Gurdjieff parla ad un allievo sull'"Unità del Tutto", da “Vedute sul Mondo Reale” di G.I. Gurdjieff ed. Neri Pozza.
Lei è un esperto di letteratura occulta", cominciò Gurdjieff, "e per
questo motivo mi riferirò alla ben nota formula della Tavola Smeraldina
di Ermete: "Come in alto, così in basso". Questa formula è un ottimo punto
di partenza per la nostra conversazione. Ma le premetto che non è affatto
necessario ricorrere all'occultismo per avvicinarsi alla conoscenza della
verità. La verità parla da sé, qualunque sia la forma in cui si manifesta.
Questo fatto le si chiarirà solo con l'andar del tempo, ma fin d'ora vorrei
almeno un granello di comprensione. Ripeto, parto da questa formula occulta
perché sto parlando con lei. So che ha tentato di decifrarla, e che in un
certo senso la comprende: ma questa sua comprensione non è che un debole
e lontano riflesso della luce divina.
"Non le parlerò della formula in se stessa, né ho intenzione di analizzarla
o decifrarla. Non si tratta di discuterne il significato letterale, ma di
prenderla semplicemente come punto di partenza; e parleremo della grande
unità di tutto ciò che esiste, dell'unità nella diversità. Voglio attirare
la sua attenzione su due o tre facce di un prezioso cristallo, per individuare
le immagini quasi impercettibili che vi si riflettono.
"So che lei capisce l'unità delle leggi che governano l'universo, ma le
dirò che la sua comprensione è solo astratta e teorica. Non basta che lei
concepisca con l'intelletto, ma deve sentire con tutto il suo essere l'esattezza
assoluta e l'infallibilità di tale verità; soltanto allora potrà dire in
coscienza e con piena convinzione: io so." Questo fu il senso delle parole
con cui Gurdjieff iniziò la conversazione.
Poi, con le idee atte a spiegare la formula ermetica citata, cominciò una
stupefacente descrizione della sfera in cui si svolge la vita di tutta l'umanità.
Per analogia, passò dai piccoli avvenimenti della vita quotidiana di un
singolo uomo, alle grandi epoche della storia dell'umanità intera, mettendo
così in risalto l'azione ciclica della legge di analogia nell'ambito ristretto
alla vita dell'umanità terrestre. Poi, nello stesso modo, passò dall'umanità
a ciò che chiamerei la vita della Terra. Egli, facendo ricorso alla fisica,
alla meccanica, alla biologia, ecc., descrisse la Terra come un grande organismo
simile a quello dell'uomo. Mi resi conto che la luce del suo pensiero convergeva
progressivamente verso un unico punto focale. Di tutto ciò che diceva, la
conclusione inevitabile era la grande legge della tri-unità, cioè la legge
delle tre forze di azione, reazione ed equilibrio, o dei tre princìpi attivo,
passivo e neutro. Basandosi su questa legge, e prendendo la Terra come punto
di partenza, il suo pensiero, con un volo ardimentoso, si estese a tutto
il sistema solare. Esaminando le relazioni Terra-Sole, sottolineò quegli
aspetti della legge che sono più vicini all'uomo. Poi, con una breve frase,
oltrepassò i limiti del sistema solare. Inizialmente mi balzarono agli occhi
i dati astronomici, ma a poco a poco essi impallidirono nell'immensità dello
spazio, finendo per svanire completamente: restò soltanto la grande idea
emanata da quella stessa legge. Le sue parole risuonavano lente e maestose,
e nello stesso tempo sembravano allontanarsi e perdere ogni senso. Dietro
di esse si percepiva il pulsare di un pensiero prodigioso.
"Siamo arrivati al ciglio di quell'abisso che l'intelligenza ordinaria dell'uomo
non può mai valicare", disse. "Sente come le parole diventano simili e superflue?
Sente come la ragione, da sola, è impotente? Ci siamo avvicinati al Principio
di tutti i Principi." Poi tacque, guardando pensoso davanti a sé.
Incantato dalla bellezza e dalla grandiosità di quei pensieri, poco alla
volta, anziché ascoltare il suono delle parole, le vivevo, e nello stesso
tempo coglievo il pensiero non con la ragione ma con l'intuizione. L'uomo,
laggiù in basso, si era ridotto a una nullità, ed era poi scomparso senza
lasciare traccia. Ero invaso dal sentimento di essere in presenza di un'Infinità
Impenetrabile, e nello stesso tempo ero profondamente conscio della mia
personale nullità.
Indovinando il mio pensiero, Gurdjieff disse: "Siamo partiti dall'uomo:
dove l'abbiamo lasciato? La legge dell'unità è grande, abbraccia tutto.
Nell'universo, tutto è uno; ci sono solo differenze di scala. Nell'infinitamente
piccolo, troviamo le stesse leggi dell'infinitamente grande. Come in alto,
così in basso.
"Quando si leva il sole, la cima delle montagne si illumina, ma la valle
è ancora in ombra. Ugualmente, la ragione che trascende la condizione umana
contempla la luce divina, mentre coloro che dimorano in basso sono ancora
immersi nell'oscurità. Ma ripeto che nell'universo tutto è uno. Siccome
la ragione partecipa di quest'unità, essa rappresenta un formidabile strumento
di indagine.
"Ora che siamo risaliti all'origine di tutto, scenderemo di nuovo sulla
Terra, per darle il posto che le spetta nella struttura dell'universo. Guardi..."
Tracciò un disegno molto semplice e, riferendosi alle leggi della meccanica,
sviluppò uno schema della struttura dell'intero universo. Attraverso cifre
e numeri disposti secondo un ordine preciso e armonioso, fece in modo da
rendere trasparente la molteplicità nell'unità. A poco a poco, questi dati
si riempirono di significato, e concezioni fino ad allora morte, cominciarono
a prendere vita sotto i miei occhi. Un'unica e sola legge regnava su tutto,
e la mia comprensione si schiuse con un senso di beatitudine allo sviluppo
armonioso dell'universo. Lo schema aveva preso origine da un Grande Principio
terminando alla Terra.
Nel corso di questa esposizione, Gurdjieff sottolineò la necessità di ciò
ch'egli definì uno "shock" esterno il quale interviene in momenti ben precisi
per armonizzare i due princìpi opposti in un'unità equilibrata. In meccanica,
esso corrisponde al punto di applicazione delle forse in un sistema in equilibrio.
"Siamo arrivati al punto in cui si inserisce la nostra vita terrestre",
disse. "E per il momento non procederemo oltre. Per esaminare meglio quanto
ho appena detto, e per evidenziare ancor più l'unità delle leggi, prenderemo
un'unità di misura qualsiasi e l'applicheremo al microcosmo." E mi propose
di scegliere personalmente qualche struttura regolare a me nota, come lo
spettro solare, la scala musicale, ecc. Dopo un attimo di riflessione, scelsi
la scala musicale.
"Ottima scelta", disse Gudjieff. "Effettivamente, la scala delle note musicali,
nella sua forma attuale, è stata costruita in tempi antichi da uomini che
possedevano la Conoscenza, e lei vedrà quanto può essere utile per capire
le leggi fondamentali."