Eccovi un ispirante articolo di Swami Kriyananda, pubblicato da uno dei principali quotidiani indiani. Swami Kriyananda ci parla di uno dei principi chiave degli insegnamenti di Paramahansa Yogananda, che egli stesso ha messo in pratica in modo esemplare nella sua vita e che sta dimostrando anche adesso, nonostante le difficili prove che il suo corpo si trova ad affrontare: la felicità non dipende dalle circostanze, ma è uno stato mentale; ancor di più, è la nostra vera natura, la beatitudine divina della nostra anima. Buona lettura!
C'è una storia classica e ben conosciuta, di un contadino il cui asino
si rifiutava di tirare un pesante carretto. Il contadino risolse il problema
attaccando un bastone alla testa dell'asino e appendendo una carota all'estremità
di quel bastone. L'asino si sforzò con tanta energia, ma senza mai riuscirci,
di raggiungere la carota. Non notò neppure il carretto che nel frattempo
si trascinava dietro, con il suo pesante carico.
Quanto assomiglia a quell'asino la maggior parte della gente, mentre si
sforza di raggiungere la "carota" della felicità! Quella carota non potrà
mai essere raggiunta tramite i sensi. La felicità è uno stato mentale, non
una cosa. Un mio amico indiano mi disse molti anni fa, a San Francisco:
«Mi diverte sentire gli Americani che deridono ogni tipo di superstizione,
quando loro stessi sono immersi nella superstizione più grande di tutte.
Non posso immaginare una superstizione più grande di questa: il pensiero
che la felicità, che è uno stato mentale, esista in oggetti inanimati!».
Le persone si sforzano di raggiungere ciò che non può essere raggiunto,
trascinandosi dietro, nel frattempo, un carretto pieno di affanni e preoccupazioni!
La via per trovare la felicità è sorprendentemente semplice. È questa: essere
felici!
C'è una storia che viene dal Maine, uno degli stati americani, e che parla
del "brontolone" di una piccola cittadina. Ogni cittadina ne ha uno, anzi,
ovviamente non solo uno, ma di solito c'è una persona conosciuta in particolare
per il suo brutto carattere e per la sua incapacità di godersi qualunque
cosa. Quest'uomo si lamentava quando un cane attraversava il suo prato;
urlava quando un bambino si avvicinava troppo alle sue aiuole; brontolava
con i vicini che parlavano ad alta voce o ascoltavano la radio a volume
troppo alto; protestava se il treno che lo portava al lavoro era in ritardo;
trovava da ridire su ogni minimo dettaglio con i colleghi d'ufficio; e infine,
almeno ci si immagina, commentava stizzito le notizie che sentiva alla radio
una volta tornato a casa la sera, prima di crollare sul letto e di essere
tormentato dagli incubi!
Be', un giorno, dopo anni di questo atteggiamento da brontolone, un bel
mattino quello stesso individuo se ne uscì di casa saltellando, salutò allegramente
con la mano alcuni bambini che stavano andando a scuola, augurò ai vicini
una splendida giornata, fu un raggio di sole in ufficio per tutto il giorno
e telefonò perfino a qualcuno per condividere con lui una buona notizia
che aveva appena sentito alla radio quella sera! I suoi concittadini osservarono
questo cambiamento nel suo modo di comportasi per un'intera settimana, meravigliandosene.
Alla fine, non poterono più sopportare la suspance. Un gruppo di loro gli
fece visita e gli chiese: «Ma che diamine ti è successo?».
«È molto semplice» rispose l'ex "brontolone". «Per anni ho continuato ad
aspettare qualcosa che mi rendesse felice. Alla fine sono giunto alla conclusione
che niente mai lo farà. Così ho deciso di essere felice comunque!».
La felicità è autogenerata. Dipende dal proprio atteggiamento mentale. La
base della felicità, inoltre, è il semplice fatto che la realtà più profonda
della nostra stessa natura è Satchidanandam: sempre esistente, sempre cosciente,
sempre nuova gioia, come disse il mio Gurudeva nella sua rielaborazione
della classica espressione di Adi Swami Shankaracharya. Tu hai già la beatitudine.
Perché dunque non decidi, da oggi in poi, di vivere in beatitudine?