[...] un insegnamento che Buddha diede quando qualcuno tentò di rubargli la gioia insultandolo. Buddha propose una pratica in quell’insegnamento. E’ destinata a quelli che vogliono andare al di là dell’identificazione da tutto ciò che ci può allontanare dalla Verità, tutto ciò che oscura la gioia che è sempre dentro di noi.
Eccola…
Dopo aver offerto il suo addestramento, Budda era seduto tranquillamente
e i discepoli erano seduti con lui. Nel bel mezzo di quel silenzio, un uomo
si alzò e cominciò a dire a Budda quanto fosse imperfetta la sua visione
delle cose e a come ingannasse le persone parlando di quei modi di vita
inconcepibili. Budda era seduto e ascoltava, ma non si muoveva e non rispondeva.
Il suo sorriso dolce era sul suo viso, non c’era alcuna traccia di contrarietà
in lui. Egli non ascoltava con nessun particolare atteggiamento, restava
semplicemente calmo e presente e anche ricettivo.
I discepoli di Budda s’agitarono un po’, per vedere chi provocava una tale
tempesta in un momento di pace con il gran Maestro. Poi, l’uomo insultò
di nuovo Budda dicendo che voleva essere importante e che aveva costruito
quella cosa che chiamava illuminazione e una vita piena di compassione.
Budda guardò l’uomo tranquillamente, poi abbassò gli occhi e ascoltò, semplicemente.
Ora i suoi discepoli non si contentarono più di agitarsi, le loro sopracciglia
si aggrottarono e si guardarono l’un l’altro interrogandosi con gli occhi.
L’uomo si alzò e disse a Budda che era un falso profeta e che, se veramente
era chi diceva d’essere, se il suo stato di coscienza era così elevato,
perché non rispondeva alle accuse fatte contro di lui? Budda era semplicemente
seduto e ascoltava attentamente. L’uomo se ne andò, facendo ancora rimbrotti
durante il cammino. Lo si poteva sentire da molto lontano, finché la sua
voce non si udì più.
Di nuovo il silenzio si stese sull’assemblea, ma questa volta si avvertiva
un senso di discordia. Un discepolo avvicinò Budda con rispetto e gli domandò:
“Onorato del mondo, perché non hai risposto alle critiche del pazzo? Perché
non gli hai mostrato il tuo potere yogico e con la tua saggezza vincere
la partita?” Budda disse: “Non si tratta di vincere o perdere in situazioni
come quelle, ma di offrire insegnamenti preziosi ed è quello che ho fatto”.
“Eh, Maestro, che insegnamento è?”.
E Budda disse: “Se tu mi avessi portato un mazzo di fiori, una scatola di
dolci e una stoffa di seta e non li avessi accettati e te li avessi lasciati,
cosa avresti tu e cosa avrei io?”
“Oh, gran Maestro, io avrei i fiori, i dolci, la seta e tu non avresti niente”
Budda disse: “Caro discepolo, è lo stesso per le parole insultanti di una
persona”. Budda offrì la sua gioia a tutti in quel momento, con lo splendore
della luna che rischiara le tenebre nel suo sorriso. Ognuno sentì la propria
gioia salire dall’interno. Sentirono anche che l’autore degli insulti doveva
anche lui aver ricevuto una grande benedizione. Potete dirvi nella vostra
mente in questo momento: “Non sono un Budda”. Ma in effetti, si, lo siete.
Per noi tutti, compreso per Budda, è l’oggetto di una pratica ( che vuol
dire qualcosa di pratico) spingere i limiti della nostra coscienza al di
là dell’identità e del condizionamento, in modo da trovare dentro di noi
ciò che cerchiamo altrove.