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Meditazione nel web » F. A. Q. »
Risposte da 01 a 10
Alcuni tra i quesiti più ricorrenti. In queste pagine rispondiamo,
seppur in modo sintetico e orientativo, ad alcune delle domande più
frequenti su meditazione, relax, benessere, spiritualità. Invitiamo
tutti i naviganti che fossero sinceramente incuriositi da qualche dubbio
a
esporci il loro quesito, nonché a proporre eventuali suggerimenti
o modifiche. Naturalmente, evitate di formulare domande non pertinenti
o analoghe a quelle già presenti. I concetti riportati
sono stati sviluppati, sin dal principio, con l'aiuto dei visitatori;
collaborazione che rimarrà, pertanto, insostituibile e sempre ben gradita.
1 - Che cos'è la mente?
La mente è il risultato del movimento del pensiero nel tempo. Essa diventa
ciò che pensa e può creare qualsiasi cosa, qualunque illusione. Non
è un'entità astratta o separata dal corpo: la mente siamo noi, ovvero
la coscienza.
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2 - Che cos'è la consapevolezza?
Consapevolezza è essere coscienti nel momento presente. Un modo intuitivo
per descrivere meglio tale circostanza è il seguente: quando sorridi
diventi il sorriso; se corri non c'è più distinzione tra te e il correre,
ma diventi la corsa; e se ami sei l'amore. Pertanto, consapevolezza
significa essere presenti sia a se stessi che alle proprie azioni nel
momento stesso in cui si compiono senza discriminazioni o divisioni
che ci separino dalla realtà, da "ciò che è".
La consapevolezza è un movimento di coscienza che non si limita agli
ovvi e immediati vantaggi di carattere pratico dovuti ad attenzione
e chiarezza. Cioè non si limita alla sola visione del mondo esterno.
Ma nella presa d'atto empirica della propria realtà complessiva consente
di riconoscere e percepire altresì l'esistenza di un ricchissimo microcosmo
interiore. In tal guisa riconduce immancabilmente alla luce, verso se
stessi.
La consapevolezza permette di stabilire un appropriato distacco, una
retta equidistanza dalle proprie emozioni.
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3 - Che cos'è la meditazione?
Una breve premessa: per comodità distinguiamo tra i metodi impiegati,
che indichiamo genericamente con "meditazione" o "tecniche di meditazione",
ed il risultato che potrebbe essere conseguito, cioè lo
stato meditativo.
La meditazione è una tecnica che permette di realizzare una distensione
ben più profonda del sonno, ma in una condizione d'ineccepibile veglia.
Con una definizione un po' generica, meditare equivale ad essere consapevoli
di qualunque cosa si stia facendo (o non facendo) in quel determinato
istante, senza agire in modo automatico, con disattenzione o peggio
ancora con svogliatezza. Il segreto, semmai possa definirsi tale, è
tutto qui: essere o diventare consapevoli, per quanto possibile, dei
propri atti, senza tensioni, aspettative, con scioltezza, senza prefigurarsi
nulla ...
Il senso del presente, del qui e ora, conduce via via ad un rilassamento
interiore che consente di percepire la vita per ciò che è.
Per meditare è sufficiente prestare attenzione, osservare, con tanta
tanta pazienza, perseveranza, in silenzioso raccoglimento. Un esempio.
Se getti un sasso in un laghetto la superficie s'increspa. Le piccole
onde che si formano sono come i pensieri. Ma se attendi un po' le onde
si placano, i pensieri svaniscono, la mente si calma. Per far ciò non
devi concentrarti sulle onde, ma osservarle e attendere.
In particolare, la concentrazione è solo la fase iniziale di talune
tecniche, ma la meditazione in sé non è concentrazione.
I modi per realizzare quello stato di calma e di quiete cui abbiamo
appena accennato sono pertanto indicati, nell'accezione corrente più
comune, con "tecniche di meditazione". L'oggetto della propria attenzione
varierà secondo gli esercizi. Ma l'obiettivo sarà sempre il raggiungimento
di uno stato d'animo vigile e nel contempo rilassato, un certo stato
di relax permanente che si approfondirà vieppiù sino allo schiudersi
della dimensione interiore.
A volte è arduo star lì quieti, attenti e fermi. Siamo così coinvolti
da non riuscire a indugiare nemmeno un istante. Ed ecco gli artifici,
i metodi, ecc., ma il punto è sempre lo stesso. Quell'identico, immutabile,
intramontabile fulgido silenzio cui segue un senso d'integrazione, soddisfazione
e completezza, un'energia tale da riuscire a superare con intelligenza
numerosissimi ostacoli, una partecipazione esistenziale eccellente,
ma senza eccessivi o superflui coinvolgimenti e sterili identificazioni
emotive. Chiaro?
Tuttavia non basta essere vagamente consapevoli.
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4 - Che cos'è lo stato meditativo?
Lo stato meditativo è quella condizione di pura consapevolezza che si
rivela al di là del consueto flusso di pensieri. Quando, a seguito del
proprio esercizio di meditazione, il corso dei pensieri si attenua e
si affievolisce, l'eventuale oggetto di osservazione diventa molto meno
rilevante, sembra persino dissolversi. La percezione cosciente non si
rivolge più in modo unilaterale ed esclusivo verso il mondo oggettivo,
esterno, ma converge verso il soggetto, sulla propria interiorità. Si
dischiude una realtà quasi sconosciuta, dimenticata. Subentra il silenzio,
la non-mente. Ed emerge una condizione alquanto indescrivibile di calma,
pace, non-pensiero, profondo relax, assoluto silenzio.
Ovviamente quanto appena accennato è solo una generalizzazione descrittiva,
giacché lo stato meditativo può esser percepito o sopraggiungere anche
secondo modalità differenti, ovvero in maniera relativamente involontaria
a seguito di circostanze concomitanti e casuali.
Per i meditatori più esperti la distinzione tra interiorità ed esteriorità,
mondo oggettivo e soggettivo, sacro o profano è solo funzionale, concettuale.
La realtà dell'evidenza scientifica coincide sempre con quella della
verità soggettiva.
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5 - Quali sono gli scopi della
meditazione?
La meditazione non ha uno scopo. E' fine a se stessa. E' come un gioco
allegro e spensierato e ti restituirà quel che gli darai. Se sarai serio
ti ridarà serietà. Se amerai, riceverai amore ...
Tuttavia, da un punto di vista pratico, gli scopi della meditazione
sono: a) rallentare il flusso dei pensieri; b) superare l'identificazione
con la mente nel senso di non subire più passivamente qualunque pensiero,
divenendo così, almeno in parte, gli artefici consapevoli del proprio
destino; c) apprendere una modalità di comprensione sintetica e non
più esclusivamente analitica, acquisire la conoscenza intuitiva, divenire
consapevoli dell'origine, percepire la nostra natura essenziale,
incontrare Dio.
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6 - Come si medita?
Nella meditazione il fattore determinante e irrinunciabile è l'attenzione.
L'attenzione sulla respirazione, così come viene descritta nella pagina
meditazione...» è uno dei
metodi più diffusi e noti per raggiungere sollecitamente lo stato meditativo.
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7 - Perché meditare?
Abbiamo smarrito il senso di giustizia. L'adattamento alla routine comporta
sovente l'adeguarsi ad un mondo che ci lascia insoddisfatti. Certo,
gli umori sono periodici, ma l'amore per l'equità è la molla occulta
che ci sospinge a cercare un modus vivendi meno aleatorio. In modo tale,
cioè, da sconfiggere le nefandezze dell'iniquità. Meditare, dunque,
per stare meglio con noi stessi come con gli altri.
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8 - Perché lo "stato meditativo" non è la
condizione normale di ogni essere umano?
Così chiese una navigatore naufrago. Il concetto di normalità è chiaramente
relativo e potrebbe essere confuso con la tendenza all'omologazione
culturale. In effetti lo stato meditativo è una condizione naturale.
Quando la mente, che siamo noi e non un qualcosa di diverso o alieno,
smette di essere adoperata come uno strumento passivo, ma diviene creativa
e dinamica, può interagire con gli stimoli esterni solo se necessario.
Come vedete non vi è nulla di particolare. Si tratta solo di ristabilire
la naturale alternanza tra riposo o quiete e attività evitando, metodicamente,
la routine spasmodica che risucchia la propria coscienza in un vortice
di impegni che comportano adesione eccessiva, stress, identificazione,
smarrimento degli obiettivi essenziali. Per di più si potrebbe anche
supporre che gli esseri umani non abbiano ancora attuato, esplorato
o sviluppato tutto il loro potenziale evolutivo e creativo.
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9 - Esistono altre tecniche
di meditazione oltre quelle descritte in meditare.it?
Si, numerose, ma bisogna evitare le improvvisazioni, non fidarsi delle
sette e riconoscere gli opportunisti. Se non si è più che certi meglio
seguire le istanze meditative della tradizione religiosa verso cui si
prova più attrazione o sintonia. In meditare.it non c'è nulla di nuovo
che non sia stato già descritto altrove. Forse ciò che cambia è il tentativo
di multimedialità e chiarezza espositiva. Visita la directory dedicata
agli articoli sulla meditazione
...»
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10 - Che cos'è la preghiera?
La preghiera è una tecnica di meditazione che ci consente di entrare
in contatto ed attingere dall'inesauribile e insondabile sorgente d'amore
presente in noi stessi. La contiguità con la propria interiorità diventa
consapevolezza dell'interdipendenza tra tutti gli esseri viventi. Essa
genera una compassione così benevola e premurosa da elargire in profusione
una ridondanza di semi di pace e ri-conciliazione, unione, gioia e guarigione
spirituale e offrire tale meraviglia a chiunque. Ne beneficeranno solo
coloro che riusciranno ad essere così davvero intimamente umili da poterla
alfine recepire.
Resta pur sempre il fatto che le vere preghiere non dovrebbero limitarsi
a suppliche di assistenza o protezione, bensì diventare serene e fiduciose
profferte di gratitudine e riconoscenza.
Una ripetizione armonica e modulata, fatta con un'attenzione tale da
corrispondere ad uno spirito di deferenza e devozione, consapevoli della
propria declamazione, del suo significato più recondito, può favorire
l'insorgere di uno stato di coscienza meditativo. Oltre l'attenzione,
non solo come consapevolezza generica di quanto non si stia già facendo
in quel determinato momento, ma parola per parola, è preferibile mantenere
una postura consona, flessibile, con la spina dorsale eretta.
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È meglio vedere Dio in ogni cosa che cercare di immaginarselo.
Neem Karoli Baba
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Tutte le cose deliziose del mondo - i dolci suoni, le forme aggraziate,
tutti i piacevoli gusti, contatti e pensieri - sono cose che arrecano
felicità se non si afferrano e non si possiedono. Ma se le considerate
soltanto come piaceri per il vostro proprio uso e soddisfazione e non
li considerate come meraviglie transitorie, vi apporteranno sofferenza.
Sutta Nipata
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