Dopo aver trovato la postura corretta, sviluppata la motivazione e aver
preso in esame i nostri problemi si passa alla meditazione sul respiro:
si inspira dalla narice destra e si espira dalla sinistra. C’è chi lo fa
chiudendo una narice ma non è necessario, basta rendere presente alla mente
l’atto di inspirare dalla narice destra e di espirare dalla sinistra, immaginando
che inspiriamo aria pura, ossigeno, energia pulita e espiriamo aria viziata,
anidride carbonica, energia negativa.
E’ sintomatico che quando si inspira si inala ossigeno e quando si espira
si butta fuori anidride carbonica. Quando ero giovane, a dodici anni, ho
studiato queste cose a scuola però sui testi tibetani non si parlava di
anidride carbonica e ossigeno: si parlava di energia buona e energia cattiva,
ed è singolare come queste cose coincidano. E’ importante, quando si inspira,
quando si inala l’ossigeno, immaginare di inalare anche quelle che sono
le qualità positive della mente: la rinuncia, la compassione, la bodhicitta.
E quando si espira, quando si butta fuori l’anidride carbonica, buttiamo
fuori anche tutte le qualità negative della mente e i problemi perché, che
cosa sono i problemi se non proprio quelle qualità negative della mente?
Si fa questo esercizio tre volte. Poi si fa il processo inverso: si inala
dalla narice sinistra e si espira dalla narice destra, sempre per tre volte.
Altri tre cicli di inspirazione ed espirazione utilizzando entrambe le narici.
Lentamente, in maniera morbida: non si deve pensare di espellere forzosamente
gli elementi negativi della mente.
Ho visto anche in Italia alcune persone fare questa meditazione in maniera
molto energica, forse anche in Tibet c’è chi la fa così però sui testi è
scritto che non è necessario farlo con tale forza. Se si guarda all’essenza
di questa pratica meditativa non è importante inspirare dalla narice destra
ed espirare dalla sinistra o viceversa; l’essenza di questa pratica è purificare
la mente. Essa è anche utile per bilanciare il nostro respiro. Questa tecnica
dei nove stadi è utile per portare il nostro respiro in una stato di maggiore
calma, più naturale; è bene saperlo quando si decide di cominciare a meditare.
E’ quindi una tecnica che serve a purificare la nostra mente e bilanciare
la respirazione.
Dopo questo esercizio preliminare dei nove stadi c’è un altro esercizio,
un’altra tecnica utile: quella di contemplare il respiro. Spesso uno dei
problemi che sorgono è quello di avere un respiro non bilanciato in cui
una delle due fasi, l’inspirazione o l’espirazione, è più lunga dell’altra
e questo sbilanciamento della respirazione spesso provoca anche uno sbilanciamento
a livello mentale, un ondeggiamento della mente. Questa tecnica è molto
salutare per bilanciare il respiro e far sì che la nostra inspirazione abbia
lo stesso ritmo, la stessa ampiezza dell’espirazione.
Semplicemente osservare la nostra respirazione. E, man mano che lo si osserva,
il respiro diventerà più equilibrato. Il riequilibrio della respirazione
è molto utile come base per la meditazione perché è alla base della stabilità
mentale necessaria per la concentrazione. E’ importante osservare la nostra
inspirazione ed espirazione, soprattutto osservare il ritmo della respirazione.
E’ una cosa molto semplice ma anche molto utile. Questa è la seconda tecnica
di meditazione sul respiro. La prima tecnica, quella della respirazione
alterna, in un certo senso un po’ artificiosa, è finalizzata a purificare
la nostra mente. La seconda serve a creare una base per la concentrazione
mentale.
La terza tecnica riguarda specificamente la pratica della concentrazione.
Questa tecnica è basata sia sulla visualizzazione che sull’osservazione
del respiro ma è un po’ più complicata delle due tecniche precedenti. E
parlarne è più facile che praticarla effettivamente. ... si tratta di inspirare
per sette volte dalla narice destra espirando dalla sinistra, e poi per
sette volte dalla sinistra espirando dalla destra continuando così per tre
cicli (in totale: ventuno inspirazioni/espirazioni).
E’ una tecnica che va applicata per non più di ventuno volte. La prima tecnica
che avevamo spiegato (delle nove fasi) andava fatta per nove volte, la seconda
non ha una durata fissa ma è libera, questa terza si può fare per sette,
quattordici, ventuno volte, ma per non più di ventuno volte. Cosa succede
se si fa per più di ventuno volte? C’è qualcuno che lo sa?
La ragione per cui si fa questa pratica di ventuno fasi è che così si rimane
concentrati sul respiro nel momento presente e, nel contempo, si può seguire
il conteggio: se lo si perde bisogna ricominciare dall’inizio e quindi la
pratica diventa più lunga di quello che non sembrerebbe. Una volta fatta
questa meditazione in modo corretto, e cioè avendo contato il processo del
respiro per sette, quattordici, ventuno volte (tre cicli di sette inspirazioni-espirazioni
compiute con le narici in modo alternato destra – sinistra, sinistra - destra),
giunti alla fine senza aver perso il conto, ci si trova in uno stato della
mente neutro. Questo è il segreto di questa tecnica: ventuno fasi sono sufficienti
per calmare la mente; anche se una persona inizia la pratica in uno stato
mentale molto agitato, facendo questo esercizio, dopo ventuno respirazioni
fatte in maniera concentrata senza aver perso il conto, la mente si calma.
A questo punto la nostra mente è in uno stato neutro: né positivo né negativo,
ma nel mezzo. E quindi, essendo questo un processo graduale, è molto utile
ai principianti.
Ogni tecnica ha la sua ragion d’essere: la prima fase (nove stadi) serve
a purificare la mente; la seconda serve a bilanciare, equilibrare il respiro;
la terza (ventuno volte) porta la mente in uno stato neutro. Sono pratiche
collegate fra di loro: la buona riuscita della prima serve come base al
successo della seconda e l’aver fatto la seconda tecnica in maniera appropriata
è utile per la riuscita della terza tecnica.