Cari amici, ho appena trovato questa bellissima e-mail, e spero vi piaccia tanto. Non faccio altro che mandarvela personalmente. Ciao!
Rimpoche e' uno dei piu' grandi maestri Dzogchen odierni. Successe alla
guida dei Nyngmapa a Dujom Rimpoche. E' stato uno dei maestri piu' importanti
del Dalai Lama a cui trasmise tutti i lignaggi dello Dzogchen e maestro
Radice di Trungpa Rimpoche.
E' corretto il mio modo di meditare? Ma faro' mai qualche progresso?
Raggiungero' mai il livello del mio maestro spirituale. Combattuta tra la
speranza ed il dubbio, la nostra mente non e' mai in pace. A seconda del
nostro umore, pratichiamo un giorno intensamente, e il successivo non facciamo
nulla. Siamo attaccati alle piacevoli esperienze che emergono dallo stato
di calma mentale, e poi abbandoniamo la meditazione quando non riusciamo
piu' a rallentare il flusso dei pensieri. Non e' questo il modo giusto di
praticare.
Quale che sia lo stato dei nostri pensieri, dobbiamo applicarci con volonta'
alla pratica regolare, giorno dopo giorno, osservando il movimento dei nostri
pensieri e rintracciando la loro sorgente. Non dobbiamo pretendere d'essere
immediatamente in grado, giorno e notte, di mantenere il flusso della nostra
concentrazione.
Quando cominciamo a meditare sulla natura della mente, e' preferibile fare
brevi sessioni di meditazione piu' volte al giorno. Con la perseveranza,
progressivamente capiremo la natura della nostra mente, e tale comprensione
diventera' sempre piu' stabile. A questo punto i pensieri non avranno piu'
potere di disturbarci e di sottometterci.
Il vuoto, natura ultima del Dharmakaya, corpo assoluto, non e' un semplice
nulla. Esso possiede intrinsecamente la facolta' di conoscere tutti i fenomeni.
Tale facolta' costituisce l'aspetto luminoso e cognitivo del Dharmakaya,
la cui espressione e' spontanea. Il Dharmakaya non e' il prodotto di cause
e di condizioni ma e' la natura originale della mente.
Il riconoscimento di questa natura primordiale assomiglia al sorgere del
sole della saggezza nella notte dell'ignoranza: il buio e' istantaneamente
cancellato. La chiarezza del Dharmakaya non sorge per poi calare come la
luna, ma e' come una luce immutabile che risplende dal centro del sole.
Quantunque le nuvole si raccolgano in cielo, la natura del cielo non ne
viene corrotta, e quando le nubi si disperdono il cielo non ne viene migliorato;
il cielo non diviene piu' piccolo o piu' vasto; esso non cambia mai. Vale
lo stesso per la natura della mente: non e' viziata dall'arrivo dei pensieri
ne' e' migliorata dalla loro sparizione. La natura della mente e' il vuoto;
la sua espressione e' la chiarezza. Questi due aspetti sono essenzialmente
delle semplici immagini designate per indicare le diverse modalita' della
mente. Sarebbe inutile attaccarsi alla nozione di vuoto e poi a quella della
chiarezza, come se fossero identita' indipendenti. La natura ultima della
mente va al di la' dei concetti, al di la' delle definizioni e di qualsiasi
frammentazione.
"Potrei camminare sulle nuvole!" dice un bimbo. Ma se potesse veramente
raggiungerle non saprebbe piu' dove appoggiare i piedi. Allo stesso modo,
se i pensieri non sono esaminati, sembrano avere un'apparenza solida; ma
una volta esaminati si scopre che non c'e' nulla. E' quello che si dice
vuoto ed apparenza nello stesso tempo. Il vuoto della mente non e' il nulla,
ne' e' uno stato di torpore, perche' esso possiede, per sua propria natura,
una facolta' luminosa di conoscenza che chiamiamo Consapevolezza. Questi
due aspetti, vuoto e Consapevolezza, non possono essere separati. Sono essenzialmente
uno, una cosa sola, come la superficie dello specchio e l'immagine in esso
riflessa.
I pensieri si manifestano nel vuoto e sono riassorbiti in esso come un viso
appare e scompare innanzi ad uno specchio; il viso non e' mai stato nello
specchio, e quando non vi e' piu' riflesso non ha certamente cessato di
esistere. Lo specchio medesimo non e' mai cambiato. Quindi, prima d'intraprendere
il nostro percorso spirituale, rimaniamo nel cosiddetto stato "impuro" del
samsara, che e' in apparenza governato dall'ignoranza. Allorquando ci avviamo
sul sentiero spirituale, oltrepassiamo uno stato in cui ignoranza e saggezza
si confondono. Alla fine, nel momento dell'Illuminazione, esiste solo la
pura saggezza. Ma per tutta la durata del nostro viaggio spirituale, sebbene
ci sia un'apparenza di trasformazione, la natura della mente non e' mai
cambiata. Non e' stata corrotta all'inizio del nostro cammino e non e' migliorata
nel momento della realizzazione.
Le qualita' infinite ed inesprimibili della saggezza primordiale "il vero
nirvana" sono parte integrante della nostra mente. Non e' necessario crearle,
non e' necessario fabbricare qualcosa di nuovo. La realizzazione spirituale
serve solo a rivelarle tramite la purificazione, che e' la via. In ultima
analisi queste qualita', se le si considera dal punto di vista assoluto,
sono anch'esse puro vuoto.
Allora il samsara e' vuoto, il nirvana e' vuoto, e di conseguenza nessuno
e' "cattivo" e nessuno e' "buono". Colui che realizza la natura della mente
e' libero dall'impulso di rigettare il samsara e di ottenere il nirvana.
E' come un bimbo, che contempla il mondo con innocente semplicita', senza
concetti di bellezza o di bruttezza, di buono o di cattivo. Non e' piu'
preda di tendenze conflittuali, che sono la sorgente dei desideri e delle
avversioni.
Non serve a niente preoccuparsi delle disavventure della vita quotidiana,
come un bambino che si diverte a costruire un castello di sabbia e poi piange
quando il castello collassa. Osserva come gli esseri puerili si precipitano
nelle difficolta', come la farfalla che si cala nella fiamma di una lampada
come se volesse appropriarsi di cio' che desidera e liberarsi di cio' che
aborre. E' meglio abbandonare il fardello che tutti questi attaccamenti
immaginari ci fanno portare sulle spalle.
Lo stato di Buddha contiene in se' cinque "corpi" o aspetti di Buddhita':
il Corpo Manifesto, il Corpo di Perfetto Godimento, il Corpo Assoluto, il
Corpo Essenziale e il Corpo Immutabile di Diamante. Tali corpi non vanno
cercati al di fuori di noi: essi sono inseparabili dal nostro essere, dalla
nostra mente. Non appena riconosciamo questa presenza, la confusione termina.
Non abbiamo piu' bisogno di cercare l'Illuminazione al di fuori di noi.
Il pellegrino che approda su un'isola fatta interamente d'oro fine, non
trovera' una singola pepita, per quanto possa cercarla. Dobbiamo capire
che tutte le qualita' del Buddha sono sempre esistite di per se' nel nostro
essere.