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Considero tutte le differenti tradizioni religiose come percorsi per
lo sviluppo della pace interiore, la quale è il vero fondamento della pace
nel mondo. Queste antiche tradizioni giungono a noi come un regalo dal nostro
comune passato. Continueremo ad elargirle come un regalo e a tramandarle
alle generazioni future come un'eredità del nostro comune desiderio di pace?
Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
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Infedele: a New York è chi non crede nel cristianesimo e a Costantinopoli,
invece, chi ci crede.
Ambrose Bierce
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Nomina nuda tenemus
Capendo solo in termini di ciò che è nominabile, gli uomini si basano sui
nomi. Per via di nomi non completamente compresi, entrano nel dominio della
morte. Quando c'è chi comprende ciò che viene nominato, questi non fantastica
su ciò che vien detto: raggiunta la liberazione della mente, consegue la
sublime dimora della pace.
Itivuttaka, 63
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La saggezza non è utile. Non è una serva, non si può raggiungere, conquistare,
afferrare, capire. Esiste solo nell'abbondanza, quando la vita fluisce in
pienezza. Preparare una dimora alla saggezza equivale a mettere radici nel
cuore della realtà.
Tratto dal libro: "La dimora della saggezza" di Raimon Panikkar - Oscar
Mondadori
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Stare attenti vuol dire vivere nel momento presente, non essere imprigionati
nel passato e nemmeno anticipare eventi futuri che potrebbero non accadere.
Allorché siamo pienamente coscienti del momento presente, la vita si trasforma
e l'ansia e lo stress scompaiono. Gran parte della vita se ne va nella febbrile
anticipazione delle cose da fare e nella conseguente sospensione d'animo.
Dovremmo imparare a fare un passo indietro nella libertà e possibilità del
presente.
Bede Griffiths OSB, 1906-1993
Una cultura provvida, fiorente, non può prescindere da comuni peculiari
radici. Ma quali? Un minimo di consapevolezza e le identificazioni selettive,
esclusive, svaniscono. La storia non lascia trasparire mai i propri veri
moventi. Ma gli uomini si.
Il fluido eloquio di coloro che sanno ci rende perplessi. Si tratta di vere
certezze? Cos'è questa conclamata esigenza di attribuire sempre nuove etichette?
Che non sia la proiezione di una qualche, pur comprensibile e umana, titubanza
interiore?
Suppongo si tratti della solita sfiducia nei propri gregari. Secondo tale
antica visione gli uomini avrebbero bisogno di indirizzi solenni e sicuri
su cui basar preferenze, operare scelte di vita, soddisfare ponderati e
oculati bisogni.
Le nostre vere radici non traggono linfa dalle varie culture che si sono
via via avvicendate o esaurite. Tanto meno dalle molteplici formulazioni
religiose che, nel corso della storia, hanno animato e distinto la pur sana
spiritualità popolare.
Le nostre vere radici sono il riflesso di un volto senza nome, di una bellezza
o armonia senza forma; sono il riverbero di una verità mai nata e quindi
inestinguibile. Quella medesima verità che, di volta in volta, assume gli
aspetti più caduchi e transuenti dei prodighi o manchevoli esseri che animano
e popolano questo splendido, opulento e tragicomico regno di vita.
Una verità che dopo aver riconosciuto l'evidenza della propria realtà si
riconduce all'origine, ma non prima di aver profuso tracce di gioia, vividi
semi di fertile saggezza, strane espressioni di vana inconcludenza.
Cos'è che ho detto? Mai nati, seppure disconnessi, nemmeno cominciati? Come
il fiume che sembra concludersi tra le dune di desertica sabbia prosegue
ancora imperterrito nel suo corso discreto e sotterraneo per elargire e
beneficiare chiunque a prescindere da meriti o convinzioni, così le nostre
radici attingono sempre all'inestinguibile fonte d'essenza vitale.
Una sorgente comune a tutti gli esseri che prim'ancora del lignaggio sociale,
di colore o linguaggio, di qualunque cultura possano aver subito o acquisito,
condividono con gli altri senzienti in questa ricca e opulenta, ma pusillanime
valle, ove l'unico segno di regalità è il coraggio di essere se stessi.
L'equivoco sulle proprie radici è causato, presumibilmente, da una conoscenza
approssimativa o inesatta della nozione di
spiritualità. La maggioranza
crede che sia pregare in virtù e osservanza di un determinato credo, ovvero
in funzione di un ipotetico mondo spirituale alternativo in cui realizzare,
a tempo debito, il riscatto delle proprie frustrazioni, nonché sogni, speranze,
desideri.
Le divisioni religiose sostenute, apertamente e volontariamente, dai presunti
seguaci di talune fedi organizzate hanno esclusivamente valenze politiche.
La spiritualità, al contrario, è innanzitutto convergenza, punto d'incontro,
pacificazione reale basata sulla compassione reciproca e non su interessi
economici. Ma cos'è la spiritualità, l'afflato verso un Dio in perenne lotta
con la sua controparte inferiore e malvagia, oppure una consapevolezza,
di se stessi in quanto vita, così realistica e limpida da consentire una
visione vieppiù chiara e profonda?
Cos'è la spiritualità, l'affermazione di una cultura identitaria, promossa
da organismi e persone che usufruiscono o dispongono di cospicui privilegi
finanziari, o amore, compassione reciproca, giustizia e verità? Eh, non
sono ancora tramontati o affatto lontani i tempi in cui associazioni pseudoreligiose
si arrogavano il diritto di essere le uniche rappresentanti del vero, del
giusto e del bello.
La via verso una sempre possibile
liberazione spirituale
consiste, innanzitutto, nel non mentire, nel non essere ipocriti. Amare
il prossimo non significa irretirlo condizionandolo metodicamente alfine
d'indurlo a identificarsi e credere nei propri miti e simboli. Così come
oggigiorno si rammentano con orrore e dolore le innumerevoli vittime innocenti
delle tante ed efferate guerre di religione, in futuro taluni attuali antagonismi
speculativi saranno visti con fremiti di netto raccapriccio.
Le nostre comuni radici spirituali sono fratellanza, libertà, cultura, uguaglianza,
consapevolezza, reciprocità, pluralismo. Cultura spirituale è comunicarsi
le proprie realizzazioni interiori, condividerne la conoscenza ...
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