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La consapevolezza non è soltanto una parola o un discorso dal Buddha,
ma un significativo stato mentale. Significa che dobbiamo essere presenti
a noi stessi qui e ora, in questo preciso momento e dobbiamo essere coscienti
di ciò che sta accadendo, fuori e dentro di noi. Significa stare attenti
alle nostre motivazioni e imparare a cambiare le emozioni e i pensieri da
malsani in sani. La consapevolezza è un'attività mentale che a tempo debito
elimina tutta la sofferenza.
(Ayya Khema)
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Chi pratica la consapevolezza mentre cammina guadagna il merito di un
sacrificio ad ogni passo e il suo corpo si trasforma in un luogo di pellegrinaggio.
Chi pratica la consapevolezza mentre lavora trova sempre la pace perfetta.
Chi pratica la consapevolezza durante i pasti guadagna il merito di un digiuno
anche se mangia.
(Tukaram)
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Chiesero al Buddha: "C'è soltanto un apice della coscienza o ce
ne sono tanti?" Rispose: "Uno e tanti. Quando si realizza uno
stato di coscienza, allora se ne vede un altro. Così ce ne sono tanti e
ce n'è uno solo". Poi gli chiesero: "Quale viene prima, la consapevolezza
o la conoscenza?". "La consapevolezza sorge per prima, la conoscenza
viene dopo. Perciò si può dire, 'a causa della mia consapevolezza, conosco
questo come fatto.'"
(Digha Nikaya)
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Il corpo sarà modificato dal potere della consapevolezza spirituale in
un vero strumento dello spirito, adatto e perfettamente rispondente.
(Sri Aurobindo)
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Consapevolezza è l'accettazione cosciente ed equilibrata dell'esperienza
presente. Non è più complicato di così. È un aprirsi al momento presente
per riceverlo, piacevole o spiacevole che sia, così com'è, senza afferrarlo
per prenderlo, senza respingerlo per rifiutarlo.
(Sylvia Boorstein)
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Essere consapevoli vuol dire esser qui, pienamente coscienti. Se sei
pienamente attento, hai un punto di riferimento completo. Di conseguenza
sei qui. Ti rapporti direttamente alla situazione attuale, e ciò è precisamente
tutto ciò che concerne la meditazione, la pratica della shamatha. Semplicemente
esser qui, molto semplicemente, direttamente: comportandoti con molta accuratezza,
completamente in relazione col presente, senza riserve.
(Chogyam Trungpa)
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"Poiché la consapevolezza del qui-ed-ora è il vero Buddha, dimorando
nell'apertura e nell'appagamento, ho trovato il Lama nel mio cuore. Quando
riconosciamo che la vera natura del Lama è questa incessante Mente Naturale,
non c'è più bisogno di preghiere basate sull'attaccamento, la fissazione
e il lamento, né di pratiche artificiose, semplicemente rilassandoci in
questo stato non-artificioso, aperto e naturale riceviamo le benedizioni
dell'auto-liberazione spontanea di qualsiasi cosa si manifesti".
(Dudjom Rinpoche)
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La consapevolezza è proprio questo: vivere attimo per attimo con pienezza
e senza aggiungervi interpretazione. E’ solo l’attimo. Stai facendo qualcosa
di ‘spiacevole’ me se lo vivi attimo per attimo dov’è che la nozione di
‘spiacevole’ può trovare una base d’appoggio?
La consapevolezza è attenzione cosciente al momento presente; avviene nel
qui ed ora; è l'osservazione di quel che succede proprio adesso, in questo
preciso istante. Sta sempre nel presente, perpetuamente sulla cresta dell'onda
fugace del tempo che passa. Se ti ricordi della maestra delle elementari,
allora quello è ricordo; quando ti rendi conto che stai ricordando la maestra
delle elementari, quella è consapevolezza; e quando concettualizzi il processo
e dici tra te e te: «Oh, sto ricordando», quello è pensiero.
(Henepola Gunaratana)
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Desiderio e avversione sono della mente.
La mente non è mai tua.
Tu sei libero dai suoi turbamenti.
Tu sei la consapevolezza stessa,
che mai non muta.
Dovunque tu vada, sii felice.
(Ashtavakra Gita 15:5)
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La consapevolezza dello sciocco è sempre limitata dal pensiero, o dal
tentativo di non pensare. La consapevolezza dell'uomo interiore, benché
possa essere occupato a pensare, va persino oltre la consapevolezza in sé.
(Ashtavakra Gita 18:63)
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Chiunque plachi i pensieri incessanti, come la pioggia fa con una nube
di polvere, con la consapevolezza che deriva dal pensiero placato, raggiunge
qui ed ora la dimora della pace.
(Itivuttaka, 87)
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Meditazione in azione
La libertà non può esserti data da un'agenzia esterna o da una certa autorità
superiore. Devi sviluppare una volta per tutte la capacità di comprendere
la situazione. In altre parole, devi sviluppare una consapevolezza panoramica,
una consapevolezza onnipervadente che comprenda la situazione in quel preciso
momento. È questione di comprendere la situazione e aprire gli occhi a quel
preciso istante e ciò non è un'esperienza particolarmente mistica o qualcosa
di misterioso. Niente affatto. È solo percezione diretta, aperta e chiara
di ciò che c'è adesso.
(Chogyam Trungpa)
Ringraziamenti ...»
Dimora nella pura Consapevolezza e osserva come l'Energia
sia in continuo movimento. La Consapevolezza e' la Suprema Sorgente, ...
Condizionamenti
| Presenza | Distrazioni
| Identità | Felicità |
Moralità | Epilogo
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Se poni domande del tipo – come si fa ad essere consapevoli? – evidentemente
è scoccata in te una qualche scintilla, un campanellino, o come minimo un
dubbio. Ebbene questo è l'inizio della consapevolezza. Cioè il chiedersi
se il percepito corrisponda davvero alla realtà, ovvero se non sussista
un qualche tipo di condizionamento che corrode o deforma i nostri giudizi.
Ne segue che prima di chiedersi come diventare più consapevoli ci si dovrebbe
interrogare se siamo davvero liberi (spiritualmente) o se subiamo passivamente
come banali recipienti utili solo a reagire, all'occorrenza, secondo canoni
prestabiliti e predefiniti.
Se vuoi cominciare ad essere consapevole dovresti iniziare a dubitare in
modo costruttivo su quanto senti, leggi, percepisci, in modo da cercare
di discernere il vero dal falso, il giusto dall'ingiusto, il bello dal brutto,
il buono dal cattivo, ed andare al di là di questo dualismo. Tuttavia spiegarlo
dettagliatamente sarebbe troppo, non si tratta di formule predefinite.
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Consideriamo gli stati di coscienza. In genere pensiamo subito alla "veglia",
al "sogno", e al "sonno profondo" senza sogni. Ma ce
n'è un quarto, "Turiya", uno stato al di là del sonno, come del
sogno, quanto della veglia ordinaria. Turiya, lo stato di consapevolezza.
Consapevolezza è il quarto
stato, totale presenza di spirito, una qualità dell'attenzione tale da comprendere
la situazione nei dettagli, secondo i suoi risvolti più intimi, sottili.
La consapevolezza è come una freccia a due punte. Nel
momento stesso in cui ci rivolgiamo diligentemente all'esterno, diveniamo
coscienti di noi stessi. Viceversa, se osserviamo noi stessi, i nostri pensieri
più intimi – secondo un processo di autoconoscenza che indaga le cause e
ne rileva, senza congetturare alcunché, gli effetti – diverremo capaci di
comprendere meglio il mondo esterno, tutto ciò che a prima vista sembra
altro da noi, estrinseco.
Iniziamo dalla circostanza più ovvia, il nostro modo di rapportarci all'ambiente,
la cura che gli dedichiamo. Prefiggersi una retta attenzione è sicuramente
vitale. Tuttavia non si tratta di un imperativo. Dei brevi periodi di distrazione
sono quasi scontati. Le reazioni meccaniche sono sempre in agguato. Ma qualcosa
dentro di noi tenta di richiamarci discretamente alla realtà, al presente!
Nel momento stesso in cui ci accorgiamo di essere stati distratti abbiamo
come un sussulto d'orgoglio che ci riporta rapidamente indietro, verso noi
stessi. La nuova qualità dell'attenzione che quindi subentra è più viva:
un lieve stato di concentrazione che taluni definiscono "presenza di
spirito", la chiave di volta della consapevolezza. Chiaramente, se
svolgiamo le nostre mansioni con gioia l'interesse rende tutto più semplice.
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Considera le distrazioni come occasioni per ridiventare
più attento. Quando procedi in modo ipnotico o semi-addormentato, lì per
lì non te ne rendi conto. Ma se t'avvedi d'esser stato svagato o sventato
allora è un buon punto di ripartenza verso la consapevolezza.
Proseguiamo valutando la dimensione interiore. Un semplice spunto. Considera
i pensieri come le increspature superficiali di un laghetto causate, ad
esempio, dalla caduta di un sasso che provoca delle lievi onde concentriche.
Se ti fermi ad osservare la mente-specchio lacustre, ovvero i pensieri-onde,
ti accorgerai che il tutto si placherà da sé, senza sforzo, ma solo pazientando
appena pochi minuti.
Tale approccio è relativamente utile per poter guardare dentro di sé, più
in profondità. Eppure non tutti sopportano questa pur semplice indagine.
Talvolta capita di dover affrontare il riemergere di tante situazioni represse
nel tempo con il risultato che, invece di calmarsi e veder lenita la propria
sofferenza esistenziale ci si ritrova in una situazione di ancor maggiore
disagio.
Una via d'uscita consiste nel rendersi conto direttamente del proprio stato
naturale, cioè una consapevolezza così immediata, subitanea e puntuale da
riuscire a vedere che – è solo un esempio – cielo e terra non sono
affatto separati; dentro e fuori di noi esistono già tutte le risorse per
attualizzare le nostre potenzialità.
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Mi sembra, quindi, evidente come la consapevolezza non sia un punto fermo,
un obbiettivo, una meta, bensì un viaggio ininterrotto verso se stessi.
Ma chi siamo davvero? Ecco, la nostra vera identità non è l'insieme degli
atti compiuti nel passato, ovvero i condizionamenti subiti, ecc. Qualunque
identità è solo un'interfaccia tra ciò che siamo realmente – qual'é il fine
della meditazione se non realizzare la propria vera natura? – e un'interminabile
serie di apparenze.
Dicevo prima, la consapevolezza è una freccia a due punte. Da una parte
ci aiuta nell'efficienza, cioè nella vita pratica, dall'altra e in maniera
molto sottile ci sospinge verso noi stessi. Non serve liberarsi dalle identità,
sarebbe solo un gioco interminabile. Le identità sono fittizie e cadranno
da sole allorquando riusciremo ad avvicinarci anche alla nostra interiorità
e quindi a tendere verso la completezza. Quel riflusso di sogno che straripando
distorce perfino le constatazioni più semplici svanirà gradualmente.
La consapevolezza non è un dato di fatto, ma un processo e per giunta discontinuo.
Non esiste un punto d'arrivo, ma solo il fluire, non esiste la corsa, ma
semplicemente il correre, e non c'è nemmeno la meditazione, ma solo il meditare.
Il segreto? Qui e ora passato, presente e futuro si dispiegano all'unisono.
Qui e ora finanche la coscienza perde le sue caratteristiche più abituali
e diventa simile ad un flusso di energia.
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Compiuta consapevolezza è già, di per sé, piena felicità.
Anzi, l'unico modo per essere prevalentemente e spontaneamente gioiosi è
adoperarsi consapevolmente ...
Mi chiedo, se nel vasto mondo di cui abbiamo oramai, seppur in modo alquanto
indiretto, ampie e puntuali conoscenze, come nel proprio minuscolo cantuccio
esistenziale, c'è così tanta sofferenza, perché adoperarsi per divenirne
consapevoli? Non sarebbe meglio ricercar prontamente e con maggior dedizione,
una qualche forma di oculata felicità?
Il problema è che se cerchi la felicità, o meglio la gioia, essa ti sfugge
perché l'atto stesso di ricercarla ti decentra da te stesso spostandoti
all'esterno verso il piacere effimero e contingente che inebria, ma è temporaneo,
transuente.
Consapevolezza di te stesso, si, delle tue azioni, di ciò che sei e non
sei, di quanto hai realizzato o desideri ottenere. Gioco, un gioco che rilassa,
non t'impegna per vincere, ma partecipare e ti dona un'energia che scaturisce
dalla tua interiorità più profonda. Dapprima ne intravedi pallidi bagliori,
poi la percepisci a tratti ed infine la vivi come se tu stesso fossi quella
gioia. Ed è questo l'ultimo ostacolo. Quando ci sei tu non c'è la gioia,
quando c'è la gioia tu, cioè il tuo ego, non ci sei.
Gioia è iniziare a condividere. Aiutare gli altri senza attendersi alcunché
in cambio. Gioia è pregare o meditare per ringraziare. E se non v'è apparentemente
nulla per cui ringraziare allora gioia è anche il solo respirare. ....
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Consapevolezza è agire di conseguenza. Altrimenti sarebbe
solo come se fossimo belli, ma parecchio bisunti, si svegli, ma oltremodo
ubriachi ...
Chi è davvero consapevole non può arrecar volutamente danno. Se lo fa,
oppure ha bisogno di regole, significa che è addormentato. Il vero distinguo,
la vera bussola morale dei cosiddetti valori spirituali dovrebbe essere
la consapevolezza.
Se sono consapevole non faccio guerre e se qualcuno minaccia davvero la
collettività in cui vivo allora non ci penso su due volte e reagisco senza
teorizzare o giustificarmi di nulla. Se adduco eccessive ragioni sto solo
subdolando un misfatto.
Se sono consapevole riconosco la menzogna di primo acchito, anche se proclamata
da qualche pulpito.
Se sono consapevole non riesco a rubare, a mentire, ecc., perché in tal
caso saprei benissimo che ruberei o mentirei a me stesso.
Tuttavia è difficile, se non impossibile, che le autorità religiose istituzionali
dicano espressamente alla gente di svegliarsi, prestare attenzione, sforzarsi
di essere consapevoli. Perché se la gente si svegliasse
davvero non valuterebbe più solo secondo i propri tornaconti, ma saprebbe
che se tu, amico mio carissimo, soffri, allora soffro anch'io; se non hai
lavoro, non ce l'ho nemmeno io; se non hai una casa allora anch'io ne sono
privo, non v'è nulla che possa ripararmi davvero; se non hai da mangiare
sarò sempre interiormente affamato e non ci sarà mai e poi mai nulla che
riuscirà a soddisfarmi sul serio.
Allora ricercherò delle regole che riescano a compensare questa terribile
carenza. Per supplire alla mia mancanza di compassione. Queste regole le
chiamerò strumenti etici, dispositivi morali, i quali serviranno solo a
coprire l'immensa e comodissima ipocrisia in cui mi piace vivere.
Non so se mi spiego, consapevolezza! Naturalmente tieni ben presente che
la libertà promossa dalla consapevolezza richiede sempre maggior responsabilità.
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Chi siamo, consapevolezza senza limiti? Confinati temporaneamente in
quest'aggregato impermanente. Oppure il sogno di un dio giocherellone? Ma
perché tanti dubbi? La realtà non è sufficiente? La realtà è così spirituale
che il mio unico dubbio riguarda la materia, la materia in quanto tale.
Il vascello è pronto. Ci sono persone meravigliose disposte ad ascoltarti.
Il biglietto ha un solo prezzo. Osserva, leggi, ma infine segui, soprattutto,
la consapevolezza. La medesima che dapprincipio ritenevi esser tua, ma che
alla fin fine si rivela come la consapevolezza del cosmo intero ... la consapevolezza
è la suprema sorgente ...
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Per approfondire:
"Pensiero e Consapevolezza".
(last update 10-10-10) - nick.salius
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