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Meditazione nel Web » Immagini per la meditazione (la foto è © thinkstockphotos.it)

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C'è un modo estremamente facile di diventare un Buddha: astenendosi da tutto il male, non aggrappandosi alla nascita ed alla morte, operando con profonda compassione per tutti gli esseri senzienti, rispettando i superiori senza disprezzare gli inferiori, senza detestare o voler nulla, senza preoccuparsi o lamentarsi. Questo è ciò che si dice un buddha. Non cercare nulla oltre a questo.

(Dogen, "Nascita e morte")

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Non vi può essere "compassione senza saggezza", né "saggezza priva di compassione".

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Osservando il dolore nel mondo intorno a noi e nei nostri stessi corpi e menti, cominciamo a comprendere la sofferenza non soltanto come problema specifico, ma come esperienza universale: è uno degli aspetti dell'essere vivi. La domanda che allora viene alla mente è: «Se la pietà risulta dalla consapevolezza della sofferenza, perché il mondo non è un posto più compassionevole?». Il problema è che i nostri cuori spesso non sono aperti all'esperienza del dolore, lo fuggiamo, ci chiudiamo e ci rendiamo insensibili. Chiudendoci alla sofferenza, tuttavia, ci chiudiamo anche alla scaturigine della pietà. Non c'è bisogno di essere particolarmente santimoniosi per essere compassionevoli. La pietà è la naturale risposta di un cuore aperto, ma la fonte della pietà rimane coperta finché le voltiamo le spalle, oppure neghiamo o resistiamo alla verità evidente delle cose. Quando neghiamo l'esperienza della sofferenza, ci distogliamo da ciò che è genuino per volgerci a ciò che è costruito, ingannevole e fonte di confusione.

(Joseph Goldstein)

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Nel Buddhismo, la compassione è il vissuto del desiderio del bene nei confronti di ogni essere senziente. (Compassione nel Buddhismo)

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“Nella meditazione, lasci la superficie per andare in profondità. Prendi coscienza dei piani di esistenza al di sotto e al di là dell’attività frenetica dei pensieri”. (Ulrich Ott)

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Una compassione molto profonda implica già un'intima connessione con un'altra persona. Nelle nostre scritture si dice che dobbiamo coltivare un amore molto intimo, simile a quello di una madre verso il suo unico figlio. La nozione buddhista di attaccamento non è quale la gente suppone in Occidente: noi diciamo che l'amore di una madre per il suo unico figlio è libero da attaccamento.

(La Via della Tranquillità - Dalai Lama)

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La vera compassione non si basa sulle nostre proiezioni e aspettative, ma, piuttosto, sui diritti dell’altro … Questa è la vera compassione …

(Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama)

Meditazione nel web » Spiritualità » Compassione

E' un gioco, una poesia, o si tratta, invece, di un articolo del tutto veritiero? Benvenuto, benvenuta, questa è la pagina della fortuna. Qui sono presenti gli elementi più propizi che la buona sorte possa mai rallegrarsi di offrirti. Tuttavia, affinché si concretizzino, è indispensabile che tu ti dimostri compassionevole nei confronti di chiunque si trovi in difficoltà. E la vita, la tua coscienza, ti ricambierà. Ma cos'è la compassione, pietà, benevolenza, empatia, amore, carità, desiderio del bene?

Cos'è la compassione?

I capisaldi da cui scaturisce la compassione, elencati in ordine sparso, sono pressappoco:

Pensi che ve ne siano altri? Lo sviluppo dell'articolo è in itinere, ti prego di suggerirmeli. Buona parte dei concetti formulati in meditare.it sono stati proposti dai visitatori. Spesso e volentieri mi sono limitato a rielaborarli e redigerli.

Questo piccolo grande mondo è come una casa comune che ci accoglie e sostiene senza curarsi delle difficoltà contingenti di bontà e cattiveria, valore e demerito. Ciò perché la sola e basilare differenza consiste innanzitutto nella consapevolezza. Quanto più sei o diventi consapevole, tanto più riesci a scorgere le qualità intrinseche negli esseri e nelle cose.

Ora è inverno (lo era quando ho scritto l'articolo) e la natura più profonda sembra dormire. La superficie ti lascia intravedere un mondo relativamente piatto in cui predomina soprattutto la sofferenza. Ma la realtà della vita è ben oltre le sue stagioni. Se vuoi conoscere l'intramontabile gioia spirituale del suo sostrato inerente dovrai divenire compassionevole. E' il metodo più scientifico per essere davvero compassionevoli è la meditazione.

Meditazione

Il metodo che sto per descrivere – uno tra i tanti – consta, così come suggerisce la tradizione, di tre passi: contemplazione, concentrazione, meditazione. Un esempio.

  1. Seleziona un soggetto – supponiamo una foto che richiami concetti, istanze o personaggi, soprattutto religiosi – e osservalo in tutti i suoi dettagli riflettendo (soffermandoti) su ciascuno di essi quanto basta per assimilarli. Quindi considera l'immagine nella sua valenza complessiva. Contempla la foto. Anche se rilevi o ne percepisci ancora le qualità più estrinseche non formulare giudizi.

  2. Restringi il campo d'attenzione ad un numero di particolari o aspetti via via più esigui sino a limitarti a quel determinato insieme che ti attrae o affascina di più. Se la tua attenzione risulterà ben desta e ti concentrerai abbastanza a lungo il passo successivo sarà pressoché spontaneo.

  3. Medita, ossia chiudi gli occhi e metti da parte la mente. Sia la foto che i pensieri sugli eventi o le circostanze o le associazioni che richiama o rappresenta non esistono più. In realtà l'immagine è come un recipiente vuoto il cui contenuto appartiene al regno dell'impermanenza. Rimani, quindi, con quell'assenza. Se pazienti a sufficienza da quel vuoto emergeranno via via – giorno dopo giorno – diverse impressioni. Ad esempio, nel caso della nostra foto: la presa d'atto di ciò che è o rappresenta l'immagine; la tua reazione emotiva, ossia indifferenza, partecipazione, stupore; il giudizio che più o meno consciamente formuli. La percezione di te stesso in rapporto al soggetto di meditazione si trasformerà ben presto  in consapevolezza che tutti gli elementi di coscienza emersi sono episodi di una sola trama. Infine sorgerà la consapevolezza dell'uno. Puoi estrapolare questo metodo applicandolo a qualunque soggetto che avverti come fonte d'ispirazione.

Riepilogo. Il processo di meditazione: riflettere su un determinato argomento, valutarlo, sceverarlo, ossia pensare in una determinata direzione, cioè contemplarlo; quindi restringere il campo d'osservazione su un solo punto (aspetto), ossia concentrarsi; trascendere quel punto medesimo, ossia meditare.

Epilogo

Non confondere mai la compassione con il pietismo. Mentre la compassione scaturisce dalla viva consapevolezza che io e te siamo uno, se tu soffri soffrirò anch'io e se gioirai ne sarò quanto mai felice, il pietismo è un moto d'animo dell'Ego più superficiale che per tacitare la voce onnipresente della propria coscienza elargisce – o elemosina – aiuti occasionali che definisce solidarietà, beneficenza. Non confonderla nemmeno con il "buonismo sociale", perché la compassione è innanzitutto consapevolezza che diventa giustizia. Tieni, infine, presente che giustizia e legalità sono concetti molto diversi e oggigiorno – a mio avviso – persino agli antipodi.

02-04-12 - nick.salius