto
ossigeno, ma viene volontariamente assorbito Prana o energia cosmica. Veicolato
da aria, acqua, alimenti, non si identifica con i loro componenti chimici.
Van Lysebeth ritiene che esso sia rappresentato prevalentemente da piccoli
ioni negativi, assai mobili e vitalizzanti.
Anche il corpo sottile, o massa pranica individualizzata, ha organi di assorbimento,
trasformazione e trasmissione, la cui conoscenza, per millenni diretta e
intuitiva, incomincia ad essere scientificamente verificata; secondo uno
studioso " c'è qualche cosa che va al di là della nostra biologia molecolare,
aprendo un varco nella nostra mente fino all'imponderabile, all'infinitesimale
".