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Alcuni tra i quesiti più ricorrenti. In queste pagine rispondiamo,
seppur in modo sintetico e orientativo, ad alcune delle domande più frequenti
su meditazione, relax, benessere, spiritualità. Invitiamo tutti i naviganti
che fossero sinceramente incuriositi da qualche dubbio a
esporci il loro quesito, nonché a proporre eventuali suggerimenti o
modifiche. Naturalmente, evitate di formulare domande non pertinenti o analoghe
a quelle già presenti. I concetti riportati sono stati
sviluppati, sin dal principio, con l'aiuto dei visitatori; collaborazione
che rimarrà, pertanto, insostituibile e sempre ben gradita.
71 - Chi sono io?
La domanda chi sono io, al contrario di quanto taluni – pur bravi, ma ingenui
– intellettuali credono non è una ricerca d'identità individuale, perché
a questa domanda non v'è risposta. Si tratta solo di un artificio per arrivare
a comprendere di non essere limitati esclusivamente al proprio nome e forma.
Non è nemmeno un tentativo di espandere la propria identità, ma di ri-trovare
il proprio centro interiore (di gravità, permanente); un centro che non
sia in balia di mode, voghe, tendenze, ideologie, dottrine, concezioni,
convinzioni, fedi, credenze. Non si tratta, quindi, del tentativo di liberare
o emancipare se stessi – da cosa poi? – per superare l'egoismo e provare
compassione o equanimità, bensì di attingere alla fonte di ogni benevolenza,
dell'amorevolezza medesima, della pietà, dell'equità, se non di ciò che
avvicina alla giustizia.
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72 - Ho tanta voglia di
una profonda trasformazione interiore. Qual'é la retta via?
Se conoscessi una risposta univoca l'avrei già condivisa. La retta via è
per molti quella della consapevolezza, della presenza di spirito, l'abitudine
di prestare ascolto alla voce della propria coscienza. In quanto alla trasformazione,
probabilmente è indispensabile innanzitutto accettarsi. Ogni cambiamento
reale avviene nella misura in cui riusciamo a tollerare, ad adattarci, a
reagire in modo propositivo, a gioire delle piccole cose, a sentirci grati
comunque.
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73 - Mi sento uno straniero, un
pellegrino. O lo sono davvero? Mi suggerisci una tecnica di meditazione?
A proposito del pellegrino. Naturalmente il vero pellegrinaggio è quello
interiore. I percorsi fisici ne sono solo un'astuta parodia. Le strategie
per distogliersi sono tante, ma la via è sempre presente. La via è qui,
in questo luogo, in questo stesso identico momento. Non tergiversare, non
procrastinare. "Ora" è il momento giusto per contemplare ciò che è, la realtà.
Non verbalizzare, rimani in silenzio con quanto ti circonda. L'armonia c'è
già, non devi inventarla. L'armonia è qui, come nel silenzio che discende
dall'inconoscibile. Tra le pieghe del tempo, come nei sandali consunti di
un fiabesco e metaforico, quanto vagheggiato e umile, illustre pellegrino.
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74 - Perché bisogna meditare
senza attendersi alcun risultato?
Ci sono tante ragioni. La prima, se ti prefiguri un esito l'otterrai, ma
non sarà reale. Con l'immaginazione, la speranza, il desiderio, la brama,
l'anelito hai creato una situazione fittizia, provvisoria, che sfumerà ai
primi tentennamenti, alle prime difficoltà, alle prime luci della più tenue
consapevolezza. Il secondo motivo, se attendi un risultato sarai sempre
in tensione, incapace di rilassarti. Se nutri aspettative come il risveglio
spirituale, una guarigione, ... , sarai sempre condizionato dal desiderio.
Influenzato dal passato e proteso verso il futuro, ma mai qui, mai ora,
l'unico luogo e momento onde riconoscere o realizzare il senso più profondo
del propria meditazione, l'unità.
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75 - Che significa non-dualità?
In merito ci sono più opinioni. Ma forse è solo una questione linguistica.
Rispondo – quindi – riportando prima un concetto estrapolato della saggezza
buddhista.
«Nondualità significa che luce e ombra, lungo e corto, nero e bianco possono
essere sperimentati soltanto in dipendenza l'uno dell'altro; la luce non
è indipendente dall'ombra, né il nero dal bianco. Non ci sono opposti, soltanto
rapporti interdipendenti. Nello stesso modo, il nirvana ed il mondo ordinario
del dolore non sono due cose distinte, ma correlate. Non c'è nirvana tranne
che dove c'è sofferenza; non c'è mondo della sofferenza separato dal nirvana.
Perché la loro esistenza non è reciprocamente esclusiva». (Lankavatara Sutra)
Senza la bruttezza, che è disarmonia, non potremmo riconoscere nemmeno la
bellezza. Naturalmente vi può essere anche una bruttezza armoniosa che,
quindi, diviene bellezza. E senza il male non potremmo nemmeno riconoscere
il bene. O viceversa. Pertanto gli opposti sono complementari. Potrà prevalerne
uno, o l'altro. Ma saranno comunque inscindibili. Con questo voglio dire
che la realtà non può essere tutta bella o tutta brutta. Ma è l'insieme
di vari e differenti gradi o livelli di amore e di odio, di gioia e tristezza
...
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76 - Qual'é il rapporto tra compassione
e perdono?
E' possibile associare solo in parte perdono e compassione perché per perdonare
ci devono essere due persone, il perdonante ed il perdonabile. Ma chi è
il perdonante, chi è che si sente offeso? E' l'ego! ...
La compassione, che è amore consapevole, è la sola capace di perdonare perché
per farlo occorre che l'ego non abbia più una presa preponderante. Avendo
l'ego perso la sua forza o avendo cominciato a dissolversi non esiste più
il problema del perdono perché non c'è più colui che si sente offeso. E
se non c'è offesa dov'è la colpa? Quindi dove c'è compassione non v'è né
colpa né perdono.
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77 - La mente, il pensiero, dove
poggerà quando il corpo umano lo lascerà libero?
Non credo ci sia qualcuno che lo sappia davvero. Certo, la maggior parte
si adopera per fornire spiegazioni ingegnose, oppure basate sulla fede.
Ma in realtà non v'è stato mai nessuno che possa dirsi oggettivamente sicuro
della propria credenza. Ben altro valore hanno le supposizioni soggettive.
In linea di massima, se non limitano la libertà di nessuno, vanno rispettate,
ma penso siano comunque il frutto di un'approssimazione culturale, ovverosia
di una finzione che non conduce a nulla.
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78 - Malgrado l'intensa
applicazione, non sono riuscito a concludere molto. Che fare?
Quesito esteso: Ho letto diversi libri, nel web cerco sempre nuovi insegnamenti,
sono convinto e credo che la meditazione sia la luce della nostra vita.
Tuttavia, malgrado l'intensa applicazione, non sono riuscito a concludere
molto. E' una caratteristica dei principianti o non ho le capacità di apprendere?
Hai le stesse capacità di apprendimento di chiunque altro. Forse anche maggiori
perché sei animato dal desiderio di comprendere meglio e approfondire. Ma
ci sono dei punti imprescindibili. Innanzitutto, la meditazione non è affatto
la luce della nostra vita, bensì una semplice opportunità. Se le attribuisci
troppa importanza diventa surreale e sempre più difficile. In secondo luogo
non applicarti con severità, ma solo con una certa metodicità. E non dimenticare
che l'obiettivo finale è soprattutto quello di rilassarsi.
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79 - Quando osservo il respiro
divento agitato, nervoso. C'è un metodo più semplice?
Quesito esteso: Sono un principiante e trovo piuttosto difficile praticare
la tecnica di meditazione che consiste nell'osservare il flusso naturale
del proprio respiro. Quando mi applico divento agitato, nervoso ... C'è
un metodo più semplice?
I metodi che favoriscono la meditazione, ossia l'insorgere di uno stato
meditativo gradevole e rilassante sono tanti. Se l'osservazione del respiro
di procura fastidi non insistere. L'intento è tranquillizzarci, ma nel contempo
rimanere efficienti. In effetti non ha molta importanza ciò che osservi,
ma l'osservazione in sé, anche un bel paesaggio, purché sia piacevole o
rassereni. Qualunque sia l'attività in cui ti cimenti è molto utile
la presenza di spirito, la consapevolezza. In quanto ai metodi più specifici
non posso esporli in breve. Tuttavia presenteremo, gradualmente, la sintesi
di alcuni esercizi che possono facilitare per davvero calma e fiducia.
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80 - Non so più chi sono ...
Che fare?
Quesito esteso: Sto attraversando un brutto periodo. Non so più chi sono,
mi sono persa, non riesco a essere lucida, il tutto in senso metaforico,
ovviamente. Vorrei cambiare, essere migliore, più saggia e determinata,
meno fragile. Come fare?
Anch'io, come tanti altri, ho tentato di scoprire chi sono, diventare più
lucido, relativamente migliore, più saggio e determinato. Ma per quanto
mi sforzassi non ottenevo alcun risultato. Fintantoché non ho deciso di
provare ad accettarmi per quello che sono: titubante, piuttosto cauto, talvolta
pieno di energia, tal'altra sicuramente fragile. Le ricette sono tante.
La mia è stata quella di riconoscere ed accettare l'intrinseca limitatezza
e nel contempo provare a diventare più consapevole. Bisognerebbe altresì
riconoscere l'esistenza di ritmi specifici. Ciò che sento oggi è transitorio.
E se mi adopero per il benessere degli altri ne trarrò sicuramente vantaggio.
In realtà non v'è nulla da capire.
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