Quando un individuo, che ha sperimentato stati di meditazione profonda,
deve dialogare con uno che non li ha sperimentati, quasi sempre nascono
delle incomprensioni. Il meditatore sa che l’altro difficilmente potrà capirlo,
se non ha delle esperienze affini.
Molto spesso i “ragionatori” credono che un meditatore viva condizioni mentali
alterate, autosuggestioni varie, e rinuncia alla capacità del pensiero critico.
In soldoni, che sia una persona debole che cerca consolazioni e compensazioni
alle sue mancanze.
Si sbagliano.
Un grande, malinteso, poi riguarda la parola ”meditazione”.
Secondo la cultura occidentale la parola meditazione indica una profonda
riflessione su un dato argomento, in uno stato di calma; mentre per le varie
tradizioni spirituali di matrice orientale non ha questo significato: per
loro, in sintesi, vuol dire entrare in uno spazio interno d’ascolto e di
osservazione distaccata dei vari processi mentali, emotivi e fisici, ma
senza giudizio (questa é la consapevolezza). Cioè cominciare a prendere
distanza dalle identificazioni varie. Il che non comporta la rinuncia al
pensare, ma piuttosto induce chiarezza e controllo nei meccanismi del pensiero,
che saranno sempre meno automatici e reattivi.
Un meditatore può e deve essere interessato al mondo, stare nei fatti, vivere
in mezzo alle cose e alle persone, ma sa aggiungere alla sua condizione
esistenziale una presenza spontanea e attenta, che lo fa vivere in maniera
più equilibrata e vera. Diventando un individuo sempre meglio equilibrato,
integrato e aperto non può che migliorare la qualità della sua vita, di
chi gli sta attorno e per esteso ... al mondo. Per quanto riguarda il vivere,
il ragionare, il discutere e avere gli interessi più svariati (dalla politica,
allo sport, alla cultura,all’ economia e così via...) egli non ne é al di
fuori, ma soltanto sa viverle senza quella identificazione egoica, o con
meno, di quella che altri hanno.
Deve però stare molto attento, il rischio c’é, a non identificarsi con la
sua nuova condizione di meditatore, di sentirsi un essere speciale, un prediletto
spirituale. Altrimenti, non ha capito nulla; e la meditazione era solo una
pratica tecnica e formale, che gli altri giustamente riconosceranno come
moneta falsa. Chi non ha mai meditato, o ha poca esperienza, non riesce
a capacitarsi di che cosa voglia dire staccarsi dalla mente. Non crede che
sia possibile. Per lui il pensare coincide con se stesso e crede che i meditatori
barino. Gli scettici vanno capiti, anche se a volte risultano un po' pesanti;
perché tutti, prima di iniziare il viaggio meditativo, siamo stati degli
accaniti fautori del “pensare con la propria testa”. Non veniamo da realtà
aliene: soltanto stiamo sperimentando nuove possibilità di espansione del
nostro Essere.
E sentiamo di essere su una Via, ciascuno la propria, sempre più interessante
ed avvincente.
Namasté
Prajnaram