Cenni introduttivi sullo Zen - A. David-Neel
Alcune considerazioni sulla filosofia della scuola buddista
mahayanista, detta ts'san, in cinese e zen in giapponese.
L'interpretazione curiosa ed estremamente interessante che gli studiosi
di questa scuola hanno dato del buddismo esige, uno studio specifico. Indicherò,
pertanto, brevemente, le tendenze generali di questa scuola che ancora oggi
è molto diffusa tra l' aristocrazia intellettuale giapponese.
Il brano seguente è estratto da un opuscolo di Sant'Ogata, un sacerdote
giapponese. Si noti che il termine zen, che significa meditazione, ha assunto
nel linguaggio corrente la denominazione della dottrina stessa professata
dai discepoli di Bodhidarma, un filosofo buddista indiano che andò in Cina
verso l'anno 520.
"Cosa è lo zen? Non è né semplicemente una religione, né una filosofia:
è qualcosa di più, è la vita stessa. Lo zen è una comunicazione speciale
(di concezioni e di metodi) al di fuori delle scritture canoniche, e che
non fa affatto riferimento a quei testi.
Come Bodhidarma ha dichiarato, lo zen non si preoccupa di disquisire su
nozioni astruse come quelle riguardanti Dio e la Verità: ciò che lo zen
domanda al discepolo è di comprendere la propria fisionomia".
Si può dire che tutta la dottrina della setta di meditazione è contenuta
nella celebre ingiunzione del sesto patriarca della setta: Wei Lang (638-713):
"Non pensare né al bene né al male, ma guarda ciò che è al momento attuale
la tua fisionomia originale, quello che tu avevi prima ancora di nascere".
Dih Ping Tsze, aderente cinese alla setta di meditazione, dice che il punto
più importante nell'insegnamento dello zen è l'introspezione.
Il patriarca Wei Lang descrive la meditazione come "lo stato in cui si è
liberi dall'attaccamento alle cose esteriori" e la concentrazione (samadhi)
è, secondo lui, "la pace interiore".
"Astenersi dal pensare qualsiasi cosa, sopprimere ogni pensiero falso e
dannoso", aggiunge.
In uno dei suoi sermoni Wei Lang si esprime nel modo seguente: "Sostenere
che l'essere non possa raggiungere l'illuminazione spirituale, se non è
aiutato dai consigli della gente virtuosa e saggia, è un errore; la saggezza
che è in noi è capace di illuminarci; l'aiuto e gli insegnamenti degli amici
virtuosi non servirebbero a nulla se fossimo influenzati da false dottrine
e da pregiudizi erronei".
Lo zen è d'accordo con le sette mahayaniste tibetane che proclamano l'identità
congenita del nirvana e del samsara.
Questo perché i maestri spirituali invitano i loro discepoli a non cercare
l'illuminazione al di fuori del mondo: "Il regno del buddismo è in questo
mondo, dentro il quale va cercata l'illuminazione; se questa si cerca altrove,
è come mettersi alla ricerca delle corna dei conigli".
"Le Rette Opinioni sulle cose sono chiamate trascendentali, mentre quelle
false sono chiamate mondane. Quando sia le Rette Opinioni, sia le false,
vengono eliminate, allora si manifesta l'essenza della Conoscenza (illuminazione)"
- (Sutra di Wei Lang).
In uno dei suoi sermoni il maestro Ta-hui indica in modo esatto lo scopo
degli impulsi spirituali buddisti. "Da dove viene la vita, dove va la morte?
Colui che conosce tutto ciò è un vero buddista, ma chi è colui che conosce
il principio e la fine? Chi subisce la vita e la morte? Chi è colui che
arriva repentinamente a comprendere tutto ciò (il "dove viene" e il "dove
va")?
Quando tutto questo non è compreso chiaramente, lo sguardo vaga, il cuore
batte velocemente, le viscere si torcono come se all'interno del corpo ci
fosse una palla di fuoco che rotola dall'alto al basso.
Chi è che subisce tutte queste torture? Se volete sapere chi è costui, bisogna
che voi sprofondiate dentro il vostro essere e lo ricerchiate là dove il
vostro intelletto non può arrivare. E quando arriverete a conoscere tutto
ciò, scoprirete anche che c'è un posto che né la vita né la morte possono
toccare".
- Tratto da: Il Buddismo del Buddha - A. David-Neel - Newton & Compton
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