Se la difficoltà della meditazione consiste nel precipitarsi di pensieri
di ogni genere, questo non è dovuto alle forze ostili, ma alla comune natura
della mente umana. Tutti i sadhak hanno questa difficoltà e per molti dura
a lungo. Ci sono diversi modi per liberarsene.
Uno consiste nell'osservare i pensieri e vedere qual'è la natura della mente
umana, come essi la mostrano, ma senza accordarvi alcun consenso, lasciandoli
scorrere finché giungono a un arresto - questo è un metodo consigliato da
Vivekananda nel suo Rajayoga .
Un altro metodo consiste nel guardare i pensieri come non fossero i propri,
e rimanerne distaccati con l'atteggiamento del Purusha testimone, rifiutando
loro il vostro consenso - i pensieri vengono considerati come qualcosa proveniente
da fuori, da Prakriti , e devono essere percepiti come dei passanti che
attraversano lo spazio mentale, con i quali non c'è contatto e per i quali
non si prova interesse. Così di solito accade che, dopo un po' di tempo,
la mente si divide in due, una parte costituita dal testimone mentale che
osserva perfettamente indisturbato e tranquillo, e una parte costituita
dall'oggetto di osservazione, cioè la parte di Prakriti, nella quale i pensieri
si incrociano o vagano. Dopo di ché anche la parte di Prakriti si può condurre
al silenzio o alla quiete.
Ce n'è un terzo, un metodo attivo col quale si cerca di vedere da dove provengono
i pensieri, e si scopre che non procedono da noi stessi, ma è come si trovassero
fuori della testa; se possono venire scoperti mentre arrivano, prima che
entrino, allora vanno rigettati completamente. Questa è forse la via più
difficile e non tutti possono percorrerla, ma se può essere percorsa è la
strada più breve e formidabile verso il silenzio.
Sri Aurobindo