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Alcuni tra i quesiti più ricorrenti. In queste pagine rispondiamo, seppur
in modo sintetico e orientativo, ad alcune delle domande più frequenti su
meditazione, relax, benessere, spiritualità. Invitiamo tutti i naviganti
che fossero sinceramente incuriositi da qualche dubbio a
esporci il loro quesito, nonché a proporre eventuali suggerimenti o
modifiche. Naturalmente, evitate di formulare domande non pertinenti o analoghe
a quelle già presenti. I concetti riportati sono stati
sviluppati, sin dal principio, con l'aiuto dei visitatori; collaborazione
che rimarrà, pertanto, insostituibile e sempre ben gradita.
31 - Bene e male, esistono
davvero o si tratta solo di supposizioni?
Ciò che indichiamo con bene o spirito positivo consiste nell'alternanza
tra operosità e creatività da una parte, con serenità e gioia dall'altra.
Il bene è essenzialmente consapevolezza, un equilibrio solerte che si adatta
secondo ritmi mutevoli all'evolversi perpetuo delle circostanze. Il male
o spirito negativo è inconsapevolezza e pregiudizi che conducono ad aggrapparsi
e identificarsi ben più di quanto non sia utile o necessario con idee, oggetti,
persone, episodi del tutto contingenti ed effimeri. Il bene ed il male sono
complementari, esistono solo in pratica, cioè fisicamente e psicologicamente,
ma non in astratto, ovvero in prospettiva spirituale. La dicotomia tra bene
e male, attività e passività, consenso e negazione, accettazione e rifiuto,
può essere superata dedicando parte del proprio tempo alla meditazione e
ad azioni in prevalenza altruiste le quali generano sempre benessere,
sia individuale che collettivo. Quando v'è compassione, il bene, il male
e la sua controfigura meno appariscente, l'egoismo, non hanno nemmeno ragione
di esistere.
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32 - Che cos'è l'intuizione?
Intuizione è la percezione di un evento, circostanza, idea, senza che intervengano
i normali processi logici cognitivi di induzione e deduzione. E' la percezione
che trascende l'ordinarietà. Avviene nel silenzio, quando il pensiero discorsivo
tace spontaneamente per lasciare il posto alla manifestazione di un quid
su cui è impossibile, almeno per me, disquisire ulteriormente.
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33 - Maya come illusione: cosa
intendono taluni Yogi o maestri spirituali orientali quando definiscono
questo mondo come un sogno?
Intendono evidenziare che il mondo, così come viene percepito abitualmente,
è solo una parvenza di ciò che è realmente, cioè non è quello che sembra.
Illusione o Maya non significa, come molti suppongono, irreale. Invece esprime
che tramite i sensi è impossibile stabilire se una cosa sia reale o irreale.
Il velo di Maya è l'illusione della dualità, la separazione della realtà
in bene e male, spirituale e secolare, sacro e profano.
La meditazione ci consente di scoprire in che misura la percezione della
nostra vita esteriore non sia che un riflesso di quella interiore, e viceversa.
Ci permette, quindi, di riconoscere appieno l'unità essenziale tra il mondo
"interno" e quello "esterno". Il mondo interiore non è il solo ad essere
sacro e la nostra vita fisica non è affatto illusione, male o peccato.
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34 - Primo, comprendere la
sofferenza: in che modo posso tentare di lenire talune percezioni (spirituali)
inibenti e condizionanti quali, ad esempio, incompiutezza, inadeguatezza,
insoddisfazione, ...?
Io la vedo così: la sofferenza deriva dalla mancanza di consapevolezza.
Quanto più sei inconsapevole tanto più soffrirai e viceversa, quanto più
sei consapevole tanto meno soffrirai. Questa è come una regola aurea, un
dato di fatto che ciascuno può benissimo sperimentare da sé.
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35 - Che cosè la felicità?
Felicità è il risveglio delle proprie energie. Quanto più si diventa consapevoli
di se stessi, tanto più si comprendono gli altri e si percepisce come l'influenza
degli uni sugli altri sia vicendevole e reciproca. Vera felicità è condivisione.
Si comincia con la propria famiglia, si prosegue con gli amici e gli estranei,
finché la famiglia diventa sempre più grande, sino ad abbracciare l'intera
società. Infine ci si innamorerà dell'amore.
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36 - Chi è Buddha?
Meditazione è cercare il proprio essere, ri-trovarlo, oppure ri-conoscerlo.
Buddha è colui che trova il proprio essere. Non nega la natura, non lotta
contro la natura, segue il fiume. Buddha è semplice consapevolezza.
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37 - Cos'é la ricerca spirituale?
Ricerca spirituale è dimorare fiduciosi nello spazio dell'attesa.
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38 - Che cos'è la compassione?
La compassione è consapevolezza amorevole. Quando l'egocentrismo viene sostituito
dallo spirito di condivisione, ciò che erano consapevolezza e pulsioni d'amore
diventano, in sintesi, un fenomeno indescrivibile e unico, la compassione.
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39 - Che cos'è l'illuminazione?
Illuminazione, risveglio, realizzazione sono termini circonfusi oramai da
un alone mitico, conseguenza delle innumerevoli idealizzazioni proiettate
dai ricercatori nel corso dei secoli.
Illuminazione è solo l'espressione simbolica di un evento interiore. In
realtà non v'è nessuno che si debba illuminare. Semmai è proprio il senso
dell'io che impedisce un'esperienza di percezione perfettamente cristallina.
Tale esperienza potrebbe avere inizio con un vivido lampo di chiarezza che
ci consente di cogliere, qui e ora, ciò che è, così com'è (satori) e protrarsi
nel tempo (samadhi), sino a divenire una situazione ordinaria. Ciascuno
l'esprimerà secondo le proprie inclinazioni pregresse.
Illuminazione è essere sempre e permanentemente consapevoli della realtà
non-duale. Sia la propria essenza più intima che tutto ciò che ci circonda
vengono percepiti intuitivamente come un aspetto dell'Assoluto.
Più semplicemente, illuminazione è un modo d'indicare il fatto che arrivi
a conoscere te stesso un po' meglio di ora. Riesci a far luce sulla tua
essenza? Percepisci la luminosità indistinta della Fonte? Sei sulla Via.
Qualche precisazione. Per indicare la condizione spirituale di un "risvegliato"
si ricorre, talvolta, al concetto di "non-mente". Ebbene, "non-mente" non
significa non-pensiero, ma solo assenza temporanea di pensieri, relax. Significa
che un illuminato non è più in balia dei suoi stessi pensieri, ma che ne
è consapevole, quindi all'occorrenza li dirige e ne dispone al meglio. In
tal senso, illuminazione è conoscenza diretta delle cose senza la mediazione
della mente.
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40 - A proposito della postura.
Durante la meditazione bisogna cercare di rimanere comunque fermi o si possono
compiere piccoli movimenti?
Piccoli movimenti? E perché no? Purché gli si presti debita attenzione!
Tuttavia, dovesse divenire una costante, comincerei a chiedermi se non ci
sia qualche errore alla base del mio esercizio.
Mi spiego meglio: in genere viene raccomandata la postura a gambe incrociate,
che ha indubbi aspetti positivi. Ma quanti riescono ad assumerla correttamente?
Ho visto persone che dopo due anni di pratica si piegavano ancora da un
lato. Altri che per evitare eventuali ciondolii propendevano sul lato opposto.
La raccomandazione principale dei testi classici a proposito della postura
è agio (comodità) e stabilità.
In oriente è del tutto naturale sedere a gambe incrociate. Ma qui da noi?
Perché non adoperare una sedia o uno sgabello se, anche dopo molti mesi
di pratica, ci rendiamo conto di non essere ancora in grado di assumere
un'idonea e corretta postura? Perché continuare a torturare inutilmente
le articolazioni, intralciando per di più la qualità della nostra concentrazione?
Utilizzare una sedia non pregiudica affatto le nostre possibilità di successo
nella meditazione. Se siamo seri e determinati giungeremo comunque al punto
in cui la posizione assunta sarà assolutamente irrilevante. Quindi la posizione
del loto non è indispensabile. La posizione seduta, anche su di un cuscino
o piccolo sgabello o panchetta va benissimo. L'importante è mantenere ben
dritta la schiena. Il tutto con scioltezza e naturalezza.
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