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Meditazione ATI (Ati Rimè)

La meditazione ati,
in cui non c'è nulla da meditare,
è dimorare senza sforzo
nello stato naturale.
Qualunque onda mentale appaia,
si dissolve spontaneamente
se si rimane equanimi
 

Così recita la mia traduzione di una quartina tibetana tratta dal Trenpa Nyingthig Pema Khaying, una raccolta di insegnamenti terma risalenti a Trenpa Namkha e appartenenti al ciclo Ati Rimé.

Il termine 'meditazione' (tibetano gompa) indica la disciplina interiore della mente concentrata su un oggetto esterno, sensazioni fisiche, pensieri, immagini visualizzate o particolari stati di coscienza non ordinari. Lo scopo immediato della meditazione è imparare a controllare la mente, anziché essere controllati da essa.

Tutti gli insegnamenti religiosi contengono istruzioni sulla meditazione così intesa, perché si ritiene che senza disciplina interiore non sia possibile alcuna evoluzione spirituale.

Secondo l'insegnamento zogcen, la meditazione ati ovvero finale, quella più profonda ed essenziale, il punto vitale di qualsiasi via interiore, la disciplina universale di tutti i mistici, il cuore dell'autentica realizzazione spirituale è questo: non c'è nulla da meditare.

Ma meditare senza meditare è davvero un'arte difficile, per la mente abituata a pensare in continuazione. Eppure, quando la si apprende, si scopre che è la cosa più facile e anche la più preziosa.

In cosa consiste l'arte della meditazione in cui non c'è nulla da meditare? L'insegnamento risponde così:

è dimorare senza sforzo nello stato naturale.

I principianti in questa arte sono come bambini che imparano a camminare: all'inizio ci vuole un po' di allenamento. Occorre trovare l'equilibrio e poi esercitare i muscoli con molta forza di volontà, finché l'atto di stare in piedi e muoversi con le proprie gambe senza ruzzolare diventa un'abilità acquisita.

Ma per il bambino è un processo spontaneo. Certo che impiega energia, però senza sforzo, perché quello è il suo stato naturale. Dunque, la meditazione ati non è tale se viene imposta.

Quando il bambino spirituale è maturo per imparare a camminare, lo fa senza sforzo, semplicemente rimanendo naturale. Il maestro dell'atiyoga, insegnando la meditazione, è come un genitore che aiuta il bambino a camminare, proteggendolo, sorreggendolo, accompagnandolo e poi lasciandolo libero.

Ma se il bambino non è maturo per muovere i primi passi, la meditazione ati è fuori luogo e, se viene imposta, finisce per trasformarsi nel suo opposto, uno sforzo inutile se non pericoloso.

Allora, come potete capire se siete pronti per la meditazione senza nulla da meditare? Non è difficile, se siete voi stessi, se cioè rimanete in contatto con la vostra essenza spirituale, in ascolto attento del vostro cuore.

Quando siete pronti, la passione per quell'arte si accende in voi e naturalmente vi mettete alla ricerca di un aiuto, una guida, un consiglio, un'indicazione; oppure seguite semplicemente il vostro istinto e ci arrivate da soli, per gradi o anche all'istante.

Dunque, cosa dice l'insegnamento essenziale? Non c'è nulla da meditare, perché non dobbiamo concentrare la mente su qualche oggetto, sensazione o visualizzazione, né pensare ad alcunché o cercare di sviluppare particolari stati di coscienza alterati.

Lasciamo andare ogni intenzione di modificare con sforzo il nostro stato d'essere naturale. Lasciamo che i pensieri sorgano spontaneamente come onde, ma rimaniamo equanimi.

Lasciamo che le onde si manifestino quando soffia il vento impetuoso, ma ricordiamoci che noi siamo il mare, maestosamente calmo nella sua profondità.

E quando soffia la brezza che increspa leggermente l'acqua, oppure il vento si acquieta permettendo al mare di ritornare limpido specchio, non dimentichiamo mai che il mare non discrimina dualisticamente tra tempesta e bonaccia.

È così che tutti gli esseri umani, per quanto cresciuti siano i loro corpi e sviluppate le loro menti, imparano a muovere i primi passi sulla strada della meditazione senza nulla da meditare.
 

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