Coloro i quali non meditano regolarmente e profondamente
sono irrequieti ovunque essi meditino, e rinunciano dopo un breve sforzo.
Ma se voi fate uno sforzo più grande giorno dopo giorno, l'abilità di immergervi
più profondamente verrà. Io non debbo fare alcuno sforzo adesso; il mondo
intero sparisce istantaneamente quando chiudo i miei occhi e fisso istantaneamente
il Centro Cristico (l'occhio spirituale, nella fronte fra le ciglia). (Paramahansa
Yogananda)
Meditare significa distogliere l’attenzione dalla mente condizionata,
con lo scopo di realizzare (conoscere con esperienza) la nostra vera natura
di creature spirituali, relazionate solo temporaneamente al tempo ed allo
spazio. Alcuni fanno confusione tra i termini “meditazione” e “concentrazione”.
Leggendo attentamente un libro ci si sta, appunto, concentrando, ma non
si sta meditando. Nel gergo dello yoga si definisce la meditazione come
“focalizzazione dell’attenzione su un punto scelto di concentrazione”. Questo
punto scelto, normalmente è l’occhio spirituale. Non c’è un interesse specifico
ad osservarlo in quanto immagine fine a se stessa; l’occhio spirituale è
la porta per la percezione (e la successiva realizzazione) del Sé.
Le tecniche di meditazione non sono il fine della meditazione stessa, ma
utensili che hanno lo scopo di farci raggiungere uno stato meditativo. Quando
raggiungiamo uno stato di assenza totale di pensieri, pace, tranquillità
e completa rilassatezza nella meditazione, stiamo meditando a livello supercosciente.
Fino a quel momento stiamo “cercando” di meditare. La continua sperimentazione
di questi stati supercoscienti raffina e chiarisce il sistema nervoso, permettendogli
di sperimentare progressivamente stati di coscienza e sempre più avanzati.
Come già detto in precedenza, le tecniche sono utensili che hanno lo scopo
di farci raggiungere stati meditativi. Le tecniche non sono il fine della
meditazione. Dopo aver eseguito le tecniche, bisogna cercare di rimanere
il più a lungo nello stato tranquillo prodotto dalle stesse. Non farlo significherebbe,
come affermò Yogananda, faticare per mungere un secchio di latte e rovesciarlo
immediatamente per terra.
(1) Sedetevi su una sedia comoda con la schiena in posizione eretta.
(2) Visualizzate i maestri (cui vi sentite più devoti - in pratica favorisce
la concentrazione - ndr) nell’occhio spirituale. In questo modo vi sintonizzate
con la loro forza spirituale. Non state comunicando con loro a livello telepatico,
ma poiché la loro coscienza è immersa nell’infinito, visualizzandoli con
riverenza vi sintonizzate con la loro energia vibratoria specifica. Pregate
se vi sentite propensi a farlo.
(3) – Respirazione triangolare. Tendete e rilassate il corpo in modo energico,
inspirando profondamente ed espirando ... Fatelo 3 o 4 volte (inspirate
per circa 7 secondi, trattenete il respiro tendendo il corpo per 7 secondi
ed espirate ... , rilassando il corpo sempre per 7 secondi).
(4) – Tecnica di Hong - So. Osservate il vostro respiro, senza forzarlo.
Siate semplici spettatori del processo. Recitate mentalmente “Hong” mentre
inalate e “So”, mentre esalate. Continuate in questo modo per almeno 10
minuti; dopo un po’ cercate di immergervi nel suono del mantra, smettendo
di recitarlo mentalmente.
(5) – Tecnica di Om. La creazione emette un suono vibratorio. Questa tecnica
permette di ascoltarlo. Poiché il suono ha molte frequenze, è possibile
sentire alcune di esse prima di distinguere il suono primordiale (suoni
simili ad api che ronzano, campane, arpa, oceano, ecc). Chiudete i traghi
delle orecchie con i pollici, appoggiate i mignoli sull’estremità degli
occhi (senza schiacciare) e le altre dita sulla fronte. Osservando l’occhio
spirituale, pronunciate mentalmente “Om – Om – Om – Om….” all’incirca una
volta al secondo, sforzandovi di percepire i suoni nell’orecchio destro.
Potete utilizzare un poggiagomiti per appoggiare le braccia o la spalliera
di una sedia sufficientemente alta, girata al contrario. Proseguite per
almeno una decina di minuti. Durante l’esecuzione di questa tecnica non
dovete prestare attenzione al respiro. L’attenzione deve essere diretta
sia sull’occhio spirituale, sia sull’ascolto dei suoni nell’orecchio destro.
(6) – Meditazione libera. Svuotate la mente e concentratevi sull’occhio
spirituale. Assorbite la vostra attenzione nella contemplazione dell’occhio
spirituale. Se vi distraete o se, per qualche ragione, non riuscite a concentrarvi,
quello è il momento di pregare e parlare con Dio nel modo in cui la Sua
presenza è reale per voi. La vostra comprensione aumenterà con il tempo,
indipendentemente da quello che è il vostro attuale concetto del Divino.
(7) – Chiusura. Chiudete la sessione visualizzando i maestri e con una preghiera
(di ringraziamento - ndr), se vi sentite propensi a farlo.
Meditare a stomaco vuoto è fondamentale per il successo nella pratica.
Meditare sempre alla stessa ora e nello stesso posto aiuta il formarsi dell’abitudine.
Meditare ogni tanto in gruppo (Esempio: una volta la settimana) mantiene
alte ispirazione e dedizione.
Furio Sclano