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È meglio vedere Dio in ogni cosa che cercare di immaginarselo.
Neem Karoli Baba
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Tutte le cose deliziose del mondo - i dolci suoni, le forme aggraziate,
tutti i piacevoli gusti, contatti e pensieri - sono cose che arrecano felicità
se non si afferrano e non si possiedono. Ma se le considerate soltanto come
piaceri per il vostro proprio uso e soddisfazione e non li considerate come
meraviglie transitorie, vi apporteranno sofferenza.
Sutta Nipata
Alcuni tra i quesiti più ricorrenti. In queste pagine rispondiamo, seppur
in modo sintetico e orientativo, ad alcune delle domande più frequenti su
meditazione, relax, benessere, spiritualità. Invitiamo tutti i naviganti
che fossero sinceramente incuriositi da qualche dubbio a
esporci il loro quesito, nonché a proporre eventuali suggerimenti o
modifiche. Naturalmente, evitate di formulare domande non pertinenti o analoghe
a quelle già presenti. I concetti riportati sono stati
sviluppati, sin dal principio, con l'aiuto dei visitatori; collaborazione
che rimarrà, pertanto, insostituibile e sempre ben gradita.
1 - Che cos'è la mente?
La mente è il risultato del movimento del pensiero nel tempo. Essa diventa
ciò che pensa e può creare qualsiasi cosa, qualunque illusione. Non è un'entità
astratta o separata dal corpo: la mente siamo noi, ovvero la coscienza.
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2 - Che cos'è la consapevolezza?
Consapevolezza è essere coscienti nel momento presente. Un modo intuitivo
per descrivere meglio tale circostanza è il seguente: quando sorridi diventi
il sorriso; se corri non c'è più distinzione tra te e il correre, ma diventi
la corsa; e se ami sei l'amore. Pertanto, consapevolezza significa essere
presenti sia a se stessi che alle proprie azioni nel momento stesso in cui
si compiono senza discriminazioni o divisioni che ci separino dalla realtà,
da "ciò che è".
La consapevolezza è un movimento di coscienza che non si limita agli ovvi
e immediati vantaggi di carattere pratico dovuti ad attenzione e chiarezza.
Cioè non si limita alla sola visione del mondo esterno. Ma nella presa d'atto
empirica della propria realtà complessiva consente di riconoscere e percepire
altresì l'esistenza di un ricchissimo microcosmo interiore. In tal guisa
riconduce immancabilmente alla luce, verso se stessi.
La consapevolezza permette di stabilire un appropriato distacco, una retta
equidistanza dalle proprie emozioni.
Per approfondire:
"Pensiero e
Consapevolezza".
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3 - Che cos'è la meditazione?
Una breve premessa: per comodità distinguiamo tra i metodi impiegati, che
indichiamo genericamente con "meditazione" o "tecniche di meditazione",
ed il risultato che potrebbe essere conseguito, cioè lo
stato meditativo.
La meditazione è una tecnica che permette di realizzare una distensione
ben più profonda del sonno, ma in una condizione d'ineccepibile veglia.
Con una definizione un po' generica, meditare equivale ad essere consapevoli
di qualunque cosa si stia facendo (o non facendo) in quel determinato istante,
senza agire in modo automatico, con disattenzione o peggio ancora con svogliatezza.
Il segreto, semmai possa definirsi tale, è tutto qui: essere o diventare
consapevoli, per quanto possibile, dei propri atti, senza tensioni, aspettative,
con scioltezza, senza prefigurarsi nulla ...
Il senso del presente, del qui e ora, conduce via via ad un rilassamento
interiore che consente di percepire la vita per ciò che è.
Per meditare è sufficiente prestare attenzione, osservare, con tanta tanta
pazienza, perseveranza, in silenzioso raccoglimento. Un esempio. Se getti
un sasso in un laghetto la superficie s'increspa. Le piccole onde che si
formano sono come i pensieri. Ma se attendi un po' le onde si placano, i
pensieri svaniscono, la mente si calma. Per far ciò non devi concentrarti
sulle onde, ma osservarle e attendere.
In particolare, la concentrazione è solo la fase iniziale di talune tecniche,
ma la meditazione in sé non è concentrazione.
I modi per realizzare quello stato di calma e di quiete cui abbiamo appena
accennato sono pertanto indicati, nell'accezione corrente più comune, con
"tecniche di meditazione". L'oggetto della propria attenzione varierà secondo
gli esercizi. Ma l'obiettivo sarà sempre il raggiungimento di uno stato
d'animo vigile e nel contempo rilassato, una situazione di relax permanente
che si approfondirà vieppiù sino allo schiudersi della dimensione interiore.
A volte è arduo star lì quieti, attenti e fermi. Siamo così coinvolti da
non riuscire a indugiare nemmeno un istante. Ed ecco gli artifici, i metodi,
ecc., ma il punto è sempre lo stesso. Quell'identico, immutabile, intramontabile
fulgido silenzio cui segue un senso d'integrazione, soddisfazione e completezza,
un'energia tale da riuscire a superare con intelligenza numerosissimi ostacoli,
una partecipazione esistenziale eccellente, ma senza eccessivi o superflui
coinvolgimenti e sterili identificazioni emotive. Chiaro?
Tuttavia non basta essere vagamente consapevoli.
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4 - Che cos'è lo stato meditativo?
Lo stato meditativo è quella condizione di pura consapevolezza che si rivela
al di là del consueto flusso di pensieri. Quando, a seguito del proprio
esercizio di meditazione, il corso dei pensieri si attenua e si affievolisce,
l'eventuale oggetto di osservazione diventa molto meno rilevante, sembra
persino dissolversi. La percezione cosciente non si rivolge più in modo
unilaterale ed esclusivo verso il mondo oggettivo, esterno, ma converge
verso il soggetto, sulla propria interiorità. Si dischiude una realtà quasi
sconosciuta, dimenticata. Subentra il silenzio, la non-mente. Ed emerge
una condizione alquanto indescrivibile di calma, pace, non-pensiero, profondo
relax, assoluto silenzio.
Ovviamente quanto appena accennato è solo una generalizzazione descrittiva,
giacché lo stato meditativo può esser percepito o sopraggiungere anche secondo
modalità differenti, ovvero in maniera relativamente involontaria a seguito
di circostanze concomitanti e casuali.
Per i meditatori più esperti la distinzione tra interiorità ed esteriorità,
mondo oggettivo e soggettivo, sacro o profano è solo funzionale, concettuale.
La realtà dell'evidenza scientifica coincide sempre con quella della verità
soggettiva.
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5 - Quali sono gli scopi della
meditazione?
La meditazione non ha uno scopo. E' fine a se stessa. E' come un gioco allegro
e spensierato e ti restituirà quel che gli darai. Se sarai serio ti ridarà
serietà. Se amerai, riceverai amore ...
Tuttavia, da un punto di vista pratico, gli scopi della meditazione sono:
a) rallentare il flusso dei pensieri; b) superare l'identificazione con
la mente nel senso di non subire più passivamente qualunque pensiero, divenendo
così, almeno in parte, gli artefici consapevoli del proprio destino; c)
apprendere una modalità di comprensione sintetica e non più esclusivamente
analitica, acquisire la conoscenza intuitiva, divenire consapevoli dell'origine,
percepire la nostra natura essenziale, incontrare
Dio.
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6 - Come si medita?
Nella meditazione il fattore determinante e irrinunciabile è l'attenzione.
L'attenzione sulla respirazione, così come viene descritta nella pagina
meditazione...» è uno dei metodi
più diffusi e noti per raggiungere sollecitamente lo stato meditativo.
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7 - Perché meditare?
Abbiamo smarrito il senso di giustizia. L'adattamento alla routine comporta
sovente l'adeguarsi ad un mondo che ci lascia insoddisfatti. Certo, gli
umori sono periodici, ma l'amore per l'equità è la molla occulta che ci
sospinge a cercare un modus vivendi meno aleatorio. In modo tale, cioè,
da sconfiggere le nefandezze dell'iniquità. Meditare, dunque, per stare
meglio con noi stessi come con gli altri.
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8 - Perché lo "stato meditativo" non è la
condizione normale di ogni essere umano?
Così chiese una navigatore naufrago. Il concetto di normalità è chiaramente
relativo e potrebbe essere confuso con la tendenza all'omologazione culturale.
In effetti lo stato meditativo è una condizione naturale. Quando la mente,
che siamo noi e non un qualcosa di diverso o alieno, smette di essere adoperata
come uno strumento passivo, ma diviene creativa e dinamica, può interagire
con gli stimoli esterni solo se necessario. Come vedete non vi è nulla di
particolare. Si tratta solo di ristabilire la naturale alternanza tra riposo
o quiete e attività evitando, metodicamente, la routine spasmodica che risucchia
la propria coscienza in un vortice di impegni che comportano adesione eccessiva,
stress, identificazione, smarrimento degli obiettivi essenziali. Per di
più si potrebbe anche supporre che gli esseri umani non abbiano ancora attuato,
esplorato o sviluppato tutto il loro potenziale evolutivo e creativo.
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9 - Esistono altre tecniche
di meditazione oltre quelle descritte in meditare.it?
Si, numerose, ma bisogna evitare le improvvisazioni, non fidarsi delle sette
e riconoscere gli opportunisti. Se non si è più che certi meglio seguire
le istanze meditative della tradizione religiosa verso cui si prova più
attrazione o sintonia. In meditare.it non c'è nulla di nuovo che non sia
stato già descritto altrove. Forse ciò che cambia è il tentativo di multimedialità
e chiarezza espositiva. Visita la directory dedicata agli
articoli sulla meditazione ...»
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10 - Che cos'è la preghiera?
La preghiera è una tecnica di meditazione che ci consente di entrare in
contatto ed attingere dall'inesauribile e insondabile sorgente d'amore presente
in noi stessi. La contiguità con la propria interiorità diventa consapevolezza
dell'interdipendenza tra tutti gli esseri viventi. Essa genera una compassione
così benevola e premurosa da elargire in profusione una ridondanza di semi
di pace e ri-conciliazione, unione, gioia e guarigione spirituale e offrire
tale meraviglia a chiunque. Ne beneficeranno solo coloro che riusciranno
ad essere così davvero intimamente umili da poterla alfine recepire.
Resta pur sempre il fatto che le vere preghiere non dovrebbero limitarsi
a suppliche di assistenza o protezione, bensì diventare serene e fiduciose
profferte di gratitudine e riconoscenza.
Una ripetizione armonica e modulata, fatta con un'attenzione tale da corrispondere
ad uno spirito di deferenza e devozione, consapevoli della propria declamazione,
del suo significato più recondito, può favorire l'insorgere di uno stato
di coscienza meditativo. Oltre l'attenzione, non solo come consapevolezza
generica di quanto non si stia già facendo in quel determinato momento,
ma parola per parola, è preferibile mantenere una postura consona, flessibile,
con la spina dorsale eretta.
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