Riduzione dello stress e promozione della salute.
«Se vogliamo essere felici, dobbiamo innaffiare il seme della consapevolezza
che è in noi.
La consapevolezza è il seme dell’illuminazione, dell’attenzione, della comprensione,
della compassione, della liberazione, della trasformazione e della guarigione.»
(Thich Nhat Hanh, 1994)
Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS),
agenzia dell’ONU che ha l’obiettivo di far raggiungere a tutte le popolazioni
il livello di salute più elevato possibile, la salute è “lo stato di completo
benessere fisico, psichico e sociale e non può intendersi come semplice
assenza di malattia”. La salute è uno dei diritti fondamentali dell’essere
umano, e come tale tutti i paesi hanno il compito di promuoverla perseguendo
tutti i canali, incluso il canale sociale, psicologico etc. Tra gli scopi
dell’OMS ci sono la ricerca e la prevenzione, nonché la modifica di tutti
quei fattori che influiscono negativamente sulla salute collettiva, promuovendo
al contempo quelli favorevoli. La salute dell’individuo, intesa come benessere
psichico, fisico e sociale, diviene quindi salute della collettività e va
da sé che uno stato attento alla promozione delle risorse individuali e
sociali promuove salute, riducendo il rischio di tutti quegli eventi che
possono provocare la malattia.
Il benessere psicofisico si raggiunge con uno stato di armonia del corpo
e della mente, in relazione agli stimoli interni e agli stimoli esterni,
ed è un processo dinamico, in cui l’obiettivo è tendere all’omeostasi, ovvero,
all’equilibrio. L’equilibrio si raggiunge attraverso la lettura consapevole
del proprio stato, modulando continuamente le informazioni che riceviamo
attraverso differenti livelli di “segnalazione”, (sia fisica che psichica,
sia volontaria che involontaria), e correggendo in modo più o meno automatico
gli squilibri.
Se ad esempio, la corretta risposta ad uno stimolo doloroso esterno può
essere allontanarsi dalla fonte del dolore (come nel caso del dito che tocca
il ferro da stiro), in ordine crescente di complessità il nostro essere
è chiamato a “risolvere” numerosi tipi di situazioni che portano il sistema
allo squilibrio. Il benessere psicofisico si ottiene con il continuo apprendimento,
confronto esperienziale e regolazione dei sistemi interni rispetto a tutto
ciò che ci accade; in tutto questo sistema complesso, la mente, la capacità
di gestire gli eventi e di adottare buone strategie di adattamento creano
il presupposto fondamentale per promuovere la presenza o l’assenza del benessere,
e quindi della salute.
Numerosi studi pongono l’attenzione sul complesso legame tra corpo e mente,
sul reciproco condizionamento che la mente ed il corpo effettuano e sulle
complesse vie (la psiconeuroendocrinoimmunologia è una recente scienza che
si occupa di questo) attraverso le quali il disagio psichico può manifestarsi
anche nel corpo, incidendo direttamente sulla sua funzionalità. L’unità
corpo-mente viene ad interrompere una tradizione dualistica che considerava
disgiunte le attività dei due sistemi e apre la porta all’utilizzo in terapia
di tecniche psicocorporee riprese da antiche tradizioni orientali, come
lo yoga e la meditazione.
Studi più recenti ci dicono che un buono stile di vita, orientato alla consapevolezza
di sé, al riconoscimento dei propri bisogni (una buona dieta, un buon sonno,
l’astensione dall’utilizzo di sostanze psicotrope) sortiscono un effetto
protettivo e benefico, sia sul fisico che sulla psiche.
Uno psicoterapeuta americano, Jon Kabat-Zinn, è tra i più forti sostenitori
dell’utilizzo di tecniche appartenenti alla tradizione orientale per la
promozione di un miglior stato di salute psicofisica. Anche grazie a lui,
dopo studi durati oltre 20 anni su più di 10000 pazienti, nella medicina
occidentale e nella psicoterapia si sta diffondendo la tecnica terapeutica
basata sulla mindfulness.
Mindfulness è un termine ripreso dalla lingua Pali, che significa "attenzione
consapevole"; secondo Kabat Zinn, mindfulness è “porre attenzione in un
modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”.
Nata come tecnica per ridurre lo stress dato da malattie fisiche, dolori
cronici o patologie psicosomatiche, la mindfulness si è dimostrata utile
nella terapia della depressione, nelle nevrosi e nella terapia del dolore.
Attraverso la mindfulness ognuno di noi impara qualcosa di se stesso, ad
esempio l’osservazione del dolore, del corpo, dell’emotività, impara la
forza di concentrazione, la curiosità dell’esplorazione e la meraviglia
della trasformazione. Promuovendo l’apertura della mente e l’attenzione
partecipe e non giudicante, permette di assaporare nuovi modi di conoscere
e di essere, ascoltando più attentamente la propria personale esperienza,
momento dopo momento.
Applicare le tecniche di mindfulness consente di svincolare la propria mente
dalle abituali fonti di stress e di sofferenza emotiva: semplicemente concentrandosi
su di sé, è possibile osservare con attenzione la quantità infinita di automatismi,
pensieri disfunzionali, schemi monotoni a compartimenti stagni che la nostra
mente, in caso di situazioni di disequilibrio per noi difficili da gestire,
tende a metterci davanti, ogni volta, allo stesso modo.
Mindfulness è come uno specchio del pensiero. Riflette semplicemente ciò
che ci accade realmente, senza interpretare né giudicare: è osservazione
non giudicante. La mente è in grado di osservare le cose così come sono,
senza critiche o giudizi. La mindfulness implica la messa in discussione
della nostra visione del mondo (compresi gli automatismi disfunzionali che
mantengono le nostre psicopatologie), della posizione che vi occupiamo (senza
viaggi nel passato o nel futuro), e l’apprezzamento della pienezza di ciascun
momento della nostra esistenza. Vivere secondo mindfulness significa mantenere
il contatto con la realtà, per quella che è oggettivamente, senza farcirla
di significati dati dal nostro modo giudicante di interpretarla e giungere
a conclusioni, 9 volte su 10 assolutamente nocive e fuorvianti per il nostro
benessere.
Mindfulness ci consente di fare un’esperienza del mondo completamente nuova
attraverso la consapevolezza, la conoscenza profonda del nostro corpo e
gli schemi della nostra mente.
Mindfulness viene dal buddismo theravada, diffuso da 2500 anni in Asia
meridionale e sudorientale. La pratica theravada, attraverso samatha (concentrazione
e quiete mentale) e vipassana (insight o chiara visione, presenza mentale)
esplora i livelli più profondi della mente.
Per praticare lo sviluppo della consapevolezza non è necessario diventare
buddisti: le pratiche sono universali, non dipendono da alcun sistema di
credenze, né da alcuna ideologia.
Con Mindfulness ci assumiamo la responsabilità di conoscere meglio il nostro
corpo, ascoltandolo attentamente e coltivando le nostre risorse interne
per aumentare l’accettazione e la pazienza nei confronti del proprio stato
di malattia o delle proprie infermità psicologiche e fisiche.
Sviluppare un atteggiamento mindfulness nella vita di tutti i giorni influisce
sulla nostra capacità di padroneggiare le situazioni difficili della vita,
conferendo un maggiore potere di gestione dello stress, dei conflitti e
dei problemi ordinari e straordinari. Educa la mente a sostituire le emozioni
distruttive con modi di essere più costruttivi, che promuovono l’equanimità,
l’amore e la saggezza (o, più semplicemente, amplificano le risorse interiori
alla ricerca di un proprio adattamento alle situazioni stressanti).
Lo strumento centrale della Mindfulness è la pratica della meditazione,
per prestare attenzione al momento presente, alla propria esperienza, in
un stato di autentica calma non reattiva. Meditare è un’attività della mente,
richiede tempo, energia, determinazione, fermezza e disciplina.
Il centro della meditazione è rappresentato dal respiro: prestare attenzione
al respiro è un ottimo modo per mantenere la mente aperta e vigile, e per
allontanarsi dalle eventuali e frequenti distrazioni rappresentate da pensieri
e emozioni che possono affollare la mente durante la pratica (solitamente
sono pensieri automatici, disfunzionali, mossi dalla fretta, e dall’ansia).
Esistono diversi tipi di tecniche di meditazione, basate sull’attenzione
consapevole e presente:
La meditazione è una pratica sempre più diffusa, in modo ubiquitario:
si calcola che circa 16 milioni di persone pratichino una qualsiasi forma
di meditazione per migliorare il loro stato di salute (dati del NCCAM).
Molti praticano semplicemente per rilassarsi. La meditazione permette il
miglioramento dell’umore e promuove quindi un miglior stato di benessere,
attraverso lo sviluppo della serenità interiore.
Gli effetti della meditazione sono sia sul sistema nervoso centrale (miglioramento
delle risorse interiori e della resilienza, innalzamento del set point emotivo),
che sul corpo (miglioramento della pressione arteriosa, del sistema immunitario
e della capacità di rilassamento neuromuscolare).
La meditazione è inoltre una tecnica che attiva le aree cerebrali, dunque
il suo funzionamento dipende dall’utilizzo del sistema nervoso, e non dalla
sua sedazione.
La mindfulness focalizza la propria consapevolezza sull’esperienza presente,
sulle sensazioni, le emozioni, i pensieri, la salute e le proprie abitudini
di vita: permette alle persone di lavorare su di sé, divenendo di volta
in volta più consapevoli dei problemi del loro corpo o della loro mente.
Pensare mindfulness ci insegna soprattutto che non prestiamo mai abbastanza
attenzione, perché siamo abituati a agire e pensare e sentire in modo automatico,
utilizzando vecchi schemi strutturati nella nostra mente, che utilizziamo
in modo passivo e inconsapevole.
Mindfulness serve a disattivare il pilota automatico, attraverso l’attenzione
piena al momento in cui ogni esperienza è avvertita, lasciando semplicemente
scorrere pensieri, emozioni, senza giudicarli o modificarli, osservandoli,
e basta. L’osservazione attenta e consapevole è in grado di smascherare
gli automatismi, di promuovere il cambiamento e quindi, di migliorare il
nostro globale stile di vita.