Meditazione seduta (Zuochan)
Trattato scritto nel 1090 circa dal Maestro Chan Zongze
Cijiao nel monastero di Changlu.
- Se aspirate ad apprendere la saggezza attraverso la via del bodhisattva,
dovete prima far sorgere la mente di grande compassione, generare grandi
voti e coltivare il samadhi, impegnandovi a guidare al risveglio gli
esseri senzienti senza cercare la liberazione solo per voi stessi.
- Con tale disposizione mentale lasciate andare qualsiasi idea e abbandonate
le miriadi di preoccupazioni, così che il corpo e la mente siano unificati,
continuamente sia nel movimento che nella quiete.
- Moderatevi nel mangiare e nel bere, senza prendere troppo né troppo
poco. Regolate il sonno, senza privarvene e senza concedervene in eccesso.
- Quando vi sedete in meditazione sistemate un cuscino su una stuoia
in un luogo tranquillo e ordinato. Indossate abiti comodi, non troppo
stretti. Assumete una posizione corretta e un portamento sereno.
- Sedete nella posizione del loto, ponendo prima il piede destro sulla
coscia sinistra e poi il piede sinistro sulla coscia destra. Va bene
anche la posizione del mezzo loto, in cui basta porre il piede sinistro
sulla coscia destra.
- Ponete la mano destra sulla caviglia sinistra e la mano sinistra
sul palmo della mano destra. I pollici delle mani si sfiorano.
- All’inizio inclinate lentamente il corpo in avanti, oscillate verso
destra e verso sinistra, e quindi sedete eretti. Una volta assestata
la postura non inclinatevi più né a destra né a sinistra, né avanti
né all’indietro. Allineate le anche, la spina dorsale e la base del
cranio, in modo che si sostengano a vicenda. La vostra forma è quella
di uno stupa. Il corpo non deve però essere rigido, perché ciò disturba
la corretta respirazione, ostacolando la pace mentale. Le orecchie devono
essere in linea con le spalle, e il naso con l’ombelico. Tenete la bocca
chiusa, la lingua posata sul palato superiore.
- Tenete gli occhi leggermente aperti per evitare l’insorgere del
torpore. Ad occhi aperti il potere della concentrazione meditativa è
forte. Nei tempi antichi molti monaci eminenti praticavano ad occhi
aperti. Il maestro chan Fayun Yuantong disapprovava la meditazione seduta
con gli occhi chiusi, paragonandola al praticare dentro una caverna
di fantasmi in una montagna tenebrosa. Il significato di questo monito
è profondo e solo i praticanti avanzati lo realizzano.
- Una volta resa stabile la postura e armonizzato il respiro, rilassate
il basso addome. Non trattenete alcun pensiero, né positivo né negativo.
Quando un pensiero sorge, notatelo immediatamente. Diventandone consapevoli
esso scompare. Alla fine non sarete più coinvolti dai fenomeni e la
vostra pratica fluirà ininterrotta. Questa è l’arte essenziale della
meditazione seduta.
- La meditazione seduta è una via autentica alla pace e alla felicità.
Tuttavia molti la praticano in modo errato e ciò può perfino causare
malattie. Questo perché essi non conoscono come applicare la mente correttamente.
Se meditate nel modo giusto, il corpo si sentirà naturalmente leggero
e comodo, e la vostra mente sarà chiara e acuta. La consapevolezza rifulgente.
Il gusto del Dharma arricchisce lo spirito, conducendo alla gioia pura
della serenità.
- Per coloro che sono già risvegliati, tale pratica potrebbe paragonarsi
a un drago che trova l’acqua, a una tigre che ruggisce tra i monti.
Per coloro che non sono ancora risvegliati, questa pratica equivale
a soffiare sul fuoco: non è più necessario un grande sforzo. Se comprenderanno
in modo chiaro e corretto, il successo sarà certo.
- Ciò nonostante, col progredire della pratica possono manifestarsi
fenomeni demoniaci, poiché sulla via si incontrano numerose condizioni
favorevoli e sfavorevoli. Ma, finché mantenete la chiara consapevolezza
nel momento presente, nulla sarà per voi un ostacolo.
- Questi stati confusionali sono chiaramente delineati in vari testi,
tra cui Il Surangama-sutra, “Il grande manuale sul calmare e osservare”
(della scuola tiantai) e “Le indicazioni per la coltivazione e la realizzazione”
del maestro Guifeng. Nessuno perciò, al fine di prendere le appropriate
precauzioni, dovrebbe ignorare questi testi.
- Quando desiderate emergere dalla meditazione, fate oscillare lentamente
il corpo e alzatevi con calma e attenzione, senza affrettarvi. Non fate
movimenti bruschi.
- In seguito, per mantenere continuamente il potere del samadhi, praticate
in modo adeguato a ogni situazione: è come se vi prendeste cura di un
neonato. In tal modo sarà facile accrescerlo.
- Coltivare la concentrazione meditativa (chan samadhi) è un compito
urgentissimo. Se la mente non si pacifica nella concentrazione meditativa,
sebbene progrediate nella contemplazione, vi sentirete ancora persi.
Se volete trarre una perla dal profondo dell’oceano, è meglio calmare
le acque; se le agitate, vi sarà più difficile. Allo stesso modo, quando
l’acqua del samadhi è calma e chiara, la perla della mente si rivela
da sé.
- Perciò il Sutra del perfetto risveglio dice: “La pura saggezza non
ostacolata sorge dal samadhi profondo.” Il Sutra del Loto dice: “Praticate
in un luogo tranquillo il raccoglimento della mente, stabilizzandola
e rendendola immobile come la Montagna Polare.” Quindi, per trascendere
l’ordinario e entrare nel sacro, si deve praticare in una condizione
di tranquillità, senza disturbi. Affidandovi all’energia del samadhi,
quando siete in fin di vita, sarete in grado di spirare nella posizione
di meditazione seduta o in piedi.
- Persino se volete fermamente ottenere la liberazione in questa vita,
potrebbe essere tempo sprecato. Se poi continuate a rimandare, privi
di una forte determinazione, sarete preda della forza del karma. Perciò
i maestri antichi dicevano che senza il potere del samadhi ci si arrende
di fronte alla morte; è come se si chiudessero gli occhi e si tornasse
a mani vuote, dopo aver vagabondato invano.
- Mi auguro che i compagni di meditazione rileggano frequentemente
questo breve trattato, per aiutare se stessi e gli altri a realizzare
insieme il completo risveglio.
- Tratto da: “A Guide to Sitting Chan”, tradotto dal cinese in inglese
dal Ven. Guo Jue, pubblicato in Chan Magazine, Summer 2002. (Traduzione
italiana a cura della
Comunità Bodhidharma)
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Fonte
web