Il pensiero sta alle nuvole come la Consapevolezza sta al cielo. Un'altra
buona metafora è quella dello specchio: i riflessi sono i pensieri, la dimensione
immutabile, lo specchio, invece, è la Consapevolezza.
La Consapevolezza contiene e riflette il pensiero ma non lo è, mai. E' lo
sfondo immacolato, il cielo puro.
Quindi i pensieri, qualunque essi siano, non sono la Consapevolezza. Il
pensiero è nel tempo, nel moto, nel divenire ... la Consapevolezza è senza
tempo, eterna, immobile, è Silenzio ...
Come si "realizza" ciò? Meditando, contemplando ...
Non c'è un "oltre" il pensiero, ma ci sono solo due dimensioni
differenti, simultanee e complementari.
C'è una dimensione, specchio "vacuo", che è la Consapevolezza
in sé, impersonale, senza oggetti; e un'altra che sono i pensieri riflessi,
gli oggetti che appaiono in esso.
I pensieri riflessi non sono altro che la mente.
Senza i riflessi lo specchio è "vuoto" e non ha possibilità di
avere "Consapevolezza di Sé", di avere autocoscienza. Senza gli
oggetti il vuoto non può auto-riconoscersi.
La divisione – tra i pensieri in quanto riflessi dello specchio e la consapevolezza
in quanto cielo limpido scevro da pensieri – che ascriviamo ai processi
della coscienza è solo strumentale, concettuale, una metafora, perché in
realtà queste dimensioni sono un tutt'Uno, indivisibile.
L'una, i pensieri... la mente, sono il manifesto, l'Essere; l'altra, la
Consapevolezza è il non manifesto, il non Essere.
Questo gioco che avviene nella coscienza è il grande paradosso, il miracolo
naturale, che crea le dinamiche esistenziali negli individui senzienti;
una danza tra la veglia e il sonno, la vita e la morte.
Praj