Più che una riflessione si tratta di veri e propri suggerimenti su come meditare.
Si compara spesso la coscienza in zazen (pratica di meditazione - ndr)
all’acqua: se ristagnamo nei nostri pensieri, allora, come l’acqua stagnante,
la nostra coscienza diventa torbida. Dobbiamo restare attenti concentrandoci
sulla postura e sulla respirazione, evitando che la nostra coscienza ristagni
su alcunché. Lasciar passare senza conservare tracce.
Dogen diceva: “Ovunque vada e dovunque venga, l’uccello acquatico non lascia
tracce, ma non perde mai il suo cammino.”
Ritrovate uno spirito nuovo d’istante in istante, non conservate tracce
nei vostri pensieri che vengono come a parassitare il vostro spirito qui
e ora. E anche se le tracce appaiono, se non mancano di manifestarsi, osservatele
un istante e poi concentratevi sulla postura e sulla respirazione e lasciatele
passare.
Così non si perde mai il proprio cammino, non si perde mai la propria via.
La via di non essere distratti, ma presenti alla novità di ogni istante
senza essere persi nei propri pensieri.
Il sesto patriarca Eno si risvegliò sentendo la celebre frase del Sutra
del Diamante che dice: “Quando lo spirito non dimora su niente, l’autentico
spirito si realizza.”
Questo non significa dimorare nel non spirito. Uno specchio che non riflette
nulla non è uno specchio. La mente senza pensieri è come un cadavere. Andate
liberamente dal pensiero al non pensiero e poi lasciate che dal non pensiero
sorga un nuovo pensiero. Non cercate di trattenere, di mantenere qualcosa.
Ritrovate uno spirito come l’acqua che scorre. La nostra vita diretta da
questo spirito senza tracce può allo stesso modo diventare pura, fresca
e molto più libera.
Kusen di martedì 21 luglio 1998 - Traduzione Anna Avagnina